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22 dicembre 2024

La pecora e l'agnello nella cucina di Cherso

Cherso, isola senza vitelli, senza mucche e senza buoi, si affidava alla carne di agnello, di pecora e di montone per i dì di lavoro e per le feste.
Nel Quarnaro le pecore si allevano allo stato semi-brado, rimangono sempre all'aperto in appezzamenti di sterpaglia e macchia mediterranea delimitati da muretti di pietra a secco (localmente chiamati gromače o mazere) e chiusi da piccoli cancelli, fatti con rami di legno duro, chiamati lesse o lese o ancora zatoke (la foto è di Dubravko Matić).
Pecore semibrade in Istria e sulle isole quarnerine.

Senza un'erba degna di questo nome, cioè falciabile e accumulabile nei fienili, e con poca acqua da bere ogni giorno la mattina e la sera, i bovini erano fuori gioco. Restavano solo gli ovini. Anche in tavola.
Tra pecora e agnello la differenza era che l'agnello veniva consumato fresco, mentre la carne di pecora o di montone poteva anche essere essiccata (kastradína) in una stanza areata esposta al vento di bora, bùra, per essere utilizzata per il brodo e il bollito. Era in questo modo che la si conservava per un uso futuro.
👉Le modalità di consumo dell’agnello erano il lesso e l’umido (gùlaž žvacèt, guazzetto), sugo versato sulla pasta fatta in casa, kèrpice "maltagliati" o fúži "fusilli", l’arrosto in tegame o al forno, mentre non si cuoceva nè sul girarrosto nè sulla griglia.
Per le particolari condizioni di allevamento le pecore di Cherso assumono
durante l'anno un aspetto inaspettato, di selvatichezza mediterranea.
È un cibo invernale che veniva e viene ancora alternato alle minestre di verdure, quella di fagioli in particolare, qui molto presente nei menu feriali.
👉Il pranzo festivo si componeva del brodo di agnello/juha od janjetine, in cui si utilizzano le parti della carne meno pregiate con l’osso o le costole, oppure di pecora/od ovce.
Oggi l'agnello di Cherso viene proposto ai turisti per lo più arrosto, spesso
presentato nella forma iconica della "peka", la antica forma di cottura sot-
to le braci, ormai scomparsa dalle abitazioni locali, che ormai non hanno
più l'indispensabile "fogolàr davèrt" della tradizione istriana.
Con delle prevedibili varianti negli ingredienti o aromi, vengono bollite assieme a cipolla/kapúla, carota/karóta, sedano/merlín, sale/sol, e sempre “un po' conserva di pomodoro che diventi un po' rosso”. Una volta filtrato si consuma cuocendovi riso o pasta.
👉La carne bollita per fare il brodo va a formare il piatto principale definito méso léšo, carne lessa, combi-
Tra i contorni più gettonati le patate lesse schiacciate con la forchetta fino
a diventare un puré, 
kumpír skjacáni, condito con olio di oliva e spicchi di
aglio fresco. Assomigliano alle giustamente famose 
patate in teciache pe-
rò vengono ripassate in padella per "scotàrle".
nando un termine croato a uno romanzo per definire la modalità di cottura. Si aggiunge un contorno di verdure: crauti/kapúci gárbi, insalata/salata, a seconda della stagione.
La coppia minestra-bollito, dove il bollito rappresenta la tipica pietanza preparata per uso domestico, aveva come "prodotto collaterale" il brodo, altro alimento tipicamente casalingo dai mille usi. Il pranzo paesano completo prevedeva il brodo, il bollito di agnello con insalata, pane e vino, mentre nei giorni di festa si aggiunse anche una seconda pietanza di carne, l’arrosto.
Per altre informazioni sull'argomento vedi anche il PDF di Robert Dapit sulla cultura alimentare dell'isola di Cherso.

20 agosto 2024

I piccoli isolotti che contornano l'isola di Cherso

Sono parecchi, ed ecco come li descrive il viaggiatore  Alberto Fortis nel 1771 nel suo "Saggio d'osservazione sopra l'isola di Cherso e Osero: con tavole", disponibile anche in Istrianet.
Il "saggio d'osservazione" del Fortis precede il suo più noto "Viaggio in Dalmazia" del 1774. Qui vediamo le due isole principali in una cartografia di Cherso e Lussino parte di una mappa bolognese del 1667.

