Visualizzazione post con etichetta Croazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Croazia. Mostra tutti i post

18 maggio 2024

Il divisivo stemma cittadino di Fiume-Rijeka

L'aquila bicipite che guarda a sinistra fu concessa dall'imperatore austriaco Leopoldo I nel 1659. Era una variante di quella asburgica (dove le due teste guardano in direzioni opposte).
L'attuale versione del simbolo cittadino è stata montata sulla torre civica nel 2017, priva di corona ma con il motto "indeficienter" nel piedestallo. E' l'ultima tappa di una lunga vicenda trascinatasi attraverso i secoli e i regimi, ben oltre la dominazione asburgica (che va dal XVI secolo al 1918).
L'originaria aquila bicipite leopoldina aveva due teste, era
cioè austro-ungarica: nè austriaca nè ungherese, con le due
teste che guardavano nella medesima direzione.
Essendo il primo di una lunga serie mi sembra che lo stemma a due teste dovrebbe essere considerato l'originale. La sua esistenza, comunque, era destinata fin dall'inizio ad essere travagliata.
Con il regno di Maria Teresa la bicefala venne sostituita dall'aquila ad una sola testa (e perciò ungherese) fatto che si spiega con l'accresciuta influenza magiara nell'impero austroungarico e nella città quarnerina.
L'aquila "teresiana" con una sola testa venne posta sulla torre civica intorno al 1754 e vi rimase per ben 136 anni fino al 1890 quando, con la scusa di importanti restauri, venne rimossa e conservata nel museo civico.


Cartolina ricordo dell'aquila donata dalle donne fiumane
nel 1906 e collocata sulla cupola della Torre Civica. Opera
dello scultore Vittorio de Marco, fu fusa dal fonditore Gio-
vanni Legan nello stabilimento "Matteo Skull" era alta 2,20
metri, larga metri 3,00 e pesava ben 2 tonnellate.
Nell'aprile del 1906 un comitato di signore fiumane, raccolto l'obolo fra le donne di Fiume, offriva al Municipio una nuova aquila che venne posta sulla torre civica il 15 giugno, ed era un'aquila a due teste. Dal modello in legno dello scultore Vittorio Demarco la fonderia di Matteo Skull ricavò una fusione in lega di alluminio e zinco.
Ma lo stemma della città era destinato ad una esistenza travagliata e mutevole.
►  Con l'arrivo del "comandante" d'Annunzio tutto ciò che sa di nazionalità si incendia e inviperisce. Guglielmo Barbieri e Alberto Tappari sono i due tenenti degli Arditi che il 4 novembre del 1919 (durante l'occupazione dannunziana) privarono l'aquila fiumana di una delle due teste. Lo fecero in un accesso nazionalista italico, in polemica con tutto quanto c'era di asburgico e di croato in città. L’intervento congiunto di Host-Venturi, di Iti Baccich e della signora Kucich (anch'essi dannunziani) ottenne, in caso di rimozione, di poter conservare il monumento nel Civico Museo. Le lungaggini burocratiche, fors'anche la voglia inespressa della maggioranza di lasciarla anche così com'era, per non uccidere la propria storia, poi la guerra, le bombe, la sconfitta, i tedeschi, la resistenza e gli jugoslavi alle porte, distrassero l’attenzione di tutti da quell'emblema sfregiato comunque rimase sulla torre civica fino al 1949.

Stemma ufficiale durante il Regno d'Italia. Vedi anche
il post del gruppo FB "istriadalmaziacards".
 Dal brutto episodio squadrista del 1919 nasce l'equivoco che l'aquila a una testa rappresenti meglio l'italianità, mentre quella bicipite sarebbe solo simbolo degli autonomisti se non degli austriacanti. Tutt'ora il cosiddetto Libero Comune di Fiume in Esilio utilizza l'aquila a una testa come proprio emblema, così come spesso avviene negli ambienti legati agli esuli.
Nel 1921, la Costituente dell'effimero ma legittimo Stato Libero di Fiume ripristinava l'uso del vecchio stemma leopoldino a due teste privandolo però della corona imperiale. Lo fece timidamente, senza imporlo agli uffici che erano già stati provvisti durante la burrascosa parentesi dannunziana dello stemma "italiano" con l'aquila ad una testa. La città ebbe poi il suo definitivo stemma "italico" solo nel 1924, dopo l'annessione ufficiale al Regno d'Italia. Uno studio araldico di Firenze presentò il disegno che venne accettato dalla amministrazione comunale: un'aquila prettamente romana con 1a fonte "inesauribile" e la scritta "indeficienter"

10 agosto 2016

La "gradela" della costa e delle isole

Il cuore profondo del barbecue dell'interno danubiano batte per lo spiedo, ma sulla costa è la graticola ad andare per la maggiore.
gradela
La gradela si fa su brace abbondante ma poco intensa, perchè la fiamma
viva  bruciacchierebbe senza cuocere in modo più completo. Si cuoce con
il calore da irraggiamento e il contatto col ferro, non con la fiamma viva.
Stiamo parlando della famosa gradela, che sembra inventata per il pesce e i rami piccoli ma duri della macchia mediterranea.
👉Non servono grandi fuochi, può essere spartanamente approntata anche sul ponte delle barche da pesca, come in effetti si faceva e ancora si fa. Tra la legna da ardere più apprezzata c'è anche la vite secca.
Durante la cottura si aggiungono anche piante aromatiche, come i rametti secchi del rosmarino adulto.
gradela graticola griglia
Oltre al pescato, ala gradela si arrostiscono anche il pollame e le carni: di maiale, pecora e agnello, ma anche di selvaggina, sia selvaggina di penna che di pelo. E poi ancora lumache, crostacei, molluschi, verdure, frutta e, addirittura, il formaggio. Anche il pane viene scottato sulla brace per accompagnare le portate principali.

