28 marzo 2020

Le cerimonie funebri al tempo della Spagnola

L'epidemia delle febbre spagnola del 1918-20 colpì anche Fiume, città portuale, e modificò anche le usanze tradizionali in materia di funerali.
(Riccardo Gigante, "Folklore fiumano", Fiume, 1944 - ripubblicato nel 1980, pag. 18)

24 marzo 2020

Il prosciutto "en crosta de pan" alla triestina

Il prosciutto "en crosta de pan ala triestina" è un antipasto di origine boema che solo successivamente venne adottato nella cucina triestina.
prosciutto in crosta
E' una variante del prosciutto cotto alla triestina, che è uno stile di con-
sumo del "cotto di Praga".  Lo si può ancora trovare in certi buffet del-
la città, dov'é abbinato alla porzina di maiale, ai crauti e alla birra.
L'usanza del prosciutto in crosta arriva dalla tradizione austriaca dell'Osternschinken, che è il "prosciutto pasquale".
E' un'usanza oggi molto citata ma poco praticata tanto che lo si trova solo in qualche buffet o osmiza.
👉Bisogna avvolgerlo nella pasta di pane e poi farlo cuocere nel forno a 180° per circa un'ora.
Per preparare la pasta di pane mettere la farina in un recipiente, unirvi il lievito precedentemente sciolto in poca acqua tiepida e aggiungere un pizzico di sale. Impastare, coprire con un canovaccio e lasciar lievitare in luogo caldo; quindi impastare nuovamente e stendere allo spessore di un centimetro.
👉A cottura ultimata togliere il prosciutto dal forno, spaccare la crosta e tagliare a grosse fette che andranno servite fumanti, cosparse di cren grattugiato e accompagnate da un pezzo della crosta di pane.

19 marzo 2020

Il panico è sempre prodigo di cattivi consigli...

...e non risparmia certo il capoluogo quarnerino, dove il primo ad essere colpito è il suo nervo più scoperto, sempre quello...
Qui le mai sopite tensioni linguistiche (linguistiche?) riemergono virulente nei giorni del virus internazionale. Il panico etnico che sta dilagando in terra istriana è ben descritto in questo articolo di rijekadanas.com, quotidiano on-line croato (da leggere usando il traduttore automatico di Google, che si attiva col tasto destro del mouse).

17 marzo 2020

Fiume città martire (martire di D'Annunzio)

Dal balcone del Palazzo del Governatore, il Vate vaticinava su Fiume "città olocausta”, martirizzata dalla mancata annessione all’Italia dopo la prima guerra mondiale. Ma nelle strade e fra la gente...
Inaugurata il 12 settembre (centenario dell'impresa) nelle sale dell'ex-
palazzo del governatore, la mostra “D’Annunzijeva mučenica – L’olo-
causta di D'Annunzio-D'Annunzio's martyr" ha un titolo trilingue, che
induce all'equivoco. In inglese suona giusto: "martire di D'Annunzio"
👉Nei 16 mesi di occupazione dannunziana in città ebbero libero corso le pulsioni antislave che spingevano a passare alle vie di fatto, mentre nelle strade spadroneggiavano le prepotenze di nazionalisti, fascisti,  e avventurieri di sorte e provenienze diverse.
👉Mussolini copiò poi da D’Annunzio le uniformi nere, il saluto romano e il grido eia-eia-alalà (tra le altre cose).
“Oggi in Italia vengono commemorate le vittime delle foibe e le vittime dell’Olocausto, ma non anche le vittime del fascismo. Si tratta di una tendenza estremamente problematica, finalizzata al superamento della dicotomia tra fascismo e antifascismo, cercando un nemico esterno. Nell’attuale dibattito sul ‘confine orientale’ questo nemico siamo noi, gli slavi.” (Mila Orlic).
Il palazzo dei governatori nei giorni dell'occupazione dannunziana (settembre 1920).

