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25 ottobre 2024

Il territorio italiano di Zara (1920-1947)

Dopo la prima guerra mondiale la città divenne un’exclave italiana, capoluogo della Provincia di Zara, circondata dalla Dalmazia jugoslava.
Lo stemma e l'estensione della exclave italiana istituita dal Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, firmato mentre le truppe irregolari di D'Annunzio spadroneggiavano a Fiume.
Zara era molto conosciuta per i suoi liquori aromatizzati con la locale ci-
liegia della varietà marasca. Nella foto si vede lo stabilimento del mar-
chio leader, la "Luxardo", che acquistò fama internazionale grazie al suo
Maraschino e, durante la impresa di Fiume, per il suo Sangue Morlacco.
Per secoli fu una delle città più importanti della Repubblica di Venezia, di cui fece parte fino alla sua caduta. Dopo una breve parentesi napoleonica passò agli austriaci.
👉Alla vigilia della prima guerra mondiale con il Patto di Londra fu promessa all’Italia, in caso di vittoria, poco più della metà della Dalmazia, inclusa Zara. Ma a conflitto terminato le nuove pretese
Un pacchetto di "Principe di Piemonte" prodotto nel 1933 dalla Manifat-
tura Tabacchi Orientali di Zara nel 1933, una delle tante in attività a Za-
ra quando faceva parte del Regno d'Italia e godeva del privilegio di esen-
zioni fiscali ad hoc (una sorta di "porto franco" in scala ridotta.
italiane su Fiume (che non faceva parte del "patto") e l'occupazione da parte di Gabriele Dannunzio cambiarono le cose. Dopo estenuanti discussioni fra i vincitori della guerra, il Regno d'Italia siglò un patto bilaterale con gli jugoslavi, che assegnava la città di Fiume all'Italia in cambio della maggior parte della Dalmazia con la sola eccezione di Zara, che divenne capoluogo di una minuscola provincia italiana, istituita nel 1920 e che era fisicamente separata dal resto d'Italia. Secondo il trattato di Rapallo che lo assegnò all'Italia, è di 110 chilometri quadrati e comprende , oltre a Lagosta e isole adiacenti, una ristretta zona costiera che si affaccia sul Canale di Zara, di fronte all'Isola di Ugliano, per una lunghezza di 9 km. La targa automobilista della provincia era ZA.
👉Il regime fiscale privilegiato spiega perchè a Zara durante il suo periodo

18 maggio 2024

Il divisivo stemma cittadino di Fiume-Rijeka

L'aquila bicipite che guarda a sinistra fu concessa dall'imperatore austriaco Leopoldo I nel 1659. Era una variante di quella asburgica (dove le due teste guardano in direzioni opposte).
L'attuale versione del simbolo cittadino è stata montata sulla torre civica nel 2017, priva di corona ma con il motto "indeficienter" nel piedestallo. E' l'ultima tappa di una lunga vicenda trascinatasi attraverso i secoli e i regimi, ben oltre la dominazione asburgica (che va dal XVI secolo al 1918).
L'originaria aquila bicipite leopoldina aveva due teste, era
cioè austro-ungarica: nè austriaca nè ungherese, con le due
teste che guardavano nella medesima direzione.
Essendo il primo di una lunga serie mi sembra che lo stemma a due teste dovrebbe essere considerato l'originale. La sua esistenza, comunque, era destinata fin dall'inizio ad essere travagliata.
Con il regno di Maria Teresa la bicefala venne sostituita dall'aquila ad una sola testa (e perciò ungherese) fatto che si spiega con l'accresciuta influenza magiara nell'impero austroungarico e nella città quarnerina.
L'aquila "teresiana" con una sola testa venne posta sulla torre civica intorno al 1754 e vi rimase per ben 136 anni fino al 1890 quando, con la scusa di importanti restauri, venne rimossa e conservata nel museo civico.


Cartolina ricordo dell'aquila donata dalle donne fiumane
nel 1906 e collocata sulla cupola della Torre Civica. Opera
dello scultore Vittorio de Marco, fu fusa dal fonditore Gio-
vanni Legan nello stabilimento "Matteo Skull" era alta 2,20
metri, larga metri 3,00 e pesava ben 2 tonnellate.
Nell'aprile del 1906 un comitato di signore fiumane, raccolto l'obolo fra le donne di Fiume, offriva al Municipio una nuova aquila che venne posta sulla torre civica il 15 giugno, ed era un'aquila a due teste. Dal modello in legno dello scultore Vittorio Demarco la fonderia di Matteo Skull ricavò una fusione in lega di alluminio e zinco.
Ma lo stemma della città era destinato ad una esistenza travagliata e mutevole.
►  Con l'arrivo del "comandante" d'Annunzio tutto ciò che sa di nazionalità si incendia e inviperisce. Guglielmo Barbieri e Alberto Tappari sono i due tenenti degli Arditi che il 4 novembre del 1919 (durante l'occupazione dannunziana) privarono l'aquila fiumana di una delle due teste. Lo fecero in un accesso nazionalista italico, in polemica con tutto quanto c'era di asburgico e di croato in città. L’intervento congiunto di Host-Venturi, di Iti Baccich e della signora Kucich (anch'essi dannunziani) ottenne, in caso di rimozione, di poter conservare il monumento nel Civico Museo. Le lungaggini burocratiche, fors'anche la voglia inespressa della maggioranza di lasciarla anche così com'era, per non uccidere la propria storia, poi la guerra, le bombe, la sconfitta, i tedeschi, la resistenza e gli jugoslavi alle porte, distrassero l’attenzione di tutti da quell'emblema sfregiato comunque rimase sulla torre civica fino al 1949.

