18 maggio 2019

La "turšija", la tradizionale scorta di verdure sotto vetro... perfetta con gli arrosti invernali

Quando la casalinga balcanica lavora per preparare la zimnica gran parte delle sue fatiche sono dedicate alla turšija, la giardiniera mista di
sottaceti
La turšija è la parte più importante della zimnica, la vasta scorta di ver-
dure preparate in vista del lungo inverno continentale. Qui vediamo tre
vasetti con carote, sedano, zucchine, cetrioli e peperoni. Affinchè la pre-
parazione riesca bene non deve esserci verdura ammaccata.
verdure messe sotto vetro per fare fronte al lungo inverno in arrivo.
La popolare turšija è un misto di verdure acide: cetrioli, peperoni, pomodori verdi, cavolfiori, carote.
E' una giardiniera sotto vetro che di solito viene servita assieme all’arrosto nei mesi invernali.
👉E non si parla di qualche vasetto di vetro con qualche cipollina e cetriolino ma di grossi vasi con tanti chili di verdura, mondata, lavata e tagliata. Roba strategica.
tursia
Alla verdura si aggiunge un liquido di salamoia fatto di 4 parti di acqua e 1 parte di aceto, zucchero, sale e vinobran (ossìa il metasolfito di potassio). Si chiude il vaso ermeticamente e lo si lascia per almeno 3 settimane a riposare in un posto fresco. Se ne parla anche nel blog Palacinka.









11 maggio 2019

La savrinke istriane, caparbie rivenditrici di uova

Le savrinke (italianizzato in savrine, e il significato è "pecoraie") erano caparbie viaggiatrici, compratrici e venditrici di uova, conosciute a Trieste come a Buie, a Pinguente come in Ciceria. Per la questione delle uova spesso venivano chiamate jajčarice (che vuol dire "ovaiole").
savrinka capodistria
Una savrinka in Via Callegarie a Capodistria - disegno a matita di Stojan Ržek.
Erano quelle ragazze e donne della Šavrinija (una piccola regione interna, alle spalle di Capodistria) che passavano di villaggio in villaggio e di casa in casa.
👉Comperavano uova, latte, verdura e frutta per andare poi a rivendere tutta questa loro merce sui mercati di Trieste, di Capodistria e di Pirano.
👉Seguivano gli antichi sentieri che si snodavano tra i paesi dell’interno.
Le savrinke hanno di fatto contribuito a stabilire un ponte linguistico e anche culturale tra tre popoli: gli italiani, gli sloveni ed i croati.
savrinke savrine jajčarice
"La Savrina la xe fissada come una mula cicia; la va come el temporal. In vita la xe drita come una candela e suta come un bacalà. Dopo, coi ani, la xe sempre più in carne; la xe forte come el dren e sana come un pesse. In tel momento iusto la vien calda come ‘na stufa. La bala come sul'oio, la se gira come un fuso e la sà saltar come la susta. Co’ la serca el moroso, la pensa: 'Meio sola che mal compagnada'. Anche i veci dixi che la Savrina tien in pie tré cantoni dela casa, el quarto invese lo tien el mus o la mussa". La storia delle Savrinke risale all’Ottocento e s'intreccia con quella delle mlekarice e delle venderigole. "La Savrina xe sveia come un puliso” – scrive in un suo lavoro di ricerca l’etnologa Rožana Koštiàl.

4 maggio 2019

Kozarcanka, cioé la "donna di Kozara": la genesi eroica di un'icona della Jugoslavija socialista...

La "Kozarčanka" (ossia "la donna di Kozara") è un'icona della resistenza jugoslava e della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
La giovane in foto è Milja Marin, una partigiana serba, foto-
grafata da Georgij Skrigin, nell'inverno 1943-1944, nel nord
della Bosnia, ai piedi del monte Kozara. Skrigin le fece indos-
sare un cardigan, il suo berretto militare "Titovka" e un fucile
MP38/40 alla spalla, e le disse di sorridere.
La partigiana della foto è Milja Marin, una partigiana serba, fotografata da Georgij Skrigin, ballerino di origine russa e anche fotografo artistico conosciuto a livello internazionale, che aveva ricevuto prestigiosi premi in numerose mostre fotografiche alla fine degli anni '30.
Tra il 1942 e il 1945, Skrigin scattò circa 500 fotografie
di guerra, alcune delle quali sarebbero diventate leggen-
darie nella Jugoslavia  socialista del Maresciallo Tito.
👉Dopo la guerra, in cui l'esercito partigiano di Tito risultò vittorioso, la "Kozarčanka" divenne una vera icona della Jugoslavia socialista. In guerra era stata uno dei simboli della partecipazione di massa delle donne come volontarie nella lotta partigiana, lotta, che verrà ricordata nei decenni successivi e che riuscì a creare un sentimento comune di appartenenza nazionale perfino in un paese come la Jugoslavia, altamente diversificata a livello etnico.
👉Più tardi, nel 1968, Skrigin pubblicò una monografia delle sue fotografie di guerra, dove intitolava quella di di Milja Toroman "Kozarčanka" ("Donna di Kozara").
Sembra sana, riposata e di buon umore, i suoi vestiti sono puliti e in ordine. Il sorriso luminoso comunica fiducia e ottimismo, persino gioia ed entusiasmo; i pericoli e gli sforzi della guerra sembrano lontani, la vittoria vicina. Questa icona di massa ha glorificato sia la bellezza che l'entusiasmo delle giovani rivoluzionarie partigiane.
👉Una versione modificata di Kozarčanka (senza il fucile) apparve persino sulla copertina di un album del 1986 della famosa pop band jugoslava "Merlin".

