15 agosto 2018

"Soto la defonta se stava molto ben: se magnava bigoli e loganighe col cren"

Va da sè che "la defonta" era la defunta monarchia austriaca... o più precisamente l'impero bicipite di Francesco Giuseppe, che fu per metà austriaco e per l'altra metà ungherese, e che "chiuse baracca" nel 1918.
bigoli loganighe
Un piatto di bigoli col ragù di luganighe de Cragno, le quali si mangia-
vano bollite in acqua e spolverate di cren (rafano) fresco gratuggiato.
Tra le tradizioni perdute vanno annoverati anche i proverbi e le filastrocche, conosciute e ripetute da tutti, soprattutto quand'erano piccanti.
Un'altra filastrocca dal sapore popolaresco era "Me piase i bigoli co le loganighe, Marieta fameli per carità!" che ben si prestava al grasso doppio senso: "Me piase i bigoli co le loganighe, Marieta damela per carità, Marieta damela sul canapè".

5 agosto 2018

Una geografia di mare, di Stati e di misure: a Trieste "c'erano sempre 40 centimetri in meno"

Durante la breve traversata da Brestova a Faresina/Porozina, la penna di Paolo Rumiz raccoglie la dimenticata storia delle altimetrie austriache, che venivano misurate dallo "zero" batimetrico triestino,
carta istria
In questa carta italiana del 1920 èben evidente il Canale della Faresina.
e dei malintesi che si produssero una volta passati sotto il Regno d'Italia, che usava quelle genovesi.
"Durante la traversata Cesare Tarabocchia da Lussino raccontò una storia stupefacente. Disse che nel 1918, col passaggio di Trieste all'Italia, il punto zero trigonometrico agganciato al livello del mare non fu più calcolato sull'Adriatico settentrionale, ma sul Tirreno, con punto di riferimento Genova. E poiché il mare d'Occidente era mediamente più basso di quaranta centimetri rispetto a quello d'Oriente, il livello reale del mare a Trieste risultò quasi sempre superiore a quello virtuale impostoci dai tirrenici, il che falsò dalle nostre parti le misure altimetriche calcolate su quello zero d'importazione. C'erano sempre quaranta centimetri in meno.
Gli italiani ignoravano che tutto il reticolo delle altimetrie austro-ungariche era stato costruito proprio a partire dallo zero triestino, e per la precisione sul livello del mare nel canale di Ponterosso, misurato dai geografi imperiali. Non sapevano che l'altezza dei monti transilvani e della Slovacchia, dei campanili dell'Ungheria e del Tirolo, delle colline di Moravia e delle isole dalmate, tutto dipendeva dal mare di Trieste, primo porto dell'impero. Ma anche dopo il 1918 le nazioni nate dalla dissoluzione dell'Austria-Ungheria conservarono le trigonometrie imperiali. Tutte, salvo l'Italia alla frontiera dell'est. Col risultato che oggi, dal Lago di Costanza ai Carpazi, le altimetrie di mezza Europa sono calcolate su una città che per una beffa del destino non può misurare in modo veritiero nemmeno se stessa.
Appoggiato alla murata del traghetto, pensai che ancora oggi quei centimetri verticali misurano la cancellazione di un grande ruolo europeo, meglio dei chilometri fra Trieste e Roma, e persino meglio degli orari Trenitalia. Riflettei che a Trieste – a differenza di Lussino - non esiste un museo della marineria degno di questo nome per il semplice motivo che esso magnificherebbe un passato austriaco. E conclusi che è difficile avere un futuro, se il presente si fonda su tali rimozioni. Pensai tutto questo sulla rotta di Faresina, mentre il sole puntava allo zenith. Sui traghetti c'è che viene e c'è chi va, e la mente macina strade vagabonde e travolge le barriere del tempo."
(da "il Piccolo" del 3 novembre 2012)
Brestova Porozina
Estate 2017: dal traghetto che porta a Porozina. Oltre al molo di Brestova, si individuano il borgo di Brsec e la cima del Monte Maggiore.