Stemma ufficiale durante il Regno d'Italia. Vedi anche
il post del gruppo FB "istriadalmaziacards".
 Dal brutto episodio squadrista del 1919 nasce l'equivoco che l'aquila a una testa rappresenti meglio l'italianità, mentre quella bicipite sarebbe solo simbolo degli autonomisti se non degli austriacanti. Tutt'ora il cosiddetto Libero Comune di Fiume in Esilio utilizza l'aquila a una testa come proprio emblema, così come spesso avviene negli ambienti legati agli esuli.
Nel 1921, la Costituente dell'effimero ma legittimo Stato Libero di Fiume ripristinava l'uso del vecchio stemma leopoldino a due teste privandolo però della corona imperiale. Lo fece timidamente, senza imporlo agli uffici che erano già stati provvisti durante la burrascosa parentesi dannunziana dello stemma "italiano" con l'aquila ad una testa. La città ebbe poi il suo definitivo stemma "italico" solo nel 1924, dopo l'annessione ufficiale al Regno d'Italia. Uno studio araldico di Firenze presentò il disegno che venne accettato dalla amministrazione comunale: un'aquila prettamente romana con 1a fonte "inesauribile" e la scritta "indeficienter"

27 gennaio 2024

Dal trattato di Rapallo (1920) al trattato di Roma (1924), sono stati 4 anni con gli squadristi in città

Per il trattato di Rapallo Fiume doveva essere uno stato a sé stante: lo "Stato Libero di Fiume". Ma i fascisti locali sabotarono le elezioni previste dal trattato stesso con il colpo di stato fascista del 3 marzo 1922. Due anni prima dell'annessione formale, che giunse nel 1924, col Trattato di Roma.
Lo stile è quello di cento anni fa ma il calendario è di oggi.
Finita l'avventura dannunziana, dopo 4 anni di polemiche e contro-polemiche fra le diverse anime dei nazionalisti, fiumani d.o.c. o "regnicoli" che fossero, il fatto compiuto dei fascisti di confine venne fatto proprio e legittimato dallo Stato italiano il 16 marzo 1924 con la formale annessione di Fiume al Regno d'Italia.
Poco prima il governo italiano aveva colto la palla al balzo con la decisione di inviare a Fiume il generale Gaetano Giardino, che dal 17 settembre 1923 divenne governatore militare con il compito di "tutelare l'ordine pubblico" dopo il golpe fascista del '22: cosa fatta capo ha, come aveva vaticinato Gabriele D'Annunzio!

👉"Lo stato italiano di fatto rese inapplicabile il trattato di Rapallo [che prevedeva la istituzione dello Stato Libero di Fiume-N.d.T.] avallando il fatto compiuto; di conseguenza italiani e jugoslavi intrapresero un'ulteriore trattativa sulle sorti di Fiume. Col Trattato di Roma, siglato il 27 gennaio 1924 veniva quindi sancita l'annessione di Fiume all'Italia e il 16 marzo il re Vittorio Emanuele III giungeva nella città. In base al trattato la città veniva assegnata all'Italia, mentre il piccolo entroterra con alcune periferie (Porto Baross, incluso nella località di Sussak e le acque del fiume Eneo, cioè l'intero alveo e il delta), venivano ceduti alla Jugoslavia; il governo dello Stato libero di Fiume considerò tale atto giuridicamente inaccettabile continuando a operare in esilio da Porto Re.

24 febbraio 2023

La casa degli emigranti a Fiume

Negli anni della belle époque Fiume era famosa per i suoi alberghi, ma nessuno ricorda che il più grande di tutti era l'«Hotel degli Emigranti».
"Si chiamava Casa Emigranti. Dal 1904 al 1906 Fiorello La Guardia, Agente Consolare, li controllava perchè non partissero malati. Erano solo Ungheresi con obbligo di imbarcarsi a Fiume che ne aveva avuto il monopolio per legge. Navi della Cunard Line di Liverpool furono noleggiate tra cui la "Carpathia". Le partenze degli emigranti terminarono con la guerra del 1914." (Rodolfo Decleva)
L'ex Albergo degli Emigranti visto in Google Street View. Vedi
anche il sito lokalpatrioti-rijeka.com.
Si trovava lungo la vecchia "Strada Industriale" (che oggi si chiama "Ulica Milutina Barača") all'altezza del Porto Petroli, in zona industriale. Una grande struttura che era piuttosto un ostello, un ricovero che ospitava fino a 1.500 persone nelle sue camere da otto letti, e serviva agli emigranti che andavano in America. Negli anni della belle époque erano 50.000 all'anno
Una cartolina dell'epoca con l'Albergo degli Emigranti a sinistra.

le persone che emigravano nelle due Americhe partendo da Fiume e a un bastimento transatlantico attraccava nelle immediate vicinanze dell'hotel (fuori da occhi indiscreti, dunque...). In quegli anni giungevano qui ogni giorno un fiume di emigranti dai paesi dell'Europa centrale, in attesa in quarantena di documenti per andare in America.
Si affacciava sulla Via Industriale, all'altezza del Porto Petroli.