7 maggio 2016

Lo spiedo, la pecora e il maiale (e la religione)

Nei Balcani gli spiedi all'aperto ospitano di tutto: dal pollame di piccola taglia al quarto di bue, ma naturalmente gli ospiti abituali sono due: la pecora e il maiale. La pecora fra i musulmani e il maiale fra i cattolici, con in mezzo gli ortodossi (che il maiale se lo sbafano alla grande). 
maiale allo spiedo na ražnju svinjska
Tra i cattolici della Croazia va alla grande il maiale. Le spezie sono quasi
del tutto bandite, perché é l’autentica qualità della carne ciò che deve ri-
saltare. Tra i piatti di Slovenia, Crozia e costa dalmata il maiale si accom-
pagna al manzo e alla pecora. Tra i piatti popolari più diffusi, i cevapcici
e gli altrettanto famosi spiedini misti, i rasnici, sono di carni miste ma, a
causa delle loro piccole dimensioni, vanno cotti ala gradela, alla griglia.
Lo spiedo é un attrezzo diffuso in tutti i Balcani, dove non conosce confini etnici.
L'antico obelos, lo spiedo, da queste parti è più di un semplice attrezzo di cottura, ma un tassello importante della cultura materiale, quasi un modo d'essere.
👉Nei locali pubblici che si affacciano sulla strada lo spiedo è esibito come una sorta di réclame vivente, con tanto di maiale o pecora, in cottura.
pecora allo spiedo skewered ovce
Più a Sud, tra i musulmani di Bosnia e Montenegro, prevale lo spiedo di
pecora, animale non impuro secondo il verbo delle religioni maomettane
che perciò non lo vietano (come del resto avviene tra gli altrettanto intol-
leranti integralisti ebrei, altro popolo di pastori mediorientali). I Serbi so-
no di bocca buona e per quanto ne so mangiano (e bevono) di tutto.
Arrostire allo spiedo é un modo antico di cuocere il cibo, che in Croazia é giunto dall’Oriente.
Nei tempi antichi, però, non venivano arrostiti allo spiedo animali giovani, perché la penuria di carne imponeva che l’animale raggiungesse il proprio peso massimo prima d’essere macellato.
👉La carne allo spiedo va sempre arrostita lentamente, deve girare ad un ritmo lieve e uniforme. Durante la cottura va ammorbidita con olio, strutto fuso e, talvolta, con brodo, vino o birra.


5 marzo 2016

La passeggiata a mare Lovran-Opatija-Volosko

Questa lunga passeggiata in riva al mare è una meta che, anche da sola, merita un viaggio. Unisce cinque località della riviera d’Abbazia: inizia a Volosca, attraversa Abbazia, Icici ed Ica, raggiungendo infine Laurana.
Küstenpromenade Opatija Lovran Volosko
Sono dieci chilometri (dato GPS, i siti web parlano di 12) a pelo d'acqua fra giardini, ville e hotel d'altri tempi, colpiti ma non travolti dal modernismo jugoslavo e dal cafonal adriatico dell'ultimo ventennio. Il pezzo più bello rimane a mio avviso il tratto fra Laurana e Abbazia ma in fondo è solo questione di simpatie perchè in ogni suo tratto è in realtà da raccomandare.
Passeggiata Küstenpromenade Opatija Lovran Volosko
Il percorso si svolge forse due metri più in alto della battigia e pochi metri
più in basso della strada litoranea che corre parallela, a pochi passi di di-
stanza, ma sembra lontana  anni luce. Il tratto iniziale, vicino all'antica
Laurana, è tutt'ora il più integro, insomma  quello meglio conservato.
Ci troviamo in presenza di una una Promenade sul tipo della Tappeiner di Merano o della Sant'Osvaldo di Bolzano, con la differenza che corre interamente in riva al mare.
Fu realizzata in più tappe. Il tratto da Volosca a Slatina (Abbazia) fu terminata nel 1889, anno in cui Abbazia venne proclamata ufficialmente stazione climatica. La seconda tappa che da Abbazia proseguiva fino a Laurana, fu conclusa nel 1911.
Promenade Lovran Opatija Volosko
La passeggiata può essere interrotta in qualsiasi momento per prendere il
trolej (l'autobus urbano) che collega Rijeka con Lovran; da qualsiasi pun-
to in quattro passi si può raggiungere la più vicina fermata. L'unico para-
gone che mi viene in mente è con la Via dell'Amore alle Cinque Terre,
in Liguria. Ma qui l'atmosfera non è agreste ma decisamente asburgica,
nè può essere altrimenti visto che siamo sulla vecchia Küstenland,
il litorale adriatico delle teste coronate della Mitteleuropa ottocentesca.
Vedi le altre foto in Picasa Web Album.
👉Qui c'era ancora l'impero asburgico ed è riuscita a sopravvivere alle più difficili stagioni: dalla belle epoque cosmo-polita e colonialista al fascismo italiano di Mussolini, dal comunismo auto-gestionario e anti-sovietico di Tito, al nazionalismo balcanico di Tudjman (che si fa riconoscere per l'invadenza cementizia).
GPS Promenade Lovran Opatija Volosko
Il tracciato visto in Google Earth.
👉I segni della storia ci accompagnano per tutto il percorso. Io l'ho percorsa partendo da Laurana dove la passeggiata ha un inizio davvero spettacolare nel parco che fronteggia il vecchio Hotel Park. Per chi parte da qui il punto di arrivo è al mandracchio di Volosko/Volosca il centro costiero che era il centro amministrativo distrettuale da cui dipendeva anche Abbazia.
👉Opatja/Abbazia venne infatti creata dal nulla, in funzione turistica, e prima del 1844 era del tutto priva di qualsiasi importanza.
Infatti quando nel 1822 Fiume venne assegnata all'Ungheria, Volosca formò uno dei tredici distretti ed entrò a far parte del circolo di Pisino e subordinata al governatore di Trieste. Volosca era sede di un Capitanato distrettuale che abbracciava quasi tutta la regione liburnica e la carsica orientale. Per i professionisti della promozione turistica (si dice così, ma in realtà si tratta di vieta propaganda) dire "caratteristico paesino di pescatori" suona decisamente meglio.

1 agosto 2014

L'operazione Oluja

L’Operazione Oluja (tempesta), con la quale nell’agosto 1995 le forze armate croate "ripulirono" le Krajne dopo la pulizia etnica serba.
In alto: due militari croati e una colonna di civili serbi
in fuga. Al centro: i due generali Gotovina e Markač
sono stati sempre trattati da eroi dall'opinione pubblica
dell "nuova Croazia". In basso: Franjo Tuđman ai tempi
dell'"operazione tempesta".Sulla figura del generale Goto-
vina vedi l'interessante post nel blog Nellaterradeicevapi.
Il 4 agosto 1995 prendeva avvio l'"Operazione Tempesta". L'esercito della "nuova Croazia" riconquistava le Krajne e metteva in fuga centinaia di migliaia di civili serbi. Riconquistarono la regione occupata dall’auto-proclamata Repubblica serba di Krajina con un'azione che in Croazia è sempre stata considerata una legittima operazione militare.
👉Tanto che il 5 agosto, giorno in cui iniziò l’operazione, è stato dichiarato "giorno del ringraziamento della patria" e celebrato come festività nazionale.
👉Se definirla un’impresa criminale tout court è probabilmente azzardato, resta il fatto che l'obiettivo strategico non era militare ma etnico: la totale cacciata dei serbi da quella parte di Croazia. E verrebbe da dire "target raggiunto".
👉Il lungo governo nazionalista di Tuđman (morto nel 1999) non permise di processare quelli che al tempo dell’operazione Oluja, e, specialmente al suo termine, uccisero civili serbi, bruciarono le loro case e rubarono le loro proprietà.
Per di più, dei crimini non si poteva nemmeno parlarne, e quelle rare voci che lo fecero, venivano viste come nemiche e traditrici.

28 aprile 2013

Lipa, fra le tante stragi nazifasciste, questa fu la peggiore...

Fra le tante anonime stragi italo-tedesche in Jugoslavija,  la maggiore fu quella di Lipa, nell'attuale Croazia, che avvenne il 30 aprile 1944.
Strage di Lipa
"Gli occupanti tedeschi e italiani hanno raso al suolo questo paese il 30
aprile 1944. Il villaggio era composto da 87 case d'abitazione e 85 edifi-
ci di altro tipo" (targa posta su una casa bruciata). Tra i reparti coinvolti
anch l'SS-Polizeiregiment "Bozen" composto da sudtirolesi di madre lin-
gua tedesca.
Nel paese di Rupa, situato lungo la strada che da Trieste porta a Fiume, aveva sede un drappello fascista composto da circa venti uomini con funzioni di controllo sull'importante arteria che collegava Trieste con Lubiana e Fiume.
Nonostante questo presidio, i partigiani continuavano a colpire i convogli tedeschi in transito cosicchè i fascisti si misero a controllare stretta-mente la popolazione di Lipa e di un suo sobborgo, Novocracina.
Strage di Lipa
Una delle case bruciate, conservata com'era nel 1944. Sullo sfondo la scuo-
la elementare, ora trasformata in museo storico della strage. Altre informa-
zioninei siti Memoria e impegnoBalkan crew.
Gli abitanti furono allertati da una ragazza fidanzata con un carabiniere, il quale l'aveva avvertita che le cose potevano finire male, ma gli abitanti erano spesso familiari dei partigiani e anch’essi profondamente contrari al nazifascismo.
Strage di Lipa
Il sacrario con la scritta "gloria alle famiglie dei caduti del terrore nazi-
sta e fascista - 30 aprile 1944".
👉I partigiani prepararono un attacco contro il presidio di Rupa e il 30 aprile aprono il fuoco. Un militare italiano riuscì a raggiungere una colonna di soldati tedeschi in transito sulla statale. Mentre il comandante della colonna composta da circa 30 soldati decideva cosa fare, una granata colpì la colonna stessa uccidendo quattro soldati tedeschi.
I tedeschi chiamarono i rinforzi e il paese di Lipa venne circondato; ogni civile incontrato era fucilato all'istante. Uno di questi civili era Ivan Ivancich che, ferito, si finse morto e così rimase uno dei pochi testimoni della strage.
Strage di Lipa
L'assenza delle bandiere mostra come la "nuova Croazia" succeduta alla
Jugoslavija  non ami ricordare la guerra partigiana e ancor meno le vit-
time del nazifascismo (molti politici attuali esibiscono  imbarazzanti
simpatie per l'estrema destra ustascia). 
Poi i nazifascisti saccheggia-rono le case e radunarono gli abitanti in un edificio all'entrata del paese mentre il paese bruciava. Venne gettata benzina e vennero bruciati vivi. Chi cercava di scappare dall'edificio veniva colpito con colpi di mitra.
👉I tedeschi e i fascisti cercarono di nascondere il massacro facendo saltare l'edificio con la dinamite, ma vennero visti da dei ragazzi che avevano portato il bestiame al pascolo.
I morti furono 269 fra cui tre bambine che non avevano neanche un anno.
Di questa strage sono rimaste anche delle fotografie originali, scattate da un soldato forse addetto alla documentazione delle azioni di guerra, stampate di nascosto nel laboratorio fotografico di Ilirska Bistrica e ancor oggi conservate e solo parzialmente riprodotte nel piccolo Museo di Lipa; la cui visita è un vero "pugno nello stomaco" per chi non sa cosa abbiamo combinato - noi brava gente - in quei luoghi. (testo ripreso da www.balkan-crew.blogspot.it)

