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16 maggio 2025

Il vecchio rifugio Egisto Rossi del CAI di Fiume

Un'accurata ricostruzione delle sue vicende si trova in un sito turistico di Mattuglie/Matulji (che non omette gli anni della guerra partigiana).
Rifugio "Egisto Rossi" al Monte Lisina in una foto dei primi anni '20 del
Novecento, ripresa a Nord. La parte più vecchia è una ex lugarnica (bot-
tega-osteria) costruita intorno al 1810. (altitudine vera 710 metri)
Si raggiunge a piedi dal paese di Zvonećna o Zvoneće, situato lungo la vecchia strada Fiume-Trieste, tutt'ora in funzione ed anzi molto frequentata.
Immagine tratta dal sito "Lokalpatrioti" di Rijeka.
👉E' posto tappa di un lunghissimo e ambizioso percorso escursionistico denominato "Via Adriatica" che proviene dal lontanissimo Monastero ortodosso di Krupa sulle Alpi Bebie/ Monti Velebit  e seguendo le linee di cresta attraversa la regione della Lika e si dirige verso Nord fino al Monte Maggiore di Fiume, per poi,  transitando dalla Sella di Poklon discendere verso la costa istriana fino Fianona/Plomin ed infine  porta fino all'insenatura dello storico Porto di Rabac/Rabak Luka, nei pressi di Labin.
👉La storia del vecchio rifugio:
Rara immagina del rifugio negli anni di Tito.
"Rifugio Egisto Rossi al M. Lisina (713 m): si raggiungeva in 2 ore da Mattuglie – stazione Cucelli – Snovecchia ore 2.00. Era aperto tutto l’anno, con servizio di osteria. Il 4 dicembre 1921 viene inaugurato il primo rifugio della Sezione: l’Egisto Rossi, a due ore da Mattuglie e base di partenza per raggiungere diverse cime, tra le quali il monte Lisina e per la traversata dei Monti della Vena. Fu anche una frequentata base sciatoria, dove la “Conca del Lisina “ diventò campo scuola per molti fiumani che raggiungevano questa località a piedi da Mattuglie. Fu il primo atto concreto della vita della Sezione di Fiume del CAI, subentrata nel 1919 al Club Alpino Italiano e dedicato alla memoria di un giovane socio, precursore delle correnti di pensiero che volevano Fiume italiana. Il rifugio disponeva di 16 posti letto e nel 1943 venne distrutto dal fuoco; poi ricostruito ed ampliato. Attualmente non più utilizzato è tornato ad essere un rudere. Interessante l’articolo su Liburnia 2015: C’era una volta il rifugio Lisina di Moreno Vrancich"
(dal sito del
Per una rievocazione storica delle vicende del CAI fiumano vedi qui.
club alpino fiumano
).
👉Tra i rifugi del vecchio CAI fiumano (ex-CAF) che hanno lasciato qualche traccia nel web c'è da segnalare anche lo "Stefano Caifessi" sul Monte Aquila a Castelnuovo d'Istria/Podgrad, lungo la strada che collegava e collega Fiume a Trieste nonchè il rifugio "Rodolfo Paulovatz" alle pendici dell'Alpe Grande (oggi Planik).



4 aprile 2025

Il Rifugio "Rodolfo Paulovatz" in Ciceria

Era alle pendici dell'Alpe Grande (oggi Planik), che é il secondo monte dell'Istria e si trova appena a Nord del Monte Maggiore (oggi Ucka).
Per una rievocazione storica delle vicende storiche del CAI fiumano vedi qui.
E' stato inaugurato nel 1919 ed è rimasto attivo fino all'inizio della seconda guerra mondiale.
Prendeva il nome da un membro del CAF di nome Rodolfo Paulovatz. Si trovava alla modesta quota di 1.002 metri.
Era uno dei sei rifugi gestiti dal Club Alpino Fiumano (CAF).
Ora si chiama "Casa Bončić".
Anche oggi queste sarebbero conquiste alpinistiche di tutto rispetto (dal sito Lokalpatrioti).




Il rifugio in una foto del 2015.

3 ottobre 2024

Le due montagne più alte dell'Istria sono il Monte Maggiore/Ucka e l'Alpe Grande/Planik

Sia il Monte Maggiore, che con i sui 1.401 metri domina il Golfo del Quarnaro, che il Planik (m 1.272) fanno parte dell'Istria bianca, la regione storica della Ciceria o Cicaria o "altipiano dei Cici".
L'Altipiano dei Cici (qui in una carta del 1903) fa parte della rocciosa e calcarea "Istria bianca" che corrisponde all'area dei Monti della Vena. Nota: le linee rosse rappresentano la rete ferroviaria istriana esistente all'epoca.

