18 gennaio 2020

Il merluzzo in tocchi all'istriana, roba da inverno

Il filetto di merluzzo tagliato in tranci va messo in un tegame con la cipolla tritata fine, uno spicchio di aglio schiacciato, un ciuffo di prezzemolo tritato, sale
Il merluzzzo veniva importato dal nord-atlantico sotto forma di baccalà
in barile o stoccafisso seccato al vento. Il merluzzo fresco era una rarità...
e un filo di olio di oliva.
Cuocere il tutto a fiamma molto bassa per dieci minuti.
👉Trasferire poi il pesce in un piatto e aggiungere al fondo di cottura una manciata di capperi tritati fini fini, qualche filetto di acciughe tritato e anche la patata che si è provveduto nel frattempo a grattugiare. Mescolare bene e cuocere finché la patata non sarà spappolata.
👉Rimettere i tranci di merluzzo nel sughetto di cottura e amalgamarli per pochi secondi, dopodichè si può servirlo con una spruzzata di succo di limone.
merluzzo
Dei bei merluzzi sui banconi della pescarìa di Rialto a Venezia.

8 gennaio 2020

Il lunghissimo "molo longo" di Fiume

Quando c'era "la defonta" si chiamava "Mària Terèzia Molo". Quando arrivarono i fascisti venne ribattezzato "Diga Ammiraglio Cagni".
molo lungo di Fiume
L'aspetto odierno del "molo longo". La lunghissima diga fu
costruita nella seconda  metà dell'Ottocento. Quasi due chi-
lometri, paralleli alla costa, che proteggevano la riva urbana.
Il "molo longo" fu così intitolato a Umberto Cagni, l'acceso nazionalista che il 4 novembre 1918 divenne governatore militare di Pola e dintorni, incarico che eseguì con pugno di ferro contro gli slavi dell'entroterra.
👉La lunga scogliera del "molo longo" fu realizzata con i grandi massi provenienti dalla Cava di Preluca per proteggere dalle mareggiate le dighe del porto di Fiume. La passeggiata superiore era costellata di buche, che non erano altro che ombrinali pensati per fare defluire l' acqua delle ondate.
Al piano inferiore c'erano i vasti depositi per le grandi boe. In testa alla diga stava la lanterna con la palla di ferro che ogni giorno, alle dodici in punto, cadeva sulla polvere pirica sparando il cannone che segnava il mezzogiorno per tutta la città.
molo lungo di Fiume
Cagni, però, era anche stato l'esploratore polare che fu con il giovane Luigi Amedeo d'Aosta sulla baleniera "Stella Polare" con cui tentarono di raggiungere, nel 1899, il Polo Nord, che era ancora - all'epoca - "terra incognita".
molo lungo di Fiume
Foto d'epoca scattata nell'altro senso. Sulla banchina interna si muovevano su binari le grandi gru che tramaccavano le merci dalle stive dei piroscafi sui carri ferroviari, e viceversa. Sulla scogliera esterna, con mare calmo, la mularia (i ragazzi) faceva il bagno gratis e pescava con la togna, spari e ociade per il fritto serale.
molo lungo di Fiume
A metà della diga , sul lato mare, c'era il grande stabilimento balneare comunale "Quarnero" .
Mappa della città di Fiume in una cartolina spedita nel 1901. Ben visibile la lunga diga del "molo longo" a protezione del porto.

29 dicembre 2019

La cannonata che sloggiò D'Annunzio

Il golpista coccolato dalle forze armate finì coll'essere sloggiato da un colpo ben assestato sparato dall'artiglieria della Regia Marina.
Il proietto  partito dalla "Andrea Doria" s'infilò nello stretto spa-
zio della centralissima Ulica Frana Supila (ex Via XXX Ottobre)
e sbrecciò la finestra dello studio di D'Annunzio, che fu sbalzato
dallo spostamento d'aria. Le colonnine sono quelle della recinzio-
ne del Palazzo dei Governatori, che oggi è un museo.
Un colpo d'artiglieria partito dalla nave da battaglia "Andrea Doria" alla fonda in rada segnò la fine dei traccheggiamenti del governo italiano, che si erano protratti per ben 16 mesi.
👉Cosa aveva determinato il cambiamento? Semplice: Giovanni Giolitti aveva firmato il Trattato di Rapallo, l'accordo bilaterale Italia-Jugoslavija che risolse la questione di Fiume e costituiva la citta di Fiume in città-stato, il Libero Stato di Fiume, confinante col territorio del Regno di Italia a Cantrida e quindi in continuità territoriale con l'Italia.
👉Il colpo partì il 26 dicembre del 1920 alle 15:15 e dopo 5 giorni di combattimenti il Vate fuggì con la coda fra le gambe ma a dargli il cambio sarebbero poi arrivati i fascisti, col loro colpo di stato anti-autonomista del marzo 1922.
Lo studio di D'Annunzio dava sulla facciata a mare del Palazzo dei Governatori. Nella foto, ripresa dal "molo longo", se ne vedono le imposte di colore marroncino. Col Trattato di Rapallo Fiume passava di fatto all'Italia, costituita in città-stato libera e autogovernata, ma ai fascisti non bastò: dopo mesi convulsi e tormentasti organizzarono nel marzo del 1922 il colpo di stato contro lo Stato Libero di Fiume, pochi mesi prima della Marcia su Roma.

