3 settembre 2026

L'osteria Bottazzo sull'ex-confine di Val Rosandra

La vecchia "Osteria Bottazzo" stava sulla sponda italiana del torrente mentre sulla sponda slovena, appena oltre il ponticello pedonale, c'era la barra confinaria bianca, rossa e blu della Jugoslavija.
Paolo Rumiz l'ha descritta come "l'ultimo calice prima di Vladivostok", un luogo sospeso dove ci si sedeva a ridosso della cortina di ferro per guardare "dall'altra parte", la parte jugoslava, sorseggiando vino Terrano o una Terranella".
Era uno di quei valichi secondari defilati e non segnalati, nati per la vita
quotidiana dei residenti entro i 10 chilometri, che passavano con la pro-
pustnica
, il lasciapassare per i locali. Il nome del posto viene da "bottac-
cio", come si chiamava la vasca di carico dell'acqua che faceva girare a
velocità costante le pietre di macinazione del mulino.
Vi si mangiava con lo sguardo rivolto a pochissimi metri da dove un tempo finiva un mondo e ne iniziava un altro, separati da un torrentello di tre-quattro metri.
E' stata una specie di rifugio, di shangrillà degli irregolari transfrontalie-
ri, l'unico posto in cui i contrabbandieri (sloveni di speck, carni, sigarette
e alcolici, italiani di caffè, zucchero, calze di nylon) e i viandanti solitari
si sedevano allo stesso tavolo per condividere un piatto di jota e quattro
chiacchiere senza badare alle bandiere.
Per i contrabbandieri i momenti migliori per muoversi erano le notti di maltempo o i giorni in cui la bora soffiava così forte nell'imbuto della valle da spingere le guardