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14 dicembre 2025

L'elegante mercato centrale sulle rive di Fiume

I suoi tre edifici sono ancora lì, nello spazio urbano compreso fra il teatro cittadino, l'identitario Palazzo Modello e "il nuovo quartiere di Braida", venuto su tra le rive e il Corso negli anni della belle époque.
A sinistra il Palazzo Modello, al centro uno dei due edifici gemelli del Mercato Coperto (l'altro rimane fuori dalla foto) e sulla destra il teatro cittadino in una bella inquadratura di Attilio Paulovich. I due edifici gemelli furono costruiti nel 1880 mentre la retrostante pescarìa (mercato coperto del pesce) venne costruita nel 1866 e ristrutturata nel 1916. Verdure e fiori si vendono ai banchi esterni, dove si usa ancora la bilancia asburgica.
La versione coperta del mercato iniziò con la costruzione della pescheria
(nr 1) nel 1866. Nel 1880 vennero aggiunti i due padiglioni progettati da
Izidor Vauchnig (nr 2 e 3). Con il nr 4 è evidenziato il Palazzo Modello.
Velika placa (il Grande Mercato, come gli abitanti di Rijeka chiamano il mercato centrale) ha chiuso i battenti nel 2024. E' rimasto solo il padiglione della pescheria sorto nel lontano 1916.
👉Il principale mercato della città si era sviluppato spontaneamente con la vendita del pesce all'aperto,  con i pescatori che vendevano il pescato a ridosso del punto di approdo sui moli. Col tempo è diventato un complesso di tre edifici novecenteschi molto eleganti: una pescheria e due padiglioni in acciaio e vetro per gli altri alimenti. Purtroppo però le due costruzioni destinate alla vendita degli alimentari a settembre 2024 hanno chiuso i battenti.
E' un pezzo della identità e della storia cittadina che viene meno da un giorno all'altro...

22 settembre 2025

Sušak, l'oltrefiume croato di Fiume, sempre in contrasto con la benestante downtown italiana

Poco conosciuto dai turisti, poco citato dalla storiografia italiana e del tutto assente dalla memoria dei "reducisti" italiani. Una strano caso di daltonismo storico, che guarda a Fiume come fosse totalmente italiana.
L'Eneo da sempre ha rappresentato un confine naturale tra Fiume e Sušak. Nel Novecento nazionalista oltre che confine italo-jugoslavo è stato anche il confine etnico e di classe fra l'oltrefiume croato e la downtown italiana.
Vista di insieme di Susak, l'oltrefiume cittadino che un tempo era un co-
mune autonomo ed ora fa parte del continuum edilizio urbano. Al centro
spicca l'alta sagoma dell'Hotel Neboder (grattacielo) costruito negli anni
del Maresciallo Tito.
Fiume e Sussak (in croato Sušak) sono ora una sola città, ma hanno un lungo passato di diversità e contrapposizione (tra la prima e la seconda guerra mondiale erano anche separate da un confine statale).
Susak partecipò alla crescita urbana e turistica della belle époque.
L’aquila bicipite, recentemente ricollocata sulla Torre civica, "non potrà mai rappresentarle entrambe, almeno non da un punto di vista prettamente storico", afferma lo storico Ivan Jeličić - un tipo che aveva dalla sua la ragione del popolano che guarda e dice: "Il re è nudo!".
👉Con il Maresciallo Tito, le due città, che fino a quel momento erano state sempre distinte anche da un punto di vista amministrativo (perfino durante il periodo di occupazione nazista fra il ’43 e il ’45) si ritrovarono per la prima ad avere un'unica amministrazione.

In giallo il confine italo-yugoslavo durante il periodo fascista. Correva lungo la riva destra orografica del canale morto chiamato Fiumara; l'antico corso del fiume Eneo/Rijecina, che dopo la deviazione del fiume avvenuta nel 1855 correva più ad Est, venne assegnato alla Jugoslavia dal Trattato di Rapallo.

8 agosto 2025

I bagni pubblici, quando nelle nuove abitazioni popolari del Novecento mancava il bagno in casa

I bagni pubblici di Fiume non erano solo quelli sul mare, c'erano anche quelli "urbani" che sopperivano alle carenze igieniche dei quartieri popolari (come in ogni città della Rivoluzione Industriale).
I bagni cittadini in un annuncio del 1933 che però si limita a quelli di mare: "BAGNI. - In città v'è un grande stabilimento balneare comunale, situato sulla Diga Cagni, verso il mare aperto, bene attrezzato, con numerose cabine, terrazze, impianti igienici. Altro buon stabilimento comunale, con spiaggia, trovasi sul Viale Italia, all'estremità dell'abitato verso Abbazia. Due stabilimenti, con breve spiaggia, sono nella frazione di Cantrida, sulla carrozzabile per Abbazia. La città, sebbene non abbia un particolare concorso dal di fuori per i bagni, offre tuttavia buone condizioni di soggiorno, confortevole e nel tempo stesso economico essendo essa, come tutta la proviancia del Quarnero, in «zona franca»".