Cherso e Lussino in una mappa schematica del '900 che
consente già una buona lettura delle acque quarnerine.
La descrizione fisica del'isola e l'esame dei suoi insediamenti abitativi inizia a pagina 34 con il capitolo "Divisione dell'isola. Sue città e villaggi" mentre quella delle isole e isolette minori inizia a pagina 116 con il capitolo "Isolette aggiacenti a Cherso ed Osero".
👉L'elenco fattone da Fortis in realtà non è esaustivo: mancano infatti l'isola di Plavinik al largo di Merag, l'isolotto di Visoki presso l'isola di Levrera, l'isola di Galiola, l'isola di Ilovik/Asinello nonchè le due isole di Oriole. Ma ciò non toglie forza all'interesse che suscitano le sue osservazioni e le vivide descrizioni.

👉"L'Isoletta o picciolo scoglio di Ćutim, che giace un miglio lontano dalle coste di Cherso all'Eli, poco lungi dal Casale di Belley, non meriterebbe d'effere nominata, per la sua estensione, che non arriva a mezzo miglio di lunghezza, nè pe' suoi prodotti, da ch'ella è affatto deserta, ed incolta. Il mare la batte furiosamente dalla parte di Borea, ma ella è difesa dall'asprezza del marmo, cui però il mare corrode voracemente, e di cui si veggono le rovine sott'acqua."

👉"Dalla parte opposta di Cutim, cioè all'Ovest dell'Isola di Cherso, tre miglia in mare fra San Martino, e Ustrine, giace l'Isola Levrara, popolata anch'essa solamente da

3 marzo 2024

Le "cucize" di Cherso raccontate da chi c'era

La cuciza (kućica) è una piccola costruzione rurale in sassi usata come ricovero temporaneo. Più modesta del kažun dell'Istria del Sud-Ovest.
La cuciza dei borghi isolani è sempre povera, piccola, modesta, precaria, provvisoria. Era inserita in una economia agricola di sussistenza dove gli uomini e gli animali avevano bisogno l'uno all'altro.


Foto di Annamaria Zennaro Marsi. Come si vede non tutte le costruzioni
di servizio ai campi erano a pianta circolare e ben strutturate, come le fa-
mose casite istriane. Specialmente sulle isole erano molto più povere.
Può fungere da rifugio di fortuna anche per l’uomo, come avviene per lo stavolo della Carnia e del Cadore (dal latino stabŭlum).
E' una versione minore, più povera e precaria, della istriana casita (kazun in croato).
Una cuciza chersolina nei pressi di Vidovici (isola di Cherso, 2018). Qui
vediamo anche una doppia lessa che separava i due diversi spazi interni
destinati ad usi e animali diversi.
👉In un racconto di Annamaria Zennaro Marsi si coglie bene l'uso che ne veniva fatto in una economia agricola di sussistenza come quella dei piccoli contadini isolani. L'autrice coglie bene anche la differenza fra la cuciza agreste e il kazun contadino circolare istriano, che, stupita, descrive così: "...una specie di trullo circolare, con un buco al centro per far penetrare la luce, un’opera d’arte unica nel suo genere nelle campagne chersine".
La natura della cuciza di Cherso è riassunta in una frase: "...se non fosse stato per quella grande bocca spalancata che ne determinava l’apertura, si sarebbe potuta amalgamare e confondere con le masiere." Ma ecco tutto il

30 marzo 2023

La baia di Cigale a Lussinpiccolo (isola di Cherso)

Grandi famiglie con grandi mezzi e grandi ambizioni. A Lussinpiccolo vennero piantati centinaia e centinaia di alberi per creare una grande pineta nella baia di Cigale (Čikat), ove certi ricchi e nobili austriaci, tedeschi, ungheresi e triestini stavano costruendo le loro ville.
Cartolina edita a cura della società promotrice del lancio turistico internazionale
della baia, la "Seebad Cigale". Primi anni del Novecento, in piena belle époque.
Era la belle époque: il periodo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, che finì con lo scoppio della WW1.
Portorose, Abbazia, Rovigno e Lussino furono le località balneari più celebri dell'Alto Adriatico allora soggetto all'Austria, cui bisogna aggiungere le isole Brioni, che potremmo definire una sorta di resort di superlusso.
👉A Lussinpiccolo fu fondata una società ad hoc per la gestione e lo sviluppo turistico: la "Seebad Cigale"
👉La cartolina prodotta proprio dalla "Seebad Cigale" nel 1905 mostra le linee di navigazione, che in sette ore da Trieste (via Pola) e in quattro ore da Fiume ti portavano proprio a Cigale.

