18 novembre 2019

Polenta e renga alla friulana

Grassa e nutriente, forte di sapore e di odore, stuzzicante, robusta, economica e di lunga durata: è la nordica umilissima aringa.
Polenta taragna e aringa affumicata ripassata in padella in un semplice
soffritto fatto di abbondante cipolla, aglio, prezzemolo e olio di oliva.
Nel Medioevo e fino a tutto il ‘500 il fiorente commercio delle aringhe tra le città della nordica Lega Anseatica e l’Europa centromeridionale alimentò anche il parallelo commercio del sale.
👉Il sale saliva verso nord e l'aringa scendeva verso sud in in barili. La sua sistemazione sotto sale doveva avvenire entro poche ore dalla cattura, cioè praticamente in mare.
👉Il traffico di aringhe salate e affumicate aveva come principale centro nel mediterraneo la città di Venezia.
renga alla friulana
"...mia suocera metteva l'aringa avvolta nella carta oliata sopra la stufa a legna. Nell'aria si spandeva l'odore del pesce affumicato cotto, che rimaneva per giorni." Nella foto abbiamo una replica delle antiche ricette, in un tegame di ferro con cipolla, aglio, prezzemolo e olio di oliva. Va cotta lentamente, a fuoco basso.
renga alla friulana
Grazie alla conservazione sotto sale, l'aringa poteva durare a lungo e fu per questo che si trasformò nel "tesoro del Mare del Nord", com'era successo per il baccalà portoghese e per lo stoccafisso norvegese (sempre merluzzo sono).

7 novembre 2019

Kastav è oggi un sobborgo alla periferia di Fiume, ma nel ventennio tra WW1 e WW2 s'era trovato a cavallo del problematico confine italo-jugoslavo

I boschi attorno a Kastav (Castùa) sono intersecati da una stratificazione di sentieri che ci parlano di una storia molto lunga e fin troppo complicata.
Kastav Castua
Un cippo del confine stabilito dal Trattato di Rapallo, che passava a valle
del centro storico di Castùa. (foto di Goran Moravček)
👉Qui, attraverso la bassa foresta di Kastav, si è snodato il confine fra il Regno d'Italia e la neonata Jugoslavija, come stabilito dal famoso Trattato di Rapallo del 1920.
👉Anche se inizialmente era prevista la sua annessione al Regno d'Italia (che l'aveva già inglobata nei propri territori ad amministrazione militare), con Rapallo Castùa fu invece assegnata al Regno SHS, poi Regno di Serbia, ed a questi restò anche dopo l'annessione italiana di Fiume nel 1924.
Kastav Castua
Castùa/Kastav è una cittadina d'origine medioevale posta su una collina nei pressi della città. (foto di Ivan Begić)
castua kastav
Castùa è qui rappresentata in una stampa del 1679 del Valvassor. Interamente cintata da mura medievali con nove torri da difesa, si trova sulla spalla di un colle carsico, a 377 metri sopra il livello del mare.

28 ottobre 2019

Le castagne d'autunno di Abbazia e di Laurana

Le pendici del Monte Maggiore ospitano due tipi di marroni. Il primo è il "branac" e viene raccolto dopo essere caduto al suolo privo di riccio: va consumato subito. Il secondo tipo, "dubenac", matura più tardi e viene raccolto in mucchio (con il frutto ancora nel riccio).
marunada
A fine ottobre sulla costa liburnica si svolgono le popolari "Marunade", le
feste che celebrano la raccolta delle castagne e dei marroni e che troviamo
pari pari nei paesi dell'arco alpino e in quelli dell'Apppennino.
👉Il "branac" è facilmente deperibile e perciò va consumato alla svelta. Il secondo tipo, "dubenac", matura invece più tardi e viene raccolto in mucchio, con il frutto ancora nel riccio, e poi coperto con rami e lasciato maturare per un mese. Dopodichè si può consumare fino a Natale.
👉Il "dubenac" è di qualità più elevata e di conseguenza ha un prezzo più alto. L'estratto delle foglie veniva usato per curare la pertosse (la "tosse canina", un tempo assai diffusa).
marunada
La castagna è il frutto del castagno selvatico mentre il marrone è il risultato di un'opera di selezione ed innesti. In montagna e in collina le castagne, ricche di amidi e carboidrati, un tempo erano il cibo dei poveri, di chi non si poteva permettere nemmeno un tozzo di pane. Si mangiavano arrostite (caldarroste) oppure se ne ricavava una farina molto nutriente o infine si lasciavano seccare per conservarle più a lungo. Le castagne secche si consumavano lessate.

