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15 settembre 2023

La chiesetta istriana sospesa sulla Val Rosandra

La chiesetta di Santa Maria in Siaris è abbarbicata a mezza costa su un fianco scosceso del Monte Carso, quello che guarda sulla Val Rosandra.
La chiesetta di Santa Maria in Siaris. A destra come appare scendendo dal sovrastante Cippo Comici. La sua tipologia costruttiva si ritrova in tutta l'Istria e il Quarnaro: tipo quella sopra Valun, sull'isola di Cherso.

Il Cippo intitolato al rocciatore Emilio Comici durante la costruzione.
E' quella valletta scavata nella roccia del Carso triestino che da Kozina incunea il proprio torrente (l'unica acqua superficiale del carso) verso Trieste, acque superficiali che gli antichi romani seppero sfruttare per l'acquedotto che alimentava l'insediamento di Tergeste (l'antica Trieste).
Negli anni austroungarici questa rocciosa valletta facilmente raggiungibile da Trieste venne fortemente attratta dal mondo alpino e austriaco, che vi lasciò la sua impronta.
Oggi sembra appartenere ad altro circuito culturale capace di saldare le periferie triestine all'entroterra lasciando fuori le
Nel 1979 i vandali le diedero fuoco ma nel 1982 un gruppo di volontari
seppe porvi pronto rimedio.
popolazioni costiere del mare Adriatico, un mondo altrettanto triestino ma anche assai diverso in quanto essenzialmente mediterraneo.
👉Se ne attesta l'esistenza sin dall'anno 1260 (o addirittura al 1213), epoca in cui si costituì la Confraternita dei Battuti o del Santissimo Sacramento, che sembra abbia costruito lì una Cappella. I Fratelli dovevano recarvisi almeno una volta l’anno e chi aveva bestemmiato o detto parole disoneste era tenuto per penitenza a farlo a piedi scalzi.
👉Non esistono etimologie certe per il toponimo "Siaris",  che é rimasto pressoché immutato nel corso dei secoli: nel 1330 compare nella forma "Seris", che nel corso del '400 muta in "Siaris", forma conservata fino ad oggi.

La Val Rosandra vista dalla Vedetta di San Lorenzo, che si trova nelle vicinanze di Basovizza, a soli due passi dalla trattoria Al Pozzo. Si distingue nettamente il sedime della ferrovia Trieste-Erpelle, ora trasformata in ciclovia.

2 maggio 2023

Oggi verrebbe considerato un ecomostro, eppure all'epoca veniva molto stimato in quanto progetto sociale ispirato dalle teorie di Le Corbusier

Il brutalista "quadrilatero di Melara" a Trieste, un pugno negli occhi che chi si avvicina al golfo non può fingere di non vedere. E' lì dal 1982.
Architettura sociale brutalista: come a "Le Vele" di Napoli-Scampia oppure al chilometro di cemento del "Corviale" a Roma. Per quanto ne so "Le Torri" di Trento-Villazzano restano fra i pochi esempi che non sputtanarono il maestro.
La corte interna e le ragioni di chi ci abita. "Mi ghe abito e x quanto si ...
xe brutto da veder ...no cambiassi con un appartamento in città.... go u-
na vista spettacolare... aria bona .. appartamento grande....tanto verde in-
torno e un giardino interno con arena x spettacoli ke tanti se lo scorda....
Una Microarea ke funziona benissimo x gli anziani del rione... e tante at-
tività....oltre che esser teatro de fiction...film... e video musicali...."
.

Il quadrilatero di Melara è stato progettato da un nutrito gruppo di professionisti triestini selezionato dall'Ordine degli Architetti e degli Ingegneri, coordinati da Carlo Celli dello studio Celli di Trieste e costruito tra il 1969 e il 1982 sotto le teorie socio-architettoniche di Le Corbusier.
👉Il complesso è formato da due corpi di fabbrica a L alti dai sette ai quindici piani, per un volume di 267.000 metri cubi su una superficie di 89.000 metri quadri e conta

30 marzo 2023

La baia di Cigale a Lussinpiccolo (isola di Cherso)

