17 agosto 2017

Il "Viaggio in Dalmazia" dell'abate Alberto Fortis

Un gran bel resoconto, composto da un'illuminista della Dominante, un tipo che sebbene cresciuto a corte non rinunciava a tirarle le orecchie...
Viaggio in Dalmazia Alberto Fortis
La copertina dell'edizione voluta dalla società "Adriatica di Navigazione" (e curata
dalla "Marsilio Editori in Venezia" nel 1986) riproduce la nota carta geografica della
Dalmazia contenuta in "Theatro del Mondo" di A. Ortelio, Anversa, 1608.
Questo religioso atipico fu una delle figure più originali e interessanti della stagione illuminista veneziana.
Il giovane Fortis entrò nell'Ordine agostiniano mosso da ragioni di opportunità più che per vocazione, tanto che nel luglio 1767, quando fece ritorno in patria, era ormai in rotta con le autorità dell'Ordine.
Ne uscì del tutto solo nel 1771 grazie all'interessamento di B. Stay e P.A. Serassi, rimanendo però abate, il che non guastava perchè gli garantiva una vita libera da ristrettezze.
Fortis compie ben dodici viaggi nell'arco di un ventennio, l'ultimo dei quali nel 1791.
Nel 1776 Giovanni Lovrich diede alle stampe il suo "Osservazioni sopra diversi pezzi del Viaggio in Dalmazia del signor Abate Alberto Fortis. Una versione digitalizzata del libro pubblicato nel 1774 si trova in Google Books, seppur limitata ad alcuni stralci.

30 luglio 2017

La lingua franca degli italiani di Fiume

Il dialetto fiumano è fortemente ibridizzato con parole slave, una commistione profonda riportata alla luce da questa preziosa testimonianza di Rudi Decleva, autore di un'interessante "Piccola storia di Fiume 1847-1947".
Nota indispensabile: "gomila" in croato significa "mucio" (in fiumano/veneto) ossia "mucchio" in italiano. Notare anche che il termine "Gomila" viene impiegata dall'autore per designare la parte del centro storico del capoluogo fiumano che più gli si è impressa nella memoria di ragazzino nato e cresciuto in questa città di porto che prima di D'Annunzio era cosmopolita e poi divenne fanatica e fascista.

