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23 luglio 2020

Si faceva rugby a Cantrida, negli anni Trenta

Lo stadio era stato inaugurato nel 1912; ricavato in una vecchia cava di pietra che aveva fornito materiale per il porto nuovo, questo impianto si trovava in una posizione davvero unica.
Cantrida-Costabella, a metà degli anni Trenta. Partita di rugby.
Era incastonato fra la strada litoranea Fiume-Abbazia (a monte) e il popolare stabilimento Bagni Riviera, smantellato e privatizzato nel 2009.
👉Era un punto di riferimento per tutta la popolazione, non solo per gli sportivi: offriva una vista diretta sulle acque del Quarnaro ed oggi è affiancato da un altro campo, che purtroppo ha spazzato via lo storico Bagno Riviera.
Scattata a Cantrida-Costabella: scritta sul retro a penna: “Fiume, 8 dicembre 1939/XVIII - il saluto”.
Mio papà Andrea Carlevaris accosciato al centro, nello stadio di Cantrida (foto senza data).

30 maggio 2020

La distillazione del rosmarino nelle isole dalmate

Dopo Napoleone l'Austria si insediò in Dalmazia e le piante aromatiche della macchia mediterranea divennero di gran moda. Così il rosmarino venne introdotto nella farmacopea asburgica.
rosmarino
L'arrivo dell'Austria in Dalmazia coincise col lancio degli estratti di ro-
smarino nella farmacopea asburgica.
Tanto che sull’isola di Lesina/Hvar, alla fine dell'Ottocento, la farmacia della famiglia Meneghello produceva oltre la metà di tutta la produzione asburgica di estratto di rosmarino: più o meno una decina di tonnellate all’anno.
👉Sulla distillazione del rosmarino si innestò una ulteriore saga familiare, legata al turismo colto.
👉Ai primi del Novecento Eugen, un discendente dei Meneghello, si stabilì in un'isoletta minore e la sua residenza divenne meta di ospiti ricchi, colti e cosmopoliti.
Eugen Meneghello si stabilì a Palmisana all'inizio del Novecento e successivamente aprì anche una pensione, la "Villa di Palmisana”. Dopo la WW2 la proprietà passò al figlio di Eugen, detto "Toto". Oggi è del tutto turisticizzata ma ha una storia nobile. Palmisana/Palmižana è una località delle isole Spalmadori/Paklinski, piccolo arcipelago di ben 16 isolette attorno all'isola di Lesina/Hvar.

6 maggio 2020

Andrja Linardić, l'uomo che mise in piedi la distilleria di olii essenziali di Martinscica

