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9 febbraio 2021

Quando il paesaggio incrociava il nazionalismo

Sotto il fascismo le maestrine italiane ripetevano con molta enfasi che il Carso, in autunno, aveva tre colori: il rosso del sommaco, il bianco dei muretti di pietra e il verde dei pini.
Rosso come il sommaco, bianco come la pietra e verde come i pini.
Era un modo rozzo ma efficace (su dei bambini di 6 anni) per legare paesaggio e nazione.
👉Questa identificazione col fascismo sarebbe poi costata assai cara agli italiano dell'Istria e di Fiume.
👉Chi non è pratico di queste parti si sorprende quando apprende che certi luoghi (Gorizia, l’Isonzo, Caporetto, la Bainsizza, il Carso) che hanno un posto di primissimo piano nella retorica nazional-patriottica italiana, siano in realtà, oggi come nel 1915, ben poco “italiani”.
Il Monte Carso, da cui prende il nome l'intero "ciglione carsico", l'altipia-
no calcareo che chiude a Nord il golfo di Trieste. Qui é ripreso dal risto-
rante "Pozzo di San Lorenzo", presso Basovizza. Sulla sinistra si indovi-
na la boscosa Val Rosandra, meta ambita di generazioni di rocciatori.
👉Il Carso da secoli é infatti popolato quasi esclusivamente da sloveni, e sloveni sono anche tutti i toponimi. Ad esempio “Redipuglia” è solo una (pessima) italianizzazione di “srednj polje”. Il famoso “Monte Nero” è una traduzione errata di “krn” (“corno”) che qualche funzionario deve aver scambiato con “črn”, (“nero”). E “gorizia” viene da “gorica”, “collinetta”, anche se le maestre, a scuola, ci dicevano che viene dal tedesco “goerz” (parola inesistente: il toponimo tedesco deriva da quello sloveno). E così via...

13 maggio 2020

Le tifoserie nere nella implosione della ex-Jugoslavija

C’è una foto che spiega più di ogni altra cosa cosa è stato il 13 maggio 1990 allo stadio Maksimir di Zagabria.
Un giovane croato di 21 anni viene immortalato mentre frattura con una ginocchiata la mascella di un poliziotto jugoslavo. È il capitano e la stella della Dinamo Zagabria, la squadra che quel giorno avrebbe dovuto affrontare la Stella Rossa di Belgrado in una partita che non verrà mai giocata. Il suo nome è Zvonimir Boban. La scintilla che diede fuoco alla prateria...

19 marzo 2020

Il panico è sempre prodigo di cattivi consigli...

...e non risparmia certo il capoluogo quarnerino, dove il primo ad essere colpito è il suo nervo più scoperto, sempre quello...
Qui le mai sopite tensioni linguistiche (linguistiche?) riemergono virulente nei giorni del virus internazionale. Il timore e lo smarrimento che sta dilagando in terra liburnica è riportato in questo articolo di rijekadanas.com, quotidiano on-line croato (da leggere usando il traduttore automatico di Google, che si attiva col tasto destro).

15 luglio 2019

La "Italia Vincitrice" e l'imbarazzante falso storico del Leone di Lissa.

La battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 fu sempre una spina nel fianco per gli italiani, che l'avevano malamente perduta. Il monumento austriaco ai caduti imperiali si trovava nel cimitero di Lissa, ma fu trafugato dal fascismo in fuga dalla costa dalmata e ancora oggi si trova (udite udite) presso l'Accademia Navale di Livorno.
Leone di Lissa
Le due targhe: "ITALIA VINCITRICE" e "NOVEMBRE 1918" erano state
applicate durante l'effimera occupazione seguita alla WW1: come se la vit-
toria nella WW1 avesse potuto annullare la cocente sconfitta del 1866. La
occupazione italiana dell'isola iniziò il 4 novembre 1918 e terminò con il
Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920.
Lissa fu sempre una spina nel fianco per gli italiani, che avevano perso la battaglia.
👉Così, quando gli italiani sgombrarono Lissa dopo l'occupazione militare del 1918-20, trafugarono il monumento.
👉E' incredibile, ma ancora oggi si trova presso l'Accademia Navale di Livorno.
Al posto dell'originale, ancora ai tempi della Jugoslavia, venne installata una copia di misure ridotte.
👉"Dopo l'indipendenza, il governo della "nuova Croazia" provò a farsi ridare indietro il leone originale, senza risultato.
E quindi la copia in dimensioni ridotte venne sostituita da una nuova copia in scala 1:1.
Secondo quanto scrive Giacomo Scotti in un suo libro sulla battaglia di Lissa, nella nuova copia sono stati tolti i nomi di tutti i marinai italiani che caddero a Lissa nel 1866. Non bisogna infatti scordare che il Veneto all'epoca faceva parte dell'Impero. Non sono però mai riuscito ad andare a Lissa per verificare questa notizia. La cartolina è stata pubblicata dalla Cartoleria Niccolò Musina di Lissa."
(testo e foto dal gruppo facebook Istriadalmaziacards)

