23 agosto 2026

L'Hotel Miramar di Cherso: fu il primo sull'isola

Venne aperto alla fine del XIX secolo, quando l'Impero austro-ungarico stava sviluppando il turismo lungo la costa adriatica. L'Hotel Miramar segnò l'inizio del turismo organizzato sull'isola.
All'estrema sinistra della foto si riconoscono i due corpi dello stabilimento ittico "Plavica", la "fabbrica del pesce" dove si inscatolava il pesce azzurro. Il moletto in primo piano è quello che separa il porto dal mandracchioL'edificio del Mirarmar ospita oggi un wine-bar ed ha anche cambiato aspetto, ma è ancora riconoscibile.
Questa è la foto del titolo "rinfrescata" dall'intelligenza artificiale.
Per gli standard di allora era una struttura moderna e confortevole. Era situato tra il vecchio porto e il mandracchio interno, alla radice del moletto che esiste anche oggi e la maggior parte degli ospiti arrivava con i piroscafi provenienti da Fiume, Trieste, Pola e da altre città dell'Impero austro-ungarico
Una "zoomata" verso il Miramar dall'altra riva del mandracchio. All'ini-
zio del Novecento molte cartoline di Cherso raffiguravano proprio l'Ho-
tel Miramar insieme al porto cittadino. 
Già nel 1845 Cherso aveva accolto circa 200 escursionisti organizzati giunti in piroscafo, ma fu soltanto con la costruzione dell'Hotel Miramar, alla fine del XIX secolo, che ebbe inizio un turismo alberghiero continuo e organizzato.
👉L'albergo divenne il simbolo di una nuova epoca, durante la quale Cherso si affermò come rinomata destinazione di villeggiatura dell'Adriatico settentrionale e come una delle più antiche località turistiche della regione.


13 agosto 2026

Come se la passavano i fortunati ospiti dei Grand Hotel negli anni della belle époque?

A fine Ottocento la Riviera Austriaca (Österreichische Küstenland) visse una rivoluzione turistica portata dalla ferrovia: i nuovi, esclusivi, Hotel erano un vero concentrato di comodità e innovazioni tecniche.
L'infografica da' un'idea dell'organizzazione interna e dei servizi offerti da un albergo di alto livello di Abbazia negli anni della belle époque.

Immagine di fantasia che riproduce una camera standard. In genere solo
le suite erano dotate di lavandino con acqua corrente in camera.
👉Le camere avevano le lampade ad incandescenza e erano servite dall'ascensore idraulico o elettrico, erano dotate di pulsanti per chiamare i camerieri o i facchini, c'era un ufficio postale o telegrafico interno per comunicare con Vienna, Trieste o Milano, il 
La ricostruzione di fantasia sembra ispirarsi all'Hotel Kvarner di Abbazia
che è tutt'ora in servizio. Costruito nel 1884 in soli dieci mesi dalla Socie-
tà delle ferrovie meridionali (Südbahn) l'Albergo Quarnero (oggi Hotel
Kvarner) è il primo albergo sorto sulla costa adriatica orientale. Nato co-
me esclusivo sanatorio e stazione climatica imperiale, ha dato inizio alla
valorizzazione turistica della riviera.
riscaldamento centrale era a radiatori a vapore o ad acqua calda nelle aree comuni e nelle suite, altrimenti c'erano stufe a "olle" in maiolica decorata, spesso c'erano lavabi con acqua corrente in camera (ancora rara nelle abitazioni private) e WC con risciacquo d'acqua (water closet) lungo i corridoi o riservati alle suite di lusso.
Ciascun hotel di alto livello generalmente disponeva di un proprio servizio
omnibus (taxi) privato per il trasferimento degli ospiti dalla stazione ferro-
viaria di Mattuglie fino all'albergo. La stazioncina era situata lungo il ramo
fiumano della ferrovia internazionale Südbahn si trovava a soli due chilo-
metri da Abbazia. La diramazione fiumana copriva la tratta San Pietro in
Carso/Pivka e fu inaugurata nel 1873.
👉Il Grand Hotel era dotato di servizio omnibus privato: carrozze coperte (e più tardi prime vetture a motore) per prelevare gli ospiti direttamente dalle stazioni ferroviarie (come quella di Mattuglie per Abbazia), di sala da lettura e da fumo con una selezione di giornali viennesi, tedeschi, italiani, britannici aggiornata quotidianamente, grandi spazi di socialità come saloni da ballo, sale da biliardo, verande vetrate per la stagione invernale e giardini botanici privati  collegati alle passeggiate litoranee (le famose promenaden). Le grandi sale da pranzo con servizio à la carte o table d'hôte, cucina francese e mitteleuropea offrivano anche diete personalizzate prescritte dai medici.
I viaggiatori internazionali potevano raggiungere direttamente la riviera di Abbazia scendendo dal treno alla stazione di Mattuglie e lì salire prendere la linea tramviaria urbana Mattuglie-Abbazia-Laurana. Il tram li avrebbe scaricati nelle immediate vicinanze dell'albergo prenotato. In qualche caso proprio di fronte.