Un po' di storia (da un post di Rodolfo Decleva):
👉"L'emigrazione dall'Austro-Ungheria avveniva principalmente attraverso i porti di Amburgo e Bremerhaven, seguiti da Rotterdam, Anversa, Le Havre, Fiume, Trieste e Genova ed aveva avuto inizio nel 1880. La significativa emigrazione della popolazione, in atto intensamente dal 1880. Il governo austro-ungarico a pensare all'introduzione di una linea di navi da Fiume
Un piroscafo della Cunard Line ormeggiato a Fiume.

all'America all'inizio del XX secolo. Il primo piroscafo salpò da Rijeka (e Trieste) per New York alla fine del 1903. Dal 1903 al 1914 circa 320.000 emigranti viaggiarono da Fiume verso l'America.
👉Da dove venivano gli emigranti austro-ungarici? Principalmente dalle regioni più povere dell'Impero, e cioè dalla Galizia, dalla Bucovina, dalla Dalmazia e dall'Istria.
Manifesto della Cunard Line.
Queste regioni erano anche le più colpite dal fenomeno dell'emigrazione interna, cioè da un territorio all'altro dell'impero. 
👉Ecco spiegato succintamente perché a Fiume esisteva una "Casa d'Emigrazione": si trattava di una struttura di transito per le decine di migliaia di persone che da lì s'imbarcavano ogni anno per le Americhe. L'ostello era stato costruito nel 1906 e si trova nella periferia occidentale della città, non lontano dalla stazione ferroviaria, lungo la costa. È un enorme edificio lungo 160 metri, tirato su con capitale ungherese secondo i progetti di Szilard Zielinski,
modernamente dotato di ventilazione e illuminazione elettrica.
👉L'esperienza decennale dei porti europei nelle operazioni di transito degli emigranti in
Un certificato azionario della Cunard Line.

attesa di imbarco per l'America, mise a punto un modello molto chiaro di "hotel per emigranti". A quel tempo, il rifugio esemplare per gli emigranti era Ballinstadt ad Amburgo. Tre anni dopo da che Rijeka divenne un porto per emigranti, il Ministero dell'Interno assunse Szilard Zielinski, uno degli ingegneri più importanti dell'Ungheria, per progettare un ostello per emigrati a Fiume. Una costellazione di architetti e ingegneri di Fiume ha studiato con il professor Zielinski al Politecnico di Budapest, e poi hanno lasciato il segno sul futuro sviluppo della città sul fiume. Nell'opera professionale del prof. Zielinski prevede anche il primo utilizzo di una struttura in cemento armato del tipo Hennebique nell'area della nostra regione. È considerato l'antenato degli edifici proto-razionalisti in quella che allora era l'Ungheria, e quindi a Rijeka.
L'hotel degli emigranti è stato concepito come un edificio moderno, per poi entrare nell'avanguardia della costruzione strutturale in cemento armato. Allo stesso tempo, ha elementi Art Nouveau nelle sue determinanti decorative. In questa zona d'Europa, era l'unica struttura appositamente costruita per gli emigranti. Si caratterizza, soprattutto per quell'epoca, per l'elevato livello di comfort e servizi contenuti nella struttura. L'edificio si trova vicino alla stazione ferroviaria e al molo da cui sono saliti a bordo della nave, nell'odierna via Industrijska.
👉All'arrivo in albergo, gli emigranti sono stati esaminati a fondo nei dispensari, vestiti e bagagli sono stati lavati e disinfettati, e solo allora si sono recati nelle loro stanze.
L'hotel disponeva di un'ampia sala da pranzo, una cucina ben attrezzata e servizi accessori, e verande rivestite in vetro che fungevano da passeggiate e spazio per socializzare. Un terrazzo molto ampio permette di stare all'aperto. Aveva anche una serie di altre strutture come una drogheria, un tessuto, una tabaccheria, una banca e un ufficio postale.
👉Le partenze avvenivano ogni secondo venerdì del mese con una media di 2000 passeggeri. In considerazione che l’emigrazione era in continuo aumento e che sempre più gente arrivava a Fiume, il Comune costruì col finanziamento ungherese l’Albergo Emigranti capace di ospitare 2000 emigranti. Dentro l’Albergo c’era anche il servizio Medico, di cui faceva parte anche il famoso Fiorello La Guardia - Agente Consolare americano - per impedire alla gente malata di imbarcarsi- sicuramente destinata ad essere respinta ai severi controlli a Ellis Island.
👉Ma il periodo dell'emigrazione volse al termine con l'inizio della prima guerra mondiale. L'hotel rimase in funzione fino al 1914, dopodiché fu trasformato in ospedale. Nell'ultimo mezzo secolo ha avuto una funzione industriale."

Nota: l'era d'oro degli hotel é stata quella antecedente la prima guerra mondiale, quando nel centro cittadino vantava ben 20 hotel, cioé cinque volte più di oggi.