"Così se parlava una volta in Gomila" (dai ricordi di Rudi Decleva).
granseola scarpena scorfano
«Per le seppie e i calamari si usava la “pus’cia”, mentre la sogliola si
chiamava“svoja”, e la “racovizza” era il granchio, che individuava an-
che i “muli” del Nautico con il loro berretto da comandante.» (in foto:
granseola, scarpena e polenta)
slivovica
«Il pane si comprava da Chiopris o più in generale dal “pek”, mentre la
“rakia più prava” di tutte (la grappa) veniva dall’Istria, meglio se era
“slivoviza” (di prugne). La si beveva a “sluk” e non saprei dire le questa
parola era di etimo croato o tedesco.» (in foto la slivovica, grappa di pru-
gne, che rimane la rakija più consosciuta)
"Premetto che non ho mai fatto uso dei vari Dizionari fiumani, considerandomi un autodidatta per nascita, e siccome recentemente sono emerse osservazioni sul Forum Fiume di parole croate mancanti in alcune citazioni, apro questa trattazione con miei ricordi delle parole dialettali fiumane che mi vengono in questo momento in mente – che segnerò tra virgolette - relative alla “Gomila” vera e propria, dove ho abitato fino ai 18 anni, che – come scrive Giacomo Scotti nel suo recente Libro “Fiume – Cent’anni e più secoli alle spalle” – era così chiamata in antico perché deposito di immondizie ed era delimitata dall’Arco Romano alla Via Roma, che noi chiamavamo “ster”, e finiva con la “Gomiliza”, un’altra piccola area rappresentata principalmente dalla Calle dello Staio Romano (che aveva alle spalle la Via XXX Ottobre), dove i tedeschi avevano costruito una vasca
palenta
«Per mescolare la polenta le donne usavano il “palentar” di legno (un
mestolo di forma rettangolare), e la polenta con patate era la “compi-
rizza”, ma esse dovevano stare molto attente a togliere le “grudize”
(grumi), sennò i mariti brontolavano, mentre per mescolare le altre
pietanze e la “kassiza” si usava la “kuhariza” (il mestolo ovale) e per
assaggiare il sale nelle pietanze, il “paich” detto anche “caziol”.»
contenente acqua da servire per eventuali incendi. Qui abitava il compianto e famoso Mici Marrè, saltato in aria col vagone in Zabiza.
Noi bambini vi giocavamo alle “s’cinke” (biglie) e usavamo moltissimo delle frasi che non saprei definire se erano croate o di altre origini: “anzakuli s’cietaz” e “passabote”. Una persona che era un poco di buono, era un “g-gnuss” (con la g gutturale) o un “drek”, mentre uno che non aveva voglia di lavorare era un “niscoristi”;
klobasa ajvar motovilica valeriana
«Le “loganighe” si chiamavano anche “clobassizze” e quelle “kranjske”
(cragnoline) erano le migliori. La legna si comprava a ”buturize” dal car-
bonaio; le “blitve” (blede) e la “motoviliza” (valeriana) in Piazza delle Er-
be. “Lo “scoropich” lo portavano le “mlecarize”.» (in foto una klobasa slo-
vena alla griglia con ajvar e cipolla)
se era un po’ tonto gli si diceva “trubilo” e se gli mancava qualche dente era “scherbalo”. Se invece vestiva strambo gli si diceva che era un “zazanich” - secondo il detto “male braghesse, vela vrit” - e ai bodoli, facilmente riconoscibili, gli si faceva il verso “Bodolo flich: braghesse te pindulaju” (ti pendono le braghe) o “capot te gorì” (ti brucia il cappotto).
Una donna di facili costumi poteva anche essere chiamata “crava”. Al muletto, che cominciava darsi arie da grande perché al cinema - 
pescheria di fiume
«La prima barzelletta che ci raccontavamo da bambini: un italiano e un
croato si incontrano e si salutano dicendo buongiorno nella propria lin-
gua. Sia l’uno che l’altro chiedono il significato della parola pronunciat-
a dall’altro: “Cosa vuol dire?” - “Cia ce rec’?” rispondeva l’altro e la ti-
ritera andava all’infinito.» (nella foto la pescaria di Fiume, un luogo dove
lingue e dialetti si mescolavano inestricabilmente)
quando il protagonista baciava la ignorina anche lui gridava “napol”, intendendo dire metà per lui - lo si ridimensionava chiamandolo “pisdrul” oppure “sgnesuliza”. Se era un piangiotto per ogni nonnulla, gli si diceva “pisdina”.
Quando attendevamo in ster che passasse il carro della ditta Marincovich, per succhiare in corsa le bottiglie di selz, il “cucer” Matteo ci faceva desistere schioccando la sua “scuria” (frusta) e quando facevamo mancanze ancora più grosse i papà ci davano col

19 luglio 2017

La spiaggetta di sassi a Ustrine, nell'isola della salvia

Ad ogni villaggio in quota corrispondeva una baietta a mare e il pugno di case di Ustrine non fa eccezione.
Ustrine
La baia, l'approdo con una sola bitta, la casetta dei "veci" del Fiore, gli unici ad avere un legame ereditario col posto. Ma siccome tutto è ormai fuori sintonia con l'imperante cafonal croato, tutto questo ha probabilmente i giorni contati.
Ustrine
Il vecchio percorso pedonale che da Ustrine paese scende alla baia.
L'agricoltura, gli orti e la pastorizia in alto, la pesca in basso.
Tra la baia sul mare e il paese d'altura ci sono 200 metri di dislivello.
La stradella è ripida e faticosa, specialmente se risalita a piedi nei mesi estivi.
Il turismo spinge, sgomita, forza le stanghe e le barriere. Portare l'auto fin sul mare è l'unico obiettivo dei turisti in fuga (estiva e provvisoria) dalle periferie delle città.
Ustrine
Chi sale al Monte Ossero non può fare a meno di accorgersi della baia di
Ustrine, che sembra far coppia con quella di Martinscica.
La discrezione e le buone maniere sono svillaneggiate, il cafonal da "curva sud" è la norma... Da qualche anno arrivano anche via mare, coi gommoni.
Per trovare la tranquillità delle atmosfere di un tempo bisogna venirci fuori stagione... la storia vale per ogni accoppiata paese-baia: Lubenice, Belej, Beli, Vidovici, Pernat (e sono solo alcuni).

