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27 marzo 2026

Le bilance dei mercati all'aperto istriani, croati e dalmati sono figlie della burocrazia austriaca

Sono ancora in funzione, completamente meccaniche e perfettamente funzionanti, le bilance introdotte dall'impero asburgico in Croazia.
Le bilance a bilanciere con piatti a forma di brocca, come quelle di Fiume, Zagabria, e Zara sono ancora in uso in molti mercati della Croazia che, storicamente, facevano parte dell'ex Impero Austro-Ungarico. Nella foto vediamo due "brocche" in uso al mercato all'aperto di Fiume. Il manico laterale è utile sia per la presa durante il riempimento e lo svuotamento, sia per posizionarle "al volo" sul piatto della bilancia a due braccia.
Questo tipo di bilancia si diffuse nei territori balcanici controllati dall'im-
pero asburgico prima della WW1: la foto ne ritrae un esemplare ancora
in uso al mercato di Mostar, in Bosnia-Erzegovina (foto tratta dal web).
Al velika placa, il grande mercato coperto di Fiume, ma soprattutto nell'adiacente mercato all'aperto di frutta e verdura i venditori pesano la merce su delle bilance a bilanciere che hanno dei piatti di lamiera dalla particolare formagg a brocca con manico laterale i quali funzionano sia come contenitore durante le operazioni di pesatura - che misura quindi il peso netto - che come piatto di appoggio sulla bilancia stessa.
Due bilance asburgiche fotografate al mercato di Fiume nel 2013.
Sempre lo stesso identico contenitore è in uso anche presso molti atri mercati pubblici della costa e dell'interno. Grossi calici di lamiera in croato detti i posude za vaganje, (contenitori per pesare) o košarice (cestini) o vagice (piccole bilance).
Una bilancia asburgica in uso allo Zadar market negli anni Settanta.
👉Le "brocche" sono progettate per mettervi direttamente la merce sfusa (frutta, verdura, legumi, ecc.), velocizzando il processo di pesatura e eliminando il bisogno di un contenitore separato.
👉Ma soprattutto le "brocche" misurano il peso netto della merce perchè hanno un peso standard che viene bilanciato dalla tara fissa della bilancia stessa: la pesatura misura direttamente il peso netto della merce.
Osservando con attenzione questa vecchia cartolina del 1905 si individua, appoggiata sul banchetto della verdura in riva della Fiumara, un esemplare di vecchia bilancia "a brocca", che era lo standard della burocrazia imperiale.


14 dicembre 2025

L'elegante mercato centrale sulle rive di Fiume

I suoi tre edifici sono ancora lì, nello spazio urbano compreso fra il teatro cittadino, l'identitario Palazzo Modello e "il nuovo quartiere di Braida", venuto su tra le rive e il Corso negli anni della belle époque.
A sinistra il Palazzo Modello, al centro uno dei due edifici gemelli del Mercato Coperto (l'altro rimane fuori dalla foto) e sulla destra il teatro cittadino in una bella inquadratura di Attilio Paulovich. I due edifici gemelli furono costruiti nel 1880 mentre la retrostante pescarìa (mercato coperto del pesce) venne costruita nel 1866 e ristrutturata nel 1916. Verdure e fiori si vendono ai banchi esterni, dove si usa ancora la bilancia asburgica.
La versione coperta del mercato iniziò con la costruzione della pescheria
(nr 1) nel 1866. Nel 1880 vennero aggiunti i due padiglioni progettati da
Izidor Vauchnig (nr 2 e 3). Con il nr 4 è evidenziato il Palazzo Modello.
Velika placa (il Grande Mercato, come gli abitanti di Rijeka chiamano il mercato centrale) ha chiuso i battenti nel 2024. E' rimasto solo il padiglione della pescheria sorto nel lontano 1916.
👉Il principale mercato della città si era sviluppato spontaneamente con la vendita del pesce all'aperto,  con i pescatori che vendevano il pescato a ridosso del punto di approdo sui moli. Col tempo è diventato un complesso di tre edifici novecenteschi molto eleganti: una pescheria e due padiglioni in acciaio e vetro per gli altri alimenti. Purtroppo però le due costruzioni destinate alla vendita degli alimentari a settembre 2024 hanno chiuso i battenti.
E' un pezzo della identità e della storia cittadina che viene meno da un giorno all'altro...

