...vennero accolti con tanti sospetti, ma in uno stato di sostanziale attesa, mentre tutti tiravano un sospiro per la fine della guerra.
Tra Fiume e Trieste
(gran bei posti, ma fu qui che mise radici la mala pianta del nazionalismo)
24 aprile 2026
6 aprile 2026
Radiceto e ovi duri, alla fiumana
Il radiceto (*) coi ovi duri alla fiumana, ossia il lattughino primaverile con le uova sode, per Pasqua.
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Il popolare radiceto sul banco di un mercato all'aperto croato, con un no- me riportato sull'etichetta (rokula) che induce all'errore. Negli orti del Car- so il nome sloveno più "vicino" è forse matavilz (valerianella - ma il radi- ceto triestino sembra essere meno resistente al freddo). |
Le foglie vengono prima tagliate con un falcetto e la radice, lasciata in terra, produce in breve tempo altre foglie le quali, però, saranno un po’ più spesse e meno dolci rispetto al primo raccolto. Solo per tre volte si può ripetere la raccolta dagli stessi semi, nello stesso posto.
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| Ma va detto che anche le cicoriette amare di fine inverno (la cicoria ha un gusto amaro, la lattuga è dolce) si trovano bene con i "ovi duri"... Qui ab- biamo due uova sode con cicoria amara dell'orto sul tavolo di casa. |
(*) Zuccherina di Trieste, Triestina da taglio, Biondissima di Trieste, Zuccherina di Trieste, sono diversi sinonimi che indicano lo stesso prodotto, il Radicchietto di Trieste, che arriva sulle tavole a inizio primavera e vi rimane fino all’autunno. E' una coltura tipica del territorio triestino, viene seminato in maniera uniforme, in fazzoletti di terra di forma allungata (vanese), o squadrata (quadri). Il risultato è un verde tappeto di piccole foglie la cui altezza va dai 3 ai 4 cm. Dopo la semina, se fa caldo, bisogna aspettare solo due settimane per gustare la dolce e croccante verdura.
2 aprile 2026
Le uova pasquali colorate con la scorza delle cipolle
I "ovi coti" di Pasqua colorati usando le scorze di cipolla secondo un vecchio metodo della tradizione contadina...
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| I coloranti d'origine naturale erano molto diffusi prima dell'avvento dei pigmenti industriali all'anilina e nelle famiglie contadine dell'interno e- rano di fatto i soli conosciuti. Sono ridiventati di moda perchè conside- rati "ecologicamente corretti" il che - al di là di ogni esagerata enfatiz- zazione - è certamente vero. |
"Ovi coti con la scorza de cipolla e x le figure go messo foie o fiorellini sul ovo e involtisà in calze nailon" (dal gruppo FB "Un fiume di fiumani").
Dove "involtisà" naturalmente va inteso come "avvolto" o meglio "avvoltolato su sè stesso".
Si trattava di una procedura ben nota e molto diffusa che quando i coloranti artificiali erano ancora pressoché sconosciuti, era conosciuta da tutti.
Una procedura che si è conservata a lungo nei paesini dell'interno e che ora sperimenta una seconda giovinezza.
27 marzo 2026
Le bilance dei mercati all'aperto istriani, croati e dalmati sono figlie della burocrazia austriaca
Sono ancora in funzione, completamente meccaniche e perfettamente funzionanti, le bilance introdotte dall'impero asburgico in Croazia.
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Le bilance a bilanciere con piatti a forma di brocca, come quelle di Fiume, Zagabria, e Zara sono ancora in uso in molti mercati della Croazia che, storicamente, facevano parte dell'ex Impero Austro-Ungarico. Nella foto vediamo due "brocche" in uso al mercato all'aperto di Fiume. Il manico laterale è utile sia per la presa durante il riempimento e lo svuotamento, sia per posizionarle "al volo" sul piatto della bilancia a due braccia. |
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| Questo tipo di bilancia si diffuse nei territori balcanici controllati dall'im- pero asburgico prima della WW1: la foto ne ritrae un esemplare ancora in uso al mercato di Mostar, in Bosnia-Erzegovina (foto tratta dal web). |
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| Due bilance asburgiche fotografate al mercato di Fiume nel 2013. |
Sempre lo stesso identico contenitore è in uso anche presso molti atri mercati pubblici della costa e dell'interno. Grossi calici di lamiera in croato detti i posude za vaganje, (contenitori per pesare) o košarice (cestini) o vagice (piccole bilance).
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| Una bilancia asburgica in uso allo Zadar market negli anni Settanta. |
👉Le "brocche" sono progettate per mettervi direttamente la merce sfusa (frutta, verdura, legumi, ecc.), velocizzando il processo di pesatura e eliminando il bisogno di un contenitore separato.