1 luglio 2017

Giricét, la raffinata frittura di alici

E' una fritturina di pesce minimo. Le alici (o acciughe) sono infatti il pesce azzurro di taglia più piccola.
alici o acciughe
Fritturina di alici (o di acciughe), croccante e leggera ma non fuori dalle
odierne polemiche ambientaliste.
Sopra di loro, ci sono le sardine, le sarde e gli sgombri, tutti imparentati fra loro e tutti destinati alle tavole dei lavoratori del mare e delle aspre terre isolane.
Oggi la pesca delle alici è nel mirino degli ambientalisti perchè le acciughe vengono pescate a strascico.
Ma "ai tempi", facevano parte della cucina tradizionale rivierasca questo problema non c'era: pochi pescatori e barche piccole non erano una minaccia per l'ecosistema.
alici o acciughe
In ogni caso le alici (o acciughe) continuano a fare bella mostra di sè nei mercati del pesce. Qui siamo alla famosa pescaria di Rialto, nel centro storico di Venezia. Solo 5.60 Euro al Chilo, nel 2017...

29 giugno 2017

Street-food mediterraneo: il panino coi ćevapčići

Il panino con i ćevapčići si chiama ćevapčići u somonu, ed è una scritta che si trova per strada sui baracchini o anche nei menù dei negozietti di carne alla griglia.
panino con cevapi
Sono in fondo una variante del popolare burek, la sfoglia ripiena di carne,
formaggio o verdure diffusa in tutti i Balcani.
Di solito in Croazia il pane è a fette perché si fanno pani piuttosto grandi, fino a un chilo di peso, come del resto accade anche sulle nostre coste adriatiche (come dimenticarci del pane di Altamura?).
Questi ćevapčići dello street food sono quasi sempre infilati in simil-panini uguali a quelli usati per la pita, il pane da forno delle antiche civiltà mediterranee e diffusissimo in tutti i Balcani, come il burek, di leggera pasta sfoglia.

16 giugno 2017

Zlathina, il vino bianco autoctono dell'isola di Veglia

E' il vino bianco secco e aromatico che si ricavava da un antico vitigno autoctono sull'isola di Veglia (Krk in croato).
zlahtina
Oggi può essere considerato una specie di Prosecco del Quarnaro e della
Liburnia, diciamo... ma un Prosecco molto più tranquillo e meno gasato.
Qui in compagnia dell'agnello delle isole cotto lentamente sotto la peka.
Le vigne dello Žlahtina  o Zlahtna o anche Zlatna venivano coltivate soprattutto nel Nord di questa isola quarnerina, dove prevalgono le uve bianche.
Era un vino bianco tranquillo ma oggi lo si può trovare anche in versione "rivisitata": controluce compaiono delle piccole e rade bollicine, quasi un "prosecco" più asciutto.
Dove abbia termine la riscoperta della tradizione e dove abbia invece inizio l'affabulazione pubblicitaria non è chiaro...
zlahtina
Lo Žlahtina si radica nella tradizione dei grandi vini istriani (il nome significa "nobile"). Il suo vitigno veniva coltivato solo nei vigneti di Veglia/Krk, più precisamente in quelli attorno a Vrbnik. Vrbnik e Žlahtina sono praticamente diventati sinonimi. I suoi 11 gradi si accompagnano bene con il formaggio di pecora, oltre che con il pesce e le carni bianche.


5 giugno 2017

Primavera fiorita nelle isole del Quarnaro

Le primavere adriatiche, prima del solleone e del caldo di ferragosto, comprendono tutti i colori della tavolozza.... più tardi il sole brucia i colori e il verde sparisce con loro, nel frastuono dell'estate turistica.