5 giugno 2018

Il modus operandi dell'immaginario "giuliano-dalmata" (sempre intollerante al fact-checking)

Prendere un'affermazione falsa, lasciarla cadere nel contesto di una frase condivisibile, e il gioco è fatto: il falso storico è stato impiantato nella verità, e da quell'istante è diventato vero esso stesso...
invenzione della tradizione
La frottola dei pifferai di "Fiume italianissima" fa il paio con quella dei
"tradizionali kilt scozzesi", un clamoroso falso che venne smascherato
dallo storico Eric Hobsbawm nel suo "L'invenzione della tradizione";
cosa che richiama altri due celebri falsi storici: la "donazione di Costan-
tino" e i famigerati "protocolli dei savi di Sion" confezionati a tavolino
dalla Ochrana zarista e successivamente utilizzati da Hitler.
fiume veneziana
Come sanno gli storici, Fiume non è mai stata veneziana ma ha sempre
gravitato nell'orbita asburgica (prima austriaca e poi ungherese).
Prendiamo ad esempio un post pubblicato nel gruppo "Forum Fiume" di Facebook, pubblicato il 27 marzo 2018 e avvallato dall'amministratore del gruppo.
L'autore così scrive: "...il fatto è che il centro della città, antica dipendenza della Serenissima Repubblica di San Marco, era occupato da istriano-dalmati dalla parlata schiettamente veneta, mentre i dintorni erano abitati da contadini croati."
Apparentemente innocuo, senonchè la verità piazzata in coda di frase serve solo a stornare l'attenzione dalla balla colossale inserita ad inizio frase (nell'incipit), dove si allude ad una supposta ma mai provata "antica dipendenza della Serenissima Repubblica di San Marco".
Orbene, com'è agevole verificare in qualsiasi manuale di storia, Fiume non fu mai veneziana. Ma ciononostante, una volta gettato il seme, "l'invenzione dell'identità" è ormai compiuta... e nell'immaginario del reducismo può ormai vivere di vita propria.
Eric Hobsbawm non se ne sarebbe sorpreso: "Ogni società ha accumulato una riserva di materiali in apparenza antichi: per rinsaldare vincoli nazionali, per connotare la fisionomia di partiti e classi sociali. Questa sorta di ingegneria sociale e culturale ha caratterizzato l'affermarsi delle nazioni moderne, che hanno cercato di legittimare la loro storia più recente cercando radici nel passato più remoto".

27 novembre 2014

Italo Sauro, chi era costui?

In questo rapporto a Mussolini, Italo Sauro sottolineava la necessità di arrivare alla completa "eliminazione dello slavismo".
I cognomi legati all'ideologia nazionalista, dopo essere
stati piegati alle esigenze della propaganda fascista, han-
no preso un loro caratteristico suono fesso, da campana
incrinata. E in questo caso l'erede dell'eroe ci fa sul serio
una figura barbina.
Nel dicembre del 1939 Italo Sauro scriveva come "esperto per le questioni etniche" un memoriale al Duce sui "prov-vedimenti da adottare per una più rapida snazionalizzazione delle popolazioni slovene e croate della Venezia Giulia".
Nel documento steso dal funzionario fascista (figlio di Nazario Sauro, l'eroe nazionalista della WW1) leggiamo anche:
"La lotta dovrà esser anzitutto precisa onde, ad esempio, ad un prete slavo si dovrà sostituire un prete italiano che parli slavo, e ciò perchè in un primo tempo è bene agire lentamente per non provocare troppe opposizioni e andare facilmente in profondità. Il prete slavo dovrà in ogni caso essere prima affiancato a un italiano, e poi eliminato".
Vedi il testo completo.

