23 settembre 2022

I cjarsons del Friuli montanaro

Questi ravioloni originari della Carnia e della terre alpine si sono poi diffusi nella pianura friulana...
cjarsons
Sono dei grossi ravioli di pasta di grano (un tempo anche di patate) dotati di un robusto ripieno, che può spaziare dal salato al dolce. Insomma, le varianti sono davvero tante, quello che non cambia é la forma dell'involucro. Assaggiati per la prima volta al ristorante "Al Pozzo" di San Lorenzo, che é vicino a Basovizza e si affaccia sulla Val Rosandra.
cjarsons
La pasta viene fatta con farina, acqua e olio e un tempo veniva realizzata
anche con le patate
Sono originari delle zone montane della Carnia, la parte montana della regione Friuli Venezia Giulia. La cucina carnica è rimasta fedele alle tradizioni sia nelle componenti che nei metodi di lavorazione.
cjarsons
Il ripieno salato è costituito da erbe spontanee, patate, uvetta e cannella.
Dopo la cottura in acqua salata sono conditi con il burro fuso e la ricot-
ta affumicata grattugiata.
👉La ricetta dei cjarsons é volatile: nasce, infatti, come preparazione povera, fatta con quello che c'era a portata di mano, che naturalmente, cambiava secondo la stagione e la condizione economica famigliare. Oltre che in base al periodo storico.
👉Le varianti: c’è chi fa la pasta solo con la farina, chi con le patate lesse, chi con entrambe. E anche sul ripieno le opzioni sono molte: c'é chi predilige il salato puntando su mix sempre nuovi di erbe e chi invece sceglie il dolce e aggiunge biscotti sbriciolati, cioccolato, fichi secchi, rum e quanto d'altro di dolce trova in casa.

29 agosto 2022

La sepa seca, la "seppia secca" essiccata al vento e al sole delle due coste adriatiche

Una pratica antica, diffusa su entrambe le coste: grandi seppie venivano tagliate a metà e lasciate essiccare al sole e ai venti del mare.
seppie essiccate
Per le “sepe seche” venivano scelte delle seppie grandi, attorno al chilo di peso, che venivano aperte a metà e poi messe ad essiccare al  sole e ai venti salmastri della costa. Una cosa che si faceva anche coi polpi (Suhi štokalj).
seppia
Si toglievano le interiora, osso compreso, facendo molta attenzione a non
rompere il sacchetto dell’inchiostro.
Anche i tentacoli venivano aperti a metà, in modo che la seppia risultasse ben piatta, per poi lavarla con acqua e sale.
👉Si infilavano pertanto due bastoncini di legno per tenerla aperta, tanto da sembrare quasi un aquilone e si infilava uno spago nella parte superiore. Finito il procedimento si stendeva al sole e si lasciava che essiccasse.
seppie essiccate
Una seppia essiccata, sušene sipe in croato.
👉La parte migliore erano i tentacoli, le “dresse”, che comunque erano di difficile masticazione in quanto la carne essiccate risultava particolarmente dura e, una volta ammorbidita, quasi “gommosa”. Veniva ammorbidita con la saliva, tenendola in bocca quasi come i bastoncini di liquirizia.
Si staccavano di volta in volta piccoli pezzi che venivano mangiati così al naturale.
👉Qualche volta venivano cucinate e per farlo prima le si reidratava lasciandole in ammollo nell’acqua per una notte per poi essere usate nei tipici piatti tradizionali, come l'invernale brodetto di polenta e seppie.
seppie essiccate
Sulla costa veneziana: durante la bella stagione erano attaccate fuori dalle finestre quasi fossero un ornamento, una tradizione alla quale pochi, nel centro storico di Chioggia, rinunciavano.  (Vecchia foto da Bloggante, parte del testo da sottomarinasmart)