Fonti: Batinić, Jelena "Donne e partigiani jugoslavi: una storia della resistenza della seconda guerra mondiale", Cambridge University Press, 2015.
Lukić, Dragoje; " Rat i djeca Kozare", (2a ed.) Narodna knjiga, 1984.

29 aprile 2019

I bragozzi chioggiotti in Port Baross a fine '800

Il Veneto era stato austriaco fino al 1866, ma per un accordo fra Italia e Impero i pescatori chioggiotti mantennero il diritto di libera pesca costiera lungo tutto il bacino adriatico orientale, così come erano abituati a fare da tempo immemorabile.
port baross
Il "Porto Nuovo" di Fiume fu quello costruito fra il 1888 e il 1894 nell'estremità orientale della città, adibito a carico e scarico dei legnami. Diventerà poi "Port Baross", in onore del ministro ungherese Gábor Baross che l'aveva promosso. Nel 1924 esso fu ceduto dall'Italia al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni col Trattato di Roma, l'accordo bilaterale che inglobò Fiume all'Italia, dopo anni di turbolenze. Il porto vecchio e quello nuovo erano separati dal fiume Eneo, che divenne confine statale italo-Jugoslavo.                       (testi e foto dal sito Istriadalmaziacards)

24 aprile 2019

A Pivka (San Pietro in Carso) c'è un parco-museo militare dell'epoca jugoslava che merita una visita

Ad una cinquantina di chilometri da Trieste, c'è una caserma che ha attraversato tutte le grandi fasi del Novecento. Costruita durante il fascismo, fu utilizzata dall’Armata federale jugoslava e poi dalle forze indipendentiste slovene. Ora è un museo.
Un tank federale che schiaccia una piccola automobile civile: una installazione che sembra alludere al vittorioso secessionismo sloveno del 1991. Tutte le notizie storiche e le informazioni pratiche si possono trovare nel bel reportage curato dal sito "Osservatorio Balcani e Caucaso".

18 aprile 2019

La formidabile marenda de Pasqua

La marenda introduceva il pranzo pasquale vero e proprio, che era perfino più abbondante di quello natalizio.
marenda di pasqua
"Era un antipasto pesante: prosciutto cotto tagliato a mano grossolanamente (in alternativa all’ossocollo bollito, la famosa porzina) ma sempre con due cuciarini de cren, scalogno, uova sode, qualche asparago selvatico, due-tre fette di pinza e qualcuna di oresgnazza e poi, già abbondantemente satolli, si aspettavano le portate principali."
agnello di cherso
L’agnello di Cherso ha un odore e aroma particolari dovuto alle erbe aro-
matiche brucate durante il pascolo e alla salsedine dell'aria di mare.
L’agnello era sempre il grande protagonista del grande pranzo pasquale, s'intende non intero. Un bel cosciotto, qualche patata arrostita nel grasso liberato dalla carne durante la cottura, spinaci e insalatina.
"La mamma diceva sempre che la cosa più importante per la carne d’agnello era avere un macellaio di fiducia che ti poteva garantire la provenienza: Cherso se possibile.
La mia mama la meteva su la

10 aprile 2019

Ma guarda: le prime "foibe" di cui si ha notizia si trovavano sull'isola di Pag. E furono inventate dai nostri alleati: i fascistissimi ustascia...

...i fascisti croati del regime fantoccio messo in piedi da noi italiani. Furono "scoperte" dall'esercito italiano nel 1941 quando Pag/Pago, dopo la spartizione della Jugoslavija, passò sotto il Regno d'Italia.
ante pavelic
Il dittatore croato Ante Pavelic fu ricevuto in Vaticano da Papa Pio XII.
Già nel giugno del 1941 il governo ustascia ordinò l'arresto di massa de-
gli Ebrei e la loro deportazione nei campo di sterminio di Jadovno (nel-
le montagne del Velebit ) e dell'isola di Pag. L'arcivescovo Stepinac, che
sedeva nel parlamento ustascia, era in ottimi rapporti col Vaticano.
Appena 36 giorni dopo l’invasione della Jugoslavia, Germania, Italia, Ungheria e Bulgaria se la spartirono con il consenso di Ante Pavelich, diventato Poglavnik del nuovo Regno di Croazia.
👉Le forze armate italiane scoprirono le foibe di Arbe nell'agosto 1941, quando il comandante del V Corpo d'Armata, generale Balocco, ordinò l'estrazione e la cremazione dei cadaveri che vi erano contenuti.
Erano sull'isola di Arbe/Pag, nei due campi di sterminio per ebrei di Siano e Metajna, dove i militari rinvennero 791 cadaveri, 407 di maschi, 293
pavelic hitler
Pavelic incontra Hitler nel 1941. Mentre esistono documentazioni foto-
grafiche dei campi di sterminio croati "anti-serbi" nulla ci è giunto sugli
analoghi campi "anti-ebrei". Le eventuali documentazioni sono tuttora
sepolte negli archivi delle forze armate italiane.
di femmine e 91 di bambini.
👉Non ci fu alcuna reazione nei confronti degli alleati ustascia. Viceversa, venne mantenuto il più assoluto riserbo, anche quando ai primi di settembre 1941 gli Italiani trovarono altre fosse comuni e valutarono le vittime fra le 8000 e le 9000, probabilmente serbi, zingari e comunisti.
👉Di questa scoperta dovrebbe esserci traccia nelle documentazione negli archivi militari italiani, che tuttavia mai vennero fatti conoscere al