21 ottobre 2019

La "Freccia del Carnaro" era un'esclusiva corriera di linea in servizio rapido da Fiume a Trieste

Era un servizio pubblico d'avanguardia attivamente sostenuto dal regime fascista (che molto investì nel "confine orientale"). La "Freccia del Carnaro" era impiegata nella tratta Fiume-Trieste, che venne...
freccia del carnaro
L'Alfa Romeo 85 A era una piccola e sportiva "corrierina" che richiama-
va lo stile della famosa e elegantissima Alfa Romeo 6C 2300 (costruita
dal 1934 al 1937). La foto risale al 1938.
...inaugurata nella primavera del 1933 e pomposamente classificata "autostrada" anche se, per quanto risistemata e dotata di case cantoniere che ne curavano la manutenzione ordinaria, si trattava di una semplice strada statale.
freccia del carnaro
Per quei tempi la velocità aveva dell'incredibile: meno di due ore. Il ser-
vizio era gestito dalla "Società Anonima Grattoni", con sede in Via Spa-
lato 2 a Fiume.
Stando all'orario del 1939 faceva tre corse al giorno per ciascuna direzione: partivano sia da Trieste che da Fiume alla stessa ora (7.45, 13.45 e 19.00) e si incrociavano a Castelnuovo d'Istria (la slovena Podgrad) dove arrivavano con un minuto di differenza (8.27/8.28, 14.27/14.28 e 19.42/19.43). A Trieste e a Fiume arrivavano rispettivamente alle 9.05, 15.05 e 20.20.
👉Tempo di percorrenza: un'ora e 20 minuti. La linea normale ci impiegava un'ora in più. E anche la ferrovia un'ora in più.
Il prezzo era alto, ben 25 lire contro le 20 della linea normale. Era insomma come un Frecciarossa di adesso.

8 ottobre 2019

La secca e aromatica domaca dimljena kobasica

Il nome significa "salsiccia affumicata fatta in casa" ed è così che viene venduta nei supermercati della grande catena croata "Plodine".
domača dimljena kobasica
E' parecchio più grassa, ma anche più morbida, meno secca e più sapo-
rita dei nostri Kaminwurzen. Assomiglia alla suha klobasa slovena.
Si propone come erede morale della salsiccia affumicata e stagionata fatta dai contadini istriani. Non è niente male.
👉L'ho fatta provare ad amici dal palato più fino e dai gusti meno basici dei miei, e l'hanno trovata migliore dei nostri Kaminwurz sudtirolesi (ed io concordo), anche se la domaća dimljena kobasica è e resta un prodotto industriale, e perciò stesso per niente "domaća" (domestica, fatta in casa).
domača dimljena kobasica
L'etichetta dichiara: "senza glutine, senza soia. Maiale, grasso di maiale, sale da cucina, spezie, maltodestrina, emulsionante E450, destrosio, colorante (estratto di paprika), antiossidanti E315 E316, conservante E250, colorante E120, coltura di avviamento. 100 g di prodotto sono ottenuti da 153 g di manzo e vino". Qui è nel giardino di casa, in ibrida ma intrigante compagnia fatta di cetriolini in agrodolce, pane di segale e Morellino di Scansano.

29 settembre 2019

Scartabellando alla ricerca della scomparsa "Trattoria al Trionfo", che fu tra le osterie ruspanti della periferia operaia di Fiume