25 aprile 2025

Il Giro d'Italia del 1924 passò anche da Fiume

Era il 28 maggio 1924, solo quattro mesi l'annessione al Regno d'Italia, quando il Giro d'Italia "della vittoria" traversò l'Istria e toccò Fiume.
Era la dodicesima edizione della "Corsa Rosa" che si svolse in dodici tappe, dal 10 maggio al 1º giugno, per un percorso totale di 3.613 chilometri e che fu vinta da Giuseppe Enrici; su 90 partenti, arrivarono al traguardo finale solamente 30 corridori.
  • Il tracciato schematico del Giro d'Italia 1924.
    La decima tappa del Giro d'Italia 1924 fu la Bologna-Fiume (415 chilometri) e si corse il 28 maggio. Poi i corridori trascorsero due notti nel capoluogo quarnerino, godendo di un giorno di riposo.
  • L'undicesima tappa del Giro d'Italia 1924 ful a Fiume-Verona (366 chilometri) e si corse il 30 maggio.
  • 👉Il Giro d’Italia toccò ancora Fiume una sola volta: nel 1940, con la 15ª tappa (Abbazia-Trieste) della 28esima edizione.
    👉Tuttavia nel 2004 il Giro d'Italia fece due tappe istriane. Il 23 maggio la Trieste-Pola e il 24 maggio Parenzo-San Vendemiano, entrambe vinte da Alessandro Petacchi.
    Al Giro d'Italia del 1924 partecipò anche l'unica donna che nella storia del Giro abbia gareggiato contro i maschi, Alfonsina Strada, che prese il via con il numero 72. In due tappe arrivò ultima; nella quart'ultima finì fuori tempo massimo ma fu autorizzata a proseguire senza numero e tra gli applausi raggiunse comunque Milano. Rimane l'unica donna ad aver corso il mitico Giro d'Italia.

    30 gennaio 2025

    La prima tramvia elettrica nella città di Fiume

    Debuttò il 7 novembre 1899. Collegava la fermata Fiumara (al ponte sul fiume) con la fermata Pioppa (di fronte al silurificio Whitehead, nella zona industriale, verso Cantrida).
    Il tram nella centrale Piazza Adamich in una foto del 1906. Era un servizio di trasporto moderno e proletario al tempo stesso e collegava il centro città con la periferia industriale che si protendeva verso il sobborgo di Cantrida.
    Il deposito di Scoglietto, presso il capolinea di Fiumara (foto del 1939).
    La linea a binario unico era lunga 4 chilometri e il biglietto costava 10 soldi e un tram poteva trasportare 28 passeggeri. Di proprietà privata (e a capitale prevalentemente ungherese), faceva otto corse nella fascia oraria 7-22, in estate dalle 6.30 alle 22.30 d'estate. Disponeva di 11 vetture con otto rimorchi aperti e otto coperti.
    Il tram in Via dell'Industria nel 1923, nella grande zona industriale posta
    tra il mare e la strada per l'Istria e Trieste in uscita dalla downtown fiu-
    mana. Qui c'era i magazzini  ortuali, i depositi del Porto Petroli con la
    raffineria Romsa, il silurifico Whitehead e il cantiere navale Danubius.
    👉Nel 1910 la linea fu prolungata di alcune centinaia di metri e si spinse fino a Školjić (lato Fiumara) e fino al cantiere navale "Danubius" (l'attuale "3 Maggio", lato Cantrida).
    La linea lambiva i giardini della piazza che chiude il Corso (foto del 1912,
    quando si chiamava Piazza Elisabetta d'Austria). Sulla destra, al posto de-
    gli edifici con i tendoni, sorge dal 1939 l'importante "grattacielo" moderni-
    sta
    progetta dall'architetto Umberto Nordio.
    Lo scoppio della WW1 interruppe i progetti di espansione del trasporto urbano su ferro; nel 1916 venne modificata la politica tariffaria e i dipendenti nella pubblica amministrazione, polizia, vigili del fuoco e alcune altre categorie poterono viaggiare gratuitamente.
    👉Dopo la WW2 il tram su rotaia perse terreno rispetto a quello su gomma. Il 24 Ottobre 1951 venne aperto un collegamento sperimentale di filobus dalla stazione ferroviaria di Plumbum (Caves) mentre nel giugno del 1952 tutti i vecchi tram su rotaia vennero definitivamente abbandonati.
    Passarono gli anni e il 16 agosto 1969 anche i filobus (i popolari "troley") furono posti in pensione, sostituiti da 12 bus snodati Mercedes da 210 cavalli con una capienza di circa 120 passeggeri. Un marchio e un modello "a fisarmonica" cui la città è rimasta fedele fino ad ad oggi. E i lunghi "trolleybus" corrono ancora oggi da Rijeka a Lovran.

    Nota: i tram della città di Fiume non furono mai collegati al tram della linea Mattuglie-Laurana, probabilmente perchè tra Fiume e Abbazia esisteva già un servizio marittimo regolare che non si intendeva danneggiare. Per ulteriori info vedi il sito Istria on the Internet.