7 dicembre 2024

Il mercato rionale "Enea Perugini" in Belvedere, che ai suoi tempi era un vanto per l'intera Fiume

Un mercato coperto d'avanguardia, per gli anni Trenta. Un'architettura futurista che colpiva per le sue linee e per l'arditezza urbanistica.
Il mercato rionale nel 1933 e (riquadro a colori) nel 2023. Fu progettato dall'architetto Enea Perugini, molto attivo in città nel periodo fra le due guerre: tra le altre cose progettò la sede delle Raffinerie ROMSA, la Casa Superina a Valscurigne e anche la Villa Perugini, la sua residenza costruita a Volosca, sulla via Per Abbazia. A lui venne intitolato anche lo Stadio Littorio, il campo sportivo di Cantrida.
In una rara immagine del 1937.
Era piccolo nelle dimensioni ma aveva grandi ambizioni: il regime fascista si spendeva molto per mantenere la presa sui quartieri cittadini, sempre in odore in eresia antifascista, e lo faceva senza risparmio di mezzi, nella prospettiva di italianizzare una realtà  multietnica che appena fuori il "limes" del centro urbano diventava compattamente slava.
Il bollo rosso indica la posizione dell'edificio.
👉La classe dirigente della città era da sempre in mano alla oligarchia commerciale, marittima e industriale, che era composta dalle più influenti famiglie italiane. Di sicuro non minacciava rivolte, ma anche lei dava da pensare a causa di quella sua particolare tendenza conservatrice sì, ma autonomistica, che vantava
L'edificio ha mantenuto la sua destinazione d'uso.

importanti precedenti storici nelle autonomie delle città della Lega Anseatica, vere culle del capitalismo moderno europeo.
"Il primo incarico importante per Perugini è stato il mercato in Belvedere. Agli inizi del 1933 la nota impresa edile Cementizia Fiumana Mareschi si era rivolta al Comune con la proposta di costruire un mercato nel rione di Belvedere. Era stato trovato anche il terreno, all’incrocio tra le vie Bardarini e Buonarroti. La Consulta municipale approvò la proposta e diede in concessione all’impresa Mareschi quale costruttore, l’area nella quale sarebbe sorto il mercato. Il Comune concesse gratuitamente la particella edilizia di 260 m² per il mercato, giacché alcuni
L'edifico oggi, il lato su Via Buonarroti.
dei proprietari avevano ceduto senza indennizzo i loro terreni. L’impresa Mareschi ottenne il credito per la costruzione, nell’ammontare di 150.000 lire, dalla Cassa di Risparmio (nella quale Enea Perugini era consulente tecnico). Il permesso di costruzione fu rilasciato il 14 luglio 1933. La costruzione del mercato e la sistemazione di Via Bardarini durarono all’incirca un anno e quattro mesi, cosicché alla fine del 1934 fu finalmente inaugurato. Alcuni mesi prima, precisamente il 15 marzo1934, il Comune aveva siglato il contratto di concessione della durata di vent’anni con l’impresa Mareschi. L’impresa Mareschi aveva ottenuto in uso l’intero pianoterra con otto locali per negozi e due per la vendita del pesce e il primo piano con due negozi, i servizi sanitari, gli uffici e un’ampia terrazza, parzialmente coperta da una piccola tettoia, adibita alla vendita di frutta e verdura. Nel 1937 la Mareschi si rivolse al comune con la richiesta di acquisto del terreno, però quest’ultimo non volle rinunciare al possesso di questo piccolo ma redditizio spazio. Un anno più tardi la stessa impresa costruì l’intera tettoia sulla terrazza del mercato." (testo di Jasna Rotim Mavlić, Fiume)

4 giugno 2024

La venderigola nella foto del National Geographic

E' un'istantanea che risale agli anni fra le due guerre mondiali, quando Fiume era italiana. L'autore, ungherese, si chiamava Ernest Peterffy.
Nel porto di Fiume, fra le due guerre mondiali, quando alle venderigole, assieme alle mlekarice, spettava l'onere di portare in piazza, nei mercati, nelle case e nel porto i prodotti dei contadini e degli artigiani dell'entroterra.