23 dicembre 2019

La oresgnazza di Natale, variante alle noci della più classica pinza pasquale

E' un dolce di pasta lievitata ripiena di noci ed arrotolata su sè stessa. E' un dolce istriano, ma molto conosciuto nella città di Fiume.
Di chiara derivazione mitteleuropea, questa "putiza" natalizia con le noci
era entrata a far parte delle usanze popolari della Fiume italiana.
Il suo strano nome deriva dal croato "oreg" che vuol dire "noci".
👉Quelle noci che entrano a far parte della farcitura di questo grosso dolce arrotolato su sè stesso, lo stesso che a Trieste chiamano di solito "putiza".
"Il compito mio e di mia sorella era quello di sgusciare le noci per l’oresgnazza. Dovevamo farlo cantando, cosi’ da non mangiarne i gherigli."
(Mirella Tainer, del gruppo FB "Un Fiume di fiumani").
Le oresgnazze pronte per essere affettate e portate in tavola (foto e ricetta dal Gruppo FB "Un fiume di fiumani").

17 dicembre 2019

Immagini dal passato: la "Trattoria al Trionfo", dove sostava chi da Fiume saliva verso l'Istria

Sotto l'Ungheria e sotto l'Italia i nonni e i bisnonni l'avevano gestita a lungo questa trattoria affacciata sulla strada che si inerpicava verso Castùa e Mattuglie, per poi dirigersi verso Trieste...
Gente del quartiere di Plasse San Nicolò fotografata nel primo Novecento davanti alla "Trattoria al Trionfo", allora gestita da mio bisnonno Giuseppe Carlevaris (calvo, col numero 2) che era il papà di mio nonno Giuseppe Carlevaris (sul pilastro, col numero 1 che sembra un 4). Col numero 4 Amelia Carlevaris che era una sorella di mio nonno e col numero 5 Giuseppina, che era la sorella della scrivente Adele Carlevaris, sorella di mio padre e quindi mia zia.
La Trattoria al Trionfo in uno scatto del 1915. Sotto l'insegna spicca la testa calva di mio bisnonno Giuseppe Carlevaris che ha alla sua sinistra la figlia Amelia (col numero 3). A destra dietro la balaustra col numero 1 mio nonno Giuseppe Carlevaris.

Nei primi anni '50 il boom edilizio della Jugoslavija socialista cancellò i confini fra gli antichi quartieri e creò nuovi assi viari. Il cerchio grigio evidenzia il bivio ad "Y" che si mangiò qualche edifico, compresi quelli della Trattoria al Trionfo e l'adiacente abitazione dei nonni. Si salvò invece la casetta della prozia Amelia, una delle tre piccole case dal tetto rosso.

12 dicembre 2019

Il Palazzo dei governatori della città di Fiume

Al tempo dell'occupazione dannunziana in questo palazzo (già sede del Bano ungherese) si era acquartierato il governo legionario.
fiume palazzo del governo
Fu costruito dal Governatore ungherese nel 1893, in piena belle epoque,
nel pieno di quell'"idillio fiumano-ungherese" che tanto era dispiaciuto
ai croati. Furono gli anni di massimo rigoglio e sviluppo economico del
capoluogo quarnerino che divenne un attivo porto commerciale interna-
zionale ed un centro industriale di tutto rispetto
Quando poi, a partire dal 1924, il territorio dello Stato Libero di Fiume passò anche da un punto di vista formale sotto la giurisdizione del Regno d'Italia, questo edificio diventò la sede della prefettura. Fu da allora che la sua denominazione ufficiale cambiò in "Palazzo del Governo".
👉Oggi è la sede del museo cittadino, ma in questa città il passato sembra non voler mai passare e continua a rifare capolino anche nelle situazioni più impensate.
fiume palazzo del governo
Sul frontone della facciata le grandi lettere metalliche sono state rimosse presumibilmente già quando Fiume, nel maggio 1945, passò alla neonata Jugoslavija socialista. Ma ancora oggi sono visibili le impronte che i grandi caratteri della scritta "PALAZZO DEL GOVERNO" hanno lasciato sull'intonaco (foto del settembre 2019).

6 dicembre 2019

La baranjska kobasica, rosso e lungo salametto da taglio

E' una classica suha (asciutta, secca, cioè da taglio) che viene dalla Baranja e come tante sue consorelle è anche dimljena, cioè affumicata, nonchè trajna, cioè da taglio e a lunga conservazione.
baranjska kobasica
L'inconfondibile tinta rossastra la accomuna al kulen, il grosso
fratello maggiore della Baranja.
E' preparata con un misto maiale-manzo adfdizionato con grasso di maiale, aglio, pepe, peperoncino, paprika, sale e zucchero.
In quelle di produzione industriale (come quella nella foto a fianco) lo zucchero è sostituito dal destrosio e viene anche aggiunta dell'inulina (un pre-biotico).
👉E' originaria dalla Slavonia-Baranja che si trova nell'entroterra croato.
Viene dalla stessa regione del classico Kulen, il noto salamone rosso di maiale nero.
Anche questo lungo e sottile salametto da taglio, come il Kulen, esibisce quel colore rosso-arancio intenso, dovuto alla presenza della paprica ungherese e del peperoncino tritato.
baranjska kobasica
Come le altre consorelle dimljena kobasica croata e suha klobsa slovena, anche questa "salsiccia asciutta" ben si presta al tagliere della merenda.