Grandi famiglie con grandi mezzi e grandi ambizioni. A Lussinpiccolo vennero piantati centinaia e centinaia di alberi per creare una grande pineta nella baia di Cigale (Čikat), ove certi ricchi e nobili austriaci, tedeschi, ungheresi e triestini stavano costruendo le loro ville.
Cartolina edita a cura della società promotrice del lancio turistico internazionale
della baia, la "Seebad Cigale". Primi anni del Novecento, in piena belle époque.
Era la belle époque: il periodo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, che finì con lo scoppio della WW1.
Portorose, Abbazia, Rovigno e Lussino furono le località balneari più celebri dell'Alto Adriatico allora soggetto all'Austria, cui bisogna aggiungere le isole Brioni, che potremmo definire una sorta di resort di superlusso.
👉A Lussinpiccolo fu fondata una società ad hoc per la gestione e lo sviluppo turistico: la "Seebad Cigale"
👉La cartolina prodotta proprio dalla "Seebad Cigale" nel 1905 mostra le linee di navigazione, che in sette ore da Trieste (via Pola) e in quattro ore da Fiume ti portavano proprio a Cigale.

"La guida Hartleben’s della Dalmazia nel 1910 scrive di Cigale che «al fine di creare una spiaggia perfetta, è stata sparsa sul vecchio suolo fangoso della purissima sabbia marina dell’isola di Sansego». E infatti ogni anno un paio di barche andavano a prelevare sabbia nella vicina isola per poi spargerla sulla spiaggia della baia e renderla così più confortevole. La guida scrive che il Seebad Hotel ha duecento cabine da bagno e un Wiener Café con una splendida vista sul mare. La Kurhaus dr. Hajos, invece, sta in cima a un’altura nel centro del parco." (Alessandro Marzo Magno, "Il leone di Lissa (Italian Edition)", VandA edizioni. Edizione del Kindle.) 

26 novembre 2022

La casa carsica di Trebiciano

E' un esempio di abitazione monofamiliare tradizionale. Si trova a Trebiciano, sull'altipiano del Carso triestino, ed é diventata un museo.
La casa carsica di Trebiciano é diventata museo etnografico nel 2001 (foto di Daniela Durissini).
casa carsica
È nota come casa Ljenčka, dal nome della sua ultima proprietaria, Helena
Stock, soprannominata Ljenčka o Ljenčkica, e deceduta nel 1929.
La casa carsica o Ljenčkina hiška di Trebiciano in una foto del 1977: una monofamiliare con camino absidato (semicircolare) esterno (per evitare l'incendio dei tetti) e con la copertura costituita da lastre di pietra calcarea locale. L'interno era diviso a metà da un tramezzo costituito da rami di nespolo intrecciati e direttamente intonacati, per separare la zona degli umani da quella degli animali.
Il focolare esterno con copertura a lastre rappresenta la diffusione nelle case in pietra, della tipologia adottata nei casoni in paglia per prevenire gli incendi. La copertura del tetto è in coppi.
casa carsica
L'interno della casa carsica di Trebiciano, con l'angolo "del fogo" che era il cuore pulsante della casa. Dotato del forno a parete per la panificazione e di un pavimento rialzato di pietra grossa capace di assorbire il calore vitale di un fuoco "a terra" per irradiarlo in tutto l'ambiente, muri comprese. In uno spazio che richiama il fogolar davert trentino.

28 giugno 2022

Cantrida, la vecchia periferia industriale di Fiume

Cartoline in bianco e nero della vecchia Cantrida operaia e popolare (e della più pretenziosa periferia residenziale di Borgomarina)....
L'antico borgo di Cantrida si trovava fra lo stadio sportivo e il cantiere navale. Da qui gli insediamenti abitativi popolari e operai si spinsero fino a Fiume città (vista presa da Google - le cartoline sono nel sito locale rijeka.hr ).
I quartieri operai novecenteschi si distinguono per la regolarità geometri-
ca dei loro insediamenti. Sotto l'Impero qui correva il confine fra la am-
ministrazione austriaca e quella ungherese
. Si veda la bella rassegna di fo-
tografie in bianco e nero nel sito rijeka.hr.
Tra l'Ottocento e il Novecento nel multietnico ed effervescente porto quarnerino il proletariato non mancava, tutt'altro, però continuava a vivere diviso per etnie.
👉Il quartiere operaio italiano si trovava ad Ovest della città, raccolto attorno al cantiere navale e al silurificio: lo si attraversava andando verso Abbazia.
👉Il quartiere popolare croato stava invece ad Est della città, in oltrefiume, si chiamava Susak e durante il ventennio fascista ne era stato separato: era entrato infatti a far parte del Regno di Jugoslavija e disponeva anche di un suo porto separato: il Port Baross.
A Fiume, come del resto a Trieste, appena usciti dalla città, nei villaggi contadini del circondario era un'altra storia: gli slavi coltivavano piccole proprietà famigliari in gran parte gravitanti attorno alla economia della città. Tutto concorreva a mischiare, sovrapporre e contemporaneamente contrapporre le diversità degli abitanti: erano diversità etniche e di classe al tempo stesso. Una miscela potenzialmente esplosiva. Nella foto: le mlekarice (portatrici di latte) che ogni mattina scendevano in città e la rifornivano di latte.