1 agosto 2014

L'operazione Oluja

L’Operazione Oluja (tempesta), con la quale nell’agosto 1995 le forze armate croate "ripulirono" le Krajne dopo la pulizia etnica serba.
In alto: due militari croati e una colonna di civili serbi
in fuga. Al centro: i due generali Gotovina e Markač
sono stati sempre trattati da eroi dall'opinione pubblica
dell "nuova Croazia". In basso: Franjo Tuđman ai tempi
dell'"operazione tempesta".Sulla figura del generale Goto-
vina vedi l'interessante post nel blog Nellaterradeicevapi.
Il 4 agosto 1995 prendeva avvio l'"Operazione Tempesta". L'esercito della "nuova Croazia" riconquistava le Krajne e metteva in fuga centinaia di migliaia di civili serbi. Riconquistarono la regione occupata dall’auto-proclamata Repubblica serba di Krajina con un'azione che in Croazia è sempre stata considerata una legittima operazione militare.
👉Tanto che il 5 agosto, giorno in cui iniziò l’operazione, è stato dichiarato "giorno del ringraziamento della patria" e celebrato come festività nazionale.
👉Se definirla un’impresa criminale tout court è probabilmente azzardato, resta il fatto che l'obiettivo strategico non era militare ma etnico: la totale cacciata dei serbi da quella parte di Croazia. E verrebbe da dire "target raggiunto".
👉Il lungo governo nazionalista di Tuđman (morto nel 1999) non permise di processare quelli che al tempo dell’operazione Oluja, e, specialmente al suo termine, uccisero civili serbi, bruciarono le loro case e rubarono le loro proprietà.
Per di più, dei crimini non si poteva nemmeno parlarne, e quelle rare voci che lo fecero, venivano viste come nemiche e traditrici.

31 gennaio 2013

Da dove viene la cultura della foiba (e c'entra anche la Lega Nazionale)

La matrice della “cultura della foiba” in Istria.
Localmente le madri parlavano della foiba per spaventare i bambini, in una versione paesana dell'uomo nero. Era faccenda italiana, cultura italica, urbana e costiera che i contadini  slavi dell'entroterra, dove doline e foibe c'erano davvero, sostanzialmente ignoravano.
In un libro di testo in uso nelle scuole della regione durante il ventennio fascista questa poesiola era presentata dagli autori come "molto educativa":
"Con approvazione definitiva della commissio-
ne ministeriale pei libri di testo - giugno 1925.
Riprende la poesiola già pubblicata dal ministro
Cobolli-Gigli nel 1919
, ai tempi di Fiume.
De Dante la Favella
Mia mama m’ha insegnà,
Per mi xe la più bella
Che al mondo ghe xe sta.
E per difender questa
E sovenir la Lega [1]
Convien che ognun s’appresta
A fare el suo dover.
O mia cara patria
Mio dolce Pisin ,
Mio nono cantava
Co iero picin.
Me par de vederlo
Là in fondo al castel
Che sempre ‘l dixeva
A questo ed a quel:
Fioi mii, chi che ofende
Pisin, la pagherà:
In fondo alla Foiba
              Finir el dovarà.


Il testo della poesia destinata ai bambini delle elementari "In fondo alla foiba" è tratto dal libro “La Venezia Giulia: Trieste e Istria” Paravia, Torino, 1925.
👉In questo testo, “approvato” per l’uso nelle scuole, si insegnava che il “dovere” di difendere la “favella di Dante” si concretizzava nel far finire in fondo alla “Foiba” (cioè l’orrido che si spalanca a fianco del castello di Pisino, ossia il canyon con l'inghiottitoio della foiba lungo 500 e profondo circa 100 metri più ovviamente la parte sotterranea lunga 270 metri) tutti coloro che “offendevano” Pisino con parole non italiane: in pratica un invito al massacro delle popolazioni non italiane dell’Istria.
[1] La Lega di cui la poesia fa menzione è la "Lega Nazionale".
👉Vedi altri documenti nel sito diecifebbraio.

1 novembre 2012

Ah, i nazionalisti, così inclini al falso storico!

