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2 marzo 2025

"Fiume o morte!" - un documentario multilingue sull'avventura fiumana di Gabriele D'Annunzio

Pellicola ibrida che - tra il resto - documenta la prima volta in cui il futuro "saluto romano" fu inquadrato,  ripreso e impresso su pellicola.
E' un film-documentario fatto a strati, come la torta dobos. Un oggetto narrativo non identificato fatto assemblando testi e generi diversi che vanno dal documentario al comico, dallo storico al biografico, dal goliardico al drammatico, dal grottesco al musicale. Con interviste fatte a chi passa per strada, anche in fiumàn... nella Rijeka di oggi.



Fresco vincitore al International Film Festival di Rotterdam. E' un documentario
ibrido e multilingue firmato dal regista fiumano croato Igor Bezinović. Una pro-
duzione mista Croazia/Italia/Slovenia, inconsueto "oggetto narrativo non identi-
ficabile" incentrato sui sedici mesi di occupazione dannunziana della città.
Nelle sequenze iniziali vediamo gli attuali ponti sul fiume alle quali vengono poi sovrapposte foto e disegni degli stessi ponti risalenti al Natale del 1920, giorno in cui D’Annunzio ne ordinò la distruzione.
👉Nei primi dieci minuti i commenti e i dialoghi sono in croato sottotitolati in italiano, ma nel momento in cui i cittadini/interpreti mettono in scena la rievocazione degli eventi storici, molti passano al dialetto fiumano che diventa la lingua del film fino al momento della disfatta dei «legionari» dannunziani «tutta una mularìa che a casa no i ga de far
chissà cossa».
Nel corso del Novecento Fiume ha avuto sei bandiere. Prima di quella croata, la
repubblica Federale di Yugoslavia, prima ancora il Regno d'Italia, il Regno di Ju-
goslavija, il Libero Stato di Fiume e all'origine di tutto l'Austria-Ungheria. In co-
lore giallo il territorio dell'effimero Libero Stato di Fiume, l'ectoplasma previsto
dal Trattato di Rapallo (1920) che poco dopo fu annesso al Regno d'Italia in for-
za del Trattato di Roma (1924).
👉Il fijumanski oggi è quasi scomparso dall’uso quotidiano, sono proprio le persone della città a testimoniare di come il tempo e gli eventi abbiano reso minoritario quel dialetto in una città stratificata come la sua architettura; alle strutture e agli edifici di epoca ungherese e asburgica si sono in seguito affiancati o sovrapposti quelli risalenti alla presenza italiana, poi quelli della lunga stagione socialista e infine quelli attuali della "nuova Croazia".

7 gennaio 2025

La cucina di guerra di Maria Stelvio (l'edizione del 1942 aveva una sezione "la guerra in cucina")

La notorietà del suo "Cucina triestina - metodo e ricettario pratico-economico" è via via cresciuta col moltiplicarsi delle edizioni.
"La guerra in cucina": la edizione del 1942 ospitava anche questa sezione, riservata ai consigli su come arrangiarsi, riusare e riciclare, risparmiare e riproporre...

La prima edizione della "Cucina Triestina" di Maria Stelvio risale al 1927,
l'ultima (Edizioni Italo Svevo) è del 2000. Recentemente (nel 2022) è usci-
ta una nuova versione della "Cucina Triestina" profondamente modificata
dalle discendenti della autrice, Annika, Marina e Tiziana.
Nell'edizione del 1942 (Edizioni Italo Svevo) vi si parla anche della guerra "in cucina" nella forma di consigli di economia domestica da adottare in tempo di guerra: come risparmiare il gas, impilando una pentola sopra l’altra come se quella in alto fosse il coperchio della prima, come fare a scaldarsi quando è inverno e si è anche sotto i bombardamenti.
👉In questo senso richiama un altro libro di cucina che ho scoperto per caso: "Come cucinare il lupo" della statunitense Mary F.K. Fisher.