1 novembre 2012

Ah, i nazionalisti, così inclini al falso storico!

Diciamo che falsificare la realtà viene loro spontaneo. Anche quando non serve e le materie sono, sul serio, fra le meno importanti.
Anche a costo di esporsi al ridicolo. In questo le destre italiane, slovene e croate sono assolutamente omologate.
Ed ecco un piccolo esempio:
Nel sito del Parco Naturale del Monte Ucka si afferma orgogliosamente: "1874 – venne istituita la Società alpina croata. I Croati sono così diventati il primo popolo del mondo ad avere la propria società alpina, addirittura prima di molti popoli considerati 'alpini'".
Già: "il primo popolo del mondo". Mentre è noto che il club alpino austriaco venne fondato nel 1862, quello svizzero nel 1863, quello tedesco nel 1869. Persino la piccola Società degli Alpinisti Tridendini (SAT) venne fondata prima, nel 1872. Quello inglese risale al 1857.

24 ottobre 2012

Il nome del pane nella recessione croata

Kruh, pane in croato, ma solo in croato. Non in serbo (hleb o hljeb), per non dire del resto... Nei Balcani nulla è semplice.
Questa è la locandina appesa nella vetrina del panifi-
catore croato Radovan Herman, proprietario di una
catena di panifici a suo dire "attenti alla crisi".
Un panettiere creativo si dà da fare e, visti i tempi, mette in vendita un filone di pane bianco da 700 grammi a 3,90 Kune (circa 0,5 Euro) al posto delle normali 5-6 Kune.
E' un segno che la crisi continua a mordere in Croazia, come da noi del resto.
Il nome scelto dal creativo è "recesija", recessione, che sia un invito a non strafare con i ricarichi?
Questa notizia di cronaca minima suggerisce a Balkan Crew qualche divagazione asolutamente post-jugoslava e balcanica: ecco il link (gustoso, peraltro).

26 agosto 2012

Chi era Ante Pavelić

L’organizzazione segreta Ustascia, creata nel 1930 da Ante Pavelić, si batteva per l’indipendenza della Croazia dal regno di Jugoslavia.
L'emissione filatelica dello stato fantoccio di Mussolini e di
Hitler pomposamente recitava "Nezavisna drzavahrvatska"
ossia "stato indipendente della Croazia".
Per un decennio il terrorismo ustascia si manifestò con sanguinosi attentati, come quello di Marsiglia del 1934, che costò la vita al Re Alessandro di Jugoslavia e al ministro degli Esteri francese Louis Barthou.
Invasa la Jugoslavia nel 1941, Hitler e Mussolini affidarono a Pavelić la guida dello Stato fantoccio croato.
👉Il fanatismo confessionale e razzista degli Ustascia divenne terrorismo di stato e i massacri perpetrati contro i serbi, gli ebrei e i rom furono fra i peggiori e meno conosciuti crimini del XX° secolo.
Fuggiti in Italia nel 1945 attraverso la «via dei conventi» e poi emigrati in Argentina, gli Ustascia continuarono a praticare la violenza fino alla morte di Pavelić, avvenuta nella Spagna del dittatore Franco nel 1959.
Gli intrecci che gli Ustascia ebbero con i governi che segretamente li sostenevano, tra cui il Fascismo prima e il Vaticano poi, rivelano le radici lontane dei più recenti conflitti in terra balcanica.