7 agosto 2022

Un rifugio alpino sul Monte Maggiore di Fiume

Si chiama "Planinarski dom Poklon" e si trova al valico di Poklon (922 m) sul Monte Maggiore/Ucka, la montagna della città di Fiume.
rifugio poklon
Si trova giusto di fronte alla locanda "Pansion Ucka" (in fondo a dx nella foto) e sorge sul terreno della ex-caserma della Guardia di Finanza italiana, presidio anti-contrabbando verso l'Istria lungo la antica "strada Giuseppina".
planinarski dom poklon
La targa in marmo dice: "Ai montanari e combattenti - caduti nella lotta -
in occasione del 20° anniversario - della liberazione - in segno di gratitu-
dine - 12 IX 1962 - gli alpinisti di Abbazia"
.
Lo troviamo lungo la strada Vranja-Veprinac, la vecchia "strada Giuseppina" che scavalcando il Monte Maggiore portava e porta verso l'Istria interna.
 👉Il punto più alto del passo si trova in realtà circa un km più in là verso l'Istria, dove si mangia alla famosa locanda "Dopolavoro".
La sella di Poklon nella cartina Touring Club Italiano del 1943, che segnala
anche il "Rif. Duchessa d'Aosta" accanto al pallino rosso.
👉La costruzione del rifugio iniziò nel luglio 1962, quando un gruppo di 15 membri, guidati dai fondatori Rudi Pavletić e Boris Radočaj, iniziò a lavorare alla costruzione del primo e unico rifugio di montagna sull'Učka. Inaugurato il 12 settembre 1965, sin dall'inizio è gestito dall'Associazione alpinistica "Opatija". http://www.pdopatija.hr/detalji/o-domu/o-domu/13

planinarski dom poklon
L'inaugurazione del rifugio il 19 settembre 1965. Era stato organizzato dall'associazione alpinistica "Opatija". È stato aperto il 12 settembre 1965 ed è sopravvissuto fino ad oggi. Oltre a questo, nel mare del Quarnaro è da segnalare la presenza dell'incredibile rifugio "Sveti Gaudent", sull'isola di Cherso/Cres.












15 luglio 2022

"Una foto con il Che Guevara" di Giacomo Scotti

"Una foto con il Che Guevara" è la ricostruzione di uno scatto rubato e di una testimonianza silenziata (ed è l'ultimo libro di Giacomo Scotti).
Giacomo Scotti è l'ultimo sulla destra, con la camicia chiara. Così scrive: "Nonostante il divieto, però, tutte le volte che mi fu possibile presi nota non soltanto di quanto vedevo ma pure di quello che arrivava ai miei orecchi. Note che ritrovo su un vecchio taccuino con le date.".
Il sito asterios.it ne mette a disposizione gratuita una
versione in formato PDF.

"A Fiume Che Guevara e i suoi accompa-gnatori visitarono i cantieri navali “3 maggio” e poi pranzarono nel ristorante dell’hotel Park sul lungomare di Pecine, il quartiere orientale della città, oltre il ponte della Fiumara, dopo una breve passeggiata per il centro città, per quel Corso che costeggia la cittavecchia medievale. In quella passeggiata, ma anche dopo, feci compagnia al Che ed ai suoi collaboratori.
👉All’epoca lavoravo come cronista nella redazione de «La Voce del Popolo», il giornale degli italiani rimasti sul territorio istro-quarnerino. Insieme al fotoreporter Ivo Kontus, l’unico che avesse un’auto propria, privata (il giornale disponeva di una sola macchina, una jeep, che però quel giorno era in giro per l’Istria), fui mandato al cantiere per scrivere esclusivamente la cronaca dell’avvenimento senza addentrarmi in considerazioni di natura politica."

28 giugno 2022

Cantrida, la vecchia periferia industriale di Fiume

Cartoline in bianco e nero della vecchia Cantrida operaia e popolare (e della più pretenziosa periferia residenziale di Borgomarina)....
L'antico borgo di Cantrida si trovava fra lo stadio sportivo e il cantiere navale. Da qui gli insediamenti abitativi popolari e operai si spinsero fino a Fiume città (vista presa da Google - le cartoline sono nel sito locale rijeka.hr ).
I quartieri operai novecenteschi si distinguono per la regolarità geometri-
ca dei loro insediamenti. Sotto l'Impero qui correva il confine fra la am-
ministrazione austriaca e quella ungherese
. Si veda la bella rassegna di fo-
tografie in bianco e nero nel sito rijeka.hr.
Tra l'Ottocento e il Novecento nel multietnico ed effervescente porto quarnerino il proletariato non mancava, tutt'altro, però continuava a vivere diviso per etnie.
👉Il quartiere operaio italiano si trovava ad Ovest della città, raccolto attorno al cantiere navale e al silurificio: lo si attraversava andando verso Abbazia.
👉Il quartiere popolare croato stava invece ad Est della città, in oltrefiume, si chiamava Susak e durante il ventennio fascista ne era stato separato: era entrato infatti a far parte del Regno di Jugoslavija e disponeva anche di un suo porto separato: il Port Baross.
A Fiume, come del resto a Trieste, appena usciti dalla città, nei villaggi contadini del circondario era un'altra storia: gli slavi coltivavano piccole proprietà famigliari in gran parte gravitanti attorno alla economia della città. Tutto concorreva a mischiare, sovrapporre e contemporaneamente contrapporre le diversità degli abitanti: erano diversità etniche e di classe al tempo stesso. Una miscela potenzialmente esplosiva. Nella foto: le mlekarice (portatrici di latte) che ogni mattina scendevano in città e la rifornivano di latte.

