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10 agosto 2024

Il vecchio quartiere operaio di San Nicolò vive una seconda giovinezza, dopo anni di degrado

I nove grandi casoni operai furono costruiti nei primi del '900 e sono sempre lì, quasi intatti, tra Fiume e Cantrida, subito sopra il silurificio.
Si trovano all'altezza del bivio per Castua e Mattuglie, all'imbocco della via più breve e diretta fra Fiume e Trieste, la strada "direttissima" che tagliava (e taglia) la penisola istriana alla base e attraversandone l'interno slavo per collegarsi all'altro porto strategico austroungarico: la città di Trieste. Si trattava in sostanza di un nuovo quartiere popolare, completo di scuola elementare (ed è ancora lì pure lei)
Con l'implosione della Jugosllavija cominciò il degrado sociale e abitativo
dei quartieri popolari, e in questo Curbek fece scuola. Le due foto a colori
sono del 2019, invece quella in B&W è della metà degli anni '60.
Sono le "case popolari" costruite a inizio Novecento nel quartiere abitativo Torretta-San Nicolò, le prime balze del declivio che sale verso Castua, su una striscia di costa a cavallo fra il fronte-mare industrializzato, la linea ferroviaria per Trieste e la litoranea per Abbazia.
Questa foto è del 2023. Alcuni appartamenti sono stati trasformati in af-
fittanze turistiche, ma senza modificare gli esterni.
👉Si trattava di un intervento ambizioso concepito a servizio della sottostante zona industriale, che comprendeva gli importantissimi cantieri navali, il silurificio, le raffinerie Romsa, e le "casette operarie" distrutte dai bombardamenti alleati durante la WW2. Tutte quelle imprese strategiche avevano crescente bisogno di maestranze specializzate alloggiate nelle immediate vicinanze.
👉Sono nove corpi di fabbrica realizzati secondo un piano organico e coerente: tutti assolutamente identici fra loro, ogni palazzina aveva
La destinazione ad affitto turistico di alcuni appartamenti in questi ex ca-
soni operai sembra averli salvati dal degrado in cui erano sprofondati do-
po il collasso della Jugoslavija. Del resto in Jugoslavija le sobe (stanze di
casa da affittare ai turisti) sono una tradizione che risale agli anni di Tito.
quattro piani fuori terra con tre giroscale che servivano xx appartamenti.
👉Si scendeva alle industrie sottostanti con le scalette pedonali e i miei nonni le facevano ogni giorno per andare e tornare dal lavoro. Al 24 della scalinata abitava mia prozia Amelia e nei casoni tanti amici di famiglia, tra i quali Peppina e Giulio.

30 marzo 2023

La baia di Cigale a Lussinpiccolo (isola di Cherso)

Grandi famiglie con grandi mezzi e grandi ambizioni. A Lussinpiccolo vennero piantati centinaia e centinaia di alberi per creare una grande pineta nella baia di Cigale (Čikat), ove certi ricchi e nobili austriaci, tedeschi, ungheresi e triestini stavano costruendo le loro ville.
Cartolina edita a cura della società promotrice del lancio turistico internazionale
della baia, la "Seebad Cigale". Primi anni del Novecento, in piena belle époque.
Era la belle époque: il periodo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, che finì con lo scoppio della WW1.
Portorose, Abbazia, Rovigno e Lussino furono le località balneari più celebri dell'Alto Adriatico allora soggetto all'Austria, cui bisogna aggiungere le isole Brioni, che potremmo definire una sorta di resort di superlusso.
👉A Lussinpiccolo fu fondata una società ad hoc per la gestione e lo sviluppo turistico: la "Seebad Cigale"
👉La cartolina prodotta proprio dalla "Seebad Cigale" nel 1905 mostra le linee di navigazione, che in sette ore da Trieste (via Pola) e in quattro ore da Fiume ti portavano proprio a Cigale.