La Ciceria corrisponde all'Istria Bianca, che si ag-
giunge all'Istria Grigia e all'Istria Rossa. La tripar-
tizione ha natura geologica-botanica ma è entrata
di prepotenza fra i luoghi comuni (specie italofoni).
La Ciceria-Čičarija, detta in italiano anche Monti della Vena o Altopiano dei Cici è una regione storica costituita da una catena montuosa che si estende per circa 35 chilometri nell'Istria settentrionale. Il suo verde manto boscoso è discontinuo, interrotto da bianchi lembi di roccia calcarea, perciò questa parte dell'Istria viene chiamata Istria Bianca (e comprende anche il costiero Monte Maggiore- Učka, la vetta più elevata dell'intera Istria).
👉E' abitata prevalentemente da croati ma nel villaggio di Žejane sopravvive una esigua minoranza romena, erede dei Vlasi o Valacchi che qui vengono chiamati Čiči e che nei secoli passati abitava gran parte del Carso e conservano una forte identità nella loro lingua neo-latina (detta anche istro-rumena).
👉Il tetto dell'altipiano della Ciceria è il Planik (Alpe Grande, 1.273 metri). Da lassù la vista è magnifica da ogni parte. Qui si capisce benissimo il perchè del nome italiano, un po’ esagerato forse, e il perché dei tanti ispirati racconti sulla rivista alpinistica “Liburnia”, il cui primo numero uscì nel lontano 1902. L’Alpe Grande divenne particolarmente popolare come meta di escursioni dopo che nel 1913 lo descrisse nella sua “Guida di Fiume e dei suoi monti” Guido Depoli, redattore della “Liburnia” e per lunghi anni segretario e poi presidente del Club Alpino Fiumano.

31 luglio 2024

La "Alpina Carsia" di Fiume in divisa sul Sisol

La Società Alpina Carsia di Fiume era nata come alternativa operaia al più borghese Club Alpino Fiumano, ma poi venne "normalizzata" dal fascismo, che le impose anche la divisa.
Il gruppo che partecipò alla salita del Monte Sisol nella fotografia di M. Caucich poi pubblicata sulla rivista della Società Alpinistica Carsia di Fiume nel 1928.
Una gita della Alpina Carsia alla fine degli anni Venti, quando il  club era
già stato aggregata all'Opera Nazionale Dopolavoro.
E' stata una associazione dopolavoristica di impronta operaia nata nel 1910, che operò in parallelo al Club Alpino Fiumano (che era stato fondato nel 1885): entrambe le organizzazioni, quella operaia e quella più borghese e nazionale, nacquero quando la città faceva ancora parte dell'impero austroungarico) secondo uno schema operai-vs-borghesi che agì anche a Trieste e a Trento, le altre due città simbolo dell'irredentismo italiano in terra austriaca.

18 febbraio 2024

La dimenticata Società Alpina Carsia di Fiume

La Società Alpina Carsia è stata una associazione operaia che operò parallelamente al Club Alpino Fiumano (che era stato fondato nel 1885, cioè quando la città faceva ancora parte dell'impero austroungarico).
Uno stemma della Società Alpina Carsia (Società alpinistica "Kras") che
fu attiva a Fiume dal 1910 al 1942.
Anche la Società Alpina Carsia era stata fondata ancora prima della WW1, anch'essa quindi sotto l'Austria-Ungheria. Era una società dopolavoristica di stampo operaio e vide la luce nel 1910.
👉Si ripeteva a Fiume lo schema degli altri due poli dell'irredentismo italiano: Trento e Trieste. A Trento nel 1921 era nata la Sosat ("costola operaia" della SAT, il club alpinistico trentino) e a Trieste c'era la Società Alpina delle Giulie (con la sua costola ribelle: i Bruti della Val Rosandra).
Il Bollettino del CAI del settembre 1930 in una stringata nota riferisce
dell'avvenuto esproprio dei beni della Carsia da parte del regime fascista.
Il rifugio "Mario Angheben" alle pendici del Monte Nevoso in località
Polizza (Klanska Polka?) era stato inaugurato da poco, nel settembre
del 1929.
👉I tre club alpinistici delle tre città irredente ricevettero la investitura ufficiale del CAI italiano nel congresso del 12 gennaio 1919. In quella occasione ricevettero anche i nuovi vessilli ufficiale e il Club Alpino Fiumano divenne Sezione Fiumana del CAI italiano.
👉La Carsia venne aggregata dal regime fascista all'Opera Nazionale Dopolavoro e quindi non entrò mai a far parte ufficiale del CAF-CAI.
Tra le grandi pinete del Gorski Kotar nel giorno dell'inaugurazione (foto dal sito lokalpatrioti).
Mappa che localizza il rifugio Angheben al Pian della Secchia. Il sito croato "lokalpatrioti" ne parla come la "casa Lugar Klanska Polica. La Casa della Polizia di Klanska allora si chiamava Rifugio Mario Angheben e insieme al vicino casino di caccia semidiroccato, Polizia di Čabranska, Forestale di Ghiczy, sul territorio del Gorski Kotar, fu designata dagli italiani come Pian della Secchia" (foto e notizie dal sito lokalpatrioti)