"La guida Hartleben’s della Dalmazia nel 1910 scrive di Cigale che «al fine di creare una spiaggia perfetta, è stata sparsa sul vecchio suolo fangoso della purissima sabbia marina dell’isola di Sansego». E infatti ogni anno un paio di barche andavano a prelevare sabbia nella vicina isola per poi spargerla sulla spiaggia della baia e renderla così più confortevole. La guida scrive che il Seebad Hotel ha duecento cabine da bagno e un Wiener Café con una splendida vista sul mare. La Kurhaus dr. Hajos, invece, sta in cima a un’altura nel centro del parco." (Alessandro Marzo Magno, "Il leone di Lissa (Italian Edition)", VandA edizioni. Edizione del Kindle.) 

25 settembre 2021

Il Buffet Panorama di Ustrine, ospitato nei locali della vecchia scuola "Regina Elena"

La vecchia scuola elementare costruita dagli italiani era intestata ad Elena di Montenegro, la moglie del re che consegnò l'Italia al fascismo.
Il "Buffet Panorama" di Ustrine (isola di Cherso/Cres), con la sua simpatica aria dopolavoristica.
Sorge piuttosto isolato, nella parte alta di Ustrine, borgo che più in basso
dispone di un'ampia baia, dirimpettaia del monte Ossero/Osorscica.
L'Istria era una terra povera e ancor più le isole. Qui il regime fascista investì molto, più di quanto ne ebbe in termini di ritorno economico.
👉Mussolini si impegnò a fondo perché la questione era ideologica: non poteva ammettere che queste "terre da sempre italiche" fossero abitate da genti che parlavano lingue ibride e che nella loro lunga storia avevano troppo spesso mostrato di preferire gli Asburgo ai Savoia.
Il Buffet Panorama é un ristorantino senza pretese, insomma uno di quelli che non se la tira, e dunque propone i calamari alla griglia, il piatto povero per eccellenza, e per me va bene. I calamari funzionano anche come deterrente contro i modaioli colla puzza al naso, quelli che "ma come, la solita blitva, le solite patatine fritte?".

18 settembre 2021

Ustrine, borgo contadino dal sapore d'antan, con le sue quattro piccole baie sassose

Con la sua grande baia situata più in basso, si trova giusto di fronte al monte Osorscica, il più alto dell'isola. Via mare sta a metà strada fra la baia di  Martinscica e l'antica capitale Ossero/Osor.
In alto, all'ingresso della strada che viene dalla dorsale Cherso-Lussino, il Buffet Panorama, ospitato nell'edificio che fu della scuola elementare "Regina Elena", aperta nel 1934 e che mantenne il nome fino al 1969.
A metà, fra Martinscica e Osor, ma in alto e lontana dal mare.
Il piccolo e aereo borgo contadino di Ustrine é situato in posizione elevata, a fianco della strada dorsale che attraversa l'isola di Cherso da Nord a Sud, la "napoleonica".
👉Borgo terragno, che gode però di un largo sbocco a mare, una ampia baia situata 200 metri più in basso e divisa in spiagge che formano tre baiette separate: Uvala Porat, Uvala Veli Zal e Uvala Sadic e Uvala Zupanja. Nella baietta di Veli Zal  sorge anche la casa estiva del mio caro amico Fiore (Cvijetko in croato, ma lui vuole essere chiamato Fiore) appartenente ad uno dei vecchi ceppi famigliari chersolini.
Quattro scatti di Ustrine: visto da lontano ossia dal rifugio Sveti Gaudent sul monte Osorscica, poi tre panchine retrò in un tardo pomeriggio estivo e le case in sasso battute dal sole e dalla bora. In basso a destra la baietta di Veli Zal, una delle quattro, con la casetta di Fiore, marinaio di lungo corso della tradizione lussignana.