8 aprile 2022

L'Alfa Romeo fiumana progettata per le corse

Tra il 1934 e il 1939 i due fratelli Jankovits costruirono a Fiume un'automobile sportiva di assoluta avanguardia, la Alfa Romeo 6C 2300 Aerospider. E lo fecero di nascosto, "sotto copertura"...
alfa romeo fiume
Gino e Ferruccio Jankovits realizzarono presso il "Garage Lampo" di Via Ciotta a Fiume la "Alfa Romeo 6C 2300 Aerodinamica Spider" sotto il coordinamento dell'ing. Vittorio Jano dell'Alfa Romeo di Milano. Sopra: il prototipo restaurato ed esposto a Villa d'Este di Cernobbio nel 2008. A motore posteriore.
Nella foto di Bebe Petrovic (del Gruppo FaceBook UnFiumeDiFiumani) la
Alfa Romeo 6Cilindri 2300 targata FM 2757 é ritratta al bivio di Costabel-
la
(periferia ovest di Fiume) nel 1939.
Si tratta di un esemplare unico costruito tra il 1934 e il 1937.
Una concept car che Ferdinand e Ferry Porsche avrebbero invidiato e la prima supercar sportiva dal design "moderno".
👉La prima vettura sportiva al mondo a motore centrale con posizione di guida centrale e un precursore delle "frecce d'argento" ad alta velocità di Auto Union e Mercedes Benz.
👉Questa versione speciale
Una tavola del progetto (dal sito aerospiderbook.com che mette a disposi-
zione in formato PDF alcune pagine del libro che ne racconta la storia)
 dell'Alfa Romeo 6C (sei cilindri) 2300 era un progetto segreto dei fratelli Jankovits guidati da Vittorio Jano dell'Alfa Romeo. Dovevano costruire un'auto da corsa 12 C a motore centrale che sarebbe stata la "12 C Aerodinamica Spider". Il team voleva costruire la "migliore auto da corsa del mondo".

Storia del progetto e informazioni tecniche 
Nel 1934, l'ingegnere capo dell'Alfa Romeo, Vittorio Jano, era rimasto colpito dalle nuove auto da corsa Auto Union GP a
La vettura nell'officina di Fiume. I motori 2300 dell'Alfa Romeo incrocia-
rono la storia di Fiume anche in altre occasioni: dalla "Freccia del Carna-
ro"
 che collegava Trieste alla famosa "Soffio di Satana" di D'Annunzio.

motore centrale e, come progetto personale, voleva sviluppare una potente macchina da corsa a motore centrale per competere e vincere contro l'Auto Auto Union e Mercedes. Questa vettura sarebbe anche la base per una futura vettura sportiva. Dal momento che sarebbe stato un progetto rischioso e costoso - l'Alfa Romeo era in una situazione finanziaria disperata senza il

6 aprile 2021

A ferro e fuoco. L'occupazione italiana della Jugoslavia 1941-1943

Una mostra fotografica virtuale visitabile in rete. Per ricordare l'80° anniversario dell'aggressione nazi-fascista alla Jugoslavia.
La mostra fotografica si raggiunge da qui. Più in specifico, per l'impatto
immediato del 6 aprile 1941 sulla città di Fiume, vedi qui
"...guerra di liberazione contro gli occupatori; guerra civile fra ustascia croati, cetnizi serbi, domobranzi sloveni, partigiani comunisti; guerra rivoluzionaria per la creazione di uno stato socialista; feroci repressioni antipartigiane; sterminio degli ebrei; tentativi genocidari ai danni di popolazioni dell’etnia 'sbagliata'”.

12 gennaio 2021

I triestini di metà Ottocento (poco prima delle esplosioni nazionaliste) descritti da un inglese

Un libro per viaggiatori del 1846, lo "Hand-Book of Northern Germany" dell'inglese John Murray includeva Trieste, città “meridionale”, fra le mete notevoli dell'Europa tedesca.
Hotel de la Ville nel 1848 (ora ufficio Fincantieri).
“The Hotel of Trieste”, da “The Illustrated London News”.
Scriveva Murray: “Gli abitanti di Trieste sono una razza meticcia, provenendo da tutte le parti del mondo; alcuni dei più ricchi mercanti sono greci, ebrei e inglesi. Tra i cittadini di Trieste possiamo trovare Tedeschi, Americani, Italiani, Greci, Ebrei, Armeni, ecc ecc; i marinai e i pescatori vicino alle banchine provengono quasi tutti dalla Dalmazia. Gli abitanti originari sono Italiani; la gente di campagna che frequenta il mercato sono slavi di origini illiriche. L’italiano è il linguaggio prevalente ed è usato nelle corti di giustizia; ma tutti i tipi di lingue vengono parlati: nel pubblico viene usato spesso il tedesco; dai popolani un dialetto slavo. [...] Tra le esportazioni di Trieste troviamo le produzioni delle miniere di Idria, di quelle ungheresi, lino, tabacco, tessuti di lana da diversi domini dell’Austria e tessuto di calicò stampato dalla Svizzera. Le importazioni sono cotone dall’Egitto; pellicce, uva passa, seta, riso e olio dal Levante; grano da Odessa; e ogni forma di prodotto tropicale e coloniale dalle Indie occidentali e dal Brasile. La costruzione delle navi è una delle attività principali e i costruttori di navi di Trieste sono talmente conosciuti per la loro abilità che progetti per vascelli di vario tipo vengono qui commissionati da diverse parti del mondi.”