9 marzo 2020

La sezione fiumana del Club Alpino Italiano e i suoi rapporti con la lontana SAT del Trentino

Siamo alla fine del XIX secolo e Fiume è il più importante sbocco a mare dell’Ungheria, sotto la cui amministrazione è tornato nel 1867 e che le riconosce il diritto al libero uso della lingua italiana. Ma poi...
Lo stemma attuale del CAI fiumano.
Il 15 maggio 1902 uscì il primo numero di Liburnia, ancora oggi organo
della Sezione, pur con una lunga  pausa, imposta nel 1930 dal CAI, ora-
mai fascistizzato, che si prolungò fino al 1963.
Il Club Alpino Fiumano (CAF) nacque il 12 gennaio 1885 su iniziativa del viennese  Ferdinand Brodbeck; lo statuto sociale ricevette l’approvazione del Regio Governo Ungherese.
👉Dopo la WW1, nel 1919, accogliendo la domanda del CAF, il Congresso generale del CAI ne sanzionò l’adesione quale Sezione di Fiume del Club Alpino Italiano. (NB: la città si trovava allora all'estero).
Tre diversi stemmi assunti dal Club Alpino Fiumano nel corso degli anni.
👉Il presidente del primo dopoguerra è Guido Depoli, che fu anche l’autore con Egisto Rossi della “Guida di Fiume e dei suoi monti” del 1913.
👉Dopo la seconda guerra mondiale e con l’esodo degli italiani dai territori passati alla Jugoslavija, anche il CAF 
La Sezione era proprietaria di sei rifugi: tre nel gruppo del Monte Mag-
giore (oggi Utcka) e altri  tre nella zona del Monte Nevoso.
si trasferisce in Italia.
👉Nel febbraio 1949, due anni dopo il Trattato di pace del '47, sul Bondone di Trento si tenne il primo raduno degli alpinisti fiumani, con 100 partecipanti, nel corso del quale la decisione di ricostituirsi in Sezione diventa realtà.
Il rifugio Paulovatz all’Alpe Grande inaugurato il 26 maggio del 1929 era
dedicato alla memoria di una tra i più attivi soci del CAF. Oggi l'edifico è
diventato un'abitazione privata.
👉La SAT trentina si diede da fare per sostenere la ripresa dell'alpinismo giuliano e lo fece accogliendo i Fiumani come sottosezione, finché nel 1953 il Consiglio Centrale del CAI riconoscerà alla Sezione di Fiume tutta la sua storia ed i suoi diritti.
👉Il merito maggiore di questa pagina dimenticata della storia satina va al non dimenticato Mario Smadelli, trentino, ufficiale degli alpini.
👉Il primo Presidente, dopo la diaspora e la ricostituzione, fu Gino Flaibani, il cui nome ritroviamo oggi in un sentiero sul Pelmo.
Una tessera della sezione CAI di Fiume dell'anno 1931.
Ecco come Google vede la storica sede della SAT (Società Alpinisti Tridentini) in Via Manci, nel centro di Trento. La SAT ha un rapporto federativo con il CAI nazionale ed una Sezione Operaia (Sosat) dotata di identità e sede proprie. Sono rapporti che per certi versi richiamano quello dei "Bruti della Val Rosandra" con la "XXX ottobre", che era la sezione ufficiale del CAI triestino.
Ma poi, che ne è stato della sezione fiumana del CAI?

