5 agosto 2020

Il costume delle donne di Sansego (Susak)

Molto piccola e scarsamente abitata, l’isola di Susak è oggi più di ieri un microcosmo particolare (è l'unica isola di sabbia del Quarnaro).
Unica isola sabbiosa del Quarnaro, la piccola Sansego/Susak si raggiun-
ge in un un'oretta di barca da Lussino.
Nel dialetto locale la gonna tradizionale femminile è chiamata kamizoti.
Consta di cinque o sei gonne bianche la cui lunghezza varia dall’una all’altra di un dito.
Ai bordi di ognuna di esse viene cucito un merletto chiamato kamufi.
👉Oltre al kamizoti, il costume tradizionale è completato dalla kosula (camicia), dalle mudonde (mutande o braghe), dalla suknica (sottogonna), dalle kalcete (calze), dal bust (busto), dalla traviersla (grembiule), dal bravaruol (fazzoletto) e dalle carape (scarpini da festa).
Un particolare del clanak tradizionale di Sansego, che i locali chiamano kamizoti.

28 luglio 2020

Il mandracchio: un riparo interno al porto, che fa da ricovero per le imbarcazioni più piccole

Fuori c'era il molo grande, per far attraccare le imbarcazioni maggiori provenienti dal mare aperto ma dentro, chiuso da un moletto basso e...
Il mandracchio/mandrač di Cherso in una fotografia del 1939.
...addossato alle rive, c'era il mandracchio, un piccolo specchio d'acqua più riparato e destinato solo alle imbarcazioni minori, che vi potevano essere accolte in gran numero.
E' un nome che dovrebbe derivare dal latino "mandraculum", spazio organizzato per non ingombrare e per occupare il minore spazio possibile.
👉Si tratta, insomma, di una piccola darsena ricavata all'interno di uno spazio portuale più vasto e riservata alle imbarcazioni di piccole dimensioni.
Questo termine antico resta ancora vivo in diversi centri costieri istriani, dove fornisce riparo dai venti di tempesta, dalle alte onde marine e dalle burrasche.
Il doppio mandracchio di Cherso, qui visto dall'alto, somiglia a quelli di Muggia, Cittanova, Pirano, Isola, Laurana...

23 luglio 2020

Si faceva rugby a Cantrida, negli anni Trenta

Lo stadio era stato inaugurato nel 1912; ricavato in una vecchia cava di pietra che aveva fornito materiale per il porto nuovo, questo impianto si trovava in una posizione davvero unica.
Cantrida-Costabella, a metà degli anni Trenta. Partita di rugby.
Era incastonato fra la strada litoranea Fiume-Abbazia (a monte) e il popolare stabilimento Bagni Riviera, smantellato e privatizzato nel 2009.
👉Era un punto di riferimento per tutta la popolazione, non solo per gli sportivi: offriva una vista diretta sulle acque del Quarnaro ed oggi è affiancato da un altro campo, che purtroppo ha spazzato via lo storico Bagno Riviera.
Scattata a Cantrida-Costabella: scritta sul retro a penna: “Fiume, 8 dicembre 1939/XVIII - il saluto”.
Mio papà Andrea Carlevaris accosciato al centro, nello stadio di Cantrida (foto senza data).

20 luglio 2020

Si passava dai valichi di seconda categoria

Negli anni della guerra fredda il confine italo-jugoslavo non é mai stato una linea contesa, ma una fascia porosa e, a suo modo, anche aperta.
Tra gli esempi più estremi di "valichi secondari" nei dintorni di Trieste c'è il posto confi-
nario della Val Rosandra, che conserva tutt'ora i colori jugoslavi e si trova giusto di fron-
te alla vecchia  trattoria Bottazzo. Erano l'opposto dei valichi dove confluivano i turisti.
La gente del posto vi era abituata. Conviveva con il "doppio livello", diciamo così.
Una storia che andava avanti dal 1945 e che è proseguita fin dopo il trattato di Osimo, e che è finita in archivio solo dopo l'ingresso della Slovenia nella Unione Europea.
👉Ma quando la Jugoslavija di Tito era ancora unita,  tutti - ma proprio tutti - fosse solo per la benzina o per la carne o per qualche stecca di sigarette, vi si passava sempre, semplicemente per risparmiare o farsi una birra.
Propustnica alla mano si andava verso il confine di seconda categoria, aperto solo dalle 8 alle 18 e che poteva essere oltrepassato solo da coloro che erano residenti entro 10 km dal confine. I valichi di seconda categoria erano defilati, non segnalati in quanto irrilevanti se non per i residenti e collegavano i piccoli centri abitati a cavallo del confine.

