14 giugno 2018

Teranel, quel liquore al mirtillo su base di vino...

Dolce ma anche asprigno, dai 14 ai 17 gradi, il Teranel (o Teranin) è un liquore da dessert. Si confezionava partendo dal vino Terrano (una variante istriana del friulano Refosco), che era un vitigno piuttosto
teranel
I mirtilli provenienti dai boschi del Gorski Kotar venivano immersi nel
vino ottenuto dall'uva istriana Teran, addolcito con il miele. Il tutto da-
va a questo liquore un sapore molto piacevole, che risultava ottimo se
servito come aperitivo oppure come vino da dessert.

rustico molto diffuso nel contado  istriano pre-industriale.
Da questo rosso Terrano l’uomo istriano ha imparato a produrre un certo liquore, il “Liquore di Teran”, che si faceva in casa aggiungendo al vino succo del mirtillo nero, miele e un po' di zucchero.
Questo inconsueto "liquore di vino" veniva apprezzato a fine pasto, servito a temperatura ambiente al momento del dessert.

5 giugno 2018

Il modus operandi dell'immaginario "giuliano-dalmata" (sempre intollerante al fact-checking)

Prendere un'affermazione falsa, lasciarla cadere nel contesto di una frase condivisibile, e il gioco è fatto: il falso storico è stato impiantato nella verità, e da quell'istante è diventato vero esso stesso...
invenzione della tradizione
La frottola dei pifferai di "Fiume italianissima" fa il paio con quella dei
"tradizionali kilt scozzesi", un clamoroso falso che venne smascherato
dallo storico Eric Hobsbawm nel suo "L'invenzione della tradizione";
cosa che richiama altri due celebri falsi storici: la "donazione di Costan-
tino" e i famigerati "protocolli dei savi di Sion" confezionati a tavolino
dalla Ochrana zarista e successivamente utilizzati da Hitler.
fiume veneziana
Come sanno gli storici, Fiume non è mai stata veneziana ma ha sempre
gravitato nell'orbita asburgica (prima austriaca e poi ungherese).
Prendiamo ad esempio un post pubblicato nel gruppo "Forum Fiume" di Facebook, pubblicato il 27 marzo 2018 e avvallato dall'amministratore del gruppo.
L'autore così scrive: "...il fatto è che il centro della città, antica dipendenza della Serenissima Repubblica di San Marco, era occupato da istriano-dalmati dalla parlata schiettamente veneta, mentre i dintorni erano abitati da contadini croati."
Apparentemente innocuo, senonchè la verità piazzata in coda di frase serve solo a stornare l'attenzione dalla balla colossale inserita ad inizio frase (nell'incipit), dove si allude ad una supposta ma mai provata "antica dipendenza della Serenissima Repubblica di San Marco".
Orbene, com'è agevole verificare in qualsiasi manuale di storia, Fiume non fu mai veneziana. Ma ciononostante, una volta gettato il seme, "l'invenzione dell'identità" è ormai compiuta... e nell'immaginario del reducismo può ormai vivere di vita propria.
Eric Hobsbawm non se ne sarebbe sorpreso: "Ogni società ha accumulato una riserva di materiali in apparenza antichi: per rinsaldare vincoli nazionali, per connotare la fisionomia di partiti e classi sociali. Questa sorta di ingegneria sociale e culturale ha caratterizzato l'affermarsi delle nazioni moderne, che hanno cercato di legittimare la loro storia più recente cercando radici nel passato più remoto".