30 luglio 2018

I due brodetti di pesce della costa friulana

Due sono i tipi di coste, e due sono i brodetti di pesce: perchè se Grado è di costa sabbiosa, Marano è invece di costa lagunare.
brodeto graisana
Pezzi di pesce grosso, niente pomodoro e polenta bianca.
👉Il brodeto a la graisana: è preparato con pezzi di pesce di buona dimensione, come il rombo, il cefalo, la coda di rospo, l'orata, il branzino.
Si cucina in bianco, vale a dire senza pomodoro, e si serve con polenta bianca.
Per farlo i pescatori della laguna utilizzavano il pesce fresco che non era stato venduto al mercato.



brodetto marano
Pezzi di pesce grosso cotti in un brodo di ghiozzi gialli di laguna. In tavola
con polenta gialla.
👉Il brodeto a la maranesa: è più complesso e più saporito. Si prepara in due parti.
Prima si ricava un brodo cremoso bollendo dei ghiozzi gialli di laguna (caratteristici di questo piatto) con scorfani, gamberetti o schile, la cui parte solida viene eliminata con lo scolino.
Nel secondo step si aggiungono pezzi di pesci più grandi come cefalo, coda di rospo, polpo, anguilla. Non si usa pomodoro.

24 luglio 2018

L'antica Trattoria Bottazzo in Val Rosandra

Ci si può arrivare solamente a piedi, a questo vecchio posto di confine lungo l'antica Via del Sale. Ed è sicuramente meglio così.
Bttazzo Botac
Di fronte all'antica osteria correva il confine tra l'Italia e la Jugoslavia. E'
rimasta l'antica barra al di là del torrente, dipinta di rosso, bianco e blu,
con la piccola costruzione ch'era presidiata da tre graniciari jugoslavi.
La Tergeste dei romani veniva a procurarsi l'acqua fino a qui, nell'unico torrente superficiale del ciglione Carsico triestino.
E sempre qui nel lungo medio-evo correva una delle tante "vie del sale", l'oro bianco che permetteva di conservare i cibi e farne scorta per l'inverno.
E ancora qui si sono allenati i rocciatori triestini del primo Novecento, quei celebrati "Bruti dela Rosandra" che ebbero in Emilio Comici l'indiscusso caposcuola.

trattoria bottazzo botac
Fabio e Laila, questi i nomi dei gestori. Laila ha un passato da controllore doganale al confine sloveno. Ha scoperto la Val Rosandra da giovane, grazie alla sua passione per l’alpinismo: “quando c’erano le spedizioni di punta non mi facevano partecipare, dicevano che ero una donna pericolosa”. Fabio, invece, è cresciuto in un’osteria, s'è espresso come giardiniere creativo e sembra uscito da un racconto di Jack Kerouac.
trattoria bottazzo botac
Le tre guardie confinarie jugoslave di servizio a Botac amavano sconfinare, e ristorarsi alla trattoria al di là del ponticello: tanto il traffico era solo pedonale, ed anche scarso. Una precisazione: non è un posto per personcine schizzinose e modaiole, ed è questo che lo rende unico. A destra in basso vediamo la rustica minestra jota di Laila.
prosciutto cotto alla triestina
Il prosciutto cotto alla triestina, che va tagliato al coltello e accompagnato dal cren gratuggiato fresco e dalla senape.

16 luglio 2018

"Milica Jardasa", la passeggiata a mare che dalla baia di Preluca va verso Costabella

Lo fa collegando una serie di spiaggette e piccoli approdi tra la baia di Preluk e il quartiere di Kantrida, all'estrema periferia occidentale della città di Fiume.
Qui si sta tranquilli sempre, perfino a ferragosto. E' un tratto di costa completamente sconosciuto al turismo massificato della vicina Abbazia e fortunatamente ignorato dai cafoni neo-ricchi della "Croazia da bere". Anche se Costabella si trova proprio di fronte ad Abbazia ne sembra lontana mille miglia. Offre un notevole colpo d'occhio sull'intero litorale e sul massiccio del Monte Maggiore (Utcka, in croato) che lo chiude alle spalle.