E' stata la trattoria dei nonni (mio nonno e mio bisnonno) e si trovava a Cantrida, lungo la via che da Fiume saliva prima a Castùa e poi a Mattuglie per portare infine a Trieste. Un posto battuto, insomma.
Cantrida, periferia occidentale di Fiume: qui passava il confine ammini-
strativo fra il Regno d'Austria e il Regno d'Ungheria. La foto è scattata
negli anni dell'avventura insurrezionale di Gabriele d'Annunzio, quando
i suoi legionari (a destra uno di loro) occuparono Fiume e si opposero al-
esercito regolare (qui a sinistra della sbarra). 
Nel settembre del 1919 proprio da qui, da questo snodo strategico della viabilità cittadina, transitò la colonna di autoblindo e ammutinati che al seguito di D'Annunzio scendevano nel centro città.
👉Più tardi, a fascismo ormai trionfante, questa lunga strada che dalla stazione passava da Cantrida e poi a Zamet fu ribattezzata "Via della Santa Entrata" uno stigma che rimase nella toponomastica cittadina fino a quando i partigiani di Tito, il tre maggio del 1945, entrarono in città e cambiò tutto.
Sempre a Cantrida, qualche centinaio di metri più ad Est, nei '60. Qui
sorgeva la "Trattoria al Trionfo". Venne espropriata e abbattuta per fare
posto alla nuova viabilità. A dx, in salita la Zametska (strada per Zamet),
a sinistra la nuova Liburnijska (strada liburnica per Abbazia) e alle spal-
le, in discesa verso il centro città, la Zvonimirova Ulica.
👉Negli anni del boom edilizio del dopoguerra l'antico snodo viario venne modificato, l'osteria fu abbattuta per fare posto all'asfalto del nuovo snodo ad "Y". La periferia industriale cambiava in fretta mentre i grattacieli crescevano come funghi. 
👉Nel prontuario delle attività commerciali di Fiume del 1932 la trattoria "Al Trionfo" di Plasse San Nicolò 311 risulta intestata a mio nonno Giuseppe Carlevaris (1897-1968). In precedenza era gestita dal bisnonno Giuseppe (1866-1929).
Fiume Plasse San Nicolò
Le due mappe consentono un confronto puntuale fra il "prima" e il "dopo". A sinistra (in B&W) la situazione anteguerra, a destra (a colori) la mappa del 1952, a lavori effettuati, dove la grande "Y" rivolta a sx è ben evidente.
trattoria carlevaris
In rosso gli edifici abbattuti per far posto al nuovo bivio ad "Y".
Restò lì fino ai primi anni '50, quando lo sviluppo urbano di Fiume ridisegnò l'intera viabilità e la trattoria fu espropriata per far posto all'asfalto. Ancora negli anni ottanta  (ben dopo il Trattato Italo-Jugoslavo Osimo, il contenzioso sul rimborso di questo esproprio si trascinava  fra un ufficio jugoslavo ed uno italiano, ugualmente infettati da una burocrazia asfissiante. Ma non serbo rancore.
L'austro-ungarica barriera di Cantrida fissata nella  mappa è quella in versione dannunziana della grande foto in alto. Il grande bivio ad "Y" dei primi anni della Jugoslavia di Tito, dove si trovava l'antica trattoria "Al Trionfo". La situazione attuale è praticamente identica a quella fissata dallo scatto "jugoslavo" in bianco e nero degli anni '50.

23 settembre 2019

Patate e bietole alla maniera dalmata

Questo mix di biete e patate lesse è il contorno più tradizionale dei piatti di pesce e di carne del litorale, eppure molti turisti lo snobbano...
patate e biete alla dalmata
Patate e biete in paziente attesa del piatto di portata.
E' un classico contorno di pronta fattura e pronto impiego. Oltre alle patate e alle biete servono solo aglio, olio, sale, e niente altro.
👉Le bietole e le patate vanno lessate separatamente.
Le patate, ancora calde, vanno tagliate a pezzettoni e schiacciate grossolanamente con una forchetta. Le biete vanno scolate con cura e tritate grossolanamente.
👉In una padella si fanno rosolare l'olio d'oliva e l'aglio tritato. Vi si aggiungono le patate e le bietole, si mescola il tutto per amalgamare sapori e aromi. Si lascia insaporire per qualche minuto prima di servire: in fondo si tratta solo di una "scottata".
👉Il piatto di portata va sempre preparato prima e a parte, e che sia di carne o di pesce in fondo poco importa perchè si sa che il misto di patate e biete finisce veramente col mettere d'accordo tutti.
sgombri biete patate
L'onesto sgombro (pesce azzurro per eccellenza) passato alla griglia e accompagnato da biete e patate lesse.
biete patate cevapcici
Ed ecco il mix di patate e biete in accompagnamento d'un piatto di carne: qui i classici cevapcici sono con la indispensabile rossa salsa ajvar e con gli anelli di cipolla cruda. Il mix patate-biete è stato qui più "impastato".