23 novembre 2024

Lungo la Via della Bora: una camminata da Trieste a Cherso, che taglia l'Istria da nord a sud

Una traversata a piedi da Trieste all’isola di Cres (Cherso) in 2 tratte e 6 tappe - camminata e raccontata Paolo Rumiz.
La via della Bora percorsa a piedi da paolo Rumiz.
La penisola istriana da Nord a Sud: una traversata a piedi da Trieste a capo Promontore compiuta del 2012, affiancata ad un altro trekking del settembre 2011, quando Rumiz s'era diretto alla volta di Cherso.
👉Il tutto viene tenuto assieme e confezionato in un percorso in sei tappe che attraversano quel selvaggio mondo fuoriporta che si chiamava Ciceria, per scavalcare l'acqua e arrivare poi fino a Cherso, l'isola dei grifoni e della marineria lussignana, una delle isole della bora.
👉Due itinerari assemblati fra loro che ci anno lume mentre percorriamo le stradine che tagliano i paesaggi, e che ci aiutano a riannodare i fili intrecciati delle tante microstorie locali.

Ma soprattutto: è una insperata fortuna che nel web si possa trovare tutto questo riassunto in un PDF liberamente consultabile.

13 dicembre 2023

Ha per titolo "Poeta al comando" il romanzo fiumano dello storico Alessandro Barbero

Le ultime giornate di D'Annunzio a Fiume immaginate e messe su carta dalla penna di un grande storico contemporaneo. Col consueto rigore.
L'effetto della cannonata che sloggiò D'Annunzio da Fiume. Il colpo del-
la nave militare italiana centrò la finestra dello studio di D'Annunzio. 
Pubblicato nel 2003 per Mondadori e riedito da Sellerio.  Alessandro
Barbero, "Poeta al Comando", Sellerio Editore, Palermo, 2022
.
Alessandro Barbero dà libero sfogo alla sua vena creativa  e racconta il fluire della vita quotidiana del Vate dentro e fuori dal Palazzo del Governo, durante l'esperimento della "Reggenza del Carnaro". Lo fa adottando la forma del romanzo storico, una scelta in verità sorprendente per uno storico di professione.
👉Penso che si debba essere ben documentato sulla vasta produzione di Tommaso Antongini, l'amico e sodale del poeta che durante l'impresa di Fiume divenne (con il grado di capitano) suo segretario personale, al corrente di tutti i risvolti e i segreti, anche i più scabrosi, della vita quotidiana del "Comandante". La voce narrante, infatti, è quella di Tom, esplicito e voluto riferimento a Tom Antongini.
👉Tra le "chicche" del libro la pruriginosa avventura con la figlia diciassettenne del senatore Cosulich (sì, quello della gran schiatta che prima inventò la marineria lussignana e poi aprì i cantieri navali di Monfalcone) e che fu il principale esponente dell'oligarchia imprenditoriale e commerciale fiumana.
Il grande storico italiano è stato capace di trasformare il passato in un racconto appassionante.

20 marzo 2023

"Faraway", un film centrato sull'anima isolana e meticcia della Dalmazia (e la trama é secondaria)

Restituisce un'atmosfera fatta di quadri, sensazioni, dettagli, momenti e tipi umani di un mondo che ritrovo anche nelle isolette del Quarnaro.
Un fotogramma con i due protagonisti principali. La trama é solo un pretesto per accompagnarci dentro le atmosfere dell'altra sponda adriatica, quella balcanica. E' stato girato nelle isole di Brazza e Solta, di fronte a Spalato.
Una immagine rubata sul molo dell'isola di Susak/Sansego, una delle mi-
nuscole isolette che gravitano attorno a Cherso e Lussino. Un posto dove
si ritrova lo stesso struggente mood espresso da questa sorprendente pel-
licola dal suggestivo titolo "Faraway" (=lontana).
Il film (titolo italiano "Un'isola per cambiare") non ha grosse pretese ma é "acchiappante" soprattutto per la cesellatura dei figuranti e delle situazioni che ne innervano la trama e che che rimandano ad atmosfere e impressioni che ho già trovato nelle opere di Kusturica, tipo "La via del latte" (che una traduzione maldestra ha trasformato in "Sulla Via Lattea").
👉E' distribuito su Netflix dall’8 marzo 2023. Produzione e regia sono tedeschi, cosa che non sorprende, vista la attrazione esercitata dalla austriaca Künstenland nei decenni a cavallo della belle époque.