Questa passeggiata va dalla baia di Preluk (Preluca) fino a Kantrida (Can-
trida, la periferia di Fiume, popolare e proletaria, dove c'è il cantiere nava-
le "3 Maggio") ed è lunga circa 3 chilometri.
Vedi le altre foto in Google Photo.
La passeggiata "Milica Jardasa" inizia alla baia di Preluca (Preluk).
A tratti più larga e simile a una classica Promenade, a volte più stretta, si spinge per 2,5 chilometri in direzione di Kantrida, passando fra scogli e calette, sempre a pelo d'acqua.
La municipalità di Rijeka ha in previsione di prolungarla di altri 3,5 chilometri edi farla giungere fino ai bagni di Kantrida.
Per ora si ferma all'altezza del bivio della litoranea, sbarrata
Scarica la traccia GPS da Wikiloc.
da una proprietà privata.
Venne realizzata ai tempi della dominazione italiana, come testimoniano le modeste villette in stile modernista e fascisteggiante, che ci sono giunte praticamente intatte, perfettamente conservate perfino negli infissi.
Ripercorsa oggi appare modesta, molto diversa dalla prorompente eleganza delle sontuose Promenaden asbur-giche della vicina Abbazia. Qui tutto è in tono minore, come minore era stato il fascismo italico che tentò - con risultati mo-desti assai - di gonfiare il petto nel ventennio del "libro e moschetto".
I gerarchetti e i pubblici funzionari italiani arrivati qui dopo la prima guerra mondiale, quando la città venne annessa al Regno d'Italia (ormai governato dal mascellone Mussolini) erano gente di bocca buona... figli del popolo che magari da piccoli avevano fatto la fame nelle zone depresse del Regno d'Italia e che di colpo erano diventati temuti funzionari pubblici.
Di quel mondo sopravvivono alcune amabili villette in stile modernista/futurista e anche dei bei tratti di passeggiata, ma Costabella è stata soprattutto un vorrei ma non posso, goffa imitazione dello splendore asburgico. L'orbace e l'autarchia rimanevano molto al di sotto delle sete e broccati del cosmopolitismo imperiale.

4 luglio 2018

La trattoria "Sidro" di Martinscica, bene alloggiata nella vecchia distilleria di salvia

E' un piccolo ristorante che si trova esattamente sul molo del villaggio, in una "location" che ha significato la sua fortuna turistica.
Sidro di Martinscica
Qui in uno scatto "fuori dal tempo" che risale al lontano 1993.
Tre gradini e si scende nell'acqua, mentre si aspetta che il cameriere porti le ordinazioni.
Prima del grande boom turistico dell'isola di Cherso, l'edifico è stato a lungo soprattutto un bar, in funzione sin dal mattino.
I suoi locali sono ospitati nell'edificio della vecchia fabbrica di olii essenziali di Martinscica. Qui per decenni si sono estratte le essenze di salvia, elicrisio ed altre erbe.
martinscica sidro
Il "Sidro" nel 2017, appena prima del cambio di gestione.
Questo ormai storico ristorante con terrazzo sul mare è stato ricavato nell'edifico della antica distilleria di olii essenziali, che condivide con il locale ufficio turistico. Ne rimane traccia in qualche foto appesa alle pareti...

24 giugno 2018

Il prosciutto cotto che se magna a Trieste

Si tratta del "cotto di Praga", però tagliato grosso al coltello e servito caldo con accompagnamento di cren e senape.
cotto alla triestina
Il “Pražská šunka od kosti” ha una storia di oltre 160 anni che inizia nel-
la capitale boema. E' ricavato da cosce di suino in salamoia, affumicate
al legno di faggio ed aromatizzate alle erbe. La sua produzione a Trieste
ha inizio nel 1874 ad opera dell'immigrato trentino Masè.
Un po' di storia: nel 1857 un macellaio di Praga di nome František Zvěřina ne iniziò una produzione limitata, utilizzando cosce intere con l’osso (od kosti).
Il suo metodo prevedeva di cuocerlo infilzandolo in uno spiedo sopra le braci ardenti.
Nel 1879, l’imprenditore ceco Antonín Chmel, fiutò l'affare e decise di produrlo con metodi industriali, mantenendo però la matrice originale messa a punto da Zvěřina e riuscì a farne un prodotto “cult”, esportato dalla Baviera alla Romania.

cotto alla triestina
Eccolo sul tavolo della Trattoria Bottazzo in Val Rosandra, doverosamente caldo, tagliato grosso e accompagnato da cren (rafano) fresco gratuggiato al momento, e senape.