5 gennaio 2024

Il Club Alpino Fiumano (CAF)

Il 12 gennaio 1885, con l'approvazione delle autorità ungheresi, nasceva a Fiume il Club Alpino Fiumano (CAF) che nel 1919, 5 anni prima dell'annessione della città al Regno d'Italia, confluirà nel Club Alpino Italiano come Sezione di Fiume.
Uno dei diversi stemmi adottati dal Club Alpino Fiumano nel corso dei
suoi 
lunghi anni di attività.
Copertina del bollettino trimestrale del CAF negli anni Trenta.
"Questa sua nascita si deve all'intuizione e alla volontà dell'architetto viennese Ferdinand Brodbeck giunto a Fiume per seguire i lavori di costruzione del teatro comunale. Il primo nucleo del Club è formato da 16 persone che avevano risposto all'appello lanciato dal Brodbeck dalle pagine del quotidiano locale "La bilancia" il 21 dicembre dell'anno precedente. L'iniziativa ebbe subito un particolare successo, tanto che alla fine del 1885 i soci erano già 130, e 291 nel 1888. Fino alle soglie del nuovo secolo il Club Alpino Fiumano ebbe uno sviluppo continuo, sia in termini di soci che di attività, e lo testimoniano le cronache dei suoi Annuari. Tra gli artefici di questo successo è sicuramente Stanislao Dall'Asta, presidente del sodalizio dal 1885 al 1896; ma fra i soci si enumerano personaggi illustri: il dottor Antonio Grossich, al quale si deve l'applicazione della tintura di iodio in chirurgia; Michele Mayländer, autore della "Storia delle Accademie d'Italia" o lo storico ungherese Aladar Fest. Il passaggio da Club Alpino Fiumano a Sezione di Fiume del CAI avviene nel congresso generale del 12 gennaio 1919, con l'adunata alpinistica nazionale alla Vetta d'Italia tra il 19 e il 22 giugno 1919. La Società alpina tridentina, la Società alpina delle Giulie di Trieste, e, per Fiume, oltre alla Sezione del CAI, anche la
Grazie alla disponibilità del Comune di Borca di Cadore, che concesse a
tempo indeterminato l'uso del terreno a favore della Sezione, il 20 set-
tembre 1964 si inaugurò il Rifugio "Città di Fiume" alla base del Pelmo.
 consorella Società alpina Carsia, ricevettero dalla Sezione di Milano la consegna dei nuovi vessilli. Tutti gli anni Venti del '900 sono dedicati ad imprese alpinistiche e speleologiche. Nel 1927 Arturo Colacevich, Gino Walluschnig scalarono il Piccolo Cervino e il Breithorn. Sul versante speleologico Guido Depoli condusse l'esplorazione delle cavità carsiche dei dintorni di Fiume. Nel 1923 nasce, invece, il Gruppo Sciatori "Monte Nevoso" che si farà valere nelle competizioni sportive in campo nazionale, avendo come rappresentanti di punta Franco Prosperi e Carlo Tomsig. Nel 1921 la Sezione aprì il suo primo rifugio alle falde del Monte Lisina. Dopo la seconda guerra mondiale nel febbraio 1949 un gruppo di appartenenti al Gruppo Sciatori "Monte Nevoso" si ritrova sul Monte Bondone. Inizialmente come sottosezione della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT), essa verrà riconosciuta nuovamente come Sezione nel 1953. A Arturo Dalmartello si deve la realizzazione del progetto di realizzare un rifugio alle pendici del Monte Pelmo, in località Malga Durona. Grazie alla disponibilità del Comune di Borca di Cadore, che concede a tempo indeterminato l'uso del terreno a favore della Sezione, il 20 settembre 1964 si inaugurò il Rifugio "Città di Fiume". L'attività continua dei soci è stata quella di mantenere vivo il sodalizio di quella che è la Sezione più anomala del CAI: è infatti l'unica a non avere, per evidenti ragioni storiche, un territorio di riferimento." (dal sito "SIUSA").