18 dicembre 2021

La residenza di Carmen Sylva a Volosca/Volosko

La poetessa che sposò il Re di Romania (e che ispirò il sentiero boschivo Abbazia-Volosca) abitò nella villa color ocra sulla sinistra.
A sinistra la villa color rosso ocra in cui risiedette Carmen Sylva, che fu moglie del re di Romania e alla cui memoria é dedicata la passeggiata a monte che va da Abbazia a Volosca. L'edificio sulla destra é oggi sede del Comune di Abbazia. A Voloska si innesta sul famoso lungomare pedonale Francesco Giuseppe, che corre da Voloska a Laurana.
Carmen Sylva in un ritratto fotografico.
Uscendo da Abbazia in direzione Fiume, dove la litoranea si sdoppia, con a destra il ramo che corre sul mare e a sinistra la circonvallazione, c'é l'elegante edificio dove ha sede il Municipio di Abbazia. Sul suo fianco sinistro, al numero 1 di Ulica Marsala Tita, sorge la bassa ed elegante villa color ocra dove abitò Carmen Sylva.
👉Elisabetta di Wied fu la Regina consorte di Romania come moglie di Carlo I di Romania, ma era ampiamente nota con il suo nome letterario di Carmen Sylva.
👉A Volosca inizia (o termina) anche il famoso lungomare Francesco Giuseppe, la passeggiata lunga più di dieci chilometri che collega Volosca a Laurana, passando per Abbazia, Ičići e Ika.
👉E sempre a Voloska inizia (o termina) la passeggiata boschiva Carmen Sylva.

18 settembre 2021

Ustrine, borgo contadino dal sapore d'antan, con le sue quattro piccole baie sassose

Con la sua grande baia situata più in basso, si trova giusto di fronte al monte Osorscica, il più alto dell'isola. Via mare sta a metà strada fra la baia di  Martinscica e l'antica capitale Ossero/Osor.
In alto, all'ingresso della strada che viene dalla dorsale Cherso-Lussino, il Buffet Panorama, ospitato nell'edificio che fu della scuola elementare "Regina Elena", aperta nel 1934 e che mantenne il nome fino al 1969.
A metà, fra Martinscica e Osor, ma in alto e lontana dal mare.
Il piccolo e aereo borgo contadino di Ustrine é situato in posizione elevata, a fianco della strada dorsale che attraversa l'isola di Cherso da Nord a Sud, la "napoleonica".
👉Borgo terragno, che gode però di un largo sbocco a mare, una ampia baia situata 200 metri più in basso e divisa in spiagge che formano tre baiette separate: Uvala Porat, Uvala Veli Zal e Uvala Sadic e Uvala Zupanja. Nella baietta di Veli Zal  sorge anche la casa estiva del mio caro amico Fiore (Cvijetko in croato, ma lui vuole essere chiamato Fiore) appartenente ad uno dei vecchi ceppi famigliari chersolini.
Quattro scatti di Ustrine: visto da lontano ossia dal rifugio Sveti Gaudent sul monte Osorscica, poi tre panchine retrò in un tardo pomeriggio estivo e le case in sasso battute dal sole e dalla bora. In basso a destra la baietta di Veli Zal, una delle quattro, con la casetta di Fiore, marinaio di lungo corso della tradizione lussignana.