18 gennaio 2023

L'impresa di Fiume e le simpatie omosex dei legionari nel racconto di Giovanni Comisso

A Fiume emerge per la prima volta, pubblicamente e non più nascosta, l'omosessualità. Secondo Mario Carli, esponente futurista, "è una delle molle che porta i legionari a Fiume perché sanno che lì, finalmente, possono esprimere liberamente la loro sessualità".
Il clima di eros senza limiti che caratterizza la vita a Fiume è descritto dal ro-
manzo di Giovanni Comisso "Il porto dell'amore", un'autobiografica ambien-
tata a Fiume tra la primavera del 1920 e il Natale di sangue dello stesso anno.
Leone Kochnitzky, Giovanni Comisso, Aldo Keller, Henry Furst sono gli intellettuali di punta del comando fiumano e sono tutti omosessuali o bisessuali.
Le cene, gli amori, la droga, le giornate oziose, riescono a raffigurare bene la vita quotidiana di Fiume nel suo svolgersi a volte lento, a volte tumultuoso.
👉E' un viaggio nella città senza norme, senza vincoli, dove tutto è possibile, lecito, rifugio di chi vede in Fiume la festa-guerra e la vacanza dall'Italia borghese.
👉Il "gruppo Yoga" pensa all'omosessualità come a un completamento dell'amore e predica la necessità di insegnare la scienza dell'amore inteso come trasformazione.
👉Nel contempo, la libertà anarcoide della "città di vita" viene aspramente criticata dai socialisti: Turati, in una lettera alla

15 luglio 2022

"Una foto con il Che Guevara" di Giacomo Scotti

"Una foto con il Che Guevara" è la ricostruzione di uno scatto rubato e di una testimonianza silenziata (ed è l'ultimo libro di Giacomo Scotti).
Giacomo Scotti è l'ultimo sulla destra, con la camicia chiara. Così scrive: "Nonostante il divieto, però, tutte le volte che mi fu possibile presi nota non soltanto di quanto vedevo ma pure di quello che arrivava ai miei orecchi. Note che ritrovo su un vecchio taccuino con le date.".
Il sito asterios.it ne mette a disposizione gratuita una
versione in formato PDF.

"A Fiume Che Guevara e i suoi accompa-gnatori visitarono i cantieri navali “3 maggio” e poi pranzarono nel ristorante dell’hotel Park sul lungomare di Pecine, il quartiere orientale della città, oltre il ponte della Fiumara, dopo una breve passeggiata per il centro città, per quel Corso che costeggia la cittavecchia medievale. In quella passeggiata, ma anche dopo, feci compagnia al Che ed ai suoi collaboratori.
👉All’epoca lavoravo come cronista nella redazione de «La Voce del Popolo», il giornale degli italiani rimasti sul territorio istro-quarnerino. Insieme al fotoreporter Ivo Kontus, l’unico che avesse un’auto propria, privata (il giornale disponeva di una sola macchina, una jeep, che però quel giorno era in giro per l’Istria), fui mandato al cantiere per scrivere esclusivamente la cronaca dell’avvenimento senza addentrarmi in considerazioni di natura politica."

1 febbraio 2022

"Gli ultimi giorni di Fiume dannunziana"

E' poco conosciuto questo libretto, d'autore anch'esso semi-sconosciuto, che propone una cronaca giornalistica del "Natale di Sangue" (l'ultima settimana del dicembre 1920, quando le truppe regolari italiane "sloggiarono" con la forza i legionari dannunziani dalla città ponendo fine a 15 mesi di occupazione eversiva.).
I. E. Torsiello, "Gli ultimi giorni di Fiume Dan-
nunziana", 
Giuseppe Oberosler Editore, Bolo-
gna, 1921. Consultabile nel sito archive.org.
"...mi porto al palazzo della Reggenza. I due colpi tirati contro di esso dalla super-dreadnougths Andrea Doria sono stati veramente di una terribile precisione. Un primo colpo ha preso in pieno una finèstra quasi al centro della facciata, uccidendo un granatiere e ferendone gravemente altri tre; un secondo colpo ha colpito uno spigolo ornamentale che si trova a destra della finestra della stanza da lavoro del Comandante. Le scheggie del proiettile sono entrate nella stanza di d'Annunzio, fracassandone letteralmente la poltrona dove egli normalmente siede, in quel momento egli si trovava nella parte opposta della camera, vicino ad un tavolo, insieme ai capitani Zoli e Coselschi ed è rimasto leggermente ferito alla testa. Nel piano inferiore in un sontuoso androne nel quale era penetrato il primo colpo della Doria, vedo ancora a terra tre larghe chiazze di sangue, lasciate dal granatiere morto e che d'Annunzio non ha permesso che fossero lavate.".