    7 dicembre 2024

    Il mercato rionale "Enea Perugini" in Belvedere, che ai suoi tempi era un vanto per l'intera Fiume

    Un mercato coperto d'avanguardia, per gli anni Trenta. Un'architettura futurista che colpiva per le sue linee e per l'arditezza urbanistica.
    Il mercato rionale nel 1933 e (riquadro a colori) nel 2023. Fu progettato dall'architetto Enea Perugini, molto attivo in città nel periodo fra le due guerre: tra le altre cose progettò la sede delle Raffinerie ROMSA, la Casa Superina a Valscurigne e anche la Villa Perugini, la sua residenza costruita a Volosca, sulla via Per Abbazia. A lui venne intitolato anche lo Stadio Littorio, il campo sportivo di Cantrida.
    In una rara immagine del 1937.
    Era piccolo nelle dimensioni ma aveva grandi ambizioni: il regime fascista si spendeva molto per mantenere la presa sui quartieri cittadini, sempre in odore in eresia antifascista, e lo faceva senza risparmio di mezzi, nella prospettiva di italianizzare una realtà  multietnica che appena fuori il "limes" del centro urbano diventava compattamente slava.
    Il bollo rosso indica la posizione dell'edificio.
    👉La classe dirigente della città era da sempre in mano alla oligarchia commerciale, marittima e industriale, che era composta dalle più influenti famiglie italiane. Di sicuro non minacciava rivolte, ma anche lei dava da pensare a causa di quella sua particolare tendenza conservatrice sì, ma autonomistica, che vantava
    L'edificio ha mantenuto la sua destinazione d'uso.

    importanti precedenti storici nelle autonomie delle città della Lega Anseatica, vere culle del capitalismo moderno europeo.
    "Il primo incarico importante per Perugini è stato il mercato in Belvedere. Agli inizi del 1933 la nota impresa edile Cementizia Fiumana Mareschi si era rivolta al Comune con la proposta di costruire un mercato nel rione di Belvedere. Era stato trovato anche il terreno, all’incrocio tra le vie Bardarini e Buonarroti. La Consulta municipale approvò la proposta e diede in concessione all’impresa Mareschi quale costruttore, l’area nella quale sarebbe sorto il mercato. Il Comune concesse gratuitamente la particella edilizia di 260 m² per il mercato, giacché alcuni
    L'edifico oggi, il lato su Via Buonarroti.
    dei proprietari avevano ceduto senza indennizzo i loro terreni. L’impresa Mareschi ottenne il credito per la costruzione, nell’ammontare di 150.000 lire, dalla Cassa di Risparmio (nella quale Enea Perugini era consulente tecnico). Il permesso di costruzione fu rilasciato il 14 luglio 1933. La costruzione del mercato e la sistemazione di Via Bardarini durarono all’incirca un anno e quattro mesi, cosicché alla fine del 1934 fu finalmente inaugurato. Alcuni mesi prima, precisamente il 15 marzo1934, il Comune aveva siglato il contratto di concessione della durata di vent’anni con l’impresa Mareschi. L’impresa Mareschi aveva ottenuto in uso l’intero pianoterra con otto locali per negozi e due per la vendita del pesce e il primo piano con due negozi, i servizi sanitari, gli uffici e un’ampia terrazza, parzialmente coperta da una piccola tettoia, adibita alla vendita di frutta e verdura. Nel 1937 la Mareschi si rivolse al comune con la richiesta di acquisto del terreno, però quest’ultimo non volle rinunciare al possesso di questo piccolo ma redditizio spazio. Un anno più tardi la stessa impresa costruì l’intera tettoia sulla terrazza del mercato." (testo di Jasna Rotim Mavlić, Fiume)

    20 novembre 2024

    La taverna dell'Ornitorinco, che a Fiume divenne luogo d'incontro dei dannunziani più scalmanati

    Nei sedici mesi dell'avventura dannunziana una piccola locanda sul porto diventò il ritrovo dell'ala più estrema, futurista, visionaria ed eversiva dei giovani legionari fiumani che impazzavano in città.
    Con il numero 1 il modesto edificio di tre piani fuori terra che ospitava il cenacolo dei legionari ammessi nel cerchio magico di D'Annunzio. Con il 2 il Palazzo Modello e con il 3 l'ingresso al Corso, il salotto di Fiume.
    Al numero 5 di Adamiceva Ulica c'è ancora l'edificio di tre piani fuori ter-
    ra costruito in zona portuale negli anni '70 del 1700. Un secolo e mezzo
    dopo qui c'era la taverna "Al Cervo d'Oro", un locale da angiporto che i
    legio
    nari più esaltati e ben introdotti nel cerchio magico di D'Annunzio
    eles
    sero a loro sede informale.
    Questa taverna con camere fu scoperta una sera d’autunno da Ludovico Toeplitz che si era perso nei vicoli della città vecchia. Aveva un nome altisonante, "Il Cervo d’Oro", e pochi locali male arredati, tavoli poveri, pareti annerite.
    I più insofferenti e più filibustieri avevano iniziato a frequentare il Cervo d'Oro poi la ribattezzarono sul campo dei bagordi e degli eccessi. Divenne così "L'ornitorinco".
    Ci andavano personaggi come Guido Keller, Giovanni Comisso, Leone
    Kochnitzky, Ludovico Toeplitz, Mario Carli e da ogni sorta di sognato-
    ri, cocainomani, disadattati e umanità varia di entrambi i sessi. Ci anda-
    va anche Gabriele D'Annunzio e Luisa Baccara. Qui il Vate mangiava
    il famoso risotto di scampi e beveva il "Sangue Morlacco" dei Luxardo.