1 luglio 2012

Sul monte Sis nell'isola di Cherso/Cres

Una breve escursione in ambiente mediterraneo, appena sbarcati dal traghetto di Brestova (Istria).
La parte settentrionale dell'isola di Cherso/Cres, con a fianco l'isola di Veglia/Krk. Sulla destra, in rosso, il breve ma accidentato tracciato che conduce sulla cima del monte Sis.
L'accidentato sentiero da capre che sale alla cima de monte Sis.
Quando la porta del traghetto si apre, si crea una colonna di auto, camper, furgoni, camion e fuoristrada che si lanciano lungo la stretta strada che cavalca la dorsale nord dell'isola. Stanno incollati a quello che li precede, in attesa di un impossibile sorpasso.
Tutti corrono troppo e in pochi basano al paesaggio; non c'è spazio per parcheggiare.
Si parte da qui.
👉Ma quando si arriva al passo di Križići (m 371), che si trova nella parte più stretta dell’isola, dove c’è il bivio per il paese di Beli, c'è un largo spiazzo, ed è possibile fermarsi.
👉Mentre il serpente rombante si allontana, prendiamo l'evidente sentiero che sale con pendenza regolare tenendosi sempre sulla destra di un lungo muretto a secco, di quelli che delimitano i campi. Qualche pecora, salvia selvatica in fiore, ginestre, roverelle e macchia mediterranea, sole e mare. La zona è frequentata dai grifoni, che contendono lo spazio ai gabbiani.
👉Il segnavia bianco e rosso conduce sulla cima del monte Sis in 45 minuti (sono circa 250 metri di dislivello). Il panorama è circolare. A nord la costa istriana, a sud la stretta isola che serpeggia fino a Lussino.

13 giugno 2012

Cherso e Lussino ai tempi dell'abate Fortis

Le esplorazioni dalmatiche dell'illuminista Alberto Fortis iniziarono con una ricognizionedel Quarnaro e delle sue isole, in particolare di Cherso e Lussino.
Mappa in scala 1:440.000 tratta dal saggio del 1771.
Nella letteratura di viaggio del litorale primeggia il "Viaggio in Dalmazia" dell'abate Alberto Fortis, giustamente famoso.
👉Meno conosciuto è il suo "Saggio d'osservazioni sopra l'isola di Cherso ed Ossero" del 1771, che il sito www.istranet.org pubblica in formato PDF (anche Google Books ospita una versione navigabile del testo).
Lo stesso sito ospita un'ampia nota biografica sulla figura di Alberto Fortis.

17 maggio 2012

Due cose sui pirati Uscocchi

Nel Cinquecento gli Uscocchi erano il terrore dell'Adriatico, il "golfo veneziano" conteso fra l'Impero Ottomano, la Repubblica di Venezia e l'Impero Asburgico. Giocavano per gli Asburgo.
L'aspetto attuale del castello uscocco di Senj che venne costruito sul mon-
te Trbušnjak, nel 1558 con l'appoggio del Re d'Ungheria. Nel castello di
di Nehaj si stabilì il quartier generale uscocco.
Avevano la loro base a Segna, l'attuale Senj.
👉Di certo si sa che erano popolazioni cristiane provenienti dalla Bosnia, che nella loro fuga dalla avanzata turca si erano dapprima stabilite lungo la costa a Clissa-Klis (nei pressi di Spalato).
Pirata uscocco.
👉All'inizio combattevano la Mezzaluna ma poi si trasformarono in razziatori del mare a danno di Venezia e di Ragusa-Dubrovnik, tanto da spingere infine la Serenissima ad una guerra contro di loro che durò due anni dal 1615 al 1617.
👉In quel periodo i pirati erano appoggiati dall'Austria in funzione antiveneziana. Il confronto Venezia-Austria si concluse con la vittoria veneziana: l'Austria dovette bruciare le navi uscocche e deportare gli Uscocchi in Carinzia.

Il nome: 
sembrerebbe derivare dal serbocroato uskok, "fuggiasco" che ha poi assunto negli anni altri significati: "profughi", "migranti", "predatori", "assalitori", "disertori", "ribelli", "guerrieri", "pirati". Secondo lo storico Stevka Šmitran ("Gli uscocchi - Pirati, ribelli, guerrieri tra gli imperi ottomano e asburgico e la Repubblica di Venezia") «resta un mistero il loro stesso nome, che persino vocabolari ed enciclopedie descrivono in maniera discordante e imprecisa. L'epoca degli Uscocchi, che in origine svolgevano un'utile funzione militare come primo baluardo cristiano contro l'avanzata turca, è durata circa ottant'anni: da cento - quanti erano inizialmente nel 1537, quando la roccaforte di Klis venne conquistata dai turchi - diventarono duemila alla fine della loro storia, conclusasi con la "guerra di Gradisca" o "guerra degli uscocchi" nel 1617. I cronisti pagati dai tre stati che si spartivano l'Adriatico li descrivono, a seconda delle necessità e degli obblighi verso i committenti, a volte come profughi spinti dall'avidità per il danaro e la vendetta, altre come combattenti per la giustizia e la libertà».