"La guida Hartleben’s della Dalmazia nel 1910 scrive di Cigale che «al fine di creare una spiaggia perfetta, è stata sparsa sul vecchio suolo fangoso della purissima sabbia marina dell’isola di Sansego». E infatti ogni anno un paio di barche andavano a prelevare sabbia nella vicina isola per poi spargerla sulla spiaggia della baia e renderla così più confortevole. La guida scrive che il Seebad Hotel ha duecento cabine da bagno e un Wiener Café con una splendida vista sul mare. La Kurhaus dr. Hajos, invece, sta in cima a un’altura nel centro del parco." (Alessandro Marzo Magno, "Il leone di Lissa (Italian Edition)", VandA edizioni. Edizione del Kindle.) 

24 aprile 2019

A Pivka (San Pietro in Carso) c'è un parco-museo militare dell'epoca jugoslava che merita una visita

Ad una cinquantina di chilometri da Trieste, c'è una caserma che ha attraversato tutte le grandi fasi del Novecento. Costruita durante il fascismo, fu utilizzata dall’Armata federale jugoslava e poi dalle forze indipendentiste slovene. Ora è un museo.
Un tank federale che schiaccia una piccola automobile civile: una installazione che sembra alludere al vittorioso secessionismo sloveno del 1991. Tutte le notizie storiche e le informazioni pratiche si possono trovare nel bel reportage curato dal sito "Osservatorio Balcani e Caucaso".

22 dicembre 2018

Come Abbazia divenne centro di cura e soggiorno

Tutto cominciò nel lontano 1844 quando Iginio Scarpa, un ricco commerciante stanco di vivere nella vicina e caotica città di Fiume trovò un tranquillo boschetto prossimo alla chiesa di San Giacomo, a Opatija e se lo comprò. In quel luogo costruì una residenza estiva e le diede il nome della compianta moglie, Angiolina.
villa angiolina
Già nel 1845 Iginio Scarpa aveva edificato la villa e il parco tuttora esi-
stenti, e aveva preso ad ospitarvi importanti esponenti del bel mondo.
Il decollo turistico arrivò con l'apertura della ferrovia da Pivka a Fiume
nel 1873. Il ramo fiumano della Südbahn aprì Abbazia al facoltoso turi-
smo cosmopolita della belle époque.
Villaggio di pescatori, marinai e tessitrici fino alla metà del'Ottocento, Abbazia aveva cominciato a crescere quando, nel 1838, venne collegata a Rijeka con la strada costiera.
Grazie al clima mite e all’ottima posizione, il luogo divenne presto un richiamo per le élite.
La storia locale aveva poi subito un'accelerata nel 1873, con l'arrivo nel Golfo del Quarnaro della Südbahn, la ferrovia austriaca che già
dal 1858 collegava Vienna a Trieste.
südbahn
La Südbahn ("ferrovia meridionale") era una ferrovia che dal 1858 col-
legava Vienna con Trieste lungo il percorso Wien - Graz - Spielfeld/
Sentilj - Marburg - Steinbrück/Zidani Most - Laibach - Pivka - Opcina/
Villa Opicina - Triest).
👉Con un altro ramo ferroviario (la tratta Pivka-Fiume) la Südbahn collegò il golfo direttamente con Vienna, e il treno segnò il decollo di Abbazia come luogo di cura e di soggiorno internazionale (la costruzione della stazione di Mattuglie-Abbazia risale appunto al 1873).
👉Arrivò così anche la nobiltà austroungarica, compreso Francesco Giuseppe, uno tra i numerosi ospiti famosi di Opatija.
ferrovia san pietro in carso fiume
La Südbahn Wien-Triest era in funzione già dal 1858 quando venne inau-
gurata la nuova tratta Pivka-Fiume (1873), che prevedeva una fermata a
Mattuglie, sulle alture fra Fiume e Abbazia. Infine, nel 1908 entrò in fun-
zione anche una tramvia elettrica che collegava Mattuglie con Abbazia e
Laurana. Il tram rimase in servizio fino al 1933.
Sempre più spesso gli ospiti non potevano più essere ospitati ad Abbazia e hanno dovuto fare base a Fiume, ma soprattutto stabilirsi a Laurana.
👉Infine verso il 1885 é Julius Glax, rinomato balneologo europeo, a prendere il timone. Con decreto imperiale Opatija diventa ufficialmente Kurort (centrodi cura), nel 1889 e Glax viene nominato suo direttore.
👉Decine di medici giungevano dall''Austria, la Germanica, l''Ungheria, la Romania, la Galizia, l'Italia, praticando a Opatija, durante la stagione piú interessante che all'epoca durava dall''inizio dell''autunno fino a tarda primavera, mentre la
villa angiolina
Abbazia iniziò così una rapida espansione e divenne un "masse-resort":
4.009 persone nel 1890 che divennero 47.064 nel 1910 e 55.000 nel
1912, dopo che (nel 1908) era entrata in servizio la tramvia elettrica
che da Mattuglie portava la "bella gente" direttamente sulla costa di
Abbazia e Laurana. Qui si vede una delle due camelie di Dresda.
piena estate era molto meno invitante per le vacanze.
👉Il periodo d'oro della belle epoque fu interrotto dalla WW1, quando tutte le case di cura e le strutture sanitarie divennero convalescenziari per i soldati austro-ungarici.👉Poi, dopo un dopoguerra turbolento intramezzato dalla avventura golpista di D'Annunzio a Fiume, l'intera Istria passò al Regno d'Italia e i legami col vecchio mondo cosmopolita della Mitteleuropa furono recisi.