25 maggio 2018

La baia di Buccari (Bakar), dove le Alpi finalmente tornano al mare

Quando finalmente si esaurisce, la catena alpina (che geograficamente inizia al Colle di Cadibona e finisce al Passo di Vrata) incontra il mare.
buccari bakar
Sembra un lago circondato da una corona di monti. Lo sbocco a mare è una strettoia facilmente difendibile larga solo 300 metri, non visibile nella foto perchè nascosta dal promontorio sulla destra, tagliato dalla strada litoranea che porta verso Fiume/Rijeka. Sullo sfondo, tra l'azzurro della foschia, si indovina il profilo dell'isola di Veglia/Krk.
buccari bakar
La vecchia Buccari in una foto d'inizio Novecento. La baia è esposta a
forti venti di bora e di scirocco. Qui d'inverno le imbarcazioni gelano
ma sui terrazi della baia si coltiva la vigna che dà la Bakarska Vodica.
Il centro storico è raccolto attorno al castello, situato sulla collinetta che sorveglia la baia del porto, che nel medioevo gareggiava in importanza con quello di Fiume.
La prima espansione in epoca moderna è dovuta all'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che le conferì il titolo di città.
buccari bakar
L'impero autroungarico vi costruì una grande base navale, che in Italia
divenne famosa per la "beffa di Buccari", la guasconata di d'Annunzio.
Un'ulteriore espansione si ebbe nel corso dell'Ottocento, quando l'Impero austro-ungarico ne fece - assieme a Pola - una delle più importanti basi strategiche della marina militare.
Il declino economico iniziò nel 1873, con l'apertura della ferrovia Fiume-Budapest e il parallelo decollo commerciale di Fiume.
Nel Novecento (1930) la costruzione di una bretella ferroviaria consentì una mitigazione dell'isolamento.
baia di buccari
Dopo la WW2, negli anni del produttivismo industriale d'impronta socialista, divenne nel 1972 un importante terminal industriale e carbonifero, con pesanti stravolgimenti ambientali. Dopo la dismissione degli impianti l'enorme tubazione cilindrica che attraversava la baia è stata fortunatamente smantellata. Ma negli anni della "nuova Croazia" il disprezzo ambientale per la baia è proseguito, sotto forma di autostrade che incombono sull'abitato, quasi fossero prodezze architettoniche.

11 maggio 2018

I confini del Novecento: lo "Stato Libero di Fiume"

I confini dello "Stato Libero di Fiume" creato dal Trattato di Rapallo erano più ampi di quelli dello storico "Corpus Separatum", che la monarchia ungherese aveva definitivamente riconfermato nel 1868.
stato libero di fiume
L'estensione dello storico Corpus Separatum ungherese.
Fin dal 1779 la città di Fiume aveva vissuto (con la sola breve interruzione del ventennio 1848-68) la sua dorata stagione da “Corpus Separatum”: era diventata porto franco autogestito per graziosa concessione dell'illuminata imperatrice Maria Teresa.
E così fu fino alla fine della prima guerra mondiale.
Poi incominciarono i casini.
stato libero di fiume
Il Trattato di Rapallo (novembre 1920) trasforma il Corpus Separatum
ungherese in Stato Libero di Fiume e, rispetto al precedente Corpus Se-
paratum, amplia i confini fino alla baia di Preluka ma cede alla Jugosla-
vija una fascia a sud di Castua e anche lo scalo di Port Baross.
La città era un crogiolo di culture e religioni, una città cosmopolita dove molte persone parlavano più lingue.
C'era lavoro per tutti e tra le varie comunità etniche i rapporti erano improntati al reciproco rispetto.
La città aveva varie industrie e il suo porto lavorava per l'entroterra danubiano e mitteleuropeo.
stato libero di fiume
Col definitivo passaggio all'Italia (1924, Trattato di Roma) lo Stato Libe-
ro di Fiume viene suddiviso fra Italia e Jugoslavija. All'Italia viene asse-
gnata il centro-città di Fiume, alla Jugoslavija i suoi sobborghi orientali
esettentrionali, compreso il Port Baross. del Regno d'Italia. Ora Fiume e
Susak sono separate dal confine italo-jugoslavo, che corre lungo l'Eneo.
Ma dopo gli anni asburgici, quelli in cui Fiume era il porto dell'entroterra ungherese e Trieste era il porto dell'entroterra austriaco, arrivarono gli italiani e fu l'inizio del declino economico.
Il porto fu privato del suo vasto entroterra commerciale danubiano, il che significò un declassamento strategico senza prospettive.
Il tessuto sociale venne spezzato in due dal nuovo confine lungo il fiume, con il centro città benestante e affarista ad ovest (Italia) e il quartierone proletario di Susak ad Est (Jugoslavija).