"La venditrice di secchi di legno e di botti mentre fa un pisolino pomeridiano a Fiume".
"La venditrice di secchi di legno e di botti mentre sta facendo un pisolino pomeridiano a Fiume" è l'introduzione alla didascalia dello scatto del fotografo e artista giramondo Ernest Peterffy, della rivista National Geographic.
La didascalia di National Geographic così prosegue: "Per un breve periodo dopo la prima guerra mondiale Fiume godette di un privilegio simile a quello di Danzica; fu una libera città, sotto la giurisdizione della Lega delle Nazioni, mentre si pensava che servisse agli interessi congiunti di Italia e Yugoslavia. Nel gennaio del 1924, tuttavia, concordarono che Fiume andasse all'Italia e Baros alla Yugoslavia. Fiume era stata la scena dello spettacolare exploit di D'Annunzio (vedi nel testo, pag 197)".

27 aprile 2020

Il Coronavirus al mercato del pesce di Fiume

"Pensiamo che sia indecente andare in giro senza maschera durante una pandemia. La formula è semplice. Se indosso una mascherina ti proteggo... se indossi la stessa mascherina mi proteggerai."
Il più popolare sito fiumano ha sposato senza riserve mentali la linea del "distanziamento e mascherina". Un senso civico semplice e diretto che non indulge a contorsionismi anarcoidi. Tutt'altra pasta rispetto a quanti nei social media inneggiano alla disubbidienza e istigano alla ribellione.

11 maggio 2019

Le jajčarice istriane, caparbie rivenditrici di uova: una variante delle savrinke

Erano caparbie viaggiatrici, compratrici e venditrici di uova, note a Trieste come a Buie, a Pinguente come in Ciceria. Per la questione delle uova spesso venivano chiamate jajčarice (che vuol dire "ovaiole").
savrinka capodistria
Una savrinka in Via Callegarie a Capodistria - disegno a matita di Stojan Ržek.
Erano quelle ragazze e donne della Šavrinija (una piccola regione interna, alle spalle di Capodistria) che passavano di villaggio in villaggio e di casa in casa.
👉Comperavano uova, latte, verdura e frutta per andare poi a rivendere tutta questa loro merce sui mercati di Trieste, di Capodistria e di Pirano.
👉Seguivano gli antichi sentieri che si snodavano tra i paesi dell’interno.
Le savrinke hanno di fatto contribuito a stabilire un ponte linguistico e anche culturale tra tre popoli: gli italiani, gli sloveni ed i croati.
savrinke savrine jajčarice
"La Savrina la xe fissada come una mula cicia; la va come el temporal. In vita la xe drita come una candela e suta come un bacalà. Dopo, coi ani, la xe sempre più in carne; la xe forte come el dren e sana come un pesse. In tel momento iusto la vien calda come ‘na stufa. La bala come sul'oio, la se gira come un fuso e la sà saltar come la susta. Co’ la serca el moroso, la pensa: 'Meio sola che mal compagnada'. Anche i veci dixi che la Savrina tien in pie tré cantoni dela casa, el quarto invese lo tien el mus o la mussa". La storia delle Savrinke risale all’Ottocento e s'intreccia con quella delle mlekarice e delle venderigole. "La Savrina xe sveia come un puliso” – scrive in un suo lavoro di ricerca l’etnologa Rožana Koštiàl.