19 novembre 2021

Le stragi taciute di noi "italiani brava gente"

Le stragi di civili fatte dai soldati regolari del Regio Esercito che poi (dopo l'8 settembre '43) vennero "prese in carico" dai miliziani della Repubblica di Salò e dai loro alleati nazisti. Una lettura istruttiva.
Un gruppo di alpini fotografato sul fronte balcanico durante la WW2, assieme a un prigioniero civile e un collaboratore locale (ustascia o cetnico?).

Tra le altre vi si narra la vicenda del tenente del Regio Esercito italiano Fran-
co Monicelli che, dopo aver parte
cipato a rastrellamenti e stragi di civili, de-
cise di averne avuto abbastanza e di
sertò. Poi, anziché "fottersene", parteci-
pò alla Resistenza. I suoi diari di 
guerra smontano il mito degli "italiani bra-
va gente". 
Vedi in "Disertori" di Mimmo Franzinelli, edizione Google.
Il tenente Franco Monicelli così descrive sè stesso e i suoi uomini in azione: "...e dal massacro passammo alla strage, uomini e donne a centinaia caddero, mani e piedi legati, sotto il piombo della mitragliatrice. E la nostra rabbia sembrò non aver più fine, sembrò nutrirsi sempre più del sangue e della carne martoriata dei morti che stramazzavano l'uno sull'altro dentro le fosse già pronte, finché anche la convulsa reazione si spense e non rimase in noi che uno stordimento amaro, una corrotta sete d'acqua e silenzio".
👉L'autobiografia del ten. Monicelli, che poi disertò e partecipò alla Rresistenza, fu data alle stampe nel giugno del 1945 e smentisce chi dopo la guerra alimentò il mito degli "italiani brava gente".
👉Questa vicenda ispirò il film "La grande guerra" di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman.

8 luglio 2021

I due ultimi libri di Giacomo Scotti: é in uscita "Jugoslavia, il paese che non c'é più" (che é la seconda puntata di "Si chiamava Jugoslavia").

Il prolifico Giacomo Scotti ritorna nelle librerie con il volume "Jugoslavia, il paese che non c’è più", continuazione del precedente “Si chiamava Jugoslavia”.
Giacomo Scotti, "Jugoslavia, il paese che non c'é più"", Besa Muci editore, 2021.
Vedi anche in "Osservatorio Balcani e Caucaso"
A trent'anni dall'inizio della sua dissoluzione, un viaggio sentimentale attraverso un paese che pulsa ancora nei ricordi di chi l'ha vissuto.
"Diciamo subito che 'Si chiamava Jugoslavia' e 'Jugoslavia, il paese che non c'è più' li ho scritti come un unico volume. Per motivi tecnici l'editore lo ha diviso in due. [...] Dopo un percorso che mi ha portato dall'Istria alla Macedonia, ho ricostruito altri viaggi, ottenendo un giro completo della Jugoslavia zigzagando fra mare, monti e pianure: altri viaggi, altre scoperte in Serbia, Bosnia, Macedonia, Vojvodina, Kosovo e Dalmazia.
Sia nel primo che nel secondo volume, dunque, offro ai lettori la possibilità di viaggiare nel passato di quel paese che "non c'è più", frantumatosi in sette staterelli. Nei miei ricordi, però, resta quello che, prima della guerra fratricida del 1991-1995, era la patria comune di serbi, croati, bosniaci-musulmani, sloveni, macedoni, montenegrini e albanesi kosovari".