    Scriverà Giovanni Comisso: “All’Ornitorinco il Sangue Morlacco riceve
    la sua denominazione. Innocuo Sherry Brandy, discretamente appiccico-
    so, estremamente discutibile, sotto nessun aspetto il liquore si merita tan-
    to nome; sennonché un giorno un quotidiano britannico rese di pubblica
    ragione come D’Annunzio fosse “un tiranno barbaro che succhiava il san
    gue dei Morlacchi”. La trovata ci tenne allegri e il Comandante impose
    di nuovo il nome al falso Sherry Brandy”
    .
    👉"Sarebbe una bettola da dimenticare, se non servisse un ottimo risotto agli scampi. Ludovico Toeplitz ci porta gli amici della Segreteria speciale, che decidono di farne il loro covo. Sarà un’oasi libera dalla disciplina e dal Palazzo. Si fanno riservare una saletta al primo piano, la decorano con tappezzeria di cotonina rossa, candele, rami d’alloro. Keller sceglie come centrotavola un ornitorinco impagliato, saccheggiato in qualche museo di storia naturale. Sostiene che potrebbe essere il simbolo del Comandante: «Ha una corazza eburnea spoglia di peli come la tua testa», gli dice. L’insolenza e l’idea di un circolo indipendente piacciono a d’Annunzio, che ribattezza il locale «La taverna dell’Ornitorinco» e ci va spesso, per fuggire dall’«atmosfera deprimente della caserma carica di invidie e pettegolezzi». Qui è libero di scherzare, ridere, incontrare giovani esaltati e ragazze esaltanti. Intorno alla saletta e ai frequentatori

    10 agosto 2024

    Il vecchio quartiere operaio di San Nicolò vive una seconda giovinezza, dopo anni di degrado

    I nove grandi casoni operai furono costruiti nei primi del '900 e sono sempre lì, quasi intatti, tra Fiume e Cantrida, subito sopra il silurificio.
    Si trovano all'altezza del bivio per Castua e Mattuglie, all'imbocco della via più breve e diretta fra Fiume e Trieste, la strada "direttissima" che tagliava (e taglia) la penisola istriana alla base e attraversandone l'interno slavo per collegarsi all'altro porto strategico austroungarico: la città di Trieste. Si trattava in sostanza di un nuovo quartiere popolare, completo di scuola elementare (ed è ancora lì pure lei)
    Con l'implosione della Jugosllavija cominciò il degrado sociale e abitativo
    dei quartieri popolari, e in questo Curbek fece scuola. Le due foto a colori
    sono del 2019, invece quella in B&W è della metà degli anni '60.
    Sono le "case popolari" costruite a inizio Novecento nel quartiere abitativo Torretta-San Nicolò, le prime balze del declivio che sale verso Castua, su una striscia di costa a cavallo fra il fronte-mare industrializzato, la linea ferroviaria per Trieste e la litoranea per Abbazia.
    Questa foto è del 2023. Alcuni appartamenti sono stati trasformati in af-
    fittanze turistiche, ma senza modificare gli esterni.
    👉Si trattava di un intervento ambizioso concepito a servizio della sottostante zona industriale, che comprendeva gli importantissimi cantieri navali, il silurificio, le raffinerie Romsa, e le "casette operarie" distrutte dai bombardamenti alleati durante la WW2. Tutte quelle imprese strategiche avevano crescente bisogno di maestranze specializzate alloggiate nelle immediate vicinanze.
    👉Sono nove corpi di fabbrica realizzati secondo un piano organico e coerente: tutti assolutamente identici fra loro, ogni palazzina aveva
    La destinazione ad affitto turistico di alcuni appartamenti in questi ex ca-
    soni operai sembra averli salvati dal degrado in cui erano sprofondati do-
    po il collasso della Jugoslavija. Del resto in Jugoslavija le sobe (stanze di
    casa da affittare ai turisti) sono una tradizione che risale agli anni di Tito.
    quattro piani fuori terra con tre giroscale che servivano xx appartamenti.
    👉Si scendeva alle industrie sottostanti con le scalette pedonali e i miei nonni le facevano ogni giorno per andare e tornare dal lavoro. Al 24 della scalinata abitava mia prozia Amelia e nei casoni tanti amici di famiglia, tra i quali Peppina e Giulio.