7 agosto 2022

Un rifugio alpino sul Monte Maggiore di Fiume

Si chiama "Planinarski dom Poklon" e si trova al valico di Poklon (922 m) sul Monte Maggiore/Ucka, la montagna della città di Fiume.
rifugio poklon
Si trova giusto di fronte alla locanda "Pansion Ucka" (in fondo a dx nella foto) e sorge sul terreno della ex-caserma della Guardia di Finanza italiana, presidio anti-contrabbando verso l'Istria lungo la antica "strada Giuseppina".
planinarski dom poklon
La targa in marmo dice: "Ai montanari e combattenti - caduti nella lotta -
in occasione del 20° anniversario - della liberazione - in segno di gratitu-
dine - 12 IX 1962 - gli alpinisti di Abbazia"
.
Lo troviamo lungo la strada Vranja-Veprinac, la vecchia "strada Giuseppina" che scavalcando il Monte Maggiore portava e porta verso l'Istria interna.
 👉Il punto più alto del passo si trova in realtà circa un km più in là verso l'Istria, dove si mangia alla famosa locanda "Dopolavoro".
La sella di Poklon nella cartina Touring Club Italiano del 1943, che segnala
anche il "Rif. Duchessa d'Aosta" accanto al pallino rosso.
👉La costruzione del rifugio iniziò nel luglio 1962, quando un gruppo di 15 membri, guidati dai fondatori Rudi Pavletić e Boris Radočaj, iniziò a lavorare alla costruzione del primo e unico rifugio di montagna sull'Učka. Inaugurato il 12 settembre 1965, sin dall'inizio è gestito dall'Associazione alpinistica "Opatija". http://www.pdopatija.hr/detalji/o-domu/o-domu/13

planinarski dom poklon
L'inaugurazione del rifugio il 19 settembre 1965. Era stato organizzato dall'associazione alpinistica "Opatija". È stato aperto il 12 settembre 1965 ed è sopravvissuto fino ad oggi. Oltre a questo, nel mare del Quarnaro è da segnalare la presenza dell'incredibile rifugio "Sveti Gaudent", sull'isola di Cherso/Cres.












28 aprile 2022

Il rifugio "Stefano Caifessi" sul Monte Aquila

Il vecchio rifugio "Stefano Caifessi" del CAF (Club Alpino Fiumano).
club alpino fiumano
Per una rievocazione storica delle vicende del CAI fiumano.
Era stato costruito nella grande conca compresa fra il Monte Oscale e il Monte Aquila, ad Est del Carso triestino.
👉Il rifugio "Stefano Caifessi" si trovava a 1.100 metri di quota e si raggiungeva per carrareccia in 2:30 ore dal Rifugio Rossi oppure per rotabile da Mune in 3:00 ore, si trovava nel territorio di Castelnuovo d'Istria (che oggi
club alpino fiumano
Al posto del rifugio "Stefano Caifessi" oggi c'è una baracca utilizzata dai
cacciatori locali, sezione di Lanišće, costruita negli anni Ottanta.
si chiama Podgrad) lungo l'importante strada che collegava (e collega) Trieste a Fiume.
Era aperto tutto l’anno con servizio di ristoro. Era stato inaugurato nel 1934 e intitolato al legionario dannunziano Stefano Caifessi, morto nel 1922 e considerato un "martire fascista".
Dopo la seconda guerra mondiale andò distrutto e successivamente la baracca edificata venne chiamata "Bubeš".

club alpino fiumano
La targa in marmo con, a dx, il cartello "casino di caccia-Bubeš-Lanišće".