29 agosto 2021

Aurisina, il borgo sul Carso dal nome inventato a tavolino

Sotto l'Austria-Ungheria era normale che la toponomastica rispecchiasse le lingue locali, tanto che in certi casi anche al borgo più piccolo venivano "assegnati" due o anche tre nomi diversi.
Gli insediamenti del Carso, modesti, sassosi, contadini e di etnia slovena, erano tutt'altra cosa rispetto a Trieste, città italiana ma cosmopolita, ricca, commerciale e marinara, il porto austriaco sul mondo. (Foto di Primoz Sancin).
Fino alla WW1 la stazione di Aurisina rivestì una grande importanza, in
quanto snodo lungo le direttrici Vienna-Trieste (la celebre Südbahn com-
pletata nel 1857) e la linea Venezia-Trieste.
Alla fine della prima guerra mondiale queste terre passarono dall'Impero Austroungarico al Regno d'Italia, il che vuol dire che finirono direttamente in mano ai fascisti.
👉Con l'arrivo dei fascisti partì la italianizzazione delle scuole, dei nomi, cognomi e toponimi. E anche dei parroci. Tedeco e sloveno sparirono.
La chiesa di San Rocco, sempre in tre lingue, anche sulle cartoline.
👉Quando non c'era un nome italiano si procedeva a inventarne uno, come già era stato fatto in Alto Adige/Sudtirolo.
👉E siccome al piccolo borgo carsolino mancava un nome "italianissimo" ("Nabresina" era utilizzato anche dai tedeschi) i fascisti se ne inventarono uno ad hoc, probabilmente ispirandosi all'operato di Ettore Tolomei, l'uomo che stava italianizzando il Sudtirolo-Alto Adige: ed ecco comparire dal nulla un inesistente Aurisina (decreto 800/1923).
Una cartolina d'epoca che celebrava il ruolo essenziale di Nabresina nella strategica ferrovia Vienna-Trieste.

5 agosto 2020

Il costume delle donne di Sansego (Susak)

Molto piccola e scarsamente abitata, l’isola di Susak è oggi più di ieri un microcosmo particolare (è l'unica isola di sabbia del Quarnaro).
Unica isola sabbiosa del Quarnaro, la piccola Sansego/Susak si raggiun-
ge in un un'oretta di barca da Lussino.
Nel dialetto locale la gonna tradizionale femminile è chiamata kamizoti.
Consta di cinque o sei gonne bianche la cui lunghezza varia dall’una all’altra di un dito.
Ai bordi di ognuna di esse viene cucito un merletto chiamato kamufi.
👉Oltre al kamizoti, il costume tradizionale è completato dalla kosula (camicia), dalle mudonde (mutande o braghe), dalla suknica (sottogonna), dalle kalcete (calze), dal bust (busto), dalla traviersla (grembiule), dal bravaruol (fazzoletto) e dalle carape (scarpini da festa).
Un particolare del clanak tradizionale di Sansego, che i locali chiamano kamizoti.

7 novembre 2019

Kastav è oggi un sobborgo alla periferia di Fiume, ma nel ventennio tra WW1 e WW2 s'era trovato a cavallo del problematico confine italo-jugoslavo

I boschi attorno a Kastav (Castùa) sono intersecati da una stratificazione di sentieri che ci parlano di una storia molto lunga e fin troppo complicata.
Kastav Castua
Un cippo del confine stabilito dal Trattato di Rapallo, che passava a valle
del centro storico di Castùa. (foto di Goran Moravček)
👉Qui, attraverso la bassa foresta di Kastav, si è snodato il confine fra il Regno d'Italia e la neonata Jugoslavija, come stabilito dal famoso Trattato di Rapallo del 1920.
👉Anche se inizialmente era prevista la sua annessione al Regno d'Italia (che l'aveva già inglobata nei propri territori ad amministrazione militare), con Rapallo Castùa fu invece assegnata al Regno SHS, poi Regno di Serbia, ed a questi restò anche dopo l'annessione italiana di Fiume nel 1924.
Kastav Castua
Castùa/Kastav è una cittadina d'origine medioevale posta su una collina nei pressi della città. (foto di Ivan Begić)
castua kastav
Castùa è qui rappresentata in una stampa del 1679 del Valvassor. Interamente cintata da mura medievali con nove torri da difesa, si trova sulla spalla di un colle carsico, a 377 metri sopra il livello del mare.