Il sostegno austriaco: Quando nel 1537 i Turchi presero Clissa, gli uscocchi si insediarono su invito dell'Austria a Segna, da dove su incitazione degli stessi austriaci insidiarono con la loro guerra corsara le rotte marittime della Repubblica di Venezia nonché quelle dei turchi in una guerra senza quartiere che durò 80 anni.
Il provveditore della Dalmazia Tiepolo organizzò una spedizione contro di loro nel 1592, ma gli Uscocchi (che erano solo 2000 ma bellicosissimi) opposero una tenace resistenza. Furono anche il pretesto per lo scoppio della Guerra di Gradisca tra Venezia e l'Austria (1616-1617), finché, con la vittoria veneziana, furono definitivamente annientati. Per effetto della pace di Madrid (1617) le famiglie superstiti vennero trasferite all'interno (vicino a Karlovac e nei cosiddetti Monti degli Uscocchi o Gorjanci) e le loro navi bruciate. Il loro insediamento sulla costa del Quarnaro avviene a metà Quattrocento. Il nucleo originario era composto da cristiani ortodossi provenienti dalle zone interne della Dalmazia, Bosnia e Croazia e la loro avanzata verso la costa è da mettere in relazione con la decisione degli Asburgo di consolidare le loro piazzeforti costiere per contenere l'avanzata ottomana nei Balcani. Dopo il 1526 (sconfitta del re d'Ungheria ad opera degli Ottomani a Mohacs) l'insediamento ebbe un forte incremento. Gli Uscocchi esercitavano in vari modi e gradi di autonomia la guerra di corsa contro il Turco in nome degli Asburgo. Vennero in rotta con gli interessi veneziani e la "soluzione finale" del problema uscocco fu tra le condizioni della Pace di Madrid siglata tra i veneziani e gli arciducali al termine della Guerra del Friuli.
Furono alla fine cacciati dagli austriaci, che li confinarono in una città-guarnigione.

Nel forum del sito www.atrieste.eu c'è un interessante post che riporto:
«Come disevimo, fondalmentalmente gli Uscocchi jera gente scampada da Bosnia ed Erzegovina a causa dell'avanzata turca e se gaveva stabilido nella zona de Segna (oggi Senj), Buccari (Bakar) e Fiume (Rijeka). In realtà nel corso del XVI secolo se ga aggregado anche pugliesi, dalmati e serbi. La loro linga vigniva definida "Valacca" dal Valvasor.
I viveva sul mar, organizzadi in čete comandade da un Vojvoda. Gente de corporatura imponente, xe entradi nell'immaginario comune come pirati capaci de scempi atroci sugli avversari (più de una leggenda 'conta de cene a base del sangue nemico), ma incapaci de vignir meno ad una promessa fatta. Le loro azioni gaveva sempre dell'incredibile, perché i se moveva volentieri col mar in burrasca: le imbarcazioni (le Ormanice) jera pitturade de rosso e nero, l'abbigliamento sgargiante. L'equipaggiamento essenziale jera costituido da un cortel, un'accetta ed una coverta.
Se trattava de Cristiani, perlopiù ortodossi, anche se non mancava i cattolici. Logicamente però, di fronte all'avanzata dell'Islam, la differenza tra cattolici ed ortodossi vigniva meno di fronte al nemico comune: in effetti prorpio in termini de "baluardo cristian" i vigniva ben visti sia dall'Austria che dalla Serenissima. L'Istria settentrionale a quel tempo jera sotto el governo austriaco, mentre la parte meridionale jera controllada da Venezia.
El problema stava che nei periodi de pase tra Venezia ed i turchi, i nostri non se fazeva nissun problema a sacchegiar le navi venete. Molto redditizia l'attività de vendita in Italia dei prigionieri che gli Uscocchi cedeva come schiavi. L'Austria, dal canto suo, spesso se dichiarava contraria alle incursioni in Adriatico, ma ghe fazeva comodo le azioni de disturbo allo strapotere de Venezia, che ad un certo punto se vedi costretta a nominar un "Provveditor contra Uscocchi" per vignir a capo della situazion. Sarà la determinazion dei veneti a costringer l'Austria a nominar anch'essa un commisario per Senj, Josip Rabatta, che con polso fermo fa 'mazar diversi uscocchi. El paradosso stava nel fatto che in realtà la nomina gavessi dovudo esser più "de facciata", per tignir boni i veneti, ma inveze questo gaveva ciapado sai seriamente el suo compito, che el perseguiva senza l'appoggio reale de Vienna. El finirà decapitado dopo un insurrezion uscocca.
El riferimeno alla nostra "baia degli uscocchi" poderia esser per l'incursion a Monfalcon del 1615, subito prima della "Guerra di Gradisca"
L'accordo tra Venezia ed Austria passerà per Parigi, Madrid, con un incontro a Veglia (oggi Krk) per discuter della question uscocca. Con tale accordo se stabiliva de spostarli via dalla costa, con el divieto de frequentarla, mentre le loro barche vigniva brusade. Alcuni trovava rifugio nel regno de Napoli. finiva cussì un' epoca».

14 febbraio 2012

I fichi secchi dell'isola di Cherso

I fichi vanno raccolti quando sono perfettamente maturi, al limite quando hanno iniziato ad appesantirsi. 
Estate 1986 a Vidovici, minuscolo borgo d'altura  nell'isola di Cherso-Cres.
Bisogna assicurarsi che i gambi siano sani e che non ci siano incrinature sulla buccia. Dopo la raccolta i fichi vanno immediatamente posti in ammollo in acqua marina o in acqua dolce addizionata con sale. Solo dopo vanno posti all'aria per essiccarli.
👉C'è chi li mette su un telo bianco di cotone grossolano e chi li appoggia su una griglia incannicciata. L'operazione dura qualche giorno e la sera sarebbe bene metterli in casa, perché se l'umidità notturna si rapprende in gocce di rugiada su di loro, allora vanno buttati. I fichi sono da considerarsi secchi dopo 4-7 giorni.
I fichi freschi venivano aperti o tagliati a metà per favorire l'essiccazione. Nel dialetto isolano erano chiamati polusice.