Oggi è presente nel Web col nome di Stefano Karfesi.
Alcune notizie storiche:
per primo venne inaugurato il 4 dicembre del 1921 il Rifugio Egisto Rossi. La dedica era quanto mai doverosa: Egisto Rossi, scomparso in giovane età, aveva fatto parte della Società alpina Liburnia e si era battuto per la nascita della Deputazione fiumana di storia patria, conscio dell'importanza che la storia ha nella dimostrazione dell'italianità di Fiume.
Come sopra, ma in una inquadratura più ravvicinata.
👉Al Rifugio Egisto Rossi ne seguiranno diversi altri, anche loro situati sui monti immediatamente a settentrione di Fiume, nel territorio compreso fra il Quarnaro e Trieste: abbiamo dunque nel 1925 il Rifugio Gabriele D'Annunzio a poca distanza dal Monte  Nevoso seguito nel 1929 da quello dedicato a Rodolfo Paulovatz all'Alpe Grande, poi il Rifugio Benevolo-Colacevich-Walluschnig aperto nel 1930; nel 1934 il Rifugio Stefano Caifessi sul Monte Aquila, e per ultimo il Guido Rey inaugurato al Pian della Secchia/Chabranska a ridosso della seconda guerra mondiale.
Vedi anche la scheda informativa nel sito cartolinedairifugi.it. Per la mappa dei rifugi posseduti dal CAI di Fiume, vedi qui.

25 ottobre 2020

Il rifugio "Duchessa d'Aosta" alla sella di Poklon (già "Schutzhaus Kronprinzessin Stephanie")

La storia di questo rifugio alpino iniziò nel 1887, quando venne inaugurato e dedicato alla  asburgica Kronprinzessin Stephanie.
Una cartolina postale dipinta del 1909 con la scritta "Gruss vom Kronprinzessin Stephanie Schutzhause - Monte Maggiore - 950 m. Spitze 1396 m." Sullo sfondo il profilo dell'isola di Cherso. Siamo alla Sella di Poklon.

Nel 1912 il rifugio passò al Club Alpino Fiumano (che aveva partecipato
alla sua fondazione) e più tardi, con il passaggio all’Italia cambiò ovvia-
mente nome e divenne "Rifugio Duchessa d'Aosta". Seguì un periodo tor-
mentato e instabile.
Stiamo parlando di Stefania di Sassonia-Coburgo (1864-1945), la moglie di quel Rodolfo d'Asburgo che si sarebbe suicidato solo due anni dopo a Mayerling assieme alla giovane amante Maria Vetsera.
Biglietto da visita del rifugio.
👉Venne realizzato attorno al 1887 grazie all'impegno della associazione Österreichischer Touristen Club ma la Kronprinzessin Stephanie lo visitò solo molto più tardi, nel 1907. Tutt'oggi nella reception viene conservata una foto in bianco e nero che porta la scritta "Kronprinzessin Stephanie - Schutzhaus am Monte Maggiore 965 m".
👉All'inizio del 1930, al fine di sostenere l'economia, era stata istituita la "Zona Franca del Carnero" e più tardi, venne anche l'esenzioni fiscale sui primi 25 litri di benzina. Ebbe così inizio un'attività di contrabbando che sfruttava i vecchi percorsi medioevali e i
A sinistra l'edificio del rifugio e a destra della bandiera la bassa casermet-
ta della Guardia di Finanza costruita negli anni Trenta.
sentieri dei pastori che passavano dalla sella di Poklon diretti nella Ćićarija.
👉Il contrabbando richiamò a Poklon la Guardia di Finanza che costruì una caserma proprio di fronte al rifugio, accanto all'attuale capanna sociale del club alpino croato "Na Poklon", che fu realizzata dalla compagnia alpini di Abbazia e inaugurata nel 1965.
Lo storico gestore del rifugio, Antonio Adriani, in una foto scattatatra le
due guerre, che lo ritrae a accanto al dannunziano e fascista Host Venturi.
Durante la WW2 Adriani collaborò con i partigiani e il suo rifugio venne
bruciato dai nazi-fascisti nel 1944. Adriani venne fucilato dai nazisti.
 
