8 ottobre 2019

La secca e aromatica domaca dimljena kobasica

Il nome significa "salsiccia affumicata fatta in casa" ed è così che viene venduta nei supermercati della grande catena croata "Plodine".
domača dimljena kobasica
E' parecchio più grassa, ma anche più morbida, meno secca e più sapo-
rita dei nostri Kaminwurzen. Assomiglia alla suha klobasa slovena.
Si propone come erede morale della salsiccia affumicata e stagionata fatta dai contadini istriani. Non è niente male.
👉L'ho fatta provare ad amici dal palato più fino e dai gusti meno basici dei miei, e l'hanno trovata migliore dei nostri Kaminwurz sudtirolesi (ed io concordo), anche se la domaća dimljena kobasica è e resta un prodotto industriale, e perciò stesso per niente "domaća" (domestica, fatta in casa).
domača dimljena kobasica
L'etichetta dichiara: "senza glutine, senza soia. Maiale, grasso di maiale, sale da cucina, spezie, maltodestrina, emulsionante E450, destrosio, colorante (estratto di paprika), antiossidanti E315 E316, conservante E250, colorante E120, coltura di avviamento. 100 g di prodotto sono ottenuti da 153 g di manzo e vino". Qui è nel giardino di casa, in ibrida ma intrigante compagnia fatta di cetriolini in agrodolce, pane di segale e Morellino di Scansano.

29 settembre 2019

Scartabellando alla ricerca della scomparsa "Trattoria al Trionfo", che fu tra le osterie ruspanti della periferia operaia di Fiume

E' stata la trattoria dei nonni (mio nonno e mio bisnonno) e si trovava a Cantrida, lungo la via che da Fiume saliva prima a Castùa e poi a Mattuglie per portare infine a Trieste. Un posto battuto, insomma.
Cantrida, periferia occidentale di Fiume: qui passava il confine ammini-
strativo fra il Regno d'Austria e il Regno d'Ungheria. La foto è scattata
negli anni dell'avventura insurrezionale di Gabriele d'Annunzio, quando
i suoi legionari (a destra uno di loro) occuparono Fiume e si opposero al-
esercito regolare (qui a sinistra della sbarra). 
Nel settembre del 1919 proprio da qui, da questo snodo strategico della viabilità cittadina, transitò la colonna di autoblindo e ammutinati che al seguito di D'Annunzio scendevano nel centro città.
👉Più tardi, a fascismo ormai trionfante, questa lunga strada che dalla stazione passava da Cantrida e poi a Zamet fu ribattezzata "Via della Santa Entrata" uno stigma che rimase nella toponomastica cittadina fino a quando i partigiani di Tito, il tre maggio del 1945, entrarono in città e cambiò tutto.
Sempre a Cantrida, qualche centinaio di metri più ad Est, nei '60. Qui
sorgeva la "Trattoria al Trionfo". Venne espropriata e abbattuta per fare
posto alla nuova viabilità. A dx, in salita la Zametska (strada per Zamet),
a sinistra la nuova Liburnijska (strada liburnica per Abbazia) e alle spal-
le, in discesa verso il centro città, la Zvonimirova Ulica.
👉Negli anni del boom edilizio del dopoguerra l'antico snodo viario venne modificato, l'osteria fu abbattuta per fare posto all'asfalto del nuovo snodo ad "Y". La periferia industriale cambiava in fretta mentre i grattacieli crescevano come funghi. 
👉Nel prontuario delle attività commerciali di Fiume del 1932 la trattoria "Al Trionfo" di Plasse San Nicolò 311 risulta intestata a mio nonno Giuseppe Carlevaris (1897-1968). In precedenza era gestita dal bisnonno Giuseppe (1866-1929).
Fiume Plasse San Nicolò
Le due mappe consentono un confronto puntuale fra il "prima" e il "dopo". A sinistra (in B&W) la situazione anteguerra, a destra (a colori) la mappa del 1952, a lavori effettuati, dove la grande "Y" rivolta a sx è ben evidente.
trattoria carlevaris
In rosso gli edifici abbattuti per far posto al nuovo bivio ad "Y".
Restò lì fino ai primi anni '50, quando lo sviluppo urbano di Fiume ridisegnò l'intera viabilità e la trattoria fu espropriata per far posto all'asfalto. Ancora negli anni ottanta  (ben dopo il Trattato Italo-Jugoslavo Osimo, il contenzioso sul rimborso di questo esproprio si trascinava  fra un ufficio jugoslavo ed uno italiano, ugualmente infettati da una burocrazia asfissiante. Ma non serbo rancore.
L'austro-ungarica barriera di Cantrida fissata nella  mappa è quella in versione dannunziana della grande foto in alto. Il grande bivio ad "Y" dei primi anni della Jugoslavia di Tito, dove si trovava l'antica trattoria "Al Trionfo". La situazione attuale è praticamente identica a quella fissata dallo scatto "jugoslavo" in bianco e nero degli anni '50.