6 febbraio 2012

Karlobag, cittadina dalmata

È considerata la città più settentrionale della Dalmazia.
Vecchia cartolina dal sito www.skyscrapercity.com.
Lo stesso luogo ripreso nel settembre 2011 (verso mare).
In senso geografico la Dalmazia è quel territorio che dal Passo di Vrata (Porta Liburnica) e dal Vallone di Buccari si estende verso sud-est comprendendo la fascia costiera (con isole annesse) delimitata dalle Alpi Dinariche e Bebie, fino alla foce del fiume Bojana, attuale confine tra Montenegro e Albania. Questo confine naturale è solidamente racchiuso dalle Dinaridi (con l’eccezione del fiume Narenta che si estende quasi interamente nel territorio erzegovese ed entra in Dalmazia solamente per l’ultimo breve tratto), tanto da farne una regione totalmente eterogenea con la Balcania interna.

Carlopago (in croato Karlobag) è una piccola cittadina situata sulle coste della Dalmazia settentrionale, in Croazia, nella regione della Lika e di Segna.
Si trova proprio ai piedi delle Alpi Bebie (Velebit) e s'affaccia sul Canale della Morlacca, il braccio di mare che separa le isole di Pago, Arbe e Veglia dalla costa. E' raggiungibile seguendo la strada litoranea (Jadranska magistrala) che congiunge Fiume con Ragusa.

4 febbraio 2012

La gostiona e la gostilna

"Slovèn xe gostìlna! 'Na volta capìvo che se passava el confìn quando che le gostìlne diventava gostiòne!"
gostiona gostilna konoba
La taverna "Slavonka" gestita a Buie dalla signora Mira Berić in una foto
del 1989. Sulla sinistra in blu la segnaletica ufficiale dell'epoca, prima del-
l'implosione della Jugoslavija di Tito. Sulla destra quella che vanta i piatti
arrosto della casa a base di maiale, agnello e tacchino.
Stabilito che la gostilna slovena è la gostiona croata, bisogna però ricordare le varianti.
La gostiona è un ristorante-bar, un locale più modesto del restoran, che già si pro-pone come ristorante.
Il diminutivo gostionica può essere tradotto con "trattoria".
👉Invece konoba potrebbe essere tradotto con "cantina", quindi qualcosa di più più modesto della gostiona.
👉Senonchè oggi i due termini vengono utilizzati in maniera alquanto elastica e gostiona e konoba si sovrappongono. Sicuramente meno diffuso è il termine  krčma. Nei paesi dell'est europeo krčma significava osteria, taverna, trattoria, come avviene oggi per il termine gostionica.

3 febbraio 2012

Il fiordo di Zavratnica

Il piccolo fiordo di Zavratnica presso Jablanac, ai piedi delle Alpi Bebie: i grandi traghetti lo sfiorano ma non se ne curano, proprio come i turisti camperizzati che portano a bordo.
Jablanac
La passeggiata del  fiordo di Zavratnica è una piccola perla adriatica che si apprezza di più fuori dai pienoni agostani. E' un posto che meriterebbe più attenzione e insieme più rispetto, come del resto il piccolo centro costiero di Jablanac.
Jablanac
In bianco e nero il piccolo centro di Jablanac, ormai fagocitato dalla
frenesia turistica. Le altre foto sono del fiordo, un microcosmo unico.
Jablanac è stato dapprima intasato dal traffico dei traghetti e poi sfregiato dai palazzinari della "nuova Croazia", gente innamorata delle betoniere e dei peggiori modelli italiani degli anni Novanta.
Ci sono stato fuori stagione, come sempre bisognerebbe fare con queste località che in luglio e agosto vengono travolte e nascoste dal turismo mordi e fuggi.
Vento teso, cielo basso, maglioni e giacche a vento. Quel che serve per apprezzare il sentiero pedonale che dai traghetti s'insinua fra le bianche e taglienti rocce del litorale.
Forse due, o anche tre chilometri che si snodano a pelo d'acqua e che da soli meritano un viaggio.
Ci si va a piedi, ovviamente, partendo proprio dietro il gabbiotto che distribuisce i biglietti del traghetto.
Si doppia uno sperone roccioso e si è già in un altro mondo, altro che postacci come Ibiza, Portocervo, Dubai.
Il sentiero è largo, ben fatto e procede in orizzontale fino alla piccola baia incassata tra le rocce che chiudono il fiordo.
Si continua per qualche centinaio di metri, poi il sentiero termina e bisogna tornare sui propri passi.
Volendo è possibile rientrare a Jablanc prendendo quota lungo un sentiero scalinato che raggiunge i resti di opere medioevali, poi sede di opere militari moderne.
Se non c'è la bora la variante è raccomandabile perchè, seppur così breve, ci permette scorci e punti di vista diversi.
Anche il paesino di Jablanac merita di essere visto, specie quando non c'è il traffico legato ai traghetti.
Sono poche case vecchio stile, c'è qualche bar, un piccolo ufficio postale e il vecchio Hotel Lux, molto retrò, propprio all'attracco del ferry. Ma mi raccomando, non andate mai, nemmeno a ferragosto, al cosiddetto "hotel hablana", un mostro cementizio figlio dell'ignoranza e della strafottenza: prima fallisce e meglio è.