👉Il gestore del rifugio fu per lunghi anni Antonio Adriani, un tirolese che ricoprì la carica fino al 1944 quando i nazisti bruciarono l'edificio per rappresaglia verso la sua collaborazione avuta con i partigiani di Tito dopo l'8 settembre del 1943.
👉Negli anni del dopoguerra l'edificio fu ricostruito in una posizione arretrata di qualche metro verso monte, liberando così lo spazio dove oggi si trovano il belvedere e il parcheggio.
👉 Il nuovo rifugio era gestito dalla Società di Ristorazione per l'Istria, ma dopo qualche anno, in quanto non redditizio, venne ceduto alla Associazione Alpinistica "Opatija", che lo riaprì il 5 ottobre 1958. Nel 1962 venne sottratto agli alpinisti e divenne un albergo.

Il vecchio rifugio alpino era situato dove ora si trova il parcheggio, tra la croce e l'attuale Pansion Učka, che a volte viene scambiata per il vecchio rifugio, che invece non c'è più. C'è invece, accanto ai resti della casermetta della Guardia di Finanza, l'edifico dell'attuale rifugio "Poklon", inaugurato nel 1965 e tutt'ora gestito dalla Associazione Alpinistica "Opatija".







9 marzo 2020

La sezione fiumana del Club Alpino Italiano e i suoi rapporti con la lontana SAT del Trentino

Siamo alla fine del XIX secolo e Fiume è il più importante sbocco a mare dell’Ungheria, sotto la cui amministrazione è tornato nel 1867 e che le riconosce il diritto al libero uso della lingua italiana. Ma poi...
Lo stemma attuale del CAF fiumano.
Il 15 maggio 1902 uscì il primo numero di Liburnia, ancora oggi organo
della Sezione, pur con una lunga  pausa, imposta nel 1930 dal CAI, ora-
mai fascistizzato, che si prolungò fino al 1963.
Il Club Alpino Fiumano (CAF) nacque il 12 gennaio 1885 su iniziativa del viennese  Ferdinand Brodbeck; lo statuto sociale ricevette l’approvazione del Regio Governo Ungherese.
Tre diversi stemmi assunti dal Club Alpino Fiumano nel corso degli anni.
👉Il presidente del primo dopoguerra è Guido Depoli, che fu anche l’autore con Egisto Rossi della “Guida di Fiume e dei suoi monti” del 1913.
👉Dopo la seconda guerra mondiale e con l’esodo degli italiani dai territori passati alla Jugoslavija, anche il CAF 
La Sezione era proprietaria di sei rifugi: tre nel gruppo del Monte Mag-
giore (oggi Utcka) e altri  tre nella zona del Monte Nevoso.
si trasferisce in Italia.
👉Nel febbraio 1949, due anni dopo il Trattato di pace del '47, sul Bondone di Trento si tenne il primo raduno degli alpinisti fiumani, con 100 partecipanti, nel corso del quale la decisione di ricostituirsi in Sezione diventa realtà.
Il rifugio Paulovatz all’Alpe Grande inaugurato il 26 maggio del 1929 era
dedicato alla memoria di una tra i più attivi soci del CAF. Oggi l'edifico è
diventato un'abitazione privata.
👉La SAT trentina si diede da fare per sostenere la ripresa dell'alpinismo giuliano e lo fece accogliendo i Fiumani come sottosezione, finché nel 1953 il Consiglio Centrale del CAI riconoscerà alla Sezione di Fiume tutta la sua storia ed i suoi diritti.
👉Il merito maggiore di questa pagina dimenticata della storia satina va al non dimenticato Mario Smadelli, trentino, ufficiale degli alpini.
👉Il primo Presidente, dopo la diaspora e la ricostituzione, fu Gino Flaibani, il cui nome ritroviamo oggi in un sentiero sul Pelmo.
Una tessera della sezione CAI di Fiume dell'anno 1931.
Ecco come Google vede la storica sede della SAT (Società Alpinisti Tridentini) in Via Manci, nel centro di Trento. La SAT ha un rapporto federativo con il CAI nazionale ed una Sezione Operaia (Sosat) dotata di identità e sede proprie. Sono rapporti che per certi versi richiamano quello dei "Bruti della Val Rosandra" con la "XXX ottobre", che era la sezione ufficiale del CAI triestino.
Ma poi, che ne è stato della sezione fiumana del CAI?