La storia recente del CAI fiumano:
Dopo la morte di Flaibani (1960) la presidenza passa al prof. Arturo Dalmartello, ordinario di diritto commerciale alla Cattolica di Milano, la cui attività alpinistica ha lasciato tracce significative nella Guida dei Monti d’Italia, specie delle Dolomiti. Nel 1937 durante un corso estivo di alpinismo giovanile Aldo Depoli “scoprì” la malga Durona, all’ombra del Pelmo, e nel 1964 questa malga, ricostruita dopo la guerra, viene trasformata nel Rifugio “Città di Fiume”. Il rifugio viene inaugurato il 20 settembre 1964 alla presenza del Presidente Generale CAI avv. Virginio Bertinelli. I primi gestori, dal 1964 al 1981, sono Lino e Livia Del Zenero di Pescul. Nel 1976 diventa presidente Aldo Innocente, che avrà l’onore di celebrare il centenario della Sezione nel 1985 con importanti pubblicazioni ed il restauro della vedetta Liburnia sul Carso. Gli succedono Sandro Silvano e quindi Dino Gigante, durante la cui presidenza negli anni 2005-2006 vengono avviati e conclusi i lavori per il restauro, ormai improrogabile, del rifugio, che – in occasione del 56° Raduno – viene inaugurato una seconda volta

1 marzo 2020

Gli gnocchi con la marmellata, davvero dolci...

In Austria vengono chiamati Zwetchgenknödel, ossia gnocchi di patate farciti di susine, cotti nell'acqua e poi conditi e insaporiti con uno...
Accostamenti di sapori certo poco italiani, come altre cose chiamate "po-
lenta e latte" o ancor peggio "polenta e marmellata".
...strano soffritto fatto di burro fuso, zucchero e cannella.
Per noi erano semplicemente "i gnocchi dolci", col loro ripieno di marmellata e insaporiti da un intrigante quanto insolito soffritto, un mix composto da pangrattato, zucchero, cannella e olio.
👉Erano sapori certamente poco italiani. Come molti altri assai diffusi nella Küstenland asburgica, tipo la polenta con la marmellata o la polenta con il latte, i cui soli nome ci fanno rabbrividire, ma che i nostri nonni apprezzavano molto.
Tutte cose di derivazione austriaca, come questi gnocchi dolci diffusi anche in Trentino.

23 febbraio 2020

Il ruspante Dopolavoro (ex Trattoria Peruzzi) sul Monte Maggiore di Fiume

Questa trattoria nazional-popolare merita tutta la notorietà di cui gode e mantiene nel nome la memoria storica delle proprie origini italiane.
dopolavoro
Si trova alla Sella di Poklon, sulle pendici del Monte Maggiore di Fiume, oggi monte Ucka, a ben mille metri di quota sul mare. Dai suoi pressi si diparte la stradina (asfaltata chiusa al traffico privato) che porta alla cima del Monte Maggiore (a piedi è una passeggiata d'un paio d'ore).    (foto di J. Uckermann)
dopolavoro
Da qui passava un'antica via di collegamento con l'Istria interna e il posto fu alterna-
tivamente una terra di orsi, carbonai, contrabbandieri e viaggiatori (oggi turisti)

👉Fu inaugurata nei lontani anni Trenta del '900 dalla famiglia Peruzzi, durante il ventennio di occupazione italiana (fascista, in verità) di queste terre, che tra occupazione e annessione si protrasse dalla fine della WW1 alla fine della WW2.
👉Il "Restoran Dopolavoro" di oggi altro non è che la vecchia trattoria dei Peruzzi nel bosco sotto la cima pelata del Monte Maggiore, e tutti continuano anche oggi a chiamarla col vecchio nome abbreviato di "Dopolavoro".
dopolavoro
Il "Dopolavoro" era ed è famoso per i piatti di cacciagione, tra i quali cervi, caprioli, cinghiali, orsi. Ma anche per l'agnello, il maiale o il vitello cotti sotto la campana (la tradizione peka dalmata o čripnja, in croato).
dopolavoro
Piatto di portata al "Dopolavoro" di oggi: scodella di Gulaschsuppe, gnocchi di patate accanto ai fuzi di pasta, due diversi gulasch da mischiare ai gnocchi inframezzati da fette di polenta, eccetera...
dfopolavoro
Un tagliere rustico in stile osmiza al "Dopolavoro" di oggi: kobasica da taglio, coppa di maiale e prosciutto magro con formaggi vari, olive e cetriolini, con coppette di salsa liptauer a sinistra e kajmak alle erbe a destra.