Quando c'erano delle feste o delle sagre paesane queste donne dell'entroterra slavo ci andavano per vendere dolci e ciambelle, ed erano chiamate kolačarke (le savrinke invece vendevano di tutto).
| Le kolačarce più abili preparavano anche la pastacrema carsolina, una millefo- glie a più strati che richiama la torta dobos, che a Trieste chiamano zavata. Ma si cimentavano anche nella produzione di certe caramelle casalinghe, che venivano chiamate cilele (e che, complice la "c" pronunciata "z", mi fanno tornare in men- te le popolari zirèle di zucchero alla cannella trentine). |
Vecchia usanza: se un ragazzo comprava una ciambella a una ragazza, ciò significava che desiderava conquistarla, pertanto questo gesto era il simbolo del corteggiamento. Se invece il









