La storia recente del CAI fiumano:
Dopo la morte di Flaibani (1960) la presidenza passa al prof. Arturo Dalmartello, ordinario di diritto commerciale alla Cattolica di Milano, la cui attività alpinistica ha lasciato tracce significative nella Guida dei Monti d’Italia, specie delle Dolomiti. Nel 1937 durante un corso estivo di alpinismo giovanile Aldo Depoli “scoprì” la malga Durona, all’ombra del Pelmo, e nel 1964 questa malga, ricostruita dopo la guerra, viene trasformata nel Rifugio “Città di Fiume”. Il rifugio viene inaugurato il 20 settembre 1964 alla presenza del Presidente Generale CAI avv. Virginio Bertinelli. I primi gestori, dal 1964 al 1981, sono Lino e Livia Del Zenero di Pescul. Nel 1976 diventa presidente Aldo Innocente, che avrà l’onore di celebrare il centenario della Sezione nel 1985 con importanti pubblicazioni ed il restauro della vedetta Liburnia sul Carso. Gli succedono Sandro Silvano e quindi Dino Gigante, durante la cui presidenza negli anni 2005-2006 vengono avviati e conclusi i lavori per il restauro, ormai improrogabile, del rifugio, che – in occasione del 56° Raduno – viene inaugurato una seconda volta

13 maggio 2014

Il Rifugio Premuda in Val Rosandra

Il rifugio intitolato a Mario Premuda vanta un singolare primato: con i suoi 82 metri sul livello del mare è il più basso d'Italia.
rifugio mario premuda
Il rifugio nei primi anni Trenta del '900 (foto Mauro Antonini). Da qui
parte il famoso sentiero di fondovalle, un percorso che costeggia il tor-
rente Rosandra e si spinge fino a Bottazzo.
Si trova giusto all'imbocco della Val Rosandra ed è stato quasi inglobato nel territorio urbano di Trieste. A dirla tutta, non è più un vero rifugio. Mancano infatti letti e cuccette.
Però esibisce una storia nobi-lissima. Il suo bar apre alle 10 di mattina. Il ristorante fa cucina tipica triestina, sia a pranzo (12,30-14,30) che a cena (18,30-21,30); è aperto anche la domenica pomeriggio.
Rifugio Premuda in Val Rosandra.
Ed ecco il Premuda nel suo aspetto odierno. Il monte roccioso che si
vede alle sue spalle è niente di più e niente di meno che il Monte
Carso, la cima sassosa che da il nome all'aspro entroterra di Trieste.
Tra queste rocce taglienti nacque il sesto grado italiano.
Ma non fu solo la palestra d'elezione di Emilio Comici. Infatti in
seno al CAI Triestino non c'era solo la tensione tra "antico" (Kugy)
e moderno (Comici). Covavano anche tensioni sociali e politiche
che non potevano trovare altri canali di espressione. Da qui partivano
anche i "Bruti della Val Rosandra", un gruppo di contestatori ante-
litteram  che mal digeriva l'alpinismo modaiolo, elitario e succube
alle esigenze propagandistiche del potere (fascista) dell'epoca.
Vedi anche il post in Cipputiblog.
👉Senza tanti fronzoli propone con modestia piatti esemplari: minestra de bobìci, luganiga coi crauti, patate en tecia, gnocchi di patate, gnocchi di pane al goulasch, cevapcici con ajvar, per non parlare del vino sfuso, un Refosco carico, aspro e profondo che sembra cavato fuori dalle vigne del Carso, altro che "peducolo rosso" dei gourmet da guida patinata.
👉Ma gli spiedini, precisa l'esuberante locandiera, non possiamo chiamarli rasnici perchè qui noi li facciamo con un solo tipo di carne. Sembra una stoccata alla faciloneria plasticosa di tanti localini alla moda, ma non lo è, qui tutto è molto più autentico di quanto ci si potrebbe aspettare, compreso l'astio tutto triestino per "i s'ciavi" sloveni e le loro abitudini alimentari. 
Da sinistra: Refosco rosso su gnocchi di pane e sugo di goulasch, la vecchia attrezzatura dei tempi eroici nella sala da pranzo del rifugio e infine un piatto di ćevapčići con ajvar e cipolla, come Dio comanda.


