Visualizzazione post con etichetta resistenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta resistenza. Mostra tutti i post

4 novembre 2022

L'ospedale partigiano Franja (Alpi Giulie slovene)

Incuneato in una forra per sfuggire agli attacchi aerei. Oggi é un museo in grado di consegnarne la memoria alle generazioni future.
ospedale partigiano Franja
L'entrata era nascosta nella foresta e l'ospedale poteva essere raggiunto solo
tramite dei ponti che all'occorrenza potevano essere retratti.
Il grande partizanska bolnica Franja è stato in attività dal 23 dicembre 1943 al 5 maggio 1945.
Venne diretto dalla dottoressa Franja Bojc Bidovec ed è uno dei pochi ospedali partigiani sloveni, attivi durante la seconda guerra mondiale, che in qualche modo sono "sopravvissuti" fino ad oggi. Le virgolette sono dovute al fatto che il suo aspetto odierno é dovuto ad una attenta ricostruzione, dopo l'alluvione che nel 2007 lo aveva distrutto.
ospedale partigiano Franja
La posizione incassata nella gola, gli alberi e il camuffamento degli edifici nascondevano l'ospedale agli aerei nemici.
👉Era stato progettato per ospitare 120 pazienti alla volta ma venne continuamente ampliato fino ad essere composto da ben quattordici capannoni di legno. C'erano baracche adibite a camerate con i letti a castello, quelle adibite a sale operatorie e radiografie, una cucina, un magazzino, una lavanderia con bagni, una centrale elettrica, vari altri rifugi per i feriti e un bunker per la guardia.
ospedale partigiano Franja
Ospedale partigiano Franja.  Vedi il sito dell'attuale museo ed anche la voce in Wikipedia. Si veda anche il blog di Gabriella Giudici.

9 febbraio 2019

L'occupazione nazi-fascista della Jugoslavija, che seminò odio, raccolse tempesta e infine stritolò i pochi italiani della costa orientale

Una fra le tante vittime slave fu la diciassettenne Lepa Radic, giovane partigiana jugoslava.
lepa radic
Nella foto l'impiccagione della partigiana jugoslava Lepa Radic, avvenuta l'8 febbraio
del 1943. Ai nazisti che chiedevano i nomi dei suoi compagni rispose: "li saprete quando 
verranno a vendicarmi". E a breve, nel settembre del '43, cominciò la resa dei conti.
«Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani, combattete, gente, per la vostra libertà! Non vi arrendere ai malfattori! Sarò uccisa, ma c'è chi mi vendicherà!»
Nel novembre del 1941 la quindicenne Lepa Radic e altri membri della famiglia vengono arrestati dagli Ustascia (i fascisti croati) ma con l'aiuto di alcuni partigiani sotto copertura, riesce a fuggire dal carcere il 23 dicembre 1941.
Subito dopo la fuga, Lepa decide di arruolarsi nei partigiani di Tito e nel febbraio del 1943 è la responsabile del trasporto dei feriti nella battaglia della Neretva a un rifugio a Grmech. Durante i combattimenti contro la 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen" viene catturata e trasferita a Bosanska Krupa dove, dopo aver subito torture per diversi giorni nel tentativo di estrarle informazioni, fu condannata a morte per impiccagione.

11 marzo 2015

Quel Dakota nella Bela Krajina

Uno strano incontro negli anni Ottanta.
Dakota Bela Krajina
Tre scatti  che vengono direttamente dagli anni Ottanta. Da qualche anno
il vecchio Douglas Dakota a elica dell'armata partigiana è stato spostato
a Metlika e restaurato (in alto a sinistra: le insegne jugoslave ben visibili
nei vecchi scatti sono state cancellate dal regime attuale). Ecco le coordi-
nate: Nord 45,6188 Est 15,2909. E l'indirizzo: Otok, 8330 Metlika.
Fra le stoppie a bordo strada era improvvisamente emerso il profilo inconfondibile di un vecchio Dakota americano, l'aereo che avevo visto in diecine di film sulla seconda guerra mondiale. Era lì, abbandonato nella pianura, col portellone aperto, ingrigito dagli anni ma ancora in buone condizioni. Con qualche acrobazia ero riuscito a salire sulle ali e a guadagnare la fusoliera. Dal vecchio abitacolo pieno di sedili in tela e tubi metallici ero riuscito a passare nella cabina di pilotaggio. Qui i numerosi strumenti del cruscotto erano stati asportati, dai buchi vuoti pendevano fasci di fili elettrici ma il cockpit era intatto. I vetri inquadravano la campagna e la prospettiva diventò improvvisamente militare e guerresca. 
Durante la seconda guerra mondiale, gli americani e gli inglesi, dalla Bela Krajina, territorio libero, trasportavano i feriti negli ospedali degli Alleati in Italia e trasportavano armi ed materiali ai partigiani titini.

6 giugno 2012

I 2 Euro della discordia

Come è noto a chiunque abbia una conoscenza anche minima dei fatti storici, Franc Rožman-Stane è stato uno dei comandanti partigiani più noti della resistenza jugoslava, e in particolare slovena.
Niente di strano, quindi, che la Slovenia abbia utilizzato la sua immagine per il conio da due euro.
Ma ai forzisti italiani che stanno al parlamento europeo il fatto non è sfuggito, vi hanno visto l'occasione di proseguire la loro campagna di disinformazione così ben avviata con "l'operazione foibe". Ecco allora che applicano anche a Strasburgo il metodo Boffo (falsifica e calunnia, qualcosa resterà): chiedono il ritiro dalla circolazione delle monete slovene lanciando verso la resistenza jugoslava l'accusa di pulizia etnica.
E poco conta che, proprio loro, siano gli eredi politici di quel fascismo trionfante che appiccò il fuoco dell'esal-tazione nazionale e dell'odio etnico in Istria, Slovenia e Dalmazia. Una bella faccia tosta, direi.