20 maggio 2021

I dannunziani Uscocchi, gli squadristi del mare dediti al brigantaggio per la "nobile causa"

Mentre gli esteti riuniti attorno a D'Annunzio teorizzavano di corpi magri e scattanti e polemizzavano coi passatisti grassi e flaccidi, gli abitanti di Fiume cominciavano a sentire i morsi della fame.
Costanzo Gatta, "Gabriele D'Annunzio uscocco", Ia-
nieri Edizioni
, Teramo, 2019, pagg. 180, 16 Euro.
Il dirottamento della nave commerciale "Persia" ad opera del sindacalista rivoluzionario Giuseppe Giulietti fornì benzina all'ideologia squadrista di D'Annunzio: nacquero così "Gli Uscocchi", la squadraccia marinara dedita a dirottamenti ed azioni di pirateria volte a sostenere l'economia agonizzante della "impresa di Fiume".
👉Con una certa faccia tosta storica l'autore Costanzo Gatta scrive che "...non erano banditi, ma Robin Hood del tempo: toglievano ai ricchi per dare ai poveri, ma anche per gli altri beneficiari di tali avventurosi sistemi di approvvigionare una città intera [...], la località di Fiume occupata, appunto, evitandole la fame, riattualizzando [...] le ribalderie, cercando però di agire senza colpo ferire, di pirati anticamente in azione anche nel territorio conteso, per l’Italia, dal poeta-soldato": come se gli antichi pirati Uscocchi e i corsari Narentani, al servizio rispettivamente di Austria e di Venezia, fossero stati dei romantici gentiluomini.

Una volta al potere, il fascismo intitolò al dirottatore un naviglio della flotta commerciale italiana (nella foto). Invece, per qualche notizia sui veri pirati Uscocchi, che furono di base a Senj e stavano "dalla parte" degli austriaci, vedi qui. Per qualche altra notizia su Giuseppe Giulietti, vedi qui

21 aprile 2021

«Mi chiamavano via dell’Industria». Tre secoli di storia dell’odierna via Barač in un nuovo libro

«Mi chiamavano via dell’Industria». La storia dell’odierna via Milutina Barača. Un libro sulla periferia industriale e operaia di Fiume.
Un corposo capitolo del libro è stato tradotto in italiano e pubblicato se-
paratamente.
Nel febbraio del 2021 Al Museo Civico di Fiume è stato presentato il nuovo libro dello scrittore e saggista fiumano Velid Đekić, che racconta tre secoli di storia dell’odierna via Milutin Barač. "“Zvali su me Industrijska” vuole dire appunto "mi chiamavano via dell'industria".
👉Questo libro racconta tre secoli di storia di via dell’Industria in maniera dettagliata.
Una delle numerose illustrazioni.
👉Il tutto ha inizio nel Settecento, quando nella zona di Mlaka c’erano soltanto frutteti e vigneti, e prosegue con i primi stabilimenti dello Zuccherificio e di pilatura del riso. “La storia della Raffineria di oli minerali è elaborata in maniera dettagliata ed è proprio questo stabilimento il protagonista del libro, anche perché l’autore è stato dipendente dell’azienda per alcuni decenni – ha proseguito Grubiša -. Via dell’Industria, oggi via Milutin Barač, era una zona molto vivace fino a circa 25 anni fa, quando inizia il suo declino. I vari stabilimenti industriali cominciano gradualmente a spegnersi in seguito al processo di privatizzazione accompagnato dalla corruzione e oggi è una via silenziosa, quasi deserta”.
La vecchia "Via dell'Industria" termina oggi ai cancelli del cantiere navale "3Maj" e del vecchio silurificio, un cul de sac stradale che una ripida stradina pedonale e gradinata collega col soprastante asse stradale ad alto scorrimento.
I capannoni della vecchia "Via dell'Industria" a mare e l'insediamento operaio di Curbek (tetti rossi con zone verdi, costruito nel 1909) poco a monte, con a dx il bivio stradale dove fino alla WW2 c'era la "Trattoria al Trionfo" dei nonni e la casetta liberty della loro sorella Amelia (che esiste ancora).