16 settembre 2020

La piccola chiesa di San Marco sopra Valun

Qui fu rinvenuta la famosa "lapide di Valun", che risale all' XI secolo: una breve iscrizione bilingue di straordinaria importanza storica.
La chiesetta di Sv. Marko (San Marco), a monte di Valun lungo la strada
per Lubenice. Qui fu trovata la "valunska ploča" con l'iscrizione bilingue.
👉Due lingue (antico slavo e latino e due alfabeti (glagolitico e latino) convivono nelle scarne tre righe di questa lapide funeraria rinvenuta nel cimitero della chiesa di Sv. Marko (San Marco) a 130 metri di quota sopra l'attuale porticciolo di Valun.
👉All'epoca, infatti, gli insediamenti dei nuovi coloni di ceppo slavo erano più d'altura e contadini che di mare e pescatori e questa era la chiesa di Valun.
L'elegante e discreto interno della chiesa di Sv. Marko, appena a monte di Valun e subito prima del bivio che porta sia a Pernat (a dx) che a Lubenice (a sx).

27 agosto 2020

La passera di Lussino, che fu la barca di Straulino

Nata come barca da lavoro, venne presto adattata ad imbarcazione da diporto. E' panciuta e con una superficie velica sproporzionata per le sue dimensioni, ha chiglia e pala del timone molto profondi.
Era molto diffusa tra le due guerre sulle coste dell'Adriatico nord-orien-
tale ed era prodotta dai cantieri lussignani che si ispirarono alle scialup-
pe delle navi mercantili inglesi.
👉Lo scafo della passera lussignana é largo e a chiglia profonda, con lunghezza compresa tra i 5 e i 7 metri, di solito (ma non necessariamente) pontato e spesso dotato anche di una piccola tuga.
👉La poppa è a specchio con forma a cuore (per consentire di avere una poppa molto stretta al galleggiamento).
👉L'armo della passera solitamente è a sloop, con bompresso e boma che sopravanza leggermente in lunghezza la linea di poppa.
Due passere con randa Marconi in regata nel 1934. L’attrezzatura velica abituale era la c.d. Marconi, poiché il lungo strallo, parallelo all’albero, ricordava le antenne telegrafiche di un tempo. Una simile vela, dal taglio simile a quelle attuali, era più avanzata della vela latina o della vela al terzo. Grazie ad essa, infatti, le barche potevano orzare molto di più e meglio. Una Passera è stata anche la prima barca del campione olimpico Straulino.
Deriva dalle barche da lavoro inglesi, come il falmouth working boat (in
foto), che arrivarono in Istria come scialuppe delle navi mercantili.
"I numerosi scali producevano anche una barca tipicamente lussignana: la “passera”. A vela, lunga cinque metri, assolveva soprattutto a compiti di rappresentanza: il cantiere che varava la passera migliore e più veloce si assicurava maggiori commesse."
(Alessandro Marzo Magno, "Il leone di Lissa: Viaggio in Dalmazia", Ed. Amazon Kindle posizioni nel Kindle 513-514)
Una barca di oggi attrezzata invece con la tradizionale vela al terzo e con piccolo fiocco di prua.




21 agosto 2020

L'antico "Caffè Marittimo" di Cherso

Buffet Marittimo - Picture of Buffet Marittimo, Cres - Tripadvisor
Ecco l'aspetto odierno di questo storico locale affacciato sul mandracchio.
Oggi si chiama "Buffet Marittimo" eppure è sempre lui, affacciato direttamente sopra il mandracchio. Questo antico locale carico di storia resiste impavido al passare degli anni.
Attualmente si è riciclato come ristorantino alla moda, e probabilmente non aveva modo diverso per sopravvivere ai tempi mutati. Dicciamo che va bene così.
Piazzato ai bordi del mandracchio maggiore, l'antico "caffè" ha mutato il suo nome in "buffet", come a Trieste sono chiamate le trattorie popolari, un po' più di un bar e un po' meno di un ristorante.

