22 gennaio 2026

"Suor Intingola", la cuoca della Casetta Rossa che seguì D'Annunzio da Venezia al Vittoriale

E' stata una delle figure più importanti del Vittoriale. Il poeta le si rivolgeva quotidianamente con bigliettini scritti a ogni ora del giorno e della notte per richiedere menù, spuntini e merende.
Albina entrò a servizio di D'Annunzio a Venezia, nel 1916, a 24 anni d'età e quando il Poeta si trasferì dalla Casetta Rossa di Venezia al Vittoriale di Gardone Riviera la portò con sé con l’incarico di cuoca personale e responsabile della «cambusa». Dava corso alle "comande" che le arrivavano quotidianamente direttamente da D'Annunzio, sotto forma di bigliettini recapitati dalla servitù. A destra: la cucina del Vittoriale.
Uno dei tanti biglietti inviati ad Albina da Gabriele, che si doleva di avere
"una improvvisa passione per il can-nel-lo-ni".
Albina Becevello, questo il nome della Cuoca Pingue, o Suor Intingola, o Suor Indulgenza Plenaria, o Suor Ghiottizia, era una veneta di Paese, un borgo di pianura nel trevigiano, nata nel 1892.  Fu proprio alla Casetta Rossa di Venezia che Gabriele conobbe Albina: la ereditò con la casetta sul Canal Grande, che aveva acquistato dal principe Hohenlohe. Da allora Albina rimase a servizio fino alla morte del Poeta, avvenuta nel 1938, come persona fidata in cui riporre la più totale fiducia.
Aloisia è uno dei tanti nomignoli dati da d’Annunzio a Luisa Baccara, la
celebre pianista che fu sua compagna "ufficiale" negli anni del Vittoriale.
D'Annunzio aveva con Albina un rapporto di complicità e amicizia, valga
per tutti bigliettino: «da otto giorni non chiavo. Inutile che tu mi mandi gli
zabaioni non avendo bisogno di raddrizzare la schiena. Mandami piutto-
sto una mona sottile». 

Albina cucinava i pasti per le venticinque persone circa che vivevano al Vittoriale con il Comandante, tra domestici e amici. Nella cittadella, infatti, dimoravano l’architetto Giancarlo Maroni, nell’abitazione denominata il Casseretto, il segretario Tom Antongini, l'amante ufficiale Luisa Baccara, la governante multiruolo Aelis e circa diciotto domestici.
La visita el ministro sovietico Cicerin scatena in D'Annunzio confidenze
culinarie: 
«L’altra sera, dopo ventinove ore precise di stretto digiuno ir-
rigato d’acqua ascetica […] inghiottii sette uova col guscio, e il nero ca-
viale del mio diletto infetto Cicerin, e i misteriosi scampi del mio Carna-
ro tradito, e la carne dell’irsuto porco e gli afrodisii tartufi dal detto por-
co dissepolti, e le più acerbe frutta, e il più grosso cacio, e il più denso
caffè»
.
👉Alla cuoca, piuttosto robusta e campagnola, vennero risparmiati gli assalti sessuali. D'Annunzio fu sempre generoso con lei e con i suoi parenti, in particolare col fratello mutilato di guerra, che aiutò ad entrare in possesso di un terreno agricolo. Gabriele  offriva a ogni piè sospinto omaggi concreti: mille lire per un pasticcio di fegato, cinquecento per un piatto di pastasciutta e tre pappardelle con uova, altrettanto per una colazione succulenta, addirittura duemila (due mesi di un buon stipendio) per accompagnare le ferie conquistate grazie a un mucchio di «sottilissime patatine fritte». Il poeta omaggia la sua «Suor Albina di Tutti i Fuochi» con una filastrocca: «A Suor Albina / che fa la Galantina / e fa la Gelatina / e fa la Patatina / e fa la Minestrina / e il petto d’Agostina / tutto alla buccarina / con l’arte sua divina!».
(da "La cuoca di d'Annunzio: I biglietti del Vate a 'Suor Intingola'. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale", UTET Ed. del Kindle)

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