7 agosto 2026

Il toc' en braida della Carnia alpestre

Il “toc' en braida” (intingolo del podere) è un piatto moderno ispirato alla cucina tradizionale carnica. Una polentina concia molto morbida, un "tocio", ovvero un sughetto da "tirar su" dal piatto.
E' una polentina morbida, una cremosa fonduta di formaggi condita con la morchia (burro fuso con farina di mais tostata). Parente stretta della polente cuinciade ovvero polenta concia, cioè condita per rafforzarla in energia. 
Il toc' in braida della Carnia ricorda da vicino la polenta concia. Si man-
gia da solo, come piatto unico, oppure accompagnato da salsiccia. In pri-
mavera può essere arricchito con punte di asparagi e in autunno coi fun-
ghi porcini. Altre grafie note sono toc' in braide oppure toç in braide.
Si auto-promuove come piatto povero a base di polenta e avanzi di formaggi vari scaldati e ridotti ad una fonduta.
👉ma più che un'antica ricetta contadina è un'invenzione codificata negli anni '80 dallo chef carnico Gianni Cosetti del "Ristorante Roma" di Tolmezzo. Cosetti rese "gourmet" certe preparazioni povere della tradizione agro-pastorale come la polente cunciade o il toc di vora (l'intingolo energetico destinato ai braccianti durante i lavori dei campi), unendo una polentina morbida a una crema di formaggi di malga, ricotta e morchia (burro fuso tostato con farina di mais).

23 luglio 2026

Dalla SISA di Fiume alla Alitalia: tra le pieghe della storia rispuntano i Cosulich di Lussino