4 gennaio 2018

Le venderigole di Trieste

Le venderìgole stazionavano al mercato di Ponterosso, dove vendevano soprattutto frutta e verdura. Queste venditrici ambulanti erano donne 
Le venderigole e le mlekarice non erano attive solo in Ponterosso.
del popolo, ed erano combattive, decise, rumorose.
Esercitavano proprio dietro il palazzo del comune, nella piazzetta che si chiama Piazza Piccola.
C’erano poi le pancogole, che vendevano il pane, (fatto rigorosamente solo con le farine del comune, altrimenti erano guai). 
Le venderigole di Piazza della Legna (Piazza Goldoni). Una disanima dei mercati triestini è nel blog RighevagheIn questi mercati all'aperto si potevano trovare anche prodotti conservabili, come formaggio, carne e pesce sotto sale, stoccafisso e sarde en savor. Negli anni Trenta venne inaugurato il grande mercato coperto sulle rive e i banchetti non furono più esposti al sole estivo e alla bora invernale.



14 gennaio 2017

Il mercato del pesce a Fiume

L'edificio in mattoni rossi della "pescherìa" cittadina vanta una lunga storia e non mostra segni di stanchezza.
il mercato del pesce a fiume
L'edificio della "pescheria" venne ultimato nel 1916 e assieme ai due edi-
fici adiacenti riservati al mercato delle carni e degli altri generi alimenta-
ri divenne parte integrante della nuova città moderna ed industriale.
Nell'antica Fiume i pescatori portavano a vendere il pescato nei canestri appena lontano dall'attracco, che era un semplice pontile in legno.
Pesce, granchi e conchiglie ve-nivano venduti all'incanto, semplicemente all’aperto.
Ma nel 1866 venne costruita la "pescheria" e da allora una co-pertura protesse i punti di vendita del pescato. Di questa prima "ribište", però, non rimane traccia perchè fu demolita nel 1912.
il mercato del pesce a fiume
Il vecchio edificio in mattoni rossi ospita tutt'oggi il mercato del pesce.
ribarica rijeka
La pescherìa fa parte del "gran mercato" cittadino che costituisce un tas-
sello della identità popolare del capoluogo quarnerino.
👉Si affidò il progetto della pescheria nuova all'architetto Carlo Pergola e i lavori iniziarono alla vigilia della prima guerra mondiale, nel 1913. Dopo 1914 l'edificio per lo stoccaggio di pesce era ormai completato e i lavori di costruzione del corpo principale proseguirono fino al 1916.
Pergoli affidò le decorazioni esterne (in stile secessione viennese) allo scultore veneziano Urbano Bottasso che realizzò i capitelli, le quattro fontane all'interno della pescheria e gli ornamenti sulla facciata. Intorno ai pilastri e sulla facciata Bottasso sistemò l’abbondante fauna marina.
I tre edifici divennero rapida-mente i punti di riferimento dei nuovi quartieri residenziali del Novecento fiumano.

20 giugno 2016

Le benemerite mlekarice slave

Città italiane e entroterra slavo: ogni mattina a Trieste e a Fiume il fabbisogno di latte era garantito dalle mlekarice, contadine "s'ciave" che scendevano dalle alture portando a spalla o a dorso d'asino i pesanti bidoni di latte appena munto.
mlekarice
"Le donne del latte" è il titolo di un pregevole lavoro cen-
trato sui dintorni di Trieste e curato dalla Associazione
Slovena di Cultura Tabor di Opicina (edito da SKD Tabor,
Opãine 2000 / A.S.C. Tabor, Opicina 2000).
La sussistenza quotidiana dei due porti imperiali, Trieste per l'Austria e Fiume per l'Ungheria, veniva garantita dal sudore di queste donne socialmente invisibili, precarie, ambulanti e "s'ciave".
👉Il latte era facilmente deperibile e perciò doveva arrivare dai dintorni delle città. Ecco perchè ci si abbassava a servirsi delle contadine dei dintorni (solitamente s'ciave, cioè slave).
👉Lo stesso schema città-campagna si ripeteva in tutti i centri costieri d'Istria e Dalmazia. Uno schema intessuto di pregiudizi i cui nodi vennero definitivamente al pettine con la caduta del fascismo, quando i vent'anni di oppressione razzista alimentarono la jacquerie contadina seguita all'8 settembre 1943.
mlekarice
Le venditrici di latte (mlekarice) affiancavano le venderigole, sanguigne popolane che animavano i mercati all'aperto di frutta e verdura nelle città. L'epopea delle mlekarice terminò con l'avvento del frigorifero. Città italiana e contado "altro" come del resto in quegli anni succedeva anche nel neo-acquisito Alto Adige.