23 settembre 2019

Patate e bietole alla maniera dalmata

Questo mix di biete e patate lesse è il contorno più tradizionale dei piatti di pesce e di carne del litorale, eppure molti turisti lo snobbano...
patate e biete alla dalmata
Patate e biete in paziente attesa del piatto di portata.
E' un classico contorno di pronta fattura e pronto impiego. Oltre alle patate e alle biete servono solo aglio, olio, sale, e niente altro.
👉Le bietole e le patate vanno lessate separatamente.
Le patate, ancora calde, vanno tagliate a pezzettoni e schiacciate grossolanamente con una forchetta. Le biete vanno scolate con cura e tritate grossolanamente.
👉In una padella si fanno rosolare l'olio d'oliva e l'aglio tritato. Vi si aggiungono le patate e le bietole, si mescola il tutto per amalgamare sapori e aromi. Si lascia insaporire per qualche minuto prima di servire: in fondo si tratta solo di una "scottata".
👉Il piatto di portata va sempre preparato prima e a parte, e che sia di carne o di pesce in fondo poco importa perchè si sa che il misto di patate e biete finisce veramente col mettere d'accordo tutti.
sgombri biete patate
L'onesto sgombro (pesce azzurro per eccellenza) passato alla griglia e accompagnato da biete e patate lesse.
biete patate cevapcici
Ed ecco il mix di patate e biete in accompagnamento d'un piatto di carne: qui i classici cevapcici sono con la indispensabile rossa salsa ajvar e con gli anelli di cipolla cruda. Il mix patate-biete è stato qui più "impastato".

19 settembre 2019

Fiume città romana

Si chiamava Tharsaticum e fu il primo insediamento romano alle foci del fiume Eneo, che sgorgava dalle secche alture dell'entroterra...
La antica Tarsatica era uno snodo importante della vasta rete stradale
dell'Impero Romano. Alcuni resti dell'insediamento romano sono anco-
ra visibili all'interno del centro storico. (Immagine di Goran Moravček)
Un insediamento stabile alla foce del fiume esiste ininterrottamente da oltre due millenni.
Con nomi diversi (Tarsatica, Tharsatico, Tharsaticum) ha lasciato tracciua di sè su mappe antichissime, come l'Itinerario Antoninus e la Tabula Peutingeriana, è stato citato per l'ultima volta con questo nome in fonti franche del IX secolo.
👉L'antica Tharsaticum era stata a suo tempo uno snodo importante situato lungo le
Porta romana nel centro storico (foto di Goran Moravček)
rotte e le strade romane cheda Aquileia si diramavano verso il sud-est dell'Impero Romano.
Attenzione: il toponimo Trsat, menzionato nella Legge Vinodol del 1288, non coincide con Tarsatica, l'antico insediamento nella zona della Città Vecchia. Si tratta invece del sito ove sorge il Castello di Tersatto, posto su uno sperone roccioso che domina il delta del fiume con i suoi approdi e l'attuale centro cittadino.
👉Oggi nel quartiere di Kozala ci sono ancora dei tratti delle mura romane. Altri resti delle mura sono anche visibili in zona Calvario. Nel tessuto urbano del vecchio centro storico si può ancora osservare l'arco romano che costituiva l'ingresso in città.

9 settembre 2019

Fiume ungherese e Abbazia austriaca: orgogliose diversità che saltavano agli occhi anche in tavola

«Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio della Prima guerra mondiale, Abbazia costituiva, per noi fiumani, l'Estero, in quanto era sotto l'impero austriaco, mentre i fiumani erano cittadini del Corpo Separato del Regno di Ungheria. Quindi, di là bandiere giallo-nere e da noi, accanto a quello fiumano, il tricolore ungherese, mai...
paprika e pepe
Paprika ungherese e pepe austriaco comparivano accanto al sale e diffe-
renziavano le sfere di influenza al di là di ogni ragionevole dubbio. Dal
gioco rimaneva però esclusi i pericolosi croati, raccolti in oltrefiume a
Susakpoco disposti a collaborare con gli ungheresi.
...mai separati l'uno dall'altro in occasione delle feste nazionali. Ad Abbazia predominio della lingua tedesca, da noi il nostro dialetto veneto con qualche accenno e vaga conoscenza dell'ungherese e del croato. Altre caratteristiche: accanto alla saliera, nelle trattorie e nei ristoranti, a Fiume, rosseggiava la paprika, ad Abbazia invece nereggiava il pepe macinato. Ad Abbazia grandi boccali di birra accanto ai würstel, da noi la birra piccola con il gulash a mezza mattina, al "Piccolo Borsa", in Riva.»
(Anna Maria Mori, "Nata
in Istria", edizioni BUR, posizione Kindle 2836)
Corpus Separatum fiumano
Il territorio del Corpus Separatum fiumano negli anni della "belle epoque", quando gli ungheresi flirtavano con gli italiani in funzione anti-croata. A sinistra il territorio istriano sotto amministrazione austriaca e a destra il territorio sotto amministrazione croata, facente parte del Regno di Croazia e perciò sottoposto al Regno di Ungheria.