29 settembre 2012

La strada del Monte Maggiore

"Co' el Monte Magiòr el gà el capèl, o che fa brùt o che fa bél!".
Un motto invero diffuso in molti luoghi diversi per latitudine e abitudini, ma sempre - a quanto pare - preso per buono, o almeno capace di catalizzare l'attenzione.
La cima del Monte Maggiore (oggi monte Uĉka, e più precisamente cima Vojak) ospita ancora la vecchia "vedetta" di italica memoria, simile alle molte "vedette" costruite sul gradino carsico che circonda il golfo di Trieste.
Fino al 2011 questa panoramicissima cima che abbraccia l'intera Istria e gran parte del Quarnaro da Monfalcone all'isola di Veglia era raggiungibile in auto.
Da quest'anno la stretta stradina asfaltata è stata chiusa al traffico privato, una scelta probabilmente inevitabile vista la pressione turistica estiva. Il cartello è comparso all'altezza dello storico Ristorante Dopolavoro.
Fanno eccezione i veicoli degli addetti ai trasmettitori e agli impianti telefonici, dei dipendenti del Parco Naturale di Ucka e del servizio forestale, oltre ai veicoli di soccorso e del Comune di Abbazia.
Nota: le due fotografie in bianco e nero sono tratte dal sito www.istriadalmaziacards.com.

1 luglio 2012

Sul monte Sis nell'isola di Cherso/Cres

Una breve escursione in ambiente mediterraneo, appena sbarcati dal traghetto di Brestova (Istria).
La parte settentrionale dell'isola di Cherso/Cres, con a fianco l'isola di Veglia/Krk. Sulla destra, in rosso, il breve ma accidentato tracciato che conduce sulla cima del monte Sis.
L'accidentato sentiero da capre che sale alla cima de monte Sis.
Quando la porta del traghetto si apre, si crea una colonna di auto, camper, furgoni, camion e fuoristrada che si lanciano lungo la stretta strada che cavalca la dorsale nord dell'isola. Stanno incollati a quello che li precede, in attesa di un impossibile sorpasso.
Tutti corrono troppo e in pochi basano al paesaggio; non c'è spazio per parcheggiare.
Si parte da qui.
👉Ma quando si arriva al passo di Križići (m 371), che si trova nella parte più stretta dell’isola, dove c’è il bivio per il paese di Beli, c'è un largo spiazzo, ed è possibile fermarsi.
👉Mentre il serpente rombante si allontana, prendiamo l'evidente sentiero che sale con pendenza regolare tenendosi sempre sulla destra di un lungo muretto a secco, di quelli che delimitano i campi. Qualche pecora, salvia selvatica in fiore, ginestre, roverelle e macchia mediterranea, sole e mare. La zona è frequentata dai grifoni, che contendono lo spazio ai gabbiani.
👉Il segnavia bianco e rosso conduce sulla cima del monte Sis in 45 minuti (sono circa 250 metri di dislivello). Il panorama è circolare. A nord la costa istriana, a sud la stretta isola che serpeggia fino a Lussino.

12 marzo 2012

Rifugio Vila Velebita

Se dico "Alpi Bebie" saranno in pochi a capirmi, da queste parti. Forse il termine Velebit è più conosciuto.
Poco distante c'è l'Hotel Velebno,  casomai il rifugio fosse pieno.
Il rifugio Vila Velebita in località Baške Oštarije ha 32 posti letto, 3 ba-
gni, 2 sale da pranzo. E' aperto dal 1° luglio al 31 agosto. Fuori stagione
apre su appuntamento, ma non d'inverno (1° dicembre al 31 di marzo).
E' una lunga catena che raccorda i vasti  altipiani agricoli della Croazia interna al sassoso litorale dalmata. Sono i monti della Lika e viaggiando sulla litoranea da Segna-Senj verso Zara-Zadar non si notano perchè di solito si guarda il mare.
D'inverno ci fa un freddo cane, continentale, anche se la loro altezza è modesta: la cima più alta, Vaganski Vrh (Monte Drago) è alta solo 1.757 metri. D'estate si prestano a facili (ma lunghe) escursioni. Racchiudono un luogo che i rocciatori considerano una perla: Paklenica (che in realtà significa valli dell'inferno).
Roba da buongustai a due passi dal mare.
Invece, per chi si accontenta di escursioni più modeste ed ama i panorami inconsueti vale la pena di sostare qui. Dopo la pioggia o nei giorni di bora si intravvede la costa italiana e d'estate fa meno caldo che sulla costa.
👉Per arrivare al rifugio dal mare bisogna salire da Carlopago-Karlobag al passo Stara Vrata (927 metri) presso la località Baške Oštarije. Qui siamo al passo che separa il Velebit centrale da quello meridionale. Il giorno dopo si può scendere da un'altra strada: quella che attraversa la Lika e, raggiunto il passo di Vratnik (700 metri) scende a Senj, di nuovo sul mare, una bella cittadina, l'antica sede dei pirati Uscocchi.