30 aprile 2016

Il mercato cittadino di Fiume

C'è stato un tempo in cui gli affari sapevano andare d'accordo col buon gusto: pesce, verdura e carni nello stile della secessione viennese.
mercato di Rijeka Fiume
I due edifici gemelli del mercato cittadino di Fiume sono a breve distanza
dall'acqua e dal teatro nazionale. Sono parte attiva della storia cittadina.
Nel 1880, accanto alla vecchia pescheria cittadina vennero costruiti due nuovi padiglioni. Il mare era stato via via interrato e sul terreno rubato al mare sorsero poi i due nuovi edifici del mercato alimentare non ittico.
mercato di fiume rijeka
Il mercato cittadino di Fiume comprende anche il vicino edificio della
Pescherìa (Ribarica, in croato) e i numerosi banchetti del mercato al-
l'aperto della frutta, della verdura e dei fiori.
👉Ma la storia non finiva così.
Infatti ci si accorse che le costruzioni non erano in linea con gli standard igienici e sanitari di una città in crescita, cosicché fu gioco forza procedere ad ulteriori adeguamenti.
La progettazione fu affidata all’architetto fiumano Carlo Pergoli e i lavori iniziarono alla vigilia della prima guerra mondiale.
Nel 1914 venne ultimata la costruzione dell’edificio per lo stoccaggio del pesce, mentre sull’edificio principale si protrassero fino al 1916.
mercato di fiume rijeka
I due padiglioni, terminati nel 1916, sono tutt'oggi in funzione. Le decorazioni in stile Secessione Viennese sono dello scultore veneziano Urbano Bottasso. L'impianto e l'aspetto richiamano l'analogo mercato di Abbazia costruito nel 1904. Nella realizzazione dei due edifici gemelli Pergoli s'era avvalso delle più moderne soluzioni, utilizzando strutture reticolari in acciaio e vetro.

20 aprile 2013

Il mercato coperto di Abbazia

Alla fine del XIX secolo, nel periodo della fortuna di Abbazia come luogo di cura, la necessità di procurare alimenti freschi per i villeggianti era aumentata rapidamente.
mercato di abbazia opatija
L'aspetto odierno del mercato coperto la cui costruzione risale al 1904.
L'impianto richiama i due edifici gemelli del mercato cittadino di Fiume,
terminati nel 1916 ed anch'essi tuttora in funzione..
La proliferazione di ville e alberghi era stata accompagnata dallo sviluppo di tutte le infrastrutture necessarie.
Così si decise di costruire anche un nuovo mercato, più "decoroso" e adatto alla clientela mondana e altolocata (l'uso di vendere cibo sulle strade e nelle case era stata ufficialmente proibita nel 1895).

11 marzo 2013

Le breschize della Trieste asburgica

Erano le contadine slave che dal Carso ogni giorno scendevano in città per vendere i prodotti della campagna, soprattutto latte, uova e verdure.
"Scendevano all'alba verso la città sulle groppe dei somarelli" e andavano 
a vendere nei mercatini all'aperto. Foto tratta dal sito www.atrieste.eu.
Il nome veniva da brezkica, che significa «dalle guance come le pesche» ma erano note anche come venderìgole, venditrici.
👉Vestite di scuro, gonna scura con ampi cannoni, lunga e col risvolto di colore vivace; fazzoletto bianco ricamato sulle spalle ed un al-tro in testa. Portavano sulla testa i contenitori del latte, di frutta e di verdura.

16 settembre 2012

I mercatini all'aperto delle città del Quarnaro

Scatti rubati negli anni 2000, comunque dopo il vortice delle infinite guerre balcaniche post-Jugoslavija.