15 novembre 2020

Le regioni storiche dell'impero austro-ungarico

Non é una mappa e quindi non è datata. E' solo un pratico schema delle "regioni storiche", le entità territoriali tradizionalmente riconosciute come meritevoli di una specifica denominazione.
La bipartizione in Cisleithania e Transleithania risale all'Ausgleich del 1867, quando Cisleithania divenne la denominazione non ufficiale della metà occidentale dell'Impero mentre invece il termine Transleithania di solito denotava un gruppo di stati che nei secoli si erano via via andati affiliando al Regno d'Ungheria. Si trattava del famoso "Ausgleich", l'accordo che riconosceva l'autonomia del Regno di Ungheria.

8 ottobre 2020

Puzzavano di pesce le operaie delle sardine....

Molti villaggi della costa e delle isole avevano un conservificio, uno stabilimento per inscatolare il pesce che impiegava soprattutto donne.
Lavoratrici della Plavica a Cres, foto H-Alter
"La cosa peggiore era preparare i filetti di acciuga sotto sale", ricorda K.K., abbozzando il gesto di affettare i filetti immaginari sulla tavola. “Si fanno a pezzi, bisogna pulirli, dividere ogni filetto a metà, arrotolarli, mettere al centro un cappero”.
lussinpiccolo tvornica del pesce
L'ex-stabilimento del pesce "Kvarner" a Lussinpiccolo (2019). "Facevano un lavoro molto duro. Ma si guadagnavano da vivere da sole. Le fabbriche spesso impiegavano donne dell'entroterra dalmata o della Bosnia Erzegovina.".

Lo stabilimento "Plavica Cres" a Cherso, in funzione dal 1896 al 2013. Oggi ospita un bar molto frequentato e orgoglioso della propria storia. Sull'epopea del pesce inscatolato si veda il report nel sito balcaniecaucaso.org e il testo originale in H-alter.orgH-alter.org.

4 aprile 2020

Jugovirus, l'epidemia di vaiolo nel paese di Tito

Nel 1972 la Jugoslavija fu inaspettatamente colpita da un’epidemia di vaiolo. Ci sono molte analogie con l’odierno Coronavirus,  soprattutto nel modo in cui il paese reagì verso la malattia: molti errori ma anche scelte risolutive, dalla quarantena al vaccino di massa.
Nessuno pensò che potesse essere vaiolo: l’ultimo caso risaliva al 1930.
Nell’inverno del 1971, il 35enne Ibrahim Hoti si preparava a realizzare un suo grande desiderio: il pellegrinaggio alla Mecca. Per gli jugoslavi, all’epoca, ottenere il passaporto era cosa facile; l’altra cosa che gli serviva – come indicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per coloro che si recavano in Medio Oriente – era il vaccino contro il

29 dicembre 2019

La cannonata che sloggiò D'Annunzio

Il golpista coccolato dalle forze armate finì coll'essere sloggiato da un colpo ben assestato sparato dall'artiglieria della Regia Marina.
Lo studio di D'Annunzio dava sulla facciata a mare del Palazzo dei Governatori. Nella foto, ripresa dal "molo longo", se ne vedono le imposte di colore marroncino. Col Trattato di Rapallo Fiume passava di fatto all'Italia, costituita in città-stato libera e autogovernata, ma ai fascisti non bastò: dopo mesi convulsi e tormentasti organizzarono nel marzo del 1922 il colpo di stato contro lo Stato Libero di Fiume, pochi mesi prima della Marcia su Roma.
Il proietto  partito dalla "Andrea Doria" s'infilò nello stretto spa-
zio della centralissima Ulica Frana Supila (ex Via XXX Ottobre)
e sbrecciò la finestra dello studio di D'Annunzio, che fu sbalzato
dallo spostamento d'aria. Le colonnine sono quelle della recinzio-
ne del Palazzo dei Governatori, che oggi è un museo.
Un colpo d'artiglieria partito dalla nave da battaglia "Andrea Doria" alla fonda in rada segnò la fine dei traccheggiamenti del governo italiano, che si erano protratti per ben 16 mesi.
👉Cosa aveva determinato il cambiamento? Semplice: Giovanni Giolitti aveva firmato il Trattato di Rapallo, l'accordo bilaterale Italia-Jugoslavija che risolse la questione di Fiume e costituiva la citta di Fiume in città-stato, il Libero Stato di Fiume, confinante col territorio del Regno di Italia a Cantrida e quindi in continuità territoriale con l'Italia.
👉Il colpo partì il 26 dicembre del 1920 alle 15:15 e dopo 5 giorni di combattimenti il Vate fuggì con la coda fra le gambe ma a dargli il cambio sarebbero poi arrivati i fascisti, col loro colpo di stato anti-autonomista del marzo 1922.

L'effetto del proietto navale sulla finestra dello studio di D'Annunzio.

















"La Vedetta d'Italia" del 26 dicembre 1920. Il giornale era stato fondato nel 1919 dal fiumano Icilio Bacci/Baccich per perorare la causa dell'annessione di Fiume al Regno d'Italia.