👉Ma soprattutto le "brocche" misurano il peso netto della merce perchè hanno un peso standard che viene bilanciato dalla tara fissa della bilancia stessa: la pesatura misura direttamente il peso netto della merce.
3 marzo 2026
La rustica pecora chersolina vive allo stato brado
E' una razza frugale allevata esclusivamente sull'isola quarnerina di Cherso e Lussino e incarna le radici contadine delle isole della Bora.
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| Un montone di pecora chersolina fotografato sul monte Osorscica, lungo il costone che va dal rifugio Sveti Gaudent a Cima Televrin, sullo sfondo delle acque del Quarnaro. La razza è oggi celebrata soprattutto per l'agnello di Cherso (creska janjetina), considerato una prelibatezza sia nella variante allo spiedo che sotto la peka. |
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| Sulle isole non nevica spesso, ma quando accede la pecora chersolina non mostra difficoltà di adattamento. |
La pecora chersolina (in croato creska ovca) viene allevata esclusivamente nelle isole di Cherso e Lussino che appartiene al gruppo delle pramenka ("pramenka" significa letteralmente "dal vello a ciuffi"), una varietà di pecore tipica dei Balcani, che nei secoli si è adattata in modo unico al terreno aspro e roccioso della doppia isola.
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| A Grmov, piccolo villaggio sull'isola di Cherso, nell'inverno 2025-26. |
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| Vivendo all'aperto per tutto l'anno, sviluppa un folto e lungo mantello. |
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| Zampogne di pelle di pecora nel folclore chersolino. |
artigianali locali. La pecora chersolina contribuisce alla sopravvivenza del grifone, il maestoso avvoltoio che nidifica sulle scogliere dell'isola e che si nutre delle carcasse degli ovini morti per cause naturali.
👉Questa varietà di pecora fornisce latte, lana e carne e per questo ha è stata il fulcro dell'economia contadina isolana. Nel corso del ventesimo secolo vi furono
12 febbraio 2026
Kolačarke, variante dolce delle savrinke istriane
Quando c'erano delle feste o delle sagre paesane queste donne dell'entroterra slavo ci andavano per vendere dolci e ciambelle, ed erano chiamate kolačarke (le savrinke invece vendevano di tutto).
| Le kolačarce più abili preparavano anche la pastacrema carsolina, una millefo- glie a più strati che richiama la torta dobos, che a Trieste chiamano zavata. Ma si cimentavano anche nella produzione di certe caramelle casalinghe, che venivano chiamate cilele (e che, complice la "c" pronunciata "z", mi fanno tornare in men- te le popolari zirèle di zucchero alla cannella trentine). |
Vecchia usanza: se un ragazzo comprava una ciambella a una ragazza, ciò significava che desiderava conquistarla, pertanto questo gesto era il simbolo del corteggiamento. Se invece il
22 gennaio 2026
"Suor Intingola", la cuoca della Casetta Rossa che seguì D'Annunzio da Venezia al Vittoriale
E' stata una delle figure più importanti del Vittoriale. Il poeta le si rivolgeva quotidianamente con bigliettini scritti a ogni ora del giorno e della notte per richiedere menù, spuntini e merende.
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| Albina entrò a servizio di D'Annunzio a Venezia, nel 1916, a 24 anni d'età e quando il Poeta si trasferì dalla Casetta Rossa di Venezia al Vittoriale di Gardone Riviera la portò con sé con l’incarico di cuoca personale e responsabile della «cambusa». Dava corso alle "comande" che le arrivavano quotidianamente direttamente da D'Annunzio, sotto forma di bigliettini recapitati dalla servitù. A destra: la cucina del Vittoriale. |
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| Uno dei tanti biglietti inviati ad Albina da Gabriele, che si doleva di avere "una improvvisa passione per il can-nel-lo-ni". |
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Aloisia è uno dei tanti nomignoli dati da d’Annunzio a Luisa Baccara, la celebre pianista che fu sua compagna "ufficiale" negli anni del Vittoriale. D'Annunzio aveva con Albina un rapporto di complicità e amicizia, valga per tutti bigliettino: «da otto giorni non chiavo. Inutile che tu mi mandi gli zabaioni non avendo bisogno di raddrizzare la schiena. Mandami piutto- sto una mona sottile». |
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| La visita del ministro sovietico Cicerin scatena in D'Annunzio confidenze culinarie: «L’altra sera, dopo ventinove ore precise di stretto digiuno ir- rigato d’acqua ascetica […] inghiottii sette uova col guscio, e il nero ca- viale del mio diletto infetto Cicerin, e i misteriosi scampi del mio Carna- ro tradito, e la carne dell’irsuto porco e gli afrodisii tartufi dal detto por- co dissepolti, e le più acerbe frutta, e il più grosso cacio, e il più denso caffè». |
(da "La cuoca di d'Annunzio: I biglietti del Vate a 'Suor Intingola'. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale", UTET Ed. del Kindle)
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