11 aprile 2021

Nella cucina dei futuristi (contro la pastasciutta)

Nel 1932 (molto tardi, quindi) il fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, scrisse a quattro mani con Fillìa (nome d'arte di Luigi Colombo) "La cucina futurista". Erano gli anni che preparavano l'attacco fascista all'Etiopia e i futuristi già nel '30 avevano lanciato l'invettiva contro la pastasciutta, considerata poco virile...
Il 28 Dicembre 1930 Marinetti pubblicò su "La Gazzetta del Popolo" il "Manifesto della Cucina Futurista", che contiene la polemica invettiva contro la pastasciutta, definita "assurda religione gastronomica italiana" che provocherebbe "fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo".

Copertina dell'edizione originale, visitabile
liberamente nel sito it.wikisource.org.
👉...poco virile e anche in aperto contrasto "[...] collo spirito vivace e coll'anima appassionata generosa intuitiva dei napoletani [...] Nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo [...] a differenza del pane e del riso la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo".
👉La pastasciutta non solo sarebbe da considerare molle, antivirile e passatista, ma costringerebbe "coi suoi grovigli gli italiani ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri, mentre è patriottico favorire in sostituzione il riso, anche per liberare l'Italia dall'importazione del costoso grano straniero".

18 marzo 2021

Marinetti a Fiume nei giorni di D'Annunzio

I giorni fiumani di Marinetti: guerra, donne e guai: le avventure futuriste nella "città di vita" in mano al concorrente d'Annunzio.
Filippo Tommaso Marinetti, "Diario Fiumano", Ed. Italia Storica, Euro
19; info italiastorica@hotmail.com.
Il libro è costituito dalle pagine dei taccuini marinettiani compresi nel periodo che va dal 13 al 30 settembre 1919 e tra il 2 ottobre 1919 e il 3-5 settembre 1920.
👉Descrive la partenza per Fiume e le frenetiche giornate lì trascorse da Marinetti e dai Futuristi, tra entusiastici proclami ai Legionari fiumani, l'elettrizzante atmosfera della "Città di Vita" e i suoi contrastati rapporti intellettuali e personali con D'Annunzio e le personalità di spicco del suo entourage; racconta anche della successiva attività di

19 dicembre 2020

"Il porto dell'amore" di Giovanni Comisso

Fra quanti disertarono l’esercito regolare per unirsi ai "legionari" dannunziani, c’era anche il giovane tenente del genio Giovanni Comisso, di stanza a Fiume col suo reggimento.
Questo è il link all'estratto in PDF disponibile in Google Books.
Il giovane Comisso così tratteggiava la frenetica atmosfera di quei giorni:
"La città è in fermento. Allegra, sempre sveglia, scatenata in feste dove vino e droghe circolano con facilità; trascinata in amori travolgenti e passioni fiammeggianti".
E un rapporto di polizia recita: «Non vi è ufficiale e neppure legionario che non abbia un’amante fra le povere fiumane ormai perdute in un’atmosfera di immoralità. Fiume è per i primi l’eden terrestre, l’eldorado di tutti i piaceri e per gli altri volontari il paese della cuccagna. L’amor greco è di gran moda".
Apparso nel 1924 dopo una lunga gestazione - e ristampato nel 1928 col titolo "Al vento dell'Adriatico" 
👉Per una ampia introduzione al libro si veda il post nella rivista culturale on-line Doppiozero.com.
Il giovane Giovanni Comisso tra i legionari fiumani. E' quello al centro, a capo scoperto con camicia bianca e cravatta scura. Appena più a sinistra si riconosce Gabriele D'Annunzio. Nel suo periodo fiumano Comisso diede vita alla rivista "Yoga" di cui Renzo De Felice scrisse che "Era la voce degli scalmanati ossia di quelli che invocavano l'azione".


9 settembre 2020

Il leone di Lissa.