28 luglio 2020

Il mandracchio: un riparo interno al porto, che fa da ricovero per le imbarcazioni più piccole

Fuori c'era il molo grande, per far attraccare le imbarcazioni maggiori provenienti dal mare aperto ma dentro, chiuso da un moletto basso e...
Il mandracchio/mandrač di Cherso in una fotografia del 1939.
...addossato alle rive, c'era il mandracchio, un piccolo specchio d'acqua più riparato e destinato solo alle imbarcazioni minori, che vi potevano essere accolte in gran numero.
E' un nome che dovrebbe derivare dal latino "mandraculum", spazio organizzato per non ingombrare e per occupare il minore spazio possibile.
👉Si tratta, insomma, di una piccola darsena ricavata all'interno di uno spazio portuale più vasto e riservata alle imbarcazioni di piccole dimensioni.
Questo termine antico resta ancora vivo in diversi centri costieri istriani, dove fornisce riparo dai venti di tempesta, dalle alte onde marine e dalle burrasche.
Il doppio mandracchio di Cherso, qui visto dall'alto, somiglia a quelli di Muggia, Cittanova, Pirano, Isola, Laurana...

4 luglio 2020

Le isole della bora: una guida del tipo "turismo lento" dedicata a Cherso e Lussino (in italiano)

Non siamo più negli ani '60 e da almeno trent'anni anche il Quarnaro è diventato meta, protagonista e in parte vittima del turismo di massa.
le isole della bora
"Cherso e Lussino. Le isole della bora", Ediciclo Editore, Portogruaro
(VE), 2020.  240 pagine, 18 Euro, no E-book.
Ma questa é una guida dichiaratamente alternativa e rivolta al turista, diciamo così, riflessivo, curioso.
Naturalmente resta "solo" una guida turistica (tipo Lonely Planet) e non un reportage di viaggio che scava nelle profondità delle cose.
👉Chi fosse interessato a qualche approfondimento sui temi del quadrante europeo sudorientale potrà cercare tra le molte recensioni di viaggiareibalcani.it, un sito che a volte é un po' troppo 
le isole della bora
Una guida pensata per chi si muove a piedi o al massimo in bici o kayak.
schierato, piuttosto militante, magari ideologico e anche un po' troppo snob, a mio avviso, ma di sicuro non puramente modaiolo, almeno non nel senso seccamente mediatico del termine.
👉Sono 26 itinerari, quasi tutti a piedi, ciascuno motivato da un input storico, geografico o culturale, e ci sono anche le tracce GPS, da scaricare dal sito della casa editrice.
le isole della bora
L'inquadramento geografico, storico e antropologico occupa una buona parte del libro, il che non é male, e anche le schede tematiche (l'allevamento delle pecore, la fauna del posto, la doppia identità etnica e quella delle piccole isole, eccetera) aiutano a schiarirsi le idee su ciò che si vede e si attraversa mentre si procede a piedi fra le isole della bora.

L'allevamento delle pecore e i muretti a secco, gli insetti e la fauna delle isole, le antiche vie pedonali, come quella da Martinscica a Lubenice, gli odori e gli aromi delle isole che diventano piccole industrie, le isole minori dell'arcipelago quarnerino, la diversità delle lingue. Non c'è tutto, ma ok, ne vale la pena. L'ho comprata e messa nello zaino, pronto per il dopo-Coronavirus (che per me significa autunno).

7 giugno 2020

La bella villa del Dr. Lemessi a Cherso

E' una delle numerose elegantissime ville ereditate dalla rigogliosa belle époque quarnerina. Ed é miracolosamente giunta fino a noi.
La lussuosa villa che appartenne al Dott. Giacomo Lemessi a Cherso, qui fotografata nel 1960, quando era già diventata depandance di un albergo (la villa era stata espropriata e nazionalizzata, il Dott. Lemessi riparò in Italia). La figlia ha lasciato un godibilissimo libro di memorie.

Prima della WW2 anche i possidenti vivevano a stretto contatto con la natura. Si panificava ogni giorno, dopo aver macinato a mano i singoli chicchi di grano. Vi provvedevano  i dipendenti, ma la tecnica era quella delle più semplici famiglie del contado che cuocevano il pane nel forno di casa.