Diciamo che falsificare la realtà viene loro spontaneo. Anche quando non serve e le materie sono, sul serio, fra le meno importanti.
Anche a costo di esporsi al ridicolo. In questo le destre italiane, slovene e croate sono assolutamente omologate.
Ed ecco un piccolo esempio:
Nel sito del Parco Naturale del Monte Ucka si afferma orgogliosamente: "1874 – venne istituita la Società alpina croata. I Croati sono così diventati il primo popolo del mondo ad avere la propria società alpina, addirittura prima di molti popoli considerati 'alpini'".
Già: "il primo popolo del mondo". Mentre è noto che il club alpino austriaco venne fondato nel 1862, quello svizzero nel 1863, quello tedesco nel 1869. Persino la piccola Società degli Alpinisti Tridendini (SAT) venne fondata prima, nel 1872. Quello inglese risale al 1857.

26 agosto 2012

Chi era Ante Pavelić

L’organizzazione segreta Ustascia, creata nel 1930 da Ante Pavelić, si batteva per l’indipendenza della Croazia dal regno di Jugoslavia.
L'emissione filatelica dello stato fantoccio di Mussolini e di
Hitler pomposamente recitava "Nezavisna drzavahrvatska"
ossia "stato indipendente della Croazia".
Per un decennio il terrorismo ustascia si manifestò con sanguinosi attentati, come quello di Marsiglia del 1934, che costò la vita al Re Alessandro di Jugoslavia e al ministro degli Esteri francese Louis Barthou.
Invasa la Jugoslavia nel 1941, Hitler e Mussolini affidarono a Pavelić la guida dello Stato fantoccio croato.
👉Il fanatismo confessionale e razzista degli Ustascia divenne terrorismo di stato e i massacri perpetrati contro i serbi, gli ebrei e i rom furono fra i peggiori e meno conosciuti crimini del XX° secolo.
Fuggiti in Italia nel 1945 attraverso la «via dei conventi» e poi emigrati in Argentina, gli Ustascia continuarono a praticare la violenza fino alla morte di Pavelić, avvenuta nella Spagna del dittatore Franco nel 1959.
Gli intrecci che gli Ustascia ebbero con i governi che segretamente li sostenevano, tra cui il Fascismo prima e il Vaticano poi, rivelano le radici lontane dei più recenti conflitti in terra balcanica.

5 maggio 2012

La toponomastica, ossia il nome dei luoghi

A pensarci bene, mi viene spontaneo dire Fiume, Pola, Abbazia, Zagabria. Così come quando, riferendomi alla città tedesca sul fiume Meno, dico Francoforte sul Meno e non Frankfurt am Main.
E' normale: quando c'è la versione italiana, si usa quella e si dice Parigi, non Paris. Oppure Londra, non London. E quando non c'è, si usa l'originale: New York, per esempio. Ma se c'è la versione italiana, nessun si sogna di indicare un luogo usando entrambe le versioni, tipo Pechino-Beijīng o Beijīng-Pechino.
Quando non c'è di mezzo il nazionalismo queste cose sono ovvie; da noi accade tranquillamente nelle zone francofone del Piemonte e della Val d'Aosta, dove i toponimi francesi sono diffusissimi e accettati come "veri" da tutti.
Eppure c'è un malinteso senso del politicamente corretto che ci spinge, quando parliamo dei territori della ex-Jugoslavija (o Yugoslavia?) ad usare la doppia denominazione. Forse per il senso di colpa che ci portiamo dietro dopo le prodezze colà compiute dai nostri fascisti a danno delle popolazioni slovene, croate, serbe, etc. nel corso del Novecento? Sensi di colpa sciocchi, per noi che fascisti non siamo.

23 marzo 2012

"A Pola xe l’Arena, la Foiba xe a Pisin"

Sono i versi minacciosi di una canzonetta dialettale diffusa in ambito "italiano" ai tempi dell'impresa di Fiume, poi inserita dal regime fascista in un testo per le scuole ai tempi della italianizzazione dell'Istria.
Foibe
Il dannunziano nazionalista Giuseppe Cobol divenne ministro durante il
regime fascista, quando la sua canzonetta venne inserita con lievi modifi-
che e sotto forma di poesia in un libro di testo destinato alle scuole.
L'irredentista Giuseppe Cobol (poi italianizzatosi in “Cobolli Gigli” e passato al fascismo) teorizzava la pulizia etnica della Venezia Giulia attraverso la sostituzione delle popolazioni «allogene» autoctone con coloni italiani provenienti da altre provincie del Regno.
👉Ancora nel 1919 aveva pubblicato in un libretto dal titolo “Trieste. La fedele di Roma” la trascrizione dell'au-lica canzoncina dialettale:
"A Pola xe l’Arena, la Foiba xe a Pisin che i buta zò in quel fondo chi ga zerto morbin. E a chi con zerte storie fra i piè ne vegnerà, diseghe ciaro e tondo: feve più in là, più in là."