 

19 settembre 2019

Fiume città romana

Si chiamava Tharsaticum e fu il primo insediamento romano alle foci del fiume Eneo, che sgorgava dalle secche alture dell'entroterra...
La antica Tarsatica era uno snodo importante della vasta rete stradale
dell'Impero Romano. Alcuni resti dell'insediamento romano sono anco-
ra visibili all'interno del centro storico. (Immagine di Goran Moravček)
Un insediamento stabile alla foce del fiume esiste ininterrottamente da oltre due millenni.
Con nomi diversi (Tarsatica, Tharsatico, Tharsaticum) ha lasciato tracciua di sè su mappe antichissime, come l'Itinerario Antoninus e la Tabula Peutingeriana, è stato citato per l'ultima volta con questo nome in fonti franche del IX secolo.
👉L'antica Tharsaticum era stata a suo tempo uno snodo importante situato lungo le
Porta romana nel centro storico (foto di Goran Moravček)
rotte e le strade romane cheda Aquileia si diramavano verso il sud-est dell'Impero Romano.
Attenzione: il toponimo Trsat, menzionato nella Legge Vinodol del 1288, non coincide con Tarsatica, l'antico insediamento nella zona della Città Vecchia. Si tratta invece del sito ove sorge il Castello di Tersatto, posto su uno sperone roccioso che domina il delta del fiume con i suoi approdi e l'attuale centro cittadino.
👉Oggi nel quartiere di Kozala ci sono ancora dei tratti delle mura romane. Altri resti delle mura sono anche visibili in zona Calvario. Nel tessuto urbano del vecchio centro storico si può ancora osservare l'arco romano che costituiva l'ingresso in città.

2 marzo 2019

I trentacinque giorni della Repubblica di Labin

I protagonisti di questa vicenda sono stati circa duemila minatori croati, sloveni, italiani, tedeschi, cechi, slovacchi, polacchi e ungheresi. Il loro motto fu “Kova je naša”, la miniera è nostra, il loro simbolo era la falce e martello.
Labin Albona
Dopo che il Partito Socialista Italiano e i sindacati portarono ad Albona il
triestino Giovanni Pipan, che divenne rapidamente il leader sindacale dei
minatori, il malcontento operaio verso l’amministrazione della miniera in
mano alla "Società Anonima Carbonifera Arsia" crebbe rapidamente.
La piccola cittadina di Labin sorge a metà strada tra Pola e Fiume.
L’antico borgo ancora è circondato dagli impianti minerari che ne hanno segnato la vita negli ultimi tre secoli.
Proprio quelle miniere, nella primavera del 1921, sono state il teatro di una incredibile pagina di storia: i 35 giorni della Repubblica di Albona, la "Labinska Republika".
👉L'Istria era stata appena assegnata al Regno d'Italia e a Fiume era in pieno svolgimento l'avventura di Gabriele D'Annunzio e dei suoi legionari, antesignani degli squadristi fascisti.
👉In Italia si era in pieno biennio Rosso e gli echi delle occupazioni delle fabbriche arrivano anche in Istria, ispirando anche i numerosi scioperi tra la fine del 1920 e l’inizio del ’21 contro delle condizioni di lavoro sempre più pesanti nelle miniere dell'Arsa.
miniera dell'Arsa
La tessera sindacale dei minatori dell'Arsa.
Sono, però, anche gli anni della crescita dello squadrismo fascista e l’Istria non fa eccezione: anche qui gli squadristi si macchiano di violenze ai danni di contadini, operai e degli stessi minatori. È in questo contesto, di violenza politica a livello nazionale e di fermento sindacale a livello locale, che si ritrovano le basi per la nascita della Repubblica di Albona.
👉Il 1° marzo 1921 Giovanni Pipan viene intercettato da un gruppo di fascisti alla stazione ferroviaria di Pisino, nel cuore dell’Istria, e viene pestato

23 gennaio 2019

La Marineakademie di Fiume

L'edificio dell'accademia navale austriaca di Fiume venne inaugurato il 3 ottobre 1857, dopo tre anni di lavoro. Era ormai al secondo trasloco.
L'impero multinazione aveva mantenuto il nome italiano: Fiume.
👉Nel 1802 l'Austria aveva creato a Venezia la sua prima scuola per i Cadetti della Marina Militare (in seguito alla Pace di Campo Formio firmata nel 1797, l'Austria aveva inglobato la Repubblica di Venezia e la sua flotta).
👉Ma, dopo i moti risorgimentali e le rivoluzioni borghesi del 1848, l'Austria spostò la scuola a Trieste, ritenuta più sicura di Venezia, e comparve la denominazione di k.u.k. Marineakademie.
👉In seguito, visto anche che la città a Trieste si espandeva continuamente, venne deciso di trasferire la sede dell'accademia a Fiume, cosa che avvenne nel 1857. Il nuovo imponente edificio era stato appositamente realizzato.
Prima di approdare a Fiume, la Marineakademie aveva avuto sede a Venezia e, più tardi, a Trieste. E' tuttora visibile di fronte alla stazione ferroviaria, a sinistra del vecchio stabilimento per la lavorazione del tabacco.

11 novembre 2018

La composizione sociale dell'Istria novecentesca

L'interno istriano rimase fino al secondo dopoguerra una società in gran parte agricola, arretrata e conservatrice (pochi grandi possidenti e moltissimi piccolissimi contadini con appena un quarto di ettaro).
istria oggi
L'Istria era quel territorio povero e sottosviluppato alle spalle del
triangolo marittimo-commerciale di Trieste, Pola e Fiume.
👉Sia l'industria che il commercio poggiavano su un pulviscolo di imprese, tanto piccole da far giudicare degne di menzione quelle aziende che occupavano più di 10 operai (basti dire che nel 1926 appena 7 comuni sui 43 dell’intera Istria potevano vantare una popolazione operaia superiore alle 500 unità).
👉Gli stabilimenti industriali di rilievo godevano del sostegno statale, erano legati alla cantieristica navale e all'industria militare ed erano concentrati nei tre centri urbani sulla costa (Trieste, Pola, Fiume).
👉Sempre nei centri portuali maggiori erano stanziati gli spedizionieri navali e le compagnie assicurative e di nolo marittimo.