Questa bella villa nacque col nome di Villa Maria a Cherso, ed appartenne alla Famiglia Duda di Pola dal 1914 al 1925, poi alla famiglia Fillini-Lemessi sino al 1945. Nel 1967 venne inglobata dal nuovo complesso alberghiero dell'Hotel Kimen.
La costruzione dell'Hotel Kimen risparmiò però  l'edificio di Villa Maria, ancor oggi visibile sulla passeggiata a mare di Cherso. Dal 1947 è di proprietà del governo Yugoslavo prima e di quello Croato poi. Oggi si chiama "Vila Rivijera" e funge da ostello con prezzi a partire da 13 € per persona.

6 maggio 2020

Andrja Linardić, l'uomo che mise in piedi la distilleria di olii essenziali di Martinscica

La storia di Andrija, nato nel 1856, è inizialmente simile a quella dei contadini, che riuscivano a malapena a nutrire la loro famiglia.
Linardić si era indebitato per acquistare la distillatri-
ce a Dresda. La macchina giunse a Martinscica smon-
tata e venne assemblata in loco.
Andrija Linardić aveva avuto più di sette figli, ma tutti tranne uno morirono già nella prima infanzia.
Il padre e il figlio avevano spirito di iniziativa: gestivano insieme un negozio locale, e in seguito anche un mulino per il grano, e il figlio gestiva la sede postale, vendeva biglietti per compagnie di navigazione e organizzava la pesca dei tonni.
Ma la loro più grande impresa fu l'apertura della distilleria nel 1903, la prima produzione industriale sull'isola di Cherso.
👉La salvia selvatica sull'isola era endemica e abbondante, ma come ricavarne l'olio essenziale, nessuno lo sapeva, finchè non capitò tra le sue mani un articolo su una moderna macchina per la distillazione a vapore di oli essenziali entrata in funzione sull'isola di Lesina/Hvar.
Lo schema dell'impianto di distillazione. «L’olio di Cherso, ch’è tenuto
del del più perfetto che si faccia negli stati della Serenissima repubblica,
il più ricco prodotto dell’isola» scriveva Alberto Fortis nel 1774.
Vista dal lato opposto della baia al mini-porto di Martinšćica nel 1928. Nella metà destra dell'immagine l'edificio più grande proprio sull'acqua è la distilleria Linardi.  Foto: cartolina storica
In questa foto del 1928 la distilleria dei Linardić è ben visibile sulla destra dell'imbarcazione. L'edificio è oggi la trattoria "Sidro" (foto da Creski Muzej).
👉Messa in funzione la macchina distillatrice, per i successivi quattro anni inviò campioni in mezza Europa, ma nessuno si mostrò interessato, sinchè non gli giunse notizia che a Londra si sarebbe svolta una mostra sul tema, e che vi avrebbero partecipato anche i produttori croati.
👉Alla mostra fu presentato un campione di olio essenziale di salvia e alla fine dell'anno giunse il primo ordine della società tedesca Aroma-Werk Carl-Heine & Co.
Il fondatore Andrija Linardic con la moglie.
La collaborazione continuò e si espanse nelle principali aziende chimiche e farmaceutiche dalla Germania, poi negli Stati Uniti e le richieste arrivarono anche dal Giappone.
👉Lavorava principalmente piante dall'isola di Cherso, e quando non c'è abbastanza materia prima, impegna i contadini dalle isole vicine e dalla Dalmazia. Sebbene il prodotto principale rimanga olio di salvia, distilla anche alloro, rosmarino, menta e mirto. Un tempo, la richiesta di alloro era così elevata che veniva importato dalla Grecia.
Un campione prodotto nell'antica distilleria.
La distilleria produsse moltissimo per diversi decenni, i suoi prodotti ebbero riconoscimenti in occasione di fiere mondiali e il picco fu vissuto nel 1938/1939. quando 6.000 kg di olio di salvia furono esportati negli Stati Uniti.
👉Durante la seconda guerra mondiale, gli affari si ridussero a vendere salvia a un acquirente di Livorno fino al 1943, dopo di che si bloccò completamente.
👉Con la nuova gestione comunista del dopoguerra la situazione aziendale stava per cambiare, anche se Linardić junior non ne è immediatamente consapevole. Sta ancora cercando di mantenere la distilleria come imprenditore, ma nel 1948 l'impianto fu nazionalizzato. Linardić, che era anche cagionevole di salute, andò a stare dai figli, che si erano già trasferiti a Trieste.
👉La gestione della distilleria venne rilevata da una cooperativa, ma senza successo; gli oli prodotti erano di scarsa qualità e non accontentavano gli acquirenti.
👉La distilleria fu definitivamente chiusa nel 1957, l'inventario fu perso e una macchina di distillazione addirittura gettata in mare. L'edificio stesso è stato ristrutturato per diventare un ristorante negli anni '60.
La distilleria lavorava principalmente con piante dell'isola e sebbene il prodotto principale sia stato l'olio di salvia, ha anche prodotto essenza di elicriso, alloro, rosmarino, menta e mirto, e tra i primi al mondo ha prodotto olio di seta. Per maggiori dettagli sulla sua storia vedi qui.
Nota: uno degli ultimi operai della distilleria fu Ivan Kučić e, per qualche strano destino, anche suo figlio Guerino era interessato alla distillazione delle erbe locali e alla fine degli anni Ottanta, ormai in piena epoca turistica, lanciò una nuova produzione a Martinšćica.
"Ricordo le ex distillerie, sono andato alla prima classe mentre lavorava ancora. L'intero villaggio stava annusando, e tali cose, i profumi, il bambino rimangono nella memoria. Dai miei piccoli piedi ero nel campo, ero impegnato in agricoltura, e intorno a me che le nostre erbe. Ho passato un sacco di tempo nell'ospitalità, ma ho avuto una visione, uno scatto nella mia testa e ho deciso di provare con la distilleria" disse Guerino Kučić parlando delle sue origini.
"Kučić sperimentò la distillazione in caldaia di brandy e alla fine decise di acquistare una vera macchina e l'ha trovata in Australia. Lo portò a Martinšćica e iniziò la produzione.
"Oggi produciamo tutto ciò che Linardić ha mai prodotto, stiamo elaborando dieci specie di erbe selvatiche dell'isola e abbiamo ancora rosmarino e lavanda", dice Kučić, che gestisce un'attività insieme a sua moglie Irena. Il prodotto di base sono gli oli essenziali, con l'aggiunta di olio d'oliva dell'isola, prepariamo vari preparati cosmetici, creme e saponi".