13 luglio 2020

Alle origini dello spritz triestino

A Trieste lo Spritz è a base di vino bianco e acqua frizzante (o di seltz) e a quanto pare è una reminiscenza austriaca.
La propaganda triestina sproponeva "spriz", italianizzazione di "Spritz".
Il termine "Spritz" deriva infatti dal verbo tedesco spritzen (spruzzare).
👉Sembra infatti gli austriaci giudicassero i vini locali troppo alcolici, e che fossero soliti diluirli con acqua frizzante.
👉Lo Spritz si affiancò al rebechìn, abitudine tipica dei portuali che potevano così staccare dal loro duro lavoro per rinfrancarsi. Il rebechìn era anche l’aperitivo serale con qualche stuzzichino.

9 luglio 2020

Lo storico Hotel Jadran nella baia di Buccari

La lunga storia dell'Hotel Jadran, nella baia di Buccari, che nella sua prima esistenza si era distinto come scuola di marineria.
Hotel Jadran Bakar
L'Hotel Jadran nel 1914, quando qui si era in Austria-Ungheria. In pre-
cedenza l'edificio era stato sede di una scuola di marineria.
E' in servizio dal lontano 1905, quando la Società per la costruzione di Ville e Hotel nelle Aree Costiere trasformò l’edificio della vecchia Scuola Nautica nell’Hotel Jadran, che lavorò fino alla prima Guerra Mondiale .
👉Tra le due guerre il nuovo proprietario lo sopraelevò di un piano e ne ristrutturò la facciata, fino a dargli l'aspetto attuale.
L'Hotel Jadran nel 1920, quando qui si era nel neonato Regno di Jugoslavija. Buccari si trova in fondo a una baia rocciosa lunga 4,5km e larga meno di un chilometro la cui apertura sul Quarnaro è larga solo 300 metri e con mare che raggiunge profondità di 40 metri.



Il retro dell'Hotel Jadran nel 1929, sempre sotto il neonato Regno di Jugoslavija dei Karađorđević. Sui terrazzamenti delle alture circostanti veniva  coltivata la vite da cui si produceva uno spumante chiamato "Bakarska Vodica".
L'Hotel Jadran nel suo aspetto attuale, affacciato sul porticciolo di Buccari/Bakar, nella baia che nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918, durante la prima guerra mondiale, fu oggetto della dannunziana "beffa di Buccari".

4 luglio 2020

Le isole della bora: una guida del tipo "turismo lento" dedicata a Cherso e Lussino (in italiano)

Non siamo più negli ani '60 e da almeno vent'anni anche il Quarnaro è diventato meta, protagonista e in parte vittima del turismo di massa.
le isole della bora
"Cherso e Lussino. Le isole della bora", Ediciclo Editore, Portogruaro
(VE), 2020.  240 pagine, 18 Euro, no E-book.
Ma questa é una guida dichiaratamente alternativa e rivolta al turista, diciamo così, riflessivo, curioso.
Naturalmente resta "solo" una guida turistica (tipo Lonely Planet) e non un reportage di viaggio che scava nelle profondità delle cose.
👉Chi fosse interessato a qualche approfondimento sui temi del quadrante europeo sudorientale potrà cercare tra le molte recensioni di viaggiareibalcani.it, un sito che a volte é un po' troppo 
le isole della bora
E' una guida pensata per chi si muove a piedi o al massimo in bici o kayak.
schierato, piuttosto militante, magari ideologico e anche un po' troppo snob, a mio avviso, ma di sicuro non puramente modaiolo, almeno non nel senso seccamente mediatico del termine.
👉Sono 26 itinerari, quasi tutti a piedi, ciascuno motivato da un input storico, geografico o culturale, e ci sono anche le tracce GPS, da scaricare dal sito della casa editrice.
le isole della bora
L'inquadramento geografico, storico e antropologico occupa una buona parte del libro, il che non é male, e anche le schede tematiche (l'allevamento delle pecore, la fauna del posto, la doppia identità etnica e quella delle piccole isole, eccetera) aiutano a schiarirsi le idee su ciò che si vede e si attraversa mentre si procede a piedi fra le isole della bora.

L'allevamento delle pecore e i muretti a secco, gli insetti e la fauna delle isole, le antiche vie pedonali, come quella da Martinscica a Lubenice, gli odori e gli aromi delle isole che diventano piccole industrie, le isole minori dell'arcipelago quarnerino, la diversità delle lingue. Non c'è tutto, ma ok, ne vale la pena. L'ho comprata e messa nello zaino, pronto per il dopo-Coronavirus (che per me significa autunno).