31 marzo 2017

L'Hotel Imperial di Abbazia (che era nato come "Hotel Kronprinzessin Stephanie")

L’Hotel Imperial è, in ordine di tempo, il secondo hotel di Opatija. Fu inaugurato nel 1885 con il nome di "Kronprinzessin Stephanie".
hotel imperial opatja
Il primo albergo aperto ad Abbazia fu l'hotel Kvarner, che si affacciava di-
rettamente  sul mare e il secondo fu questo, che invece stava dall'altra par-
te della strada (qui lo vediamo in Google Street View).
Hotel Stephanie Opatija
Questo era l'aspetto dell'Hotel Imperial nel 1912, quando ancora si chia-
mava "Hotel Stephanie", stesso nome della fermata servita dal tram che
da Mattuglie portava fino a Laurana (e stesso nome del rifugio sul Monte
Maggiore). Le teste coronate austroungariche salivano alla Südbahnhof
di Vienna  e scendevano qui...
C'è stato un tempo in cui la Kronprinzessin Stephanie andava per la maggiore da queste parti.
Era stata data, ancora bambina, in matrimonio contrattato a quel Rodolfo d'Asbusrgo che poi fece scalpore per il suo scenografico suicidio assieme alla giovane amante Maria Vetsera.
👉All'infelice Stephanie (che dall'arciduca Rodolfo aveva contratto la gonorrea che giustificò la conseguente richiesta di divorzio: già, non poteva procreare) venne intitolato anche il rifugio alpino situato alla sella di Poklon, sul Monte Maggiore di Fiume.
Hotel Imperial Opatija
La sua grande sala dorata continua ad essere molto ambita e ad ospitare
cerimonie, eventi e e pranzi importanti.
Tra le teste coronate ospitate dall'hotel figurarono perfino l'imperatore Francesco Giuseppe e la sua controparte germanica Guglielmo II furono tra i notabili che soggiornarono nell'albergo nel corso del XIX secolo.
Gli stili che compongono l'Hotel Imperial sono una fusion del gusto neoclassico, tendenza eclettica sviluppatasi negli anni a cavallo tra fine Ottocento e inizio del Novecento.
In quegli gli anni Abbazia si affermava come moderna cittadina turistica e stazione balneare con frequentazioni da tutta Europa.

