Quando c'erano delle feste o delle sagre paesane queste donne dell'entroterra slavo ci andavano per vendere dolci e ciambelle, ed erano chiamate kolačarke (le savrinke invece vendevano di tutto).
| Le kolačarce più abili preparavano anche la pastacrema carsolina, una millefo- glie a più strati che richiama la torta dobos, che a Trieste chiamano zavata. Ma si cimentavano anche nella produzione di certe caramelle casalinghe, che venivano chiamate cilele (e che, complice la "c" pronunciata "z", mi fanno tornare in men- te le popolari zirèle di zucchero alla cannella trentine). |
Vecchia usanza: se un ragazzo comprava una ciambella a una ragazza, ciò significava che desiderava conquistarla, pertanto questo gesto era il simbolo del corteggiamento. Se invece il ragazzo comprava alla ragazza una paštakrema, ciò significava che formavano già una coppia, poiché la paštakrema costava più di una ciambella. Dopo la seconda guerra mondiale questa usanza fu via via dimenticata per essere poi abbandonata definitivamente alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso.

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