    31 luglio 2024

    La "Alpina Carsia" di Fiume in divisa sul Sisol

    La Società Alpina Carsia di Fiume era nata come alternativa operaia al più borghese Club Alpino Fiumano, ma poi venne "normalizzata" dal fascismo, che le impose anche la divisa.
    Il gruppo che partecipò alla salita del Monte Sisol nella fotografia di M. Caucich poi pubblicata sulla rivista della Società Alpinistica Carsia di Fiume nel 1928.
    Una gita della Alpina Carsia alla fine degli anni Venti, quando il  club era
    già stato aggregata all'Opera Nazionale Dopolavoro.
    E' stata una associazione dopolavoristica di impronta operaia nata nel 1910, che operò in parallelo al Club Alpino Fiumano (che era stato fondato nel 1885): entrambe le organizzazioni, quella operaia e quella più borghese e nazionale, nacquero quando la città faceva ancora parte dell'impero austroungarico) secondo uno schema operai-vs-borghesi che agì anche a Trieste e a Trento, le altre due città simbolo dell'irredentismo italiano in terra austriaca.

    18 luglio 2024

    Una curiosità sull'aquila bicefala della Torre Civica, simbolo della città di Fiume: chi l'ha fusa?

    Lavorava alle Fonderie Skull e si chiamava Giovanni Legan l'uomo che materialmente realizzò la statua.
    Giovanni Legan trasformò il bozzetto realizzato dallo scultore in una statua in metallo fuso. Nota: dopo più di un secolo di alterne vicende storico-politiche l'aquila è tornata sulla Torre nel 2017, in una nuova fusione che è priva di corona ma con il motto "indeficienter" nel piedistallo.
    La foto di Giovanni Legan è tratta dall'album di famiglia della
    sua pronipote Maura Legan (Foto e notizie sono tratte dal post
    di Attilio Paulovich del gruppo FB "un fiume di fiumani").
    Il signore qui ritratto assieme a due dei suoi quattro figli, si chiamava Giovanni Legan, ed era il capo fonditore delle rinomate "Fonderie Skull".
    👉E' stato quest'uomo a realizzare materialmente l'aquila bicefala che venne installata in cima alla Torre Civica del corso centrale della città nell'anno 1906.
    Il fonditore Giovanni Legan si occupò di trarre dall'opera artistica dello scultore la statua di metallo fuso che venne poi issata in cima alla cupola della Torre Civica, cioè nel punto più importante del "Corso" cittadino, dove fin dai tempi dell'impero romano era situato l'accesso alla città interna, quella che in origine era protetta dalle mura e che oggi è nota come "cità vecia".

    18 maggio 2024

    Il divisivo stemma cittadino di Fiume-Rijeka

    L'aquila bicipite che guarda a sinistra fu concessa dall'imperatore austriaco Leopoldo I nel 1659. Era una variante di quella asburgica (dove le due teste guardano in direzioni opposte).
    L'attuale versione del simbolo cittadino è stata montata sulla torre civica nel 2017, priva di corona ma con il motto "indeficienter" nel piedestallo. E' l'ultima tappa di una lunga vicenda trascinatasi attraverso i secoli e i regimi, ben oltre la dominazione asburgica (che va dal XVI secolo al 1918).
    L'originaria aquila bicipite leopoldina aveva due teste, era
    cioè austro-ungarica: nè austriaca nè ungherese, con le due
    teste che guardavano nella medesima direzione.
    Essendo il primo di una lunga serie mi sembra che lo stemma a due teste dovrebbe essere considerato l'originale. La sua esistenza, comunque, era destinata fin dall'inizio ad essere travagliata.
    Con il regno di Maria Teresa la bicefala venne sostituita dall'aquila ad una sola testa (e perciò ungherese) fatto che si spiega con l'accresciuta influenza magiara nell'impero austroungarico e nella città quarnerina.
    L'aquila "teresiana" con una sola testa venne posta sulla torre civica intorno al 1754 e vi rimase per ben 136 anni fino al 1890 quando, con la scusa di importanti restauri, venne rimossa e conservata nel museo civico.


    Cartolina ricordo dell'aquila donata dalle donne fiumane
    nel 1906 e collocata sulla cupola della Torre Civica. Opera
    dello scultore Vittorio de Marco, fu fusa dal fonditore Gio-
    vanni Legan nello stabilimento "Matteo Skull" era alta 2,20
    metri, larga metri 3,00 e pesava ben 2 tonnellate.
    Nell'aprile del 1906 un comitato di signore fiumane, raccolto l'obolo fra le donne di Fiume, offriva al Municipio una nuova aquila che venne posta sulla torre civica il 15 giugno, ed era un'aquila a due teste. Dal modello in legno dello scultore Vittorio Demarco la fonderia di Matteo Skull ricavò una fusione in lega di alluminio e zinco.
    Ma lo stemma della città era destinato ad una esistenza travagliata e mutevole.
    ►  Con l'arrivo del "comandante" d'Annunzio tutto ciò che sa di nazionalità si incendia e inviperisce. Guglielmo Barbieri e Alberto Tappari sono i due tenenti degli Arditi che il 4 novembre del 1919 (durante l'occupazione dannunziana) privarono l'aquila fiumana di una delle due teste. Lo fecero in un accesso nazionalista italico, in polemica con tutto quanto c'era di asburgico e di croato in città. L’intervento congiunto di Host-Venturi, di Iti Baccich e della signora Kucich (anch'essi dannunziani) ottenne, in caso di rimozione, di poter conservare il monumento nel Civico Museo. Le lungaggini burocratiche, fors'anche la voglia inespressa della maggioranza di lasciarla anche così com'era, per non uccidere la propria storia, poi la guerra, le bombe, la sconfitta, i tedeschi, la resistenza e gli jugoslavi alle porte, distrassero l’attenzione di tutti da quell'emblema sfregiato comunque rimase sulla torre civica fino al 1949.