10 marzo 2012

Fiume era italiana (o forse no?)

A differenza di Trieste e dell'Istria, la popolazione italiana di Fiume s'era formata in tempi molto recenti, ed in particolare dopo il 1868, quando Fiume decollò come porto adriatico del regno ungherese, in ambito austroungarico ed in conseguenza della rivoluzione industriale.
Questo non pregiudica in alcun modo il diritto di nessuno, però va detto e soprattutto ricordato: l'italianità di Fiume immaginata da d'Annunzio ha, all'epoca dell'impresa fiumana, solo 30 o al massimo 40 anni d'età, e le sue basi sono fragili.
Nei secoli precedenti la città del Quarnaro certamente non era stata nè italiana nè "veneziana" come invece altri centri del litorale, ma piuttosto e soprattutto ungherese.
Alcuni dati:

► Rijeka nel 1857 era al 90% croata. Aveva poco più di 10.000 abitanti, di cui quasi 9.000 croati, un migliaio di sloveni e solo 600 italiani. Anche prendendo questi numeri con le pinze, i rapporti numerici a quell'epoca erano più o meno questi, tenendo comunque conto che anche a Fiume l'italiano, nella sua forma venetomorfa, era capito o anche parlato dalla gran parte della popolazione non italiana.
► Rijeka nel 1910 era al 25% croata. Aveva una popolazione di 50.000 abitanti. Ma gli italiani erano diventati il doppio dei croati (24.000 contro 12.000). C'erano poi 6.000 magiari, 2.300 sloveni, 2.300 tedeschi, nonchè altri gruppi minori.
► Rijeka nel 1925, dopo il fascismo e l'inclusione nel Regno d'Italia: i numeri sembrano dire 32.000 italiani e 10.000 croati (e quindi per tre quarti italiana), ma si tratta di dati inaffidabili perchè prodotti dalla propaganda fascista e dal clima politico dell'epoca.

10 febbraio 2012

I separatisti sloveni del TIGR

La propaganda della new-generation politica slovena li ha adottati, facendo loro più male che bene.
Il monumento accanto al rifugio del Monte Nanos pretende di rifarsi a
episodi fondanti della Repubblica Slovena ma trascura l'essenziale: le
battaglie di libertà su questo monte non furono combattute dal TIGR
ma dall'OF (Osbodilna Fronta).
La necessaria premessa storica è che il nazionalismo e l'indipendentismo panslavo avevano già dato vita a diverse organizzazioni politiche sotto l'Austria-Ungheria. Poi, nel corso della Prima Guerra Mondiale alcune di esse intrattennero contatti diretti con il governo italiano da cui ebbero incoraggiamento e sostegno semi-ufficiale. A puro titolo di cronaca cito il caso dell'irredentista sloveno Ljudevit Pivko, che ha lasciato un interessante libro di memorie.
Il Trattato di Rapallo del 1920 rese evidente che l'Istria e l'entroterra triestino non sarebbero mai entrati a far parte del neonato Regno di Jugoslavija. In quelle zone Mussolini avrebbe potuto applicare indisturbato la sua politica di snazionalizzazione antislava. E fu così che un gruppo di nazionalisti sloveni e croati diede origine ad una organizzazione anti-italiana a carattere irredentista e terrorista che chiamarono TIGR.
Nell'attuale Slovenia c'è chi definisce il TIGR "la prima organizzazione antifascista" ma è chiaro che si tratta di una forzatura. Il TIGR non aveva natura progressista e antifascista ma solo indipendentista e separatista, il suo orizzonte era il nazionalismo sloveno.
Era contro il fascismo solo perchè gli italiani che occupavano la terra slava erano fascisti. Con un gioco di parole potrei dire: più anti-fascista che antifascista.
Anche se tra i suoi militanti c'erano pure persone di orientamento socialista, la sua natura fu sempre dichiaratamente di destra.
E infatti durante la Seconda Guerra Mondiale il suo leader Albert Rejec rifiutò di aderire al fronte antifascista guidato dai comunisti di Tito.