3 luglio 2019

Sansego, l'isola delle canne e delle belle donne

In greco sansegos significa origano e l'isoletta ne è effettivamente piena. Le canne sono arrivate dopo, cresciute dopo la debacle della coltivazione della vite negli anni della Jugoslavija. E le belle donne?
sansego susak
Ci si arriva da Lussino, meglio con le barche private che fanno andata e ritorno in giornata: il servizio pubblico costringerebbe al pernottamento. Ci si arriva con calma, 7 o 8 nodi, mentre a bordo si mangiano sgombri e crauti...


sansego susak
E' l'unica isola del Quarnaro fatta di sabbia. Oggi le canne selvatiche in-
vadono le antiche coltivazioni a vigna e accerchiano il paese, che è divi-
so in due: quello basso (vicino al porto, nella foto) e quello alto, che si
raggiunge con una scalinata di 150 gradini.
Oggi si chiama Susak, proprio come il quartiere oltre fiume di Rijeka, il capoluogo del golfo.
sansego susak
L'insediamento più antico è Sansego Alta/Gornje Susak.
👉Gli abitanti di Sansego si sono sempre sostentati producendo vino, coltivando orti, e pescando. Gli isolani produssero una buona quantità di vino e grappa tra il 1936 e il 1969 grazie a una cantina cooperativa, nota col nome dialettale istro-veneto: la vinaccèra.
👉Era anche attivo un conservificio di pesce azzurro, qui catalogato sotto il nome generico di sardèle.
sansego 1910
Il nome viene dalla parola greca sansegos che significa origano, pianta
che cresce in abbondanza sull'isola. (foto da "Istriadalmaziacards")
Dalla metà degli anni sessanta, l'isola è stata invece spopolata dalla emigrazione, con il centro principale praticamente in rovina.
D'estate l'isola vive ancora qualche momento di vitalità: qualche emigrato che ha fatto fortuna ritorna all'isola natia dove ha ristrutturato la casa avita, esibendo con gusto spesso pacchiano i segni del raggiunto benessere.
Mentre tra i sentieri fra le canne e la sabbia si incrociano rari protagonisti di un turismo contemplativo e alternativo, che portano impressi nel proprio aspetto i segni di una esibita alterità, quasi una plasticosa riedizione radical-chic dell'estetica hippy degli anni Sessanta.
👉Tra gli abitanti più anziani le imprecazioni sono sempre proferite in lingua italiana anche se gli abitanti parlando un dialetto locale su base croata.
susak sansego
"Sansego è una delle isole dell'Adriatico orientale che hanno maggiormente subito un tracollo nel numero degli abitanti dopo la seconda guerra mondiale: nel 1948 erano 1629, mentre nel 2011 erano rimasti in 151. La maggior parte dei sansegotti si è spostata negli Stati Uniti: nel New Jersey esiste il Susak-Klapa Social Club, che mantiene ancora vive le tradizioni isolane. Il dialetto di Sansego è particolare: di base croata, presenta alcune parole derivate dal veneziano. L'isola infatti fu nei domini veneziani per secoli. Caratteristici sono anche i coloratissimi costumi femminili di Sansego." (dal gruppo Facebook "Istriadalmaziacards")
sansego susak
Il governo italiano sotto Benito Mussolini iniziò l'italianizzazione dei nuovi territori italiani. A Sansego, per esempio, il governo fascista cambiò il nome e la pronuncia di alcuni dei cognomi: "Tarabokija" divenne "Tarabocchia"; "Picinić" divenne "Piccini". La lettura delle lapidi al cimitero di Sansego alta è quindi alquanto fuorviante...
sansego susak
L'isola come si presenta a chi proviene da Lussino. Al centro i due insediamenti di Sansego "alta" e bassa".
susak sansego
A sinistra: la la vinaccèra, ossia la cooperativa vitivinicola che (assieme allo stabilimento di inscatolamento del pesce attivo dal 1939 al 1964) sostenne l'economia isolana dal 1936 fino al 1959 nel suo abbandonato aspetto attuale; aspetto che contrasta con l'estetica americaneggiante delle casa dagli emigrati che lasciarono l'isola negli stessi anni e che oggi ci tornano per le vacanze estive.
sansego susak
Sansego ha una sua peculiare atmosfera di abbandono e silenzi distribuiti fra il borgo del porto e quello più in alto, più antico e che continua a parlarci di storie passate e ormai lontane.