    Stemma ufficiale durante il Regno d'Italia. Vedi anche
    il post del gruppo FB "istriadalmaziacards".
     Dal brutto episodio squadrista del 1919 nasce l'equivoco che l'aquila a una testa rappresenti meglio l'italianità, mentre quella bicipite sarebbe solo simbolo degli autonomisti se non degli austriacanti. Tutt'ora il cosiddetto Libero Comune di Fiume in Esilio utilizza l'aquila a una testa come proprio emblema, così come spesso avviene negli ambienti legati agli esuli.
    Nel 1921, la Costituente dell'effimero ma legittimo Stato Libero di Fiume ripristinava l'uso del vecchio stemma leopoldino a due teste privandolo però della corona imperiale. Lo fece timidamente, senza imporlo agli uffici che erano già stati provvisti durante la burrascosa parentesi dannunziana dello stemma "italiano" con l'aquila ad una testa. La città ebbe poi il suo definitivo stemma "italico" solo nel 1924, dopo l'annessione ufficiale al Regno d'Italia. Uno studio araldico di Firenze presentò il disegno che venne accettato dalla amministrazione comunale: un'aquila prettamente romana con 1a fonte "inesauribile" e la scritta "indeficienter"

    18 febbraio 2024

    La dimenticata Società Alpina Carsia di Fiume

    La Società Alpina Carsia è stata una associazione operaia che operò parallelamente al Club Alpino Fiumano (che era stato fondato nel 1885, cioè quando la città faceva ancora parte dell'impero austroungarico).
    Uno stemma della Società Alpina Carsia (Società alpinistica "Kras") che
    fu attiva a Fiume dal 1910 al 1942.
    Anche la Società Alpina Carsia era stata fondata ancora prima della WW1, anch'essa quindi sotto l'Austria-Ungheria. Era una società dopolavoristica di stampo operaio e vide la luce nel 1910.
    👉Si ripeteva a Fiume lo schema degli altri due poli dell'irredentismo italiano: Trento e Trieste. A Trento nel 1921 era nata la Sosat ("costola operaia" della SAT, il club alpinistico trentino) e a Trieste c'era la Società Alpina delle Giulie (con la sua costola ribelle: i Bruti della Val Rosandra).
    Il Bollettino del CAI del settembre 1930 in una stringata nota riferisce
    dell'avvenuto esproprio dei beni della Carsia da parte del regime fascista.
    Il rifugio "Mario Angheben" alle pendici del Monte Nevoso in località
    Polizza (Klanska Polka?) era stato inaugurato da poco, nel settembre
    del 1929.
    👉I tre club alpinistici delle tre città irredente ricevettero la investitura ufficiale del CAI italiano nel congresso del 12 gennaio 1919. In quella occasione ricevettero anche i nuovi vessilli ufficiale e il Club Alpino Fiumano divenne Sezione Fiumana del CAI italiano.
    👉La Carsia venne aggregata dal regime fascista all'Opera Nazionale Dopolavoro e quindi non entrò mai a far parte ufficiale del CAF-CAI.
    Tra le grandi pinete del Gorski Kotar nel giorno dell'inaugurazione (foto dal sito lokalpatrioti).
    Mappa che localizza il rifugio Angheben al Pian della Secchia. Il sito croato "lokalpatrioti" ne parla come la "casa Lugar Klanska Polica. La Casa della Polizia di Klanska allora si chiamava Rifugio Mario Angheben e insieme al vicino casino di caccia semidiroccato, Polizia di Čabranska, Forestale di Ghiczy, sul territorio del Gorski Kotar, fu designata dagli italiani come Pian della Secchia" (foto e notizie dal sito lokalpatrioti)




    27 gennaio 2024

    Dal trattato di Rapallo (1920) al trattato di Roma (1924), sono stati 4 anni con gli squadristi in città