La storia di Andrija, nato nel 1856, è inizialmente simile a quella dei contadini, che riuscivano a malapena a nutrire la loro famiglia.
Linardić si era indebitato per acquistare la distillatri-
ce a Dresda. La macchina giunse a Martinscica smon-
tata e venne assemblata in loco.
Andrija Linardić aveva avuto più di sette figli, ma tutti tranne uno morirono già nella prima infanzia.
Il padre e il figlio avevano spirito di iniziativa: gestivano insieme un negozio locale, e in seguito anche un mulino per il grano, e il figlio gestiva la sede postale, vendeva biglietti per compagnie di navigazione e organizzava la pesca dei tonni.
Ma la loro più grande impresa fu l'apertura della distilleria nel 1903, la prima produzione industriale sull'isola di Cherso.
👉La salvia selvatica sull'isola era endemica e abbondante, ma come ricavarne l'olio essenziale, nessuno lo sapeva, finchè non capitò tra le sue mani un articolo su una moderna macchina per la distillazione a vapore di oli essenziali entrata in funzione sull'isola di Lesina/Hvar.
Lo schema dell'impianto di distillazione. «L’olio di Cherso, ch’è tenuto
del del più perfetto che si faccia negli stati della Serenissima repubblica,
il più ricco prodotto dell’isola» scriveva Alberto Fortis nel 1774.
Vista dal lato opposto della baia al mini-porto di Martinšćica nel 1928. Nella metà destra dell'immagine l'edificio più grande proprio sull'acqua è la distilleria Linardi.  Foto: cartolina storica
In questa foto del 1928 la distilleria dei Linardić è ben visibile sulla destra dell'imbarcazione. L'edificio è oggi la trattoria "Sidro" (foto da Creski Muzej).
👉Messa in funzione la macchina distillatrice, per i successivi quattro anni inviò campioni in mezza Europa, ma nessuno si mostrò interessato, sinchè non gli giunse notizia che a Londra si sarebbe svolta una mostra sul tema, e che vi avrebbero partecipato anche i produttori croati.
👉Alla mostra fu presentato un campione di olio essenziale di salvia e alla fine dell'anno giunse il primo ordine della società tedesca Aroma-Werk Carl-Heine & Co.
Il fondatore Andrija Linardic con la moglie.
La collaborazione continuò e si espanse nelle principali aziende chimiche e farmaceutiche dalla Germania, poi negli Stati Uniti e le richieste arrivarono anche dal Giappone.
👉Lavorava principalmente piante dall'isola di Cherso, e quando non c'è abbastanza materia prima, impegna i contadini dalle isole vicine e dalla Dalmazia. Sebbene il prodotto principale rimanga olio di salvia, distilla anche alloro, rosmarino, menta e mirto. Un tempo, la richiesta di alloro era così elevata che veniva importato dalla Grecia.
Un campione prodotto nell'antica distilleria.
La distilleria produsse moltissimo per diversi decenni, i suoi prodotti ebbero riconoscimenti in occasione di fiere mondiali e il picco fu vissuto nel 1938/1939. quando 6.000 kg di olio di salvia furono esportati negli Stati Uniti.
👉Durante la seconda guerra mondiale, gli affari si ridussero a vendere salvia a un acquirente di Livorno fino al 1943, dopo di che si bloccò completamente.
👉Con la nuova gestione comunista del dopoguerra la situazione aziendale stava per cambiare, anche se Linardić junior non ne è immediatamente consapevole. Sta ancora cercando di mantenere la distilleria come imprenditore, ma nel 1948 l'impianto fu nazionalizzato. Linardić, che era anche cagionevole di salute, andò a stare dai figli, che si erano già trasferiti a Trieste.
👉La gestione della distilleria venne rilevata da una cooperativa, ma senza successo; gli oli prodotti erano di scarsa qualità e non accontentavano gli acquirenti.
👉La distilleria fu definitivamente chiusa nel 1957, l'inventario fu perso e una macchina di distillazione addirittura gettata in mare. L'edificio stesso è stato ristrutturato per diventare un ristorante negli anni '60.
La distilleria lavorava principalmente con piante dell'isola e sebbene il prodotto principale sia stato l'olio di salvia, ha anche prodotto essenza di elicriso, alloro, rosmarino, menta e mirto, e tra i primi al mondo ha prodotto olio di seta. Per maggiori dettagli sulla sua storia vedi qui.
Nota: uno degli ultimi operai della distilleria fu Ivan Kučić e, per qualche strano destino, anche suo figlio Guerino era interessato alla distillazione delle erbe locali e alla fine degli anni Ottanta, ormai in piena epoca turistica, lanciò una nuova produzione a Martinšćica.
"Ricordo le ex distillerie, sono andato alla prima classe mentre lavorava ancora. L'intero villaggio stava annusando, e tali cose, i profumi, il bambino rimangono nella memoria. Dai miei piccoli piedi ero nel campo, ero impegnato in agricoltura, e intorno a me che le nostre erbe. Ho passato un sacco di tempo nell'ospitalità, ma ho avuto una visione, uno scatto nella mia testa e ho deciso di provare con la distilleria" disse Guerino Kučić parlando delle sue origini.
"Kučić sperimentò la distillazione in caldaia di brandy e alla fine decise di acquistare una vera macchina e l'ha trovata in Australia. Lo portò a Martinšćica e iniziò la produzione.
"Oggi produciamo tutto ciò che Linardić ha mai prodotto, stiamo elaborando dieci specie di erbe selvatiche dell'isola e abbiamo ancora rosmarino e lavanda", dice Kučić, che gestisce un'attività insieme a sua moglie Irena. Il prodotto di base sono gli oli essenziali, con l'aggiunta di olio d'oliva dell'isola, prepariamo vari preparati cosmetici, creme e saponi".

5 maggio 2013

Il vecchio Julio Jurmann, operaio italiano, ebreo e comunista nella Jugoslavija di Tito

Negli anni '70 era pensionato da un pezzo. Operaio nel cantiere navale di Fiume, dove aveva iniziato quando c'era ancora l'Italia, nei primi anni '30.
Il vecchio Julio in uno scatto dell'estate del 1968,
quando era già in pensione e passava volentieri
qualche ora in nostra compagnia. Il baschetto in
testa, come usava negli anni in cui aveva lavorato
come operaio ai cantieri 3 Maj di Fiume-Kantrida.
Uomo maturo al momento dell'arrivo delle truppe titine nel 1945, aveva scelto di rimanere nella sua città.  Nella Jugoslavija comunista di Tito. Da quanto ricordo delle lunghe chiacchierate che facevamo nelle assolate estati fiumane dei primi '70, direi che non si era mai pentito.
Nè lui nè la sua compagna Peppina che, ad onta del nome, era di stirpe slava. Di estra-zione contadina, rideva quando raccontava come da Matulje fosse scesa a Fiume attratta dal fascino modernista della città, un mondo che Julio sembrava offrirle. Da decenni abitavano nei casermoni popolari del quar-tiere Čurbek, giusto dietro la casetta liberty di mia zia Amelia. Da tempo ricevevano i canali TV italiani, telegiornali compresi. Non ci invidiavano, erano informati ma non in-tronati. Guardavano volentieri Raffaella Carrà perchè era allegra ma non la consi-deravano un modello di vita. Li ricordo con rimpianto. Persone oneste e positive, ben diverse dai fuggitivi in camicia nera che affollano il piagnisteo giuliano-dalmata.