11 maggio 2018

I confini del Novecento: lo "Stato Libero di Fiume"

I confini dello "Stato Libero di Fiume" creato dal Trattato di Rapallo erano più ampi di quelli dello storico "Corpus Separatum", che la monarchia ungherese aveva definitivamente riconfermato nel 1868.
stato libero di fiume
L'estensione dello storico Corpus Separatum ungherese.
Fin dal 1779 la città di Fiume aveva vissuto (con la sola breve interruzione del ventennio 1848-68) la sua dorata stagione da “Corpus Separatum”: era diventata porto franco autogestito per graziosa concessione dell'illuminata imperatrice Maria Teresa.
E così fu fino alla fine della prima guerra mondiale.
Poi incominciarono i casini.
stato libero di fiume
Il Trattato di Rapallo (novembre 1920) trasforma il Corpus Separatum
ungherese in Stato Libero di Fiume e, rispetto al precedente Corpus Se-
paratum, amplia i confini fino alla baia di Preluka (assicurando così la
continuità territoriale col Regno d'Italia) ma cede alla Jugoslavija lo sca-
lo di Port Baross nell'oltre-fiume..
La città era un crogiolo di culture e religioni, una città cosmopolita dove molte persone parlavano più lingue.
C'era lavoro per tutti e tra le varie comunità etniche i rapporti erano improntati al reciproco rispetto.
La città aveva varie industrie e il suo porto lavorava per l'entroterra danubiano e mitteleuropeo.
stato libero di fiume
Col definitivo passaggio all'Italia (1924, Trattato di Roma) lo Stato Libe-
ro di Fiume viene suddiviso fra Italia e Jugoslavija. All'Italia viene asse-
gnata il centro-città di Fiume, alla Jugoslavija i suoi sobborghi orientali
esettentrionali, compreso il Port Baross. del Regno d'Italia. Ora Fiume e
Susak sono separate dal confine italo-jugoslavo, che corre lungo l'Eneo.
Ma dopo gli anni asburgici, quelli in cui Fiume era il porto dell'entroterra ungherese e Trieste era il porto dell'entroterra austriaco, arrivarono gli italiani e fu l'inizio del declino economico.
Il porto fu privato del suo vasto entroterra commerciale danubiano, il che significò un declassamento strategico senza prospettive.
Il tessuto sociale venne spezzato in due dal nuovo confine lungo il fiume, con il centro città benestante e affarista ad ovest (Italia) e il quartierone proletario di Susak ad Est (Jugoslavija).
Col passaggio al Regno d'Italia la situazione sul terreno diventa questa: in verde il nuovo confine stabilito col Trattato di Roma (1924), in rosso continuo il vecchio confine del vecchio Corpus Separatum ungherese (1867) e in rosso tratteggiato il confine della striscia territoriale aggiunta per assicurare continuità territoriale con l'Italia all'effimero Stato Libero di Fiume previsto dal Trattato di Rapallo (1920).

28 gennaio 2018

Fiume, il brillante porto ungherese dell'impero asburgico (erano gli anni della Rivoluzione Industriale)

Trieste all'Austria e Fiume all'Ungheria: i due regni dell'impero bicipite di Francesco Giuseppe e Sissi (che s'atteggiava a protettrice degli ungheresi) avevano entrambi bisogno di un porto aperto sull'Adriatico.
fiume rijeka
Mappa ungherese della Modruško-riječka županija (Regione Modruško-Rijeka), istituita nel 1886 nel quadro del riassetto amministrativo della Frontiera Militare antiturca, che veniva così abolita. Il nuovo assetto rimase in vigore fino al 1922.
fiume rijeka
Il confine austro-ungherese correva nella prima peri-
feria Ovest di Fiume. Tra Drenova e Zamet. Di là era
Austria e anche Trieste era austriaca. Gli ungheresi si
mostrarono filo-italiani, perchè nei filo-austriaci croa-
ti videro un pericolo maggiore.
Lo sbocco a mare era fondamentale per le rispettive economie ed è su questo sfondo geo-politico che vanno collocati gli anni della Belle Époque fiumana, quegli anni a cavallo del Novecento che parevano proiettati verso un luminoso futuro ma che sboccarono nella prima guerra mondiale.
👉Il Regno di Ungheria l'amministrò in epoca moderna a partire dal 1867, rispettandone l'antica  natura di "corpus separatum" e privilegiando l'etnia italiana rispetto alla croata, considerata austriacante.
La Fiume della modernità fu creata dagli ungheresi: il suo porto, i suoi traffici, i suoi caffé, i suoi teatri e in generale l'intero ambito cittadino, che era progredito, civile e moderno.
I grandi caffé con le loro torte Dobosz, le trattorie dove si mangiava Gulyas e palacinche, i grandi alberghi del Litorale dalla ricca e cosmopolita clientela, i grandi armatori di Lussino (i Cosulich) e i commercianti di Fiume che avevano uno sguardo internazionale e aprivano filiali a Shanghai come a Buenos Aires.

5 febbraio 2017

10 febbraio 1924: "Fiume all'Italia!" (e poi, dopo aver seminato vento, raccogliemmo tempesta...)