    Per il trattato di Rapallo Fiume doveva essere uno stato a sé stante: lo "Stato Libero di Fiume". Ma i fascisti locali sabotarono le elezioni previste dal trattato stesso con il colpo di stato fascista del 3 marzo 1922. Due anni prima dell'annessione formale, che giunse nel 1924, col Trattato di Roma.
    Lo stile è quello di cento anni fa ma il calendario è di oggi.
    Finita l'avventura dannunziana, dopo 4 anni di polemiche e contro-polemiche fra le diverse anime dei nazionalisti, fiumani d.o.c. o "regnicoli" che fossero, il fatto compiuto dei fascisti di confine venne fatto proprio e legittimato dallo Stato italiano il 16 marzo 1924 con la formale annessione di Fiume al Regno d'Italia.
    Poco prima il governo italiano aveva colto la palla al balzo con la decisione di inviare a Fiume il generale Gaetano Giardino, che dal 17 settembre 1923 divenne governatore militare con il compito di "tutelare l'ordine pubblico" dopo il golpe fascista del '22: cosa fatta capo ha, come aveva vaticinato Gabriele D'Annunzio!

    👉"Lo stato italiano di fatto rese inapplicabile il trattato di Rapallo [che prevedeva la istituzione dello Stato Libero di Fiume-N.d.T.] avallando il fatto compiuto; di conseguenza italiani e jugoslavi intrapresero un'ulteriore trattativa sulle sorti di Fiume. Col Trattato di Roma, siglato il 27 gennaio 1924 veniva quindi sancita l'annessione di Fiume all'Italia e il 16 marzo il re Vittorio Emanuele III giungeva nella città. In base al trattato la città veniva assegnata all'Italia, mentre il piccolo entroterra con alcune periferie (Porto Baross, incluso nella località di Sussak e le acque del fiume Eneo, cioè l'intero alveo e il delta), venivano ceduti alla Jugoslavia; il governo dello Stato libero di Fiume considerò tale atto giuridicamente inaccettabile continuando a operare in esilio da Porto Re.

    5 gennaio 2024

    Il Club Alpino Fiumano (CAF)

    Il 12 gennaio 1885, con l'approvazione delle autorità ungheresi, nasceva a Fiume il Club Alpino Fiumano (CAF) che nel 1919, 5 anni prima dell'annessione della città al Regno d'Italia, confluirà nel Club Alpino Italiano come Sezione di Fiume.
    Uno dei diversi stemmi adottati dal Club Alpino Fiumano nel corso dei
    suoi 
    lunghi anni di attività.
    Copertina del bollettino trimestrale del CAF negli anni Trenta.
    "Questa sua nascita si deve all'intuizione e alla volontà dell'architetto viennese Ferdinand Brodbeck giunto a Fiume per seguire i lavori di costruzione del teatro comunale. Il primo nucleo del Club è formato da 16 persone che avevano risposto all'appello lanciato dal Brodbeck dalle pagine del quotidiano locale "La bilancia" il 21 dicembre dell'anno precedente. L'iniziativa ebbe subito un particolare successo, tanto che alla fine del 1885 i soci erano già 130, e 291 nel 1888. Fino alle soglie del nuovo secolo il Club Alpino Fiumano ebbe uno sviluppo continuo, sia in termini di soci che di attività, e lo testimoniano le cronache dei suoi Annuari. Tra gli artefici di questo successo è sicuramente Stanislao Dall'Asta, presidente del sodalizio dal 1885 al 1896; ma fra i soci si enumerano personaggi illustri: il dottor Antonio Grossich, al quale si deve l'applicazione della tintura di iodio in chirurgia; Michele Mayländer, autore della "Storia delle Accademie d'Italia" o lo storico ungherese Aladar Fest. Il passaggio da Club Alpino Fiumano a Sezione di Fiume del CAI avviene nel congresso generale del 12 gennaio 1919, con l'adunata alpinistica nazionale alla Vetta d'Italia tra il 19 e il 22 giugno 1919. La Società alpina tridentina, la Società alpina delle Giulie di Trieste, e, per Fiume, oltre alla Sezione del CAI, anche la
    Grazie alla disponibilità del Comune di Borca di Cadore, che concesse a
    tempo indeterminato l'uso del terreno a favore della Sezione, il 20 set-
    tembre 1964 si inaugurò il Rifugio "Città di Fiume" alla base del Pelmo.
     consorella Società alpina Carsia, ricevettero dalla Sezione di Milano la consegna dei nuovi vessilli. Tutti gli anni Venti del '900 sono dedicati ad imprese alpinistiche e speleologiche. Nel 1927 Arturo Colacevich, Gino Walluschnig scalarono il Piccolo Cervino e il Breithorn. Sul versante speleologico Guido Depoli condusse l'esplorazione delle cavità carsiche dei dintorni di Fiume. Nel 1923 nasce, invece, il Gruppo Sciatori "Monte Nevoso" che si farà valere nelle competizioni sportive in campo nazionale, avendo come rappresentanti di punta Franco Prosperi e Carlo Tomsig. Nel 1921 la Sezione aprì il suo primo rifugio alle falde del Monte Lisina. Dopo la seconda guerra mondiale nel febbraio 1949 un gruppo di appartenenti al Gruppo Sciatori "Monte Nevoso" si ritrova sul Monte Bondone. Inizialmente come sottosezione della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT), essa verrà riconosciuta nuovamente come Sezione nel 1953. A Arturo Dalmartello si deve la realizzazione del progetto di realizzare un rifugio alle pendici del Monte Pelmo, in località Malga Durona. Grazie alla disponibilità del Comune di Borca di Cadore, che concede a tempo indeterminato l'uso del terreno a favore della Sezione, il 20 settembre 1964 si inaugurò il Rifugio "Città di Fiume". L'attività continua dei soci è stata quella di mantenere vivo il sodalizio di quella che è la Sezione più anomala del CAI: è infatti l'unica a non avere, per evidenti ragioni storiche, un territorio di riferimento." (dal sito "SIUSA").