12 giugno 2022

La strada Giuseppina che dal porto di Fiume traversava verso l'Istria interna (è quella rossa)

Ricalcava un passaggio molto più antico che transitava dalla Sella di Poklon, sul Monte Maggiore, e che collegava Fiume con Pisino.
strada giuseppina 1943
In rosso col numero 60 sulla carta stradale del Touring Club Italiano del 1943, colore che la identificava come strada importante, di primo livello fra le strade di grande comunicazione. Il pallino rosso identificava il Rifugio Duchessa d'Aosta alla Sella di Poklon come un importante riferimento chilometrico.


rifugio duchessa d'aosta
Alla Sella di Poklon negli anni fra le due guerre c'era il rifugio alpino "Du-
chessa d'Aosta", nome che prese dopo il passaggio al Regno d'Italia in so-
stituzione dell'originario "Kronprinzessin Stephanie" austroungarico.
Iniziata alla metà del XVIII secolo e ultimata nel 1785 dall'Imperatore Giuseppe II, la Giuseppina metteva in comunicazione Fiume con l’Istria interna.
strada giuseppina in istria
Nel tempo fra due guerre (WW1 e WW2 era la prediletta dei contrabban-
dieri, che trafficavano tra Regno d'Italia e Jugoslavia. Di questo fatto ri-
mango - a muta testimonianza - i ruderi della caserma della Guardia di
Finanza italiana, realizzata ad hoc in quegli anni e che oggi si trovano
proprio davanti al piazzale della attuale "Locanda Utcka".
👉Il suo tracciato sale lungo il fianco del Monte Maggiore sino al valico di Poklon, sfiora le pareti della cosiddetta Fortezza (1000 metri esatti e punto culminante del gran muraglione calcareo che dal passo va fino al golfo di Trieste) per scendere poi in Istria e raggiungere Pisino. "Al passo del Poklon inizia la discesa verso l'Istria, sulla vecchia serpentina che salta il Monte, tracciata come mulattiera già al tempo degli scambi tra Liburni ed Histri, consolidata dai romani e fatta strada vera e propria in macadam sotto Giuseppe II d'Austria (da qui il nome di Giuseppina), nel 1785." (Romano Farina, "Itinerari istriani sensazioni ed immagini", versione PDF, pag. 33).
👉Sul mare c'era invece la strada Annea che portava a Pola passando lungo la costa liburnica: Volosca, Abbazia, Laurana, Moschiena, Bersezio, Fianona e quindi all’interno Albona, Arsia, Barbana.


28 maggio 2022

Il vecchio Hotel Royal sul Corso di Fiume

E' stato progettato nel 1906 dall'architetto Emilio Ambrosini di Trieste.
I piani superiori mantengono il loro aspetto liberty originario. Dal 2015 la
proprietà  è passata alla Contea mentre fino ad allora era in comproprietà
con altri enti pubblici. Mantiene il suo aspetto originario.
Il proprietario del Royal Hotel era il ricco industriale e commerciante  di tessuti Francesco Rauschel. Dopo diversi cambi di proprietà e dopo la WW2 l'albergo venne riaperto come Hotel Zagreb.
👉Oggi i quattro piani superiori sono la sede della Contea Primorje-Gorski Kotar mentre i due piani bassi sono ancora una volta occupati da un negozio alla moda, com'è stato nella tradizione di questo hotel liberty fin dagli inizi.
La destinazione commerciale dei primi due piani è una tradizione inaugurata dal proprietario, che affittò i primi due piani ad un negozio di mode del ricco mercante Papetti, in una posizione invidiabile sulla Promenade.
Gli interni in una foto d'epoca, con la facciata rivolta sul Corso cittadino. L'albergo era compreso tra il Corso e l'attuale via Adamiceva, già via Garibaldi (tutte le foto d'epoca sono tratte dal sito lokalpatrioti-rijeka.com).