11 novembre 2018

La composizione sociale dell'Istria novecentesca

L'interno istriano rimase fino al secondo dopoguerra una società in gran parte agricola, arretrata e conservatrice (pochi grandi possidenti e moltissimi piccolissimi contadini con appena un quarto di ettaro).
istria oggi
L'Istria era il territorio povero e sottosviluppato alle spalle del
triangolo marittimo-commerciale di Trieste, Pola e Fiume.
👉Sia l'industria che il commercio poggiavano su un pulviscolo di imprese, tanto piccole da far giudicare degne di menzione quelle aziende che occupavano più di 10 operai (basti dire che nel 1926 appena 7 comuni sui 43 dell’intera Istria potevano vantare una popolazione operaia superiore alle 500 unità).
👉Gli stabilimenti industriali di rilievo godevano del sostegno statale, erano legati alla cantieristica navale e all'industria militare ed erano concentrati nei tre centri urbani sulla costa (Trieste, Pola, Fiume).
👉Sempre nei centri portuali maggiori erano stanziati gli spedizionieri navali e le compagnie assicurative e di nolo marittimo.

28 ottobre 2018

Le olive in salamoia d'acqua di mare

Troppo semplice per essere vero. Me lo son fatto ripetere due volte, per essere proprio sicuro di aver capito bene, ma pare sia proprio così...
olive salamoia mare
C'è forse un modo più semplice per conservare le olive?
Come succede per tanti altri aspetti dell'antico modus vivendi locale, si resta veramente sorpresi per la semplicità di certe soluzioni, che spesso sono anche a costo zero.
Per quanto sono semplici, oltretutto, mettono al riparo da qualsiasi sbaglio.
Si lasciano le olive in acqua di mare per una settimana e poi si invasano in una salamoia di acqua dolce salata al 18%.
E il gusto amaro se ne va.

24 ottobre 2018

La cucina dell'Istria è austriaca, slava e adriatica tutt'assieme. E' la cucina meticcia del Litorale...

Sulla stessa tavola si incontravano le palacinke, il gulasch, la bùsara. Ossia l'Austria, l'Ungheria e l'Adriatico.
palacinche palacinke
Le palacinke della tradizione austriaca venivano arrotolate su sè stesse
dopo essere state spalmate di marmellata. Eccole qui all'albergo "Villa
Schubertdi Ika, in versione "ripiegata", com'è di moda oggi.
La cucina di questa regione di confine porta in sè una commistione di gusti e di culture ben colta da uno scrittore istriano, nato e cresciuto in un piccolo paese dell'entroterra tra Buie e Umago, a Materada:
"Per una frugalità avveduta e dignitosa, il mio uomo di Materada la domenica mangia all'austriaca, sui bordi del campo all'italiana, e nelle sere d'inverno alla slovena." 
(Fulvio Tomizza)
gulasch di agnello coi gnocchi
Gulasch di agnello coi gnocchi. Il sodalizio del gulasch ungherese con l'Adriatico si è completato con gli gnocchi di patate veneti. Ed ecco comparire gli "gnocchi al gulasch". Sono diffusissimi in Istria mentre sulle isole quarnerine il gulasch è sempre di agnello, visto che siamo nelle terre del "formidabile agnello di Cherso", dove le pecore si nutrono di salvia selvatica. La parentela con la "pastizada dalmata" è del tutto evidente...

scampi alla busara
Gli scampi alla busara sono un altro piatto di culto del litorale. La "bùsara" (una teglia pesante in coccio o in ferro) rappresentava l'alternativa alla gradela (la "griglia" poggiata sopra la brace) per la cottura del pescato.

18 ottobre 2018

Il rustico pane del contado istriano, che veniva impastato e cotto in casa

Il pane si poteva cuocere nel forno (molte case contadine disponevano di un piccolo forno a legna) oppure "sotto la campana", cioè direttamente fra le braci del fogolar davért, il "camino aperto" di casa.
pane istria
La foto (tratta dal blog Europainistria) mostra un piccolo forno destinato
alla panificazione domestica in uso nelle campagne istriane e sulle isole.
Il pane veniva cotto una o due volte alla settimana, non di più.
Il "pane bianco" era fatto con farina di grano e si mangiava molto di rado, nelle occasioni festive o in caso di malattia.
Spesso la pasta per il pane era un misto integrato con farina gialla di mais e/o con farina d’orzo, oppure con un altro tipo di cereale.
La farina di grano era considerato un lusso e raramente veniva impiegata da sola.
peka dalmata
La popolare peka dalmata, il coperchio a campana di lamierone di ferro, era usata anche per fare il pane nelle famiglie che non disponevano di un proprio forno. Il pane veniva cioè cotto sul "focolare aperto", il punto-fuoco che non mancava mai nemmeno nella casa più misera.