5 settembre 2019

Turismo ad Arbe (e nella vicina isola di Pago)

Chi teorizza le vacanze intelligenti dovrebbe venire qui, nell'isola dalmata che vide protagonisti gli "italiani brava gente", quei "boni italiani" che non gasavano gli internati, ma li lasciavano semplicemente morire di fame. Dovrebbe venirci innanzitutto chi...
campi di concentramento italiani
L'isola di Rab (allora "Arbe") è un'isola sospesa fra cielo e mare a due passi da Fiume.
La targa è sintetica ("dal luglio 1942 al settembre 1943 qui operò il campo di sterminio
italiano fascista"). E' stata apposta dai governi della "nuova Croazia" e - quindi - non fa
cenno ai campi e alle foibe inaugurate dagli ustascia croati nella vicina isola di Pag.
...chi ha fatto del reducismo giuliano e dalmata una vera professione, e poi chi gli ha tenuto bordone, primi fra tutti Gianni Cuperlo, Massimo d'Alema e Giorgio Napolitano.
👉Sarebbe una visita istruttiva, soprattutto perchè ad Arbe non c'è niente di inventato o di esagerato.
👉I nostri neofascisti, a differenza del nostro terzetto radical-chic, sanno bene di cosa parlano e proprio per questo  motivo località come l'isola di Arbe non sono contemplati nel loro turismo ideologico, anche se sono parte integrante del loro album di famiglia.
arbe
Rab ieri (Arbe) e oggi (Rab) a confronto, con in mezzo la Jugoslavija di Tito e la "nuova Croazia" di Tudjman. Dopo l'8 settembre 1943 "Fiume fu invasa da masse di soldati sbandati provenienti dalla Dalmazia che avevano buttato le armi e cercavano di riparare nella penisola per fuggire dall’inferno jugoslavo e fu invece una grossa e dolorosa sorpresa vedere una misera umanità di vecchi e donne, con indosso laceri indumenti tipici dei bodoli della Bodolia, in cerca di un tozzo di pane. Nella Cittavecchia si distinse la signora Maria Mansutti, detta “Maria Kirizza” - poi profuga e dipendente delle Poste Italiane di Genova - che organizzò un “centro di ristoro” fra le donne del rione. Si venne così a sapere che questa gente arrivava dalla prigionia di Arbe e che era diretta in Jugoslavia in cerca di ciò che restava dei loro villaggi bruciati." (Rodolfo Decleva, testo completo qui, sottolineatura mia)

24 agosto 2019

La barca più diffusa fra i piccoli pescatori istriani, quarnerini e dalmati era la versatile "Gaeta"

Era chiamata anche "Gaietizza" (gajetica) cioè "piccola Gaeta", per differenziarla dall'originale tirrenico, che era più grande.
barca da pesca Gaeta
Le più diffuse erano le Gaete, che erano lunghe da 3 a 6 metri e larghe da
2 a 2,5 metri, con chiglia profonda circa mezzo metro. Qui vediamo una
Gaeta con forcole remiere esterne e fiocco aggiuntivo. Il disegno gemello
di poppa e prua ci dice della sua origine come barca a remi d'uso costiero.
👉La stazza variava dalle 2 alle 6 tonnellate e l'equipaggio variava fra tre e cinque marinai. Era attrezzata con un albero posto a un terzo di lunghezza dalla prora, armato con vela latina.
👉Raramente utilizzava il fiocco e spesso veniva mossa a remi da tre vogatori. Era coperta solo a prua e a poppa, dove si stivavano gli attrezzi da pesca.
Era utilizzata per vari tipi di pesca, a partire da quella alle sardine, anche nella variante "col fuoco".
Gaeta in sosta estiva
Una Gaeta in sosta estiva. Nel caso della pesca estiva delle sardine (Sardina pilchardus) con la rete a "tratta" le Gaete servivano da "luminiere” e venivano attrezzate con graticole di ferro sulle quali si accendeva il fuoco per attrarre i pesci durante le notti di luna nuova. Il ponte doveva essere il più largo possibile, per maneggiare con facilità le reti. L'origine della Gaeta è tirrenica e il nome allude al Golfo di Gaeta
barca gaeta
Modellino di Gaeta armata e pronta per la navigazione. Una variante della Gaeta era anche diffusa fra i pirati Uscocchi di Senj, che svilupparono anche lance a remi più lunghe ma sempre basate sulla doppia prua e sul pescaggio ridotto.