15 gennaio 2012

La salsa pjndur (simile all'ajvar ma con pomodori e melanzane che prevalgono sul peperone)

Tra le numerose varianti dell'ajvar c'è anche la salsa pindur, che è una specie di ajvar, ma a prevalenza di melanzane. Oltre alla presenza delle paprike, cioè del peperone, abbiamo poi anche anche i pomodori... Ed ecco il colore rosso, proprio come quello dell'ajvar...
salsa pindjur
Melanzane, pomodoro e peperoni. Tra le varianti dell'ajvar, questa è quel-
la dove i pomodori e le melanzane prevalgono sul peperone.
...senza contare che in questa saporita salsa pinđur i peperoni sono lasciati a pezzi anzichè triturati e in più c'è anche la presenza dei pomodori, oltre alla corposa presenza delle melanzane, anch'essa a pezzi.
In ogni caso anche questa salsa (che in genere è a grana più grossolana rispetto all'ajvar) appartiene al gran mondo delle salse balcaniche destinate alle carni alla brace, salse che derivano tutte dalla capostipite ajvar.

5 novembre 2011

Lo storico Robna Kuća di Rijeka

L'aspetto attuale è sempre quello del 1970, anno del concorso d'idee che fu vinto da Ninoslav Kucan
Il Robna Kuća appena inaugurato. La foto in bianco e nero ritrae il ver-
sante delgrande magazziono che si affaccia sul lungomare asburgico.
Una bella ricostruzione del clima del periodo è in "La Voce del Popolo".
Il grande parallelepipedo del magazzino-ponte scavalca la via più trafficata del centro e collega i due blocchi urbani del Corso e della riva.
👉All'epoca il problema della integrazione dell'architettura moderna nel tessuto storico non venne nemmeno preso in considerazione. Kucan impose un'architettura moderna che non rispetta gli edifici storici che circondano il centro commerciale. Eppure, anche in quel clima "produttivistico"
Come appare oggi sul lato del Corso cittadino (primavera del 2011). Al
primo e oggi ospita un lounge-bar in puro stile "nuovo Croazia".
👉Kucan inseguì una qualche forma di legittimazione. Sostenne di aver voluto creare un collegamento visivo con il patrimonio industriale del porto e dei vicini di impianti industriali. Del resto anche qui in Italia in quegli anni il culto del cemento non scherzava.
Venne aperto nel 1974 e l'inaugurazione richiamò ben 30.000 persone, raccogliendo sia elogi che critiche. "Diversi sono stati turbati dall'aspetto industriale" (così si legge nelle cronache dell'epoca).

27 settembre 2011

Laurana, da dove inizia la lunga passeggiata a mare che si spinge fino a Kantrida

A due passi dalla più nota Opatija-Abbazia con cui forma ormai un unico centro abitato, Lovran-Laurana è una delle (numerose) perle del Golfo del Quarnaro.
L'inizio della passeggiata presso il Park Hotel di Laurana.
L'aspetto attuale del litorale di Abbazia si delinea a metà Ottocento quando diventa una località alla moda frequentata dalla nobiltà e dalla borghesia austro-ungarica.
Fortunatamente le innumerevoli costruzioni (alberghi e ville) dall'inconfondibile sapore fin de siècle sono pervenute pressochè intatte fino ai nostri giorni, assieme ai loro parchi e giardini.
L'intero percorso si snoda sulla riva del mare.
Il borgo di Ika, tra Laurana e Abbazia, col giallo Hotel Villa Schubert.
La strada litoranea è molto trafficata ma qui è possibile muoversi agevolmente a piedi percorrendo la lunga passeggiata a mare che parte da Laurana-Lovran, tocca Icici-Ičići, Ika, Abbazia-Opatija, raggiunge Volosca-Volosco oltrepassa la baietta di Preluca-Preluk e prosegue poi ancora per un tratto in direzione di Fiume-Rijeka interompendosi poco prima del sobborgo di Kantrida. E' possibile ritornare con gli autobus del servizio urbano, sempre numerosi (si paga a bordo con moneta locale).
👉D'estate l'intera zona è molto frequentata ma il clima mite permette di percorrerla tutto l'anno (le mezze stagioni sono le migliori).
Per stavolta (visto anche il tempo così così) ci siamo limitati al tratto fino ad Abbazia, circa 12 chilometri fra andata e ritorno.

26 settembre 2011

La discutibile estetica della "nuova Croazia"

Stanno copiando i nostri peggiori vizi?
I nuovi viadotti stradali sopra la Baia di Buccari.
Lo sospettavo, ma dopo un recente viaggio in auto ne ho avuto la conferma "de visu": stanno copiando le nostre peggiori abitudini.
Di più: stanno copiando dal "cupio dissolvi" ambientale dei nostri anni Sessanta.
L'Hotel Ablana di Jablanac è stato costruito proprio sul sito dell'antico
insediamento romano, e quelli di Adriatica Holidays se ne vantano!
Sembrano considerare il cemento, i viadotti, i cartelloni pubblicitari, la plastica, la con- fusione, il traffico, i guarda rail e i mostri edilizi come un indice di modernità e successo.
Per ora sono frenati dalla mancanza di mezzi, più avanti si vedrà.
Spero che rinsaviscano in tempo. 👉Rovinando il paesaggio danneggiano il turismo e con ciò segano il ramo d'oro su cui sono seduti.
Quali altre risorse, oltre al turismo, ha infatti il litorale fiumano-dalmato? Se seguiranno l'esempio di Jablanc hanno i giorni contati.