...bastarono vent'anni di delirio fascista e i fiumani erano già tutti in fila con la valigia di cartone in mano. Oggi il 10 febbraio fascista è stato promosso a "giorno del ricordo", ricorrenza di Stato. Perchè? Cosa si vuole ricordare? Non è che si sia voluto sdoganare il neo-fascismo?
Fiume italiana
La città usciva da un lungo periodo di instabilità che si era trascinato dal novem-
bre del 1918 (fine della WW1), fino alla proclamazione dello Stato Libero di Fiu-
me. Subito dopo venne il suo rovesciamento da parte degli ammutinati di Gabrie-
Gabriele d'Annunzio e infine il golpe fascista del marzo 1922. I profughi giuliani
e dalmati dovrebbero ben sapere chi ringraziareSi sono poi ridotti a fare da mas-
sa di manovra per i registi dell'"operazione foibe", Dem nostrani compresi.
Finita la la prima guerra mondiale, il virus nazionalista s'impadronì di Trieste, Fiume, Istria e Dalmazia.
Nacque il fascismo di confine, particolar-mente virulento e aggressivo.
Così, una città multi-etnica e cosmopolita finì preda delle isterie nazionaliste e la con-vivenza si rovesciò in odio etnico, che a sua volta esacerbò le vecchie linee di frattura di classe: contadini poveri e slavi nell'en-troterra, italiani possi-denti e benestanti nei centri costieri.
Il resto è cronaca. Il 27 gennaio Italia e Ju-goslavija siglano a Roma un patto che assegna il centro storico della città al Regno d'Italia e legittima il "cosa fatta capo ha" imposto dai fascisti dopo ben quattro anni di aggressioni e violenze.

10 novembre 2016

12 novembre 1920: Fiume nel Trattato di Rapallo

Il Regno d'Italia e il neonato Regno SHS firmano il Trattato di Rapallo: l'accordo bilaterale chiude gli infiniti rimpalli seguiti alla fine della WW1 e cerca un modus vivendi fra i due regimi reazionari dei Savoia e dei Karageorgevic. L'accordo fa sua la politica del "fatto compiuto" perseguita da d'Annunzio e Mussolini. Ma non assegna la città di Fiume all'Italia. Formalmente Fiume diventa un piccolo "Stato Libero"...
La logica del fatto compiuto fu accettata sia dai nazio-
nalisti, che dai dannunziani e dai fascisti: tutti si rico-
nobbero nello slogan di D'Annunzio "cosa fatta capo
ha" (in realtà scopiazzato dalla Divina Commedia di
Dante Alighieri, che l'aveva messa in bocca ai "semi-
natori di discordie").
Le potenze alleate avevano autorizzato l'Italia e il neo-costituito regno dei Serbi, Croati e Sloveni (che nel 1929 avrebbe assunto il nome di Jugoslavia) a definire bilateralmente i propri confini.
All’Italia venne assegnata l'intera penisola istriana, la città di Zara e le isole di Cherso, Lussino, Làgosta, Cazza e Pelagosa.
👉La questione fu risolta riconoscendo a Fiume lo status di “città libera”, uno status speciale che però rimase sulla carta. Infatti, proprio mentre i diplomatici firmavano, la città era sconvolta dall'occupazione militare degli ammutinati di d'Annunzio e si avviava a subire il colpo di stato prefascista del marzo 1922 ("pre" nel senso che i fascisti sperimentarono qui modi e tecniche destinati a sfociare di lì a poco nella "marcia su Roma").
👉Dal 1920 al 1924 lo Stato Libero di Fiume rimase formalmente uno stato autonomo posto sotto la tutela delle Società delle Nazioni. Ma la creatura ectoplasmatica era priva di riscontro sul posto.

3 novembre 2016

4 novembre 1918: le truppe italiane occupano l'Istria

L'armistizio fra Italia e Austria era stato firmato il giorno prima a Villa Giusti, in provincia di Padova.
Fiume fascista
Il manifesto d'epoca ben esprime il clima di esaltazione nazionalista nei giorni
della "vittoria mutilata". Si noti che il Patto di Londra non comprendeva affatto
la città di Fiume, come la propaganda nazionalista lasciava intendere e, della
costa di Dalmazia, assegnava al Regno d'Italia solo l'enclave di Zara città e un
paio di isole (Lagosta, Cazza e Pelagosa).
Le truppe italiane entrano in Istria assieme a quelle degli altri vincitori: inglesi e francesi.
Sembrano venute a incassare il premio per il tradimento del '15 messo nero su bianco nel- l'imbarazzante "Patto di Londra".
Nelle settimane del dopo-guerra, giorno dopo giorno, la città di Fiume muta natura, si allontana dalle sue radici imprendi-toriali e operaie e da porto multietnico si trasforma nel laboratorio politico dove i fascisti fanno le loro "prove tecniche".
La città è ormai avviata su un piano inclinato e si av-vita in una spirale di esal-tazione nazionalista.
Le teste calde del redu-cismo italiano assem-blano il mito fondante del piagnisteo fascista (la "vittoria mutilata") e col-laudano i metodi dello squadrismo.
La "marcia dei Legionari" di d'Annunzio e il colpo di stato cittadino del 1922 preluderanno alla "marcia su Roma" di Mussolini: il fascismo si è fatto le ossa a Fiume.