10 aprile 2020

Il vecchio gelso di Martinscica (Cherso)

Chissà da quanto tempo è lì! La prima volta l'ho visto nei primi anni Ottanta. Era già lì, a pochi metri dal mare e con l'arrivo della bella...
martinscica
Quattro diverse stagioni del gelso, liberamente tratte dal Web, anche dal
dal gruppo Facebook...
...stagione si caricava di more rosse e succose che andavano colte con attenzione e guai a macchiarsi i vestiti, perchè quel rosso non perdonava!
👉Da poco Martinscica era stata lanciata come località turistica, c'era la strada asfaltata che aveva portato i turisti del nuovo, grande, enorme camping Slatina.
👉Nei primi anni Ottanta ci si poteva anche arrivare in auto, e poi parcheggiarci sotto, all'ombra. I rami erano più lunghi e robusti, proiettavano un'ombra ampia. Ma poi l'auto era chiazzata di un rosso vinaccia difficile da pulire...

26 gennaio 2020

Era il 1974 quando l'asfalto arrivò a Martinscica

Il 27 luglio 1974 la strada da Hrasta a Martinšćica venne asfaltata: erano dieci chilometri che avvicinavano al benessere e alla modernità.
martinscica cres
La baia di Martinscica prima dell'asfalto e del turismo di massa.
Parliamo della stradina asfaltata che collega Stivan, Miholascica e Martinšćica alla strada principale dell'isola, la lunga dorsale che attraversa da Nord A Sud l'intera isola e che è lunga ben 84 km.
A Martinšica si tenne un raduno al quale intervenne Ivan Lekic, presidente dell'Assemblea del comune di Cherso e Lussino, e i combattenti che avevano contribuito a realizzarla
👉Nell'autunno dello stesso anno fu aperta la strada asfaltata lunga 2,5 km fino a Vidovići.
martinscica cres
La baia di Martinscica, nella parte centrale della lunga isola di Cherso. In basso a dx - in giallo - la nuova strada.