10 gennaio 2017

C'era una volta il tram di Abbazia, che arrivava fino a Laurana

Collegava la ferrovia meridionale Vienna-Trieste-Fiume con le perle turistiche della bella gente asburgica e danubiana.
il tram di Abbazia Opatija Laurana Lovran
Dai 212 metri di quota di Mattuglie (dove la Südbanhof aveva la stazione
"Abbazia-Mattuglie" fin dal 1873) il tram scendeva al mare servendo uno
dopo l'altro Volosca, Abbazia, Icici, Ika e Laurana.
La linea tramviaria partiva da Matulje, nell'immediato entro-terra fiumano. Qui c'era la sta-zione di scambio con la ferro-via proveniente da Vienna: le merci andavano a Fiume e la bella gente dell'elite austro-ungarica scendeva ad Abbazia e Laurana.
il tram di Abbazia Opatija Laurana Lovran
La tramvia per Laurana aveva le seguenti fermate: Matulji Südbahnhof,
Matulji paese, Preluka, Cernikovica, campo Bez, Marketplace, Bez Hauptm,
Lipo-vica, Hotel 4 Stagioni, Skerbici, Mercato coperto, Abbazia porto,
Hotel Bristol, Hotel Stefanie, Bad Slatina, Hotel Bellevue, Pension Quet-
ta, Chiesa, Centro Luce, Punta Kolova, Costa, Toll House, Tivoli, Jcici,
Jka, vasca Lovrana, Lovrana.
L'idea di costruire un raccordo ferroviario trainato a vapore fu scartata perchè i fumi e il ru-more delle locomotive avreb-bero disturbato i facoltosi ospiti, un'elite che non badava a spese.
il tram di Abbazia Opatija Laurana Lovran
Il percorso da Mattuglie a Laurana era lungo circa 12 km e durava un'ora.
Il tram elettrico Matulji-Opatija-Lovran iniziò le corse nel 1908 e le chiusenel 1933, quando fu sostituito dalle corriere del "Consorzio Inter-comunale Servizi Automo-bilistici Fiume-Abbazia".
La bretella tamviaria fra Mat-tuglie e Laurana era all'avanguardia della tecnica e pensionò definitivamente le carrozze a cavalli in questa parte del Litorale asburgico.
👉Al capolinea di Laurana mancava lo spazio e il tram semplicemente invertiva il senso di rotazione delle ruote.
👉I bagagli venivano tra-sportati in un vagone separato. In estate prestavano servizio vagoni scoperti.
👉 Fin dal 1899 Fiume aveva un proprio tram che però non fu mai collegato alla li-nea Mattuglie-Laurana, forse perchè tra Fiume e Abbazia esi-steva una linea marittima e non si voleva danneggiarla.

11 settembre 2016

L'Hotel Adriatic ad Abbazia

E' stato una delle prime e più importanti realizzazioni fatte dal Maresciallo Tito dopo la sua apertura al turismo occidentale.
L'Hotel Adriatic ad Abbazia Opatija
Di forme moderne e dimensioni esagerate, era progettato secondo quel-
lo stile post-razionalista e "internazionale" che furoreggiava in Europa
negli anni della ricostruzione post-bellica, uno stile che fece epoca an-
che ad Abbazia/Opatija.
Dopo la stasi fascista, l'Hotel Adriatic è stato il primo alber-go costruito dopo l'epoca d'oro austro-ungarica.
Fu inaugurato nel 1963 e si trova a monte della litoranea che da Fiume porta a Icici, Ika e Lovran, leggermente arretra-to rispetto al mare.
Con l'albergo venne aperto an-che un casinò, il primo nell'Europa orientale della guerra fredda.
L'Hotel Adriatic ad Abbazia Opatija
La hall e l'ingresso dell'Hotel Adriatic in due scatti presi all'epoca della
costruzione. L'albergo fu progettato dall'architetto Andrija Cicin-Sain,
molto noto nella Jugoslavija di Tito, una sorta di Renzo Piano locale. Fu
una brusca virata rispetto allo stile della bella-epoque asburgica, che sto-
nava con alberghi come i vicini Hotel Opatija, Hotel Kristal, eccetera. 
Le camere, distribuite su otto piani, erano concepite secondo criteri innovativi: oltre alla zona bagno, ciascuna stanza disponeva anche di uno spazio affacciato su un balcone.
Sempre negli anni della Jugo-slavija di Tito, ma un po' più tardi (1971) all'Adriatic venne aggiunto un nuovo corpo che comprendeva una sala con-gressi pensata per aumentare il flusso di presenze durante i mesi invernali.
Pretenzioso ma cafonal, con-tinua ad esibire il suo "casinò", ormai fatto solo di slot-machine e irrimediabilmente fuori dal tempo.