9 ottobre 2018

Il belvedere "Vedetta Italia" sul Carso triestino

La sua storia inizia nel 1908, quando il "Club Touristi Triestini" innalzò una torre di bianca pietra calcarea per celebrare i sessant'anni di regno dell’imperatore Francesco Giuseppe. Ma il suo nome originario ("Vedetta del Giubileo") durò poco perchè il fascismo lo cambiò subito.
vedetta italia
Era una grande torre in pietra bianca, alta 11 m, progettata dall'architetto
Carlo Hesky e realizzata con fondi frutto di una sottoscrizione pubblica.
Si chiamava "Vedetta del Giubileo". Nel 1922 passò alla Società Alpina
delle Giulie del CAI, che la ribattezzò "Vedetta Italia".
E divenne così la "Vedetta Italia".
Più tardi, nel corso della WW2, per la sua visibilità divenne un bersaglio ben individuabile dall’aeronautica anglo-americana, e i tedeschi la demolirono, facendo anche sparire tutte le pietre che la componevano.
Quella attuale è stata costruita nel nel 1956 dall’"Ente provinciale del Turismo d’Italia" tramite il Selad, la "Sezione lavoro aiuto disoccupati".
vedetta italia
Si noti che in origine anche la collocazione era diversa: si trovava allo stesso livello della attuale palestra di arrampicata, ma più spostata in direzione di Prosecco, come ben si vede nella foto in bianco e nero. Oggi la Vedetta Italia è raggiungibile dal sentiero CAI n. 1, dal n. 12 o dalla passeggiata "strada Napoleonica".






18 settembre 2018

Il gulasch dei cow-boy della puzta, che pian piano è sceso fino alle isole adriatiche...

L'aggettivo ungherese gulyás ("alla bovara") è penetrato, complice il multietnico impero austro-ungarico, fin nella penisola istriana dove il rosso che accompagna i piatti di carne, originariamente dovuto alla paprika della puzta, ha imparato a convivere con il rosso del pomodoro mediterraneo.
"I sapori ora forti ora delicati dell'Adriatico e del Danubio, della puszta
e dell'Anatolia, dalla morbida palacinca austriaca al pepato gulasch ma-
giaro fino alla pregnante sarma ottomana, vi erano rimescolati e filtrati
con sapienza..."
(Enzo Bettiza, "Esilio"Arnoldo Mondadori Editore,
Milano, 1996, pag 213)
Una mutazione che s'è poi completata col sodalizio con gli gnocchi veneti, che venivano dall'altra sponda dell'Adriatico.
Ed ecco comparire gli "gnocchi al gulasch", che sulle isole era gulasch di agnello, soprattutto.
E' un piatto di congiunzione fra le tradizioni delle due sponde adriatiche, veneta l'una e ungherese e austriaca l'altra.
Il termine "gulasch" è un semplice adattamento tedesco dell'ungherese gulyás, che significa "alla bovara".

9 settembre 2018

L'ajvar verde della Natureta

E' proprio impossibile sbagliarsi: è un'ajvar verde! La si distingue immediatamente anche alla vista per il colore (sì, verde) ed è composta di peperoni (rigorosamente verdi), melanzane, cipolla, spezie e aglio.
ajvar verde
L'ajvar verde sul tagliere con pane nero e cipolla, mentre aspetta le
famose suha klobasa (salsicce asciutte) della Slovenia.
E' stata lanciata dalla casa slovena Natureta e contiene meno peperone rosso.
Altre differenze? Direi più estetiche che altro. Come la più classica ajvar rossa, non è solo un condimento ma si usa anche come antipasto.
La casa dichiara peperoni verdi (78%), melanzane (7%), cipolle, olio di girasole, zucchero, sale, antiossidanti: acido citrico, aromi naturali, spezie.