30 giugno 2019

Hum, il piccolo borgo d'altura dell'Istria centrale

Oggi Hum (Colmo, in italiano) è quasi un ghost village, con sì e no venti abitanti. Ci sono appena due viuzze, due chiesette e una konoba.
Qui é ancora possibile trovare in vendita la famosa Biska, la grappa aromatizzata con le foglie del vischio (stiamo però attenti con gli esperimenti casalinghi perché la bacche sono tossiche!).
E' vicino sia a Pinguente/Buzet che a Pisino/Pazin. E' un
pittoresco borgo d'altura, piccolo e raccolto come il più
blasonato e turrito Monteriggioni, che si trova in Toscana,
al centro dell'Italia centrale (qui qualche nota storica).
In Istria i borghi d'altura non mancano certo e Hum ne illustra il caso limite: "...un piccolo paesino che oggi conta una trentina di abitanti nelle vicinanze di Pinguente (Buzet), nell'inteno dell'Istria. Ai tempi di questa cartolina dell'editore Stefani di Pisino (1942), Colmo contava più di ottocento abitanti, la maggioranza sparsi nel territorio a fronte di pochi (circa un centinaio) rinchiusi nelle mura cittadine. La grande maggioranza di questi se ne andò dopo la guerra, quando l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia. Secondo quanto riportano alcune guide, Colmo sarebbe indicata dal Guinness dei Primati come la città più piccola del mondo, ma si tratta di una leggenda. Il grande edificio bianco che si staglia in primo piano è la scuola elementare. Oggi l'edificio è in disuso, e tutta Colmo - con le sue case in pietra e le stradine lastricate anch'esse in pietra - appare come sospesa in un'epoca senza tempo."
Sulle porte occidentali delle mura sono presenti due antichi scritti in alfabeto glagolitico, il più antico alfabeto slavo, che venne elaborato dai santi Cirillo e Metodio nel sec. IX d.C. sulla base dell'alfabeto greco corsivo, e con qualche elemento ebraico e copto.


26 giugno 2019

Il Ponte della Cavanella fra Ossero e Lussino

Originariamente Cherso e Lussino erano unite da una sottile striscia di terra, che però venne scavata ancora nell'età del bronzo e poi ampliata in epoca romana per creare il Canale della Cavanella.
ponte di osor 1910
Ecco l'aspetto del vecchio "ponte austriaco" come appariva nel 1910.
👉Il "ponte austriaco": durante la seconda guerra di indipendenza italiana (1859) il ponte venne parzialmente distrutto dalle forze nemiche Franco-Piemontesi.
Tuttavia il Governo Marittimo iniziò la costruzione di un nuovo ponte quasi vent'anni dopo. Nel progetto del 1878 si precisava che: "...il lavoro sarà eseguito in sei mesi, le parti in ferro verranno dipinte con due
Il "ponte italiano" venne rimontato dopo il bombardamento del 1945 ed
è quello che vediamo oggi.
mani di minio antiruggine e due mani di verde.".
Contemporaneamente fu allargato e scavato il canale per raggiungere una profondità di tre metri. Il ponte montato aveva una lunghezza di metri 14.35 ed era largo metri 2.6. Appena
dopo il collaudo, vi fu un cedimento della struttura, che già nel 1929 richiese un puntellamento, la rimozione delle pesanti ringhiere e alla scelta di riservarlo unicamente
ponte della cavanella ad ossero
La Cavanella è oggi larga 11 metri e consente il passaggio di imbarcazio-
ni di una certa importanza.
al solo passaggio pedonale.
👉Il "ponte italiano": quello "austriaco" venne demolito nel 1942, rimase abbandonato e arrugginito sulla riva fino agli inizi degli anni '70.
Sempre nel 1942 le officine Antonio Badoni di Lecco di realizzare un ponte girevole, quello attuale, aperto anche al traffico automobilistico. Le parti in muratura furono affidate invece all'impresa Brussich che utilizzò le pietre della cava di Neresine.
👉La sfortuna si accanì ancora verso questo ponte che nel '45 venne colpito da un aereo, la struttura non venne però danneggiata in modo grave e il ponte poté essere rimontato anche se non nella sede originaria, ma spostato di poco verso levante. Il ponte girevole veniva aperto due volte al giorno per permettere il passaggio delle barche (i dati storici sono tratti dal forum "Trieste segreta").