1 maggio 2018

La tonnara di Preluca, fra Fiume e Abbazia

Questa piccola baia separa la periferia urbana di Cantrida dall'insenatura di Volosca, da dove comincia il blasonato litorale turistico di Abbazia.
preluca preluka
La baia di Preluka ospitò a lungo una tonnara, come accadeva in tante al-
tre anse del Quarnaro. Questa foto del 1896, successivamente "colorata"
in studio, evidenzia l'alta vedetta d'avvistamento, ove il turno di guardia
durava tre ore.
Per chi viene da Fiume, qui inizia il litorale di Opatija, e Prelucka rimane sempre riconoscibile, seppure sempre più sputtanata dal cemento e dal cattivo gusto della "nuova Croazia".
Separava la periferia proletaria di Fiume dai luoghi dorati della borghesia cosmopolita della Belle Époque.
La baia fa da snodo fra la città di porto, commerciale e industriale, e il litorale turistico frequentato da turisti e vipparoli.
preluca preluka
"Ecco la baia di Prelucca, ben riparata, ben difesa d'ogni parte, e dove fu stabilita una pescaia, facendo saltar la rupe per addossarvi le capanne. E' una delle stazioni in cui pescano il tonno, e queste pescaie costituiscono una delle ricchezze della costa. L'impianto é semplicissimo: si compone di due osservatorii di venti metri d'altezza, enormi scale, erette obliquamente sulle onde, e munite, sull'ultimo scalino, d'un sedile, su cui sta la vedetta."     (Carlo Yriarte, "Istria - il Golfo del Quarnero e le sue isole", Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2014)
preluca preluka
"Mediante un'ampia rete, sbarrano un buon tratto della baia, nel senso della larghezza: la vedetta, dall'alto della sua specola, osserva il mare, e fa un segno quando la preda è entrata nel recinto; al momento stesso, l'uomo di guardia al basso, fa muovere un'altra rete perpendicolare alla corda dell'arco, e il tonno trovandosi chiuso in uno spazio ristretto, è facilmente condotto a riva, traendo verso di questa i grandi apparecchi: maneggio operato da una barca, che stanzia a pié della capanna."         Carlo Yriarte, "Istria - il Golfo del Quarnero e le sue isole", Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2014)

La vecchia tonnara a Martinscica di Cres

A Martinscica l'albero di avvistamento è sparito ormai da molto tempo e l'edificio della "Tonera" è in completo abbandono. Ma i muri tengono e il luogo conserva ancora il fascino d'un tempo.
Martinšćica
L'aspetto della vecchia tonnara, con le case di Martinšćica visibili in basso a destra. La pesca al tonno era molto diffusa tra le isole del Quarnaro e l'alto pennone di avvistamento era un elemento comune dei paesaggi rivieraschi.
tunera tonera
Fiore, vecchio marinaio lussignano, conserva nella sua casa di Ustrine
una preziosa foto scattata proprio alla "Tonera" di Martinšćica.  I ton-
ni venivano intrappolati in un anello di reti distese dalle barche.
Tra le forme di pesca tradizionali del golfo del Quarnaro, c'era anche quella della caccia al tonno.
Si praticava da terra, appostati in piccole baie attrezzate con una baracca di servizio che era dotata di un altissimo pennone inclinato dalla cui cima l'osservatore avvistava i tonni e poi ne segnalava la posizione.
Da terra gli altri ne intercettavano poi i movimenti manovrando su leggere e agili imbarcazioni.
martinscica
La vecchia tonnara si raggiunge a piedi per strada sterrata ed è situata prorprio di fronte al paese, con ampia vista sulla baia. Sulla destra èvisibile il grosso e informe insediamento turistico di Zaglav, uno schiaffo al paesaggio.
fichi d'india pricly pears
A maggio tra i sassi a lato della stradina fioriscono i fichi d'India.

25 aprile 2018

L'effimera "Stella d'Oro" dannunziana

E' stata un'onorificenza distribuita da D'Annunzio durante il suo anno e mezzo (tanto è durata la sua avventura fiumana).
Stella d'Oro di D'Annunzio
Una carellata di "Stelle d'Oro di Fiume" realizzate da diversi artigiani o
fabbricanti in periodi diversi (fotografia tratta dalla rivista "Militaria"
del marzo1994). Il peso in oro è di circa 3,5 grammi. La "Stella d'Oro
di Fiume"rimase una distinzione e un ricordo che D'Annunzio distribuì
a sua discrezione fino al 1938.
Consisteva in una stella a cin-que punte su cui poggiava in rilievo lo stemma concesso da Leopoldo I nel 1659, un'aquila che stringe tra gli artigli l'an-fora rovesciata da cui fluisce "indeficienter" (senza fine) la vena d'acqua.
"L’Urna inesausta” del vecchio stemma cittadino fu ripresa da d’Annunzio come simbolo del-la città "dei legionari" e stam-pata sui francobolli della "Reg-genza del Carnaro" oltre che utilizzata per le Stelle d'Oro date in dono ai legionari e ai sostenitori della causa.
Le Stelle d'Oro in lastra sottile furono fabbricate artigianalmente da uno o più orefici locali. Le prime Stelle d'Oro avevano l'aquila bicipite dello stemma di Fiume con sovrapposto sul petto uno stemmino coronato e smaltato con la Croce di Savoia in campo rosso.