L'attività della famiglia Cosulich, iniziata nel 1857 a Lussinpiccolo, ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della marineria e della cantieristica italiana. Ma i Cosulich si occuparono anche di aerei...
Un filo conduttore collega l'epopea pionieristica della SISA (Società Italiana Servizi Aerei) fondata dai fratelli Cosulich a quella che è stata la compagnia di bandiera italiana, Alitalia (e poi all'odierna ITA Airways).
La SISA fiumana fu una compagnia aerea d'avanguardia che si avva-
leva 
di idrovolanti per il trasporto passeggeri e le consegne veloci.
I Cosulich sono ricordati come armatori, fondatori e proprietari dei "Cantieri Navali Triestini" di Monfalcone (oggi "Fincantieri"), ma si dimentica che nei primi anni Venti diedero vita alla SISA - Società Italiana Servizi Aerei - la prima compagnia aerea commerciale italiana. La società fu fondata a Lussinpiccolo, nel 1921(?), da Callisto (1847-1918), Fausto (1845-1908) e Alberto Cosulich (1848-1927). Dalla S.I.S.A. nascerà anni più avanti l'Alitalia.
 Dalle ceneri della SISA nacque, al termine di un processo industria-
leprotrattosi dagli anni Venti agli anni Cinquanta, la compagnia di
bandiera dell'Italia repubblicana, l'Alitalia
La "Cosulich Società Triestina di Navigazione".
👉Dalla SISA all'Alitalia: non si trattò di una trasformazione diretta, ma di un lungo processo di fusioni societarie e nazionalizzazioni che caratterizzò l'aviazione civile italiana tra le due guerre e nel secondo dopoguerra. La svolta definitiva avvenne in due step ravvicinati tra il 1949 e il 1957: nel 1949 la SISA aveva cessato le operazioni autonome ed era stata assorbita dalla ALI-Flotte Riunite (Avio Linee Italiane, la compagnia storicamente controllata dal gruppo FIAT che aveva raggruppato diverse realtà minori). Poi, nel 1957 la stessa ALI-Flotte Riunite venne fusa e incorporata dentro le due grandi compagnie nate nel dopoguerra con la partecipazione dello Stato e di capitali stranieri: la LAI (Linee Aeree Italiane) e l'Alitalia (nata originariamente nel 1946 come Aerolinee Italiane Internazionali). Dalla fusione di LAI e Alitalia nacque la grande Alitalia che tutti abbiamo conosciuto.
👉La cantieristica navale: Nel 1890, quando la marineria a vela era già stata surclassata da quella a vapore, trasferirono la sede a Trieste. Nel 1907 fecero poi una mossa audace con la costruzione del cantiere navale di Monfalcone ("Cantieri Navali Triestini"). Una mossa che si rivelò fondamentale per la cantieristica italiana. Questo cantiere è tutt'ora attivo sotto il nome di Fincantieri.
👉La società di navigazione: Nel 1932, fu costretta a confluire con altre importanti compagnie marittime italiane, "Lloyd Sabaudo" e "Navigazione Generale Italiana", per formare la "Italia - Società di Navigazione", pur mantenendo una certa autonomia amministrativa.
La S.I.S.A. (Società Italiana Servizi Aerei) è stata la prima compagnia aerea di linea italiana, fondata nei primi anni venti (formalmente nel 1922) a Portorose dai fratelli Cosulich (Callisto, Fausto e Alberto), illustri armatori di origini istriane (di Lussinpiccolo) ma stabilitisi a Trieste, già a capo di un grande impero di trasporti marittimi e del Cantiere Navale Triestino.



16 luglio 2026

Soparnik, un involtino alle biete della Dalmazia

Il poljički soparnik, noto anche come zeljanik o uljenak, è un sottile e piatto tortino salato farcito con le bietole.
Ricorda il nostro erbazzone dell'Appennino reggiano ma il  soparnik viene dal monte Mosor (Alpi Dinariche).
E' una variante della balcanica pita zeljanica (che prevede gli spinaci),
che a sua volta deriva dal più generico burek, di origine turco-ottomana.
Viene riempito con carne anziché formaggio, patate o spinaci.
Cibo che risale ai secoli dell'impero ottomano, e proviene da Poljica, un gruppo di villaggi attorno al monte Mosor, in Dalmazia.
Per il ripieno sono necessari bietole, prezzemolo, olio d'oliva, sale, cipolla e aglio.
Veniva preparato nel periodo invernale, quando erano disponibili le bietole più dolci.
👉Mentre si scalda il forno, la bietola viene lavata, asciugata e condita con cipolla, olio d'oliva, sale e prezzemolo.
Una volta cotto il soparnik viene cosparso di olio di oliva e aglio tritato e
 servito in fettine di forma romboidale.
👉L'impasto di farina, acqua, olio e sale viene quindi diviso in due parti uguali e spianato con un mattarello. Si distribuisce la miscela delicata su un impasto e lo si copre semplicemente con un l'altro impasto.
👉Il tortino viene cosparso di farina di mais in modo che non si attacchi ai mattoni del forno. Dopo 15' si toglie dal forno e si cosparge d'olio d'oliva e aglio tritato. Si serve tagliato forma di trapezi.
È rotondo e ha un diametro di circa 100 cm, motivo per cui alcuni lo paragonano con la pizza. Le estremità di questa semplice torta imbottita e rotonda sono "chiuse" in modo che il ripieno non fuoriesca durante la cottura al forno.