28 luglio 2016

Il motel tondo di Plomin, da Tito a oggi

Fu costruito nei primi anni Sessanta, quando Tito aprì i confini al turismo occidentale per rastrellare valuta pregiata, soprattutto marchi tedeschi. Allora sembrava ipermoderno e forse lo era davvero, chissà...
Motel Labin Hotel Flanona
Quel "motel" contenuto nel nome originale ("Motel Plomin") sapeva
maledettamente di modernità e trasgressione, anche perchè rimaneva
aperto fino a notte fonda. In basso a destra una inquadratura dell' "Ho-
tel Flanona", nome attuale che tenta una citazione colta (Flanona era
il nome romano dell'attuale Plomin, che durante l'intermezzo fascista
era chiamata Fianona).
Posti così strizzavano l'occhio ai turisti occidentali cercando di accreditare la Jugoslavija come paese libero e democratico (cioè comunista ma autogestionario e aperto alle idee occidentali).
👉Aperto nel 1964, divenne ben presto un'attrazione anche per gli abitanti del posto, e non solo per i turisti. In quegli anni i progetti "modernisti" crescevano come funghi.
Motel Labin Hotel Flanona
Al motel, durante i frequenti viaggi da Opatija a Brioni, soleva fare tap-
pa il maresciallo Tito (a destra con gli occhiali), qui in compagnia del
presidente cecoslovacco Novotny, il 13 Settembre 1967. Le foto in bian-
conero sono tratte dal blog locale labinska-republika.
👉Lo stile di quegli anni Sessanta? Beh, era semplice: bastava riferirsi a quel modernismo cementizio che affondava le radici nel razionalismo architettonico del primo Novecento e che poi si estese senza soluzione di continuità fino all'urbanista e archistar Le Corbusier, il sacerdote del cemento armato delle terre occidentali.
👉Prima del motel lì c'era una bella area di sosta con tavolo e panche in pietra. Dopo la costruzione del tunnel sotto il Monte Maggiore il motel lentamente deperì.

21 marzo 2016

La lunga storia dell'hotel Kristal di Abbazia, nato per attirare la benestante borghesia ebraica

L'istruttiva storia dell'Hotel Kristal inizia nella città austriaca di Gleichenberg, nei primi anni del ventesimo secolo, quando i coniugi Breiner si trasferiscono nella Villa Helvetia di Abbazia e tentano la fortuna nella località turistica così alla moda.
Hotel Kristal Opatija
Il vecchio albergo ebraico, costruito nel 1912 , è quello piccolo color crema, 
schiacciato dalla sua addizione del 1927, il grosso parallelepipedo celeste
alla sua sinistra. Il vecchio albergo si chiama oggi Hotel Residenz. Sono en-
trambi "figli" della vecchia pensione Breiner.
I Breiner aprirono la loro umile pensione al numero 110 della vecchia Reichstrasse (l'attuale Ulica Marsala Tita).
Grazie alla brillante gestione di Mina, la moglie, e ai prezzi a buon mercato che partivano da dieci Corone al giorno, la pensione Breiner all'epoca rappresentava la migliore of-ferta come sistemazione di fascia media ad Abbazia.
👉I Breiner scommisero sulla carta ebraica, concentrandosi su come attirare quella clientela ebraica che non
Albergo Breiner Abbazia
L'albergo Breiner in tre immagini dei suoi anni migliori, quando dopo
la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico e l'annessione dell'Istria al
Regno d'Italia, il fascismo delle leggi razziali e la seconda guerra mon-
diale sembravano pura fantapolitica.
scarseggiava nell'Austria Felix; così Sigmeund e Mina fecero del loro meglio per assicurarsi che la loro offerta comprendesse tutto ciò che chiunque professare la religione ebraica avrebbe potuto apprezzare: in cucina seguivano i dettami kosher e offrivano un servizio religioso il sabato e le festività del calendario ebraico (in que-sto vennero più tardi imitati dall'albergo Stern ).
Hotel Cristallo Abbazia
L'albergo passò di proprietà, acquistato dall'industriale e regista teatrale
Ludwig Katzenelenbogens e da sua moglie, la grande attrice Tilla Du-
rieux, che ne cambiarono il nome in Hotel Cristallo. Perseguitati dal
nazismo e dal fascismo a causa delle ascendenze ebraiche del marito,
i due si rifugiarono in Svizzera e i fascisti misero le mani sull'albergo.
👉La Pension Breiner divenne molto interessante per la clientela ebraica del primo Novecento.
La forte domanda portò rapi-damente al successo, e ben presto si dovette aumentare l'offerta di camere, per la qual cosa la dinamica Mina decise di affittare e annettere ville adiacenti (Vesna e Erminia).

