L'accostamento fra l'"Ornitorinco" di Fiume (1919) e il "Macondo" di Milano, aperto da Mauro Rostagno nel 1977, è storicamente spiazzante. Ma le analogie non mancano, come per prima fece notare Claudia Salaris nel suo "Alla festa della rivoluzione".
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L'Ornitorinco fiorisce nei 16 mesi dell'Impresa di Fiume (1919- 1920). Frequentato dai legionari più eccentrici e indisciplinati (guidati da figure come l'aviatore dadaista Guido Keller e l'ardito futurista Mario reduci della Grande Guerra che non riuscivano a riadattarsi alla norma- lità borghese, uniti da un cameratismo ribelle che andava ben oltre il nazionalismo classico e formava un mix esplosivo di reducismo, sinda- calismo rivoluzionario, estetica futurista, anticlericalismo, spunti liber- tari, pulsioni anarchiche e fascinazioni soviettiste. |
👉In entrambi i casi l'estetica sostituì la politica, in entrambi i luoghi avvenne il passaggio dal "programma politico" alla "performance esistenziale", con i suoi cerimoniali: all'Ornitorinco si consumava il Sangue Morlacco (lo Cherry Brandy della Luxardo ribattezzato dal Vate) e si teorizzava il cortocircuito tra vita e arte (la costituzione fiumana inseriva la musica e la creatività tra i diritti fondamentali





