26 giugno 2019

Il Ponte della Cavanella fra Ossero e Lussino

Originariamente Cherso e Lussino erano unite da una sottile striscia di terra, che però venne scavata ancora nell'età del bronzo e poi ampliata in epoca romana per creare il Canale della Cavanella.
ponte di osor 1910
Ecco l'aspetto del vecchio "ponte austriaco" come appariva nel 1910.
👉Il "ponte austriaco": durante la seconda guerra di indipendenza italiana (1859) il ponte venne parzialmente distrutto dalle forze nemiche Franco-Piemontesi.
Tuttavia il Governo Marittimo iniziò la costruzione di un nuovo ponte quasi vent'anni dopo. Nel progetto del 1878 si precisava che: "...il lavoro sarà eseguito in sei mesi, le parti in ferro verranno dipinte con due
Il "ponte italiano" venne rimontato dopo il bombardamento del 1945 ed
è quello che vediamo oggi.
mani di minio antiruggine e due mani di verde.".
Contemporaneamente fu allargato e scavato il canale per raggiungere una profondità di tre metri. Il ponte montato aveva una lunghezza di metri 14.35 ed era largo metri 2.6. Appena
dopo il collaudo, vi fu un cedimento della struttura, che già nel 1929 richiese un puntellamento, la rimozione delle pesanti ringhiere e alla scelta di riservarlo unicamente
ponte della cavanella ad ossero
La Cavanella è oggi larga 11 metri e consente il passaggio di imbarcazio-
ni di una certa importanza.
al solo passaggio pedonale.
👉Il "ponte italiano": quello "austriaco" venne demolito nel 1942, rimase abbandonato e arrugginito sulla riva fino agli inizi degli anni '70.
Sempre nel 1942 le officine Antonio Badoni di Lecco di realizzare un ponte girevole, quello attuale, aperto anche al traffico automobilistico. Le parti in muratura furono affidate invece all'impresa Brussich che utilizzò le pietre della cava di Neresine.
👉La sfortuna si accanì ancora verso questo ponte che nel '45 venne colpito da un aereo, la struttura non venne però danneggiata in modo grave e il ponte poté essere rimontato anche se non nella sede originaria, ma spostato di poco verso levante. Il ponte girevole veniva aperto due volte al giorno per permettere il passaggio delle barche (i dati storici sono tratti dal forum "Trieste segreta").

23 maggio 2019

Le scuole rurali dell'ONAIR sulle isole

L'ONAIR è stata un'istituzione previdenziale italiana, fondata nel 1919 per sostenere l'Italia "redenta" (che significa guadagni territoriali dopo la prima guerra mondiale). La sigla ONAIR significa Assistenza Opera Nazionale all'Italia Redenta. La parola chiave è "redenta" che allora indicava le aree territoriali passate sotto l'Italia dopo la WW1, che furono...
Scuola rurale di Martinscica: la maestra Elena Zanutto con il marito Galdino. Si di-
stinguono: Vitoria Budislavic, Lina Saganic, Marija e Romana Kucic, Jelica Vaje-
ùnitic, Gaspar Kucic Izidor Lovrecic e Milka Hrabalja.
..che furono l'attuale Trentino-Alto Adige, Trieste, l'Istria, le città di Fiume (Rijeka) e Zara (Zara).
👉Nei vent'anni italiani i maestri locali furono sostituiti da maestri di lingua italiana, per lo più "importati" dall'Italia.
👉Coloro che si recavano nelle aree "redente" godevano di di vari benefici tra cui lo stipendio più elevato e l'anzianità di servizio "gonfiata".
👉A Martinscica c'è stato un maestro Fedrizzi che dal cognome è certo di origine trentina. Qui in Trentino, del resto, avevamo molti Fedrizzi... così tanti che potevamo anche esportarli...

22 marzo 2019

L'inverno nel Quarnaro

Può essere anche molto cattivo, può riuscire a congelare gli spruzzi di acqua salata sulle barche riparate nel mandracchio del paese.
vrana martinscica cres
La chiesetta di Vrana nell'inverno 1969-1970. Oggi la strada è stata spostata sulla sinistra, ed è molto più larga.