    28 novembre 2023

    L'Hotel Kvarner, che è stato il primo ad Abbazia

    Fu il primo ad aprire al pubblico, nel lontano 1884. Grazie ai capitali movimentati dalla Südbahn (la società della Ferrovia Meridionale).
    L'Hotel Kvarner com'è oggi. Aprì quarant’anni dopo la costruzione di Villa Angiolina, residenza estiva realizzata dall'imprenditore fiumano Iginio Scarpa per la moglie. E' stato il primo e più importante hotel costruito ad Abbazia.
    In questo manifesto del periodo fascista il Kvarner compare con il nome ita-
    lianizzato in Hotel Quarnero.

    La sua architettura ottocentesca e l'invidiabile posizione sulla passeggiata a mare fa sì che sia uno dei più fotografati di Opatija.
    Famoso per il lusso degli ambienti e l'esclusività della sua cosmopolita clientela, che nei primi anni del 1900 apprezzava l’altezza notevole delle camere, cosa che permetteva al calore della stagione estiva di non disturbare i clienti. E' famoso per la sua “Sala dei cristalli” e per la terrazza che s'affaccia sul mare.
    👉Nel 1883, quarant’anni dopo la costruzione della Villa Angiolina, la Società delle Ferrovie Meridionali di Vienna investì scommettendo sul futuro turistico  della costa orientale dell’Adriatico (la Küstenland asburgica). La prima realizzazione fu appunto l’albergo “Kvarner” di Opatija.
    La sfarzosa "sala dei cristalli" dell'Hotel Kvarner fotografata oggi.

    18 agosto 2023

    Il circolo rionale di Borgomarina a Cantrida

    Una architettura razionalista a Cantrida, lascito del ventennio fascista.
    L'edificio, nato negli anni Trenta come circolo rionale di Borgomarina, é oggi la sede della comunità di quartiere di Kantrida intitolata al combattente partigiano Mirko Čurbeg, e si trova (toponomastica attuale) in via Lovranska 10.
    Nel suo aspetto attuale. Oggi come allora, é ancora sede di un circolo ri-
    creativo di quartiere. "Dom Kulture" ossia Casa della Cultura.

    Alla periferia occidentale di Fiume, oltre il grande cantiere navale ma non ancora alla baia di Volosca, non sono sopravvissute solamente le villette residenziali affacciate sugli scogli di Costabella.
    E' rimasto in piedi anche uno degli interventi "militanti" che il regime creava a livello di singolo quartiere: case del fascio, circoli ricreativi, eccetera....
    Nel suo aspetto iniziale, quando si chiamava "Casa del Circolo Rionale
    Fascista" ed aveva una valenza scopertamente politica.
    Qui risulta meglio la iscrizione "circolo rionale fascista Stefano Caifessi".
    Al legionario dannunziano Stefano Caifessi venne intitolato anche un ri-
    fugio alpino
     ai piedi del Monte Aquila, ad Est del Carso triestino.
    "A Borgomarina (oggi Cantrida), rione occidentale di Fiume che comprendeva il territorio tra i cantieri navali e la zona residenziale delle ville di Costabella, fu costruito il Circolo rionale Borgomarina (oggi sede della Comunità di quartiere di Cantrida, ubicata in via Laurana). L’edificio, non tanto grande, sebbene dal volume frazionato, dà un’impressione di grande compattezza, grazie soprattutto alle sue dimensioni e al modo nel quale è stato concepito. Sorge sulle scoscese falde di una collina, circondato da piccole case a pianoterra e a un piano, tra le quali si è inserito molto bene. La palazzina è formata da alcuni parallelepipedi di grandezza e altezza diversa, uniti da un semicilindro. Lo schema appare molto semplice mentre, a detta di Rotim Malvić, i locali interni si susseguono l’uno accanto all’altro. Tutta la composizione è dominata dalla torre in rilievo 
    sul prospetto dell'edifi-
    Nel suo aspetto attuale (2023).
    cio, al cui pianoterra è situato l’atrio, mentre gli uffici si trovano al piano superiore. Perugini usava molto spesso la scalinata come elemento importante nel creare l’impressione visiva d’insieme e questa non è da meno: è larga e, intersecandosi ad angolo retto con la strada, porta all’entrata. Davanti all’ingresso semicircolare nell’edificio, però, il progetto prevedeva la costruzione di una doppia gradinata molto