7 febbraio 2016

Il turismo facoltoso della belle époque cosmopolita

Una famiglia di benestanti ebrei ungheresi in villeggiatura sul litorale prima della tempesta nazi-fascista.
Abbazia turismo belle epoque
In alto e da sinistra a destra: "mia madre, un uomo non identificato,
nonna Riemer, nonno Riemer, un cameriere, la sorella della mamma,
mia zia Klari. I bambini in basso sono (da sinistra a destra) mia so-
rella, io e il figlio di zia Klari"
. La voce narrante è quella di Ilona Rie-
mer sposata Seifert, nipote del capostipite Bernat Riemer, fondatore
di una grande panetteria a Budapest.
L'epoca magica della borghesia trionfante, ricca, attiva, cosmopolita, proiettata alla conquista del pianeta eppure ancora così contigua alla nobiltà feudale che stava finendo di scalzare...
Un ritratto di famiglia tracciato con i ricordi di una vacanza in Abbazia nel 1920 e che ritrae i membri della famiglia Riemer, ebrei ungheresi non nobili, non tanto ricchi, ma certamente membri benestanti di quella upper middle class che il lessico inglese rende meglio del nostro "alta borghesia".
Abbazia turismo belle epoque
"Siamo seduti nel giardino dell'hotel ortodosso, il Breiner. Molti dei
miei parenti compaiono in questa foto. Mia madre, mia sorella e io
siamo seduti nella parte anteriore."
 
Ilona descrive l'esperienza della vacanza ad Abbazia, allora centro alla moda, connesso a Vienna dalla modernissima "Ferrovia Meri-dionale" e il suo prolun-gamento Trieste-Fiume, da dove poi il tramvai elettrico portava fino ad Abbazia.
Tutta la famiglia allargata si era recata ad Abbazia per le vacanze estive: "Abbiamo viaggiato insieme, in treno. Oh, è stato un grande viaggio.
Hotel Breiner Abbazia
Gli "Hotel Breiner und Residenz" ad Abbazia in una cartolina del 1914.
Oggi il Breiner porta il nome di Hotel Kristal e continua ad essere affian-
cato dal più piccolo Hotel Residenz (l'originaria Pension Breiner). Sulla
destra si distinguono le torrette dell'Hotel Admiral, tutt'ora esistente.
C'è voluto quasi un giorno intero. Abbiamo dovuto cambiare treno a Fiume, non facile con i nostri grandi quantità di bagagli. In Abbazia vivevamo tutti nella Breiner Hotel, che era un hotel rigorosamente kosher. Mi ricordo che il tavolo carne e la sezione di carne sono stati fissati con le coperture rosse, e il tavolo del latte e la sezione con belle tovaglie blu. Si poteva mangiare carne o piatti a base di latte, ma le due parti erano tenute separate. Il Breiner era l'unico albergo kosher ad Abbazia, in modo che tutti i nostri conoscenti ebrei anche stati lì. La famiglia tutta è andato insieme: mia madre, mia sorella e io, e, naturalmente, la nostra Fräulein. Dal momento che ha lavorato tutto l'anno, è stato naturale che noi non l'avrebbe lasciato fuori e andare in vacanza senza di lei! Sorella minore di mia madre con i suoi due figli anche andato, come facevano i loro nonni, e credo che, anche altri. C'erano sempre un sacco di bambini in Abbazia, oltre a conoscenti, parenti e vicini di casa. Tutti si conoscevano. C'era anche sempre un rabbino che trascorreva le vacanze estive, perché il posto era abbastanza kosher per lui. Ha condotto una funzione religiosa ogni sabato, come c'era una sinagoga là, anche".