25 maggio 2018

La baia di Buccari (Bakar), dove le Alpi finalmente tornano al mare

Quando finalmente si esaurisce, la catena alpina (che geograficamente inizia al Colle di Cadibona e finisce al Passo di Vrata) incontra il mare.
buccari bakar
Sembra un lago circondato da una corona di monti. Lo sbocco a mare è una strettoia facilmente difendibile larga solo 300 metri, non visibile nella foto perchè nascosta dal promontorio sulla destra, tagliato dalla strada litoranea che porta verso Fiume/Rijeka. Sullo sfondo, tra l'azzurro della foschia, si indovina il profilo dell'isola di Veglia/Krk.
buccari bakar
La vecchia Buccari in una foto d'inizio Novecento. La baia è esposta a
forti venti di bora e di scirocco. Qui d'inverno le imbarcazioni gelano
ma sui terrazi della baia si coltiva la vigna che dà la Bakarska Vodica.
Il centro storico è raccolto attorno al castello, situato sulla collinetta che sorveglia la baia del porto, che nel medioevo gareggiava in importanza con quello di Fiume.
La prima espansione in epoca moderna è dovuta all'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che le conferì il titolo di città.
buccari bakar
L'impero autroungarico vi costruì una grande base navale, che in Italia
divenne famosa per la "beffa di Buccari", la guasconata di d'Annunzio.
Un'ulteriore espansione si ebbe nel corso dell'Ottocento, quando l'Impero austro-ungarico ne fece - assieme a Pola - una delle più importanti basi strategiche della marina militare.
Il declino economico iniziò nel 1873, con l'apertura della ferrovia Fiume-Budapest e il parallelo decollo commerciale di Fiume.
Nel Novecento (1930) la costruzione di una bretella ferroviaria consentì una mitigazione dell'isolamento.
baia di buccari
Dopo la WW2, negli anni del produttivismo industriale d'impronta socialista, divenne nel 1972 un importante terminal industriale e carbonifero, con pesanti stravolgimenti ambientali. Dopo la dismissione degli impianti l'enorme tubazione cilindrica che attraversava la baia è stata fortunatamente smantellata. Ma negli anni della "nuova Croazia" il disprezzo ambientale per la baia è proseguito, sotto forma di autostrade che incombono sull'abitato, quasi fossero prodezze architettoniche.

11 maggio 2017

L'antica rocca di San Servolo (Socerb, in sloveno)

E' un occhio d'aquila appollaiato sul margine del ciglione carsico. Un posto da dove si domina Trieste. Da quassù la città e le acque di Muggia e Capodistria sembrano davvero a portata di mano.
Per la sua posizione geografica, fu oggetto di contese nei continui conflitti di interesse che contrapposero Venezia a Trieste durante le guerre fra la Serenissima Repubblica e gli Asburgo (da qui si controllava anche il commercio del sale che si produceva nelle saline di Zaule e transitava lungo la Val Rosandra).

San Servolo Socerb
Dopo gli anni della dominazione fascista la rocca venne a trovarsi lungo
la  linea di confine della nascente "cortina di ferro": il confine tra Italia
e Jugoslavija negli anni della guerra fredda passava proprio da qui: ver-
so Trieste c'era la zona A e verso l'Istria la zona B.
Così devono aver pensato i comandi partigiani di Tito, che vi insediarono la sede della '"intelligence" ed anche quella, inevitabilmente connessa, di tribunale del popolo quando erano proiettati nel sogno inconfessato del "Trst je nas" (Trieste è nostra).
Era un punto di vista che vedeva, come Mao Tze Tung del resto, le città come espressione della campagna circostante, e quindi subordinate ad essa.
San Servolo Socerb
Il suo aspetto odierno differisce notevolmente da quello riportato dallo
storico Valvasor nel suo "Gloria del Ducato della Carniola" (1689) dove
descrive nel dettaglio anche la vicina Grotta Santa.
Una visione agli antipodi dall'affarismo commerciale e finanziario della cosmopolita borghesia triestina, che dipendeva dai traffici del porto.
👉E intanto la ricca, commerciale e cosmopolita Trieste veniva ogni giorno alimentata dal retroterra contadino che era compattamente slavo e che le forniva quanto serviva per vivere: latte, verdura e carne in anni in cui nessuno aveva ancora in casa il frigorifero.
San Servolo Socerb
San Servolo in un'altra stampa del Valvasor (1689).

Attualmente è di proprietà privata ed è stato trasformato in ristorante (che ne deturpa l'interno).

La storia del castello di San Servolo inizia nel Decimo secolo.
L’insediamento, il cui nome deriva dal santo compatrono di Trieste assieme a San Giusto, viene nominato per la