2 luglio 2026

L'Ornitorinco dannunziano e il Macondo sessantottino: un parallelismo azzardato?

L'accostamento fra l'"Ornitorinco" di Fiume (1919) e il "Macondo" di Milano, aperto da Mauro Rostagno nel 1977, è storicamente spiazzante. Ma le analogie non mancano, come per prima fece notare Claudia Salaris nel suo "Alla festa della rivoluzione".
L'Ornitorinco fiorisce nei 16 mesi dell'Impresa di Fiume (1919-
1920). Frequentato dai legionari più eccentrici e indisciplinati (guidati
da figure come l'aviatore dadaista Guido Keller e l'ardito futurista Mario
Carli, dell'entourage delle rivista "Yoga" e "La Testa di Ferro" ). Erano
reduci della Grande Guerra che non riuscivano a riadattarsi alla norma-
lità borghese, uniti da un cameratismo ribelle che andava ben oltre il
nazionalismo classico e formava un mix esplosivo di reducismo, sinda-
calismo rivoluzionario, estetica futurista, anticlericalismo, spunti liber-
tari, pulsioni anarchiche e fascinazioni soviettiste.
Sebbene separati da mezzo secolo e da ideologie di partenza opposte (il nazionalismo rivoluzionario e l'estetismo fiumano da un lato, l'estrema sinistra post-sessantottina in crisi di identità dall'altro) entrambi i luoghi hanno rappresentato uno spazio di decompressione per le "teste calde" di due generazioni che dopo aver fatto della rivoluzione esistenziale la loro bandiera erano alla ricerca spasmodica di una loro "comfort zone" per lenire i dolori delle loro utopie sconfitte (più cocaina a Fiume, più cannabis a Milano).
Il Macondo nasce dalle ceneri di Lotta Continua, scioltasi al con-
gresso di Rimini del 1976. Accoglie i reduci del Sessantotto e i giovani del
Movimento del '77 e della militanza più dura, al limite del terrorismo.
Quando l'orizzonte ideale della rivoluzione comunista crolla, Rostagno of-
fre un rifugio a chi rifiuta sia il riflusso nel privato borghese, sia la deriva
armata del terrorismo.
👉In entrambi i casi l'estetica sostituì la politica, in entrambi i luoghi avvenne il passaggio dal "programma politico" alla "performance esistenziale", con i suoi cerimoniali: all'Ornitorinco si consumava il Sangue Morlacco (lo Cherry Brandy della Luxardo ribattezzato dal Vate) e si teorizzava il cortocircuito tra vita e arte (la costituzione fiumana inseriva la musica e la creatività tra i diritti fondamentali

12 giugno 2026

L'invenzione della Venezia Giulia

Il termine "Venezia Giulia" è storicamente molto recente; la denominazione è entrata in uso solo nel 1863, e solo da parte italiana, perchè i territori interessati facevano ancora parte dell'Impero autroungarico. L'idea era venuta a un "glottologo" goriziano, tale...
...Graziadio Isaia Ascoli che forse l'avanzò non tanto per irredentismo ma piuttosto per sottolineare le contiguità culturali con la Repubblica veneziana.
👉Prese il nome dalla Decima Regio, una delle regiones in cui Augusto divise l'Italia intorno al 7 d.C., successivamente indicata dagli storici come Venetia et Histria. Il suo territorio corrispondeva alle antiche regioni geografiche della Venezia e dell'Istria, comprendendo anche le attuali province lombarde di Brescia, Cremona e Mantova.
👉L'Ascoli suddivise il territorio della Decima Regio in tre parti (le cosiddette Tre Venezie): la Venezia Giulia (Friuli orientale, Trieste, Istria, parti della Carniola e della Iapidia), la Venezia Tridentina (il Trentino e l'Alto Adige) e la Venezia Propria (Veneto e Friuli centro-occidentale).