28 gennaio 2012

13 luglio 1920 - a fuoco il Narodni Dom

Il Narodni Dom  di Trieste (=casa del popolo) era un grande edificio plurifunzionale situato nel centro di Trieste, dove avevano sede le organizzazioni sociali degli slavi del litorale.  
(Boris Pahor, "Qui è proibito parlare", Fazi Editore, Roma, 2009)
L'edificio del Narodni Dom triestino a fuoco nel 1920. 
Ospitava anche un teatro, una cassa di risparmio, un caffè e un albergo (l'Hotel Balkan). Ho visto qualcosa di analogo in Piazza Matteotti a Carrara, ma lì l'edificio situato nel centro città è di proprietà della FAI (Federazione Anarchica Italiana), così amata dai cavatori delle Apuane.
Altri luoghi, altre sensibilità.
Il Narodni Dom nel suo aspetto originario.
Fu progettato da Max Fabiani nel 1902 e venne inaugurato nel 1904.
👉La responsabilità diretta dell'incendio dell'Hotel Balkan (così lo chiamavano gli italiani) alias Narodni Dom (così lo chiamavano gli slavi) non fu mai del tutto chiarita, ma è chiaro che, storicamente parlando, l'incendio avvenne nel clima della "Trieste redenta" dove lo sviluppo del fascismo fu precoce e rapido, talmente virulento da annichilire qualsiasi legame con la tradizione moderata di molti irredentisti italiani che si erano formati sotto l'impero asburgico.
👉Qui (come accadde più tardi nella Trento del socialismo autonomista di Cesare Battisti) il fascismo trionfante fu lesto ad imporre il proprio marchio reazionario.
A Trieste le squadre fasciste incendiarono l’Hotel Balkan e la Narodni Dom, e cioè il principale centro culturale delle organizzazioni slovene ubicato nel centro della città. Il giorno successivo la stessa sorte tocca alla Narodni Dom di Pola, in Istria e alla sede del giornale cattolico sloveno «Pucki Priaateli» di Pisino. Questi atti segnano la nascita del cosiddetto “fascismo di confine”.

17 gennaio 2012

Prove tecniche di nazionalismo (con panorama)

Succede oggi a Gorizia-Nova Gorica, con una sgradevolezza che la comune appartenenza all'Unione Europea rende ancor più evidente.
L'opera slovena iniziata nel 2002  e quella italo-fascista
del 1934 si assomigliano molto, nonostante siano passati
quasi 80 anni. Due varianti di un unico modello?
Non ci sono soldi per completare il monumento “ai difensori della terra slovena” posto sul monte Cerje, una cimetta molto panoramica posta fra tra Monfalcone e Gorizia da cui l'occhio spazia dalla pianura friulana ai rilievi del Collio e alle Alpi Giulie, on vista del Canin-Kanin, del Triglav-Tricorno e di tutte le più importanti cime della catena. Da qui si gode anche della vista sull’altipiano di Trnovska Planota-Selva di Tarnova e della Valle del Vipacco-Vipavska Dolina, ma anche della costa dalla Laguna di Marano a Grado e all’Istria.
La torre in pietra che svetta per 21 metri sulle alture del Carso è costata finora 3,5 milioni di euro, in sette anni di lavori ed è incompiuta. La costruzione del discusso monumento, letto da molti come la risposta slovena all’italiano Ossario di Oslavia, è iniziata nel 2002.
La bandiera con il Tricorno e quella con il Tricolore si fronteggiano delle alture goriziane, ma lo fanno con tutte le ipocrisie dei tempi: è stata infatti creata una rete di percorsi, “Sentieri di pace sul Carso-Poti miru na Krasu”, che collegano il monte Cerje con il paese di Lokvica e quello di Kostanjevica. Per quando ci saranno i soldi sono previsti:
al primo piano la prima guerra mondiale,
al secondo piano l'attività dei nazionalisti del Tigr,
al terzo piano la seconda guerra mondiale,
al quarto piano la guerra dei dieci giorni de1991 contro la Jugoslavija.
Gli artefici della nuova Slovenia censurano invece i partigiani antifascisti dell'OF jugoslavo e tifano apertamente per i nazional-terroristi del TIGR. Forse il 2012 sarà l’anno dell’inaugurazione.
Comunque: la partenza è al parcheggio di Vrh Drage a quota 205 circa; vi si arriva in auto da Castagnevizza/Kostanjevica, presso Merna/Miren (e siamo veramente vicini a Monfalcone).