Il viaggio in Dalmazia di Alessandro Marzo Magno. Dato alle stampe nel 2016, due secoli e mezzo dopo il celebre "Viaggio in Dalmazia" dell'illuminista veneziano Alberto Fortis.
Alessandro Marzo Magno, "Il leone di Lissa - viaggio in Dalmazia", edizioni de
Il Saggiatore, 2016. Con prefazione di Paolo Rumiz.
"Due guerre mondiali, il fascismo, il comunismo, la dissoluzione della Jugoslavia: nel XX secolo gli eventi politici hanno reso l'Adriatico un mare sempre più largo, e l'incomprensione tra le due sponde sempre più profonda. Sebbene invasa dal turismo di massa, la costa della Dalmazia è oggi una terra estranea al nostro immaginario, semisconosciuta come lo era ai tempi dell'abate illuminista Alberto Fortis, che nel 1774 raccolse le memorie dei suoi molti viaggi nei "domini da mar" della Serenissima, a quei tempi dimenticati e abbandonati a se stessi. Ne nacque Viaggio in Dalmazia, che fece conoscere la terra, la lingua e le popolazioni dalmate in Italia e in tutta Europa. Più di duecento anni dopo, Alessandro Marzo Magno ripercorre lo stesso itinerario attraverso le molte isole che punteggiano la costa, scoprendo un mondo sospeso tra un passato multietnico che non esiste più e le tracce di un nazionalismo che brucia ancora, dove la modernità si mescola a tradizioni che paiono immutate dai tempi dell'abate Fortis. A Morter l'autore incontra le donne che lavorano i fusti delle ginestre per fabbricare scarpe; a Lissa va sul luogo in cui sorgeva il leone di pietra in ricordo dei caduti asburgici nell'omonima battaglia; a Zara scopre le vestigia miracolosamente intatte dell'antica città, tante volte distrutta da assalti e bombardamenti, e altrettante volte ricostruita. A Spalato parla con un discendente di Niccolò Tommaseo..." (Prefazione di Paolo Rumiz)

4 luglio 2020

Le isole della bora: una guida del tipo "turismo lento" dedicata a Cherso e Lussino (in italiano)

Non siamo più negli ani '60 e da almeno trent'anni anche il Quarnaro è diventato meta, protagonista e in parte vittima del turismo di massa.
le isole della bora
"Cherso e Lussino. Le isole della bora", Ediciclo Editore, Portogruaro
(VE), 2020.  240 pagine, 18 Euro, no E-book.
Ma questa é una guida dichiaratamente alternativa e rivolta al turista, diciamo così, riflessivo, curioso.
Naturalmente resta "solo" una guida turistica (tipo Lonely Planet) e non un reportage di viaggio che scava nelle profondità delle cose.
👉Chi fosse interessato a qualche approfondimento sui temi del quadrante europeo sudorientale potrà cercare tra le molte recensioni di viaggiareibalcani.it, un sito che a volte é un po' troppo 
le isole della bora
Una guida pensata per chi si muove a piedi o al massimo in bici o kayak.
schierato, piuttosto militante, magari ideologico e anche un po' troppo snob, a mio avviso, ma di sicuro non puramente modaiolo, almeno non nel senso seccamente mediatico del termine.
👉Sono 26 itinerari, quasi tutti a piedi, ciascuno motivato da un input storico, geografico o culturale, e ci sono anche le tracce GPS, da scaricare dal sito della casa editrice.
le isole della bora
L'inquadramento geografico, storico e antropologico occupa una buona parte del libro, il che non é male, e anche le schede tematiche (l'allevamento delle pecore, la fauna del posto, la doppia identità etnica e quella delle piccole isole, eccetera) aiutano a schiarirsi le idee su ciò che si vede e si attraversa mentre si procede a piedi fra le isole della bora.

L'allevamento delle pecore e i muretti a secco, gli insetti e la fauna delle isole, le antiche vie pedonali, come quella da Martinscica a Lubenice, gli odori e gli aromi delle isole che diventano piccole industrie, le isole minori dell'arcipelago quarnerino, la diversità delle lingue. Non c'è tutto, ma ok, ne vale la pena. L'ho comprata e messa nello zaino, pronto per il dopo-Coronavirus (che per me significa autunno).

1 febbraio 2020

La poco nota strafottenza dei legionari fiumani, che trascolorò nel fascismo di confine...