3 gennaio 2016

Hotel Opatija ad Abbazia

La lunga storia di una perla architettonica che, sebbene un po' saccagnata, è riuscita a sopravvivere ai colpi del realismo socialista degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta e poi anche alla marea cafonal del dopo-Jugoslavija.
Hotel Opatija Abbazia
Usando l'obiettivo giusto e scegliendo il punto di ripresa giusto si possono escludere dall'inquadratura quasi tutte le brutte addizioni che l'hanno snaturato e ottenere scatti come questo, che si sforzano di ridare all'Hotel Opatija il suo aspetto originale, con tanto di giardino all'italiana. Ma ovviamente è solo un esercizio di maquillage fotografico. Sul posto i segni del mal fatto emergono con evidenza e declassano non solo l'albergo ma anche il parco da cui è circondato.
Hotel Opatija Abbazia
Una cartolina degli anni ruggenti. I vetri lavorati originali, incredibil-
menmente sopravvissuti  agli anni e alle tumultuose vicende storiche.
Il vecchio e scenografico ingresso, oggi stupidamente chiuso e sostituito
da quello ricavato  nell'addizione "moderna" realizzata negli anni della
Jugoslavija di Tito, che dava sul lungo corridoio a pianterreno.
L'attuale albergo "Opatija" nasce nel 1888 come sanatorio per opera del commerciante di birra austriaco Reininghaus, che lo chiamò inizialmente "Dr. Schwartz", un nome che venne rapidamente cambiato in "Quisisana". Con la nuova denominazione divenne ra-pidamente noto come prima farmacia in Abbazia e allargò ulteriormente la sua fama ospitando dignitari e membri della famiglia imperiale.
👉Dopo la WW2 venne pesantemente rovinato da
Hotel Opatija Abbazia
Un soggiorno a piano terra rivisto negli anni jugoslavi secondo i canoni
estetici dell'epoca. L'ampia sala da pranzo, ottenuta abbassando il soffit-
to originale ed aggiungendo un volume orizzontale negli anni di Tito.
aggiunte "socialiste" di stampo sovietico. Tali stravolgimenti ne hanno fissato l'aspetto, che è quello attuale.
Oggi l'"Hotel Opatija" è un economico albergo entry-level con stanze dai servizi appros-simativi e dall'arredo staz-zonato frequentato da famigliole e giapponesi intruppati nei pullman. Dalla sua rimane la posizione centrale e la possibilità di parcheggio.
Nel 1906, quando si chiamava Hotel Quisisana. Oggi il vecchio corpo dell'hotel è "cucito" alla brutta aggiunta "moderna" dalla pretenziosa e banale reception degli anni Sessanta (quando Tito aprì al turismo ocidentale). Lo storico hotel è stato completamente snaturato dalle aggiunte volute dagli architetti di Tito: il loro tentativo di innestarvi elementi di "modernità socialista" completamente fuori contesto è purtroppo pienamente riuscito.