Gli storici avrebbero dovuto occuparsi un poco più da vicino dell'imbarazzante comportamento di D'Annunzio e dei suoi "legionari" nei mesi dell'occupazione. Dopo due soli mesi di presenza legionaria il Consiglio Nazionale fiumano (il governo cittadino, inizialmente ben disposto verso D'Annunzio) ne aveva già le tasche piene e il...
Quando questo libro sarà tradotto in italiano aprirà gli
occhi a quanti della impresa fiumana hanno conosciu-
to solo ciò che la pubblicistica reducista ha prodotto.
👉...il 18 Dicembre 1919, avendo capito con chi in realtà aveva a che fare, tentò di liberarsene indicendo un referendum che "sciogliendo Gabriele D’Annunzio e i suoi Legionari dal giuramento di tenere Fiume fino a che l’annessione non sia decretata e attuata” intendeva in realtà allontanarlo dalla città. Senonchè gli squadristi dannunziani, fiutando il consenso dei fiumani alla iniziativa del Consiglio Nazionale, impedirono con la forza lo svolgimento della consultazione;
👉il 24 Aprile 1921: gli stessi squadristi dannunziani impedirono le prime (ed uniche) elezioni democratiche svoltesi nello Stato Libero di Fiume. Come? Invadendo di nuovo i seggi e bruciando le urne elettorali;
👉ed infine il 3 Marzo 1922 sempre gli stessi squadristi in salsa irredentista attueranno il colpo di stato che abbatterà definitivamente lo Stato Libero di Fiume retto dagli autonomisti di Riccardo Zanella.

31 luglio 2019

La geografia d'Italia deformata dalla nostalgia

La geografia non è materia da lasciare ai nazionalisti, sempre pronti ad espandere i confini "oltre ogni ragionevole dubbio".
La fantasia di Claudio Susmel si nutre di ipotesi e non ama cercare riscontri nella
realtà. Perfino un irredentista convinto come Cesare Battisti (che però era un com-
petente geografo) aveva evitato di falsificare la geografia.
👉Le cartine di Claudio Susmel sono più ideologiche che geografiche e infatti l'Italia "geografica" di Susmel si spinge fino a Zara, cioè dove le mire nazionl-fasciste del primo Novecento intendevano fissare i confini italiani.
👉45 tra cartine e schizzi forzano i confini naturali e li fanno tracimare nell'area geografica balcanica, sempre in nome di pure ipotesi e con solo qualche occasionale puntello di carattere storico. Vede giapidi, liburni e romani sulle rive del Quarnaro e forza i confini naturali della geografia per rincorrere le proprie visioni.
👉L'aspetto più anacronistico del libro è però che sia stato editato oggi (2017).

22 luglio 2019

Paolo di Canidole

Una storia di orgoglio, spirito indipendente e selvatichezza anarchica, ben raccontata da Claudio Magris nel suo magistrale "Microcosmi".
Le due piccole e dimenticate isole di Canidole
sono ancora più piccole della piccola Sansego.
"Agli inizi degli anni Cinquanta, la Repubblica Federale di Jugoslavia, da poco signora di quelle isole, lo aveva richiamato per il servizio militare. Paolo considerava già un sopruso i quattro anni passati al fronte – nonostante fosse l’unico sostegno della madre vedova – per l’opinabile gloria del Duce e dell’Impero, grazie alle cui iniziative la sua isola aveva cambiato bandiera. Si era rifiutato di presentarsi alle autorità militari jugoslave ed era rimasto a casa, ad assistere la vecchia madre. La polizia, venuta a prenderlo, non lo aveva trovato, perché si era nascosto; era sbarcato allora un reparto dell’esercito, che aveva setacciato a ventaglio e invano un isolotto di 1,2 Kmq, mentre Paolo, nascosto – in dicembre – in mare, fra gli scogli, tenendo fuori dall’acqua solo gli occhi, aveva osservato le infruttuose ricerche.

Il paese aveva assistito muto alla caccia, con l’istintiva ostilità della selvaggina verso i cacciatori; il maestro elementare, interrogato, aveva replicato che lui, se faceva il maestro, non poteva fare anche il poliziotto e tale risposta viene ancora citata, fra le isole, con precisione filologica. Il comandante del reparto, rientrato alla base, aveva comunicato che Paolo non si trovava a Canidole, ma Paolo di Canidole aveva mandato a dire che lui, sull’isola, c’era. Più tardi – ma qui i racconti si facevano confusi – l’autorità militare jugoslava, dimostrando un’intelligenza benevola che raramente si associa al potere, era venuta – tramite i buoni uffici di un