16 agosto 2014

L'apertura di Tito al turismo occidentale

I primi passi dello "yugoturismo" furono d'impronta collettivista e sovietizzante. Poi, negli anni dell'autogestione, Tito incoraggiò le famiglie private.
Turismo in Jugoslavija
Materiale turistico degli anni Sessanta che richiama la grafica delle coper-
tine di certi quaderni in uso nelle nostre scuole elementari del dopoguerra.
Nei primi anni Sessanta la situazione economica del paese era difficile, le ferite della guerra e i focolai di opposizione interna ancora non sopiti; tra i guai finanziarie c'era la scarsità di divise estere pregiate che, dopo il boicottaggio sovietico seguito alla rottura Tito-Stalin del 1948, erano indispensabili per gli approvvigionamenti sui mercati internazionali.
Fu soprattutto questo l'argomento a pesare sulla decisione di Tito, che accettò di dar corso all'idea di una compagna dei tempi della guerra partigiana: 
Turismo in Jugoslavija
Nelle guide turistiche dell'epoca i nuovi centri turistici integrati, di solito
molto grandi e di impronta razionalista, venivano mostrati con orgoglio
e fungevano da biglietto da visita della Jugoslavija non allineata ed aperta
alla realtà internazionale.
attirare i turisti occidentali sulla costa sulla costa dalmata.
👉Sorsero come funghi enormi centri turistici integrati, hotel, campeggi, ristoranti, bar. Erano per lo più lontani dai centri abitati, in tratti di costa isolati e suggestivi.
👉Il secondo passo avvenne negli anni Settanta, con l'apertura del settore all'iniziativa privata: mutui edilizi agevolati a chi riservava una quota delle nuove abitazioni ad affittacamere, e sul litorale fu il boom delle sobe, le Fremdezimmer ricavate nelle case famigliari.
👉Ma fu, soprattutto, un'alluvione cementizia che interessò tutti i centri costieri, chiudendo in molti casi l'accesso diretto al mare, a quelle baie e baiette che prima potevano essere raggiunte con facilità a piedi.

26 agosto 2013

Trieste e la propaganda dei manifesti dell'Enit

I manifesti pubblicitari fascisti in stile "nazionale".
Immagine tratta dal sito
 travelbrochuregraphics
Sullo sfondo il Castello di Miramare, in primo piano la marmorea rappresentazione dello spirito fascista.
La scritta "TRIESTE" è accompagnata da due stemmini: a sinistra quello dell'Ente Nazionale Industrie Turistiche (Enit), a destra quello delle Ferrovie dello Stato (FS).
Nell'angolo superiore sinistro il logo delle "GRAFICHE MODIANO TRIESTE", un marchio che oggi è noto soprattutto per le carte da gioco.
Sul bordo destro, in verticale, la scritta "PRINTED IN ITALY BY THE E.N.I.T.".
Stampato nel 1935, era destinato all'estero poichè, come è noto, in casa il regima rifiutava ogni forma di anglicismo.

20 aprile 2013

Il mercato coperto di Abbazia

Alla fine del XIX secolo, nel periodo della fortuna di Abbazia come luogo di cura, la necessità di procurare alimenti freschi per i villeggianti era aumentata rapidamente.
mercato di abbazia opatija
L'aspetto odierno del mercato coperto la cui costruzione risale al 1904.
L'impianto richiama i due edifici gemelli del mercato cittadino di Fiume,
terminati nel 1916 ed anch'essi tuttora in funzione..
La proliferazione di ville e alberghi era stata accompagnata dallo sviluppo di tutte le infrastrutture necessarie.
Così si decise di costruire anche un nuovo mercato, più "decoroso" e adatto alla clientela mondana e altolocata (l'uso di vendere cibo sulle strade e nelle case era stata ufficialmente proibita nel 1895).

13 aprile 2012

Parenzo 1895 - aprono i primi bagni

Nel 1886 entra in porto con il suo yacht l'arciduchessa d'Austria Stefania e l'anno seguente l'arciduca Carlo Stefano e l'arciduchessa Maria Teresa.
L'Hotel Riviera in una cartolina dal sito www.kolekcionar.eu.
Questi primi turisti di sangue blu danno il via allo sviluppo turistico.
Nel 1893 viene fondato il consorzio per la costruzione del primo "bagno" sull'isolotto di San Nicola.
Lo stabilimento verrà aperto due anni dopo con il nome di Bagno Parentino.
Secondo i costumi dell'epoca, i bagni prevedono la rigorosa separazione fra uomini e donne.
In una foto odierna: il nome è cambiato in Riviera-Palazzo.
👉Nel 1910 viene costruito il primo albergo, il Riviera, con 70 stanze, 4 appartamenti, bagni su ogni piano, la posta, il telefono, e il garage.
Sul depliant dell'albergo si precisa trattarsi di un «albergo con bagno marino, in una stazione climatica a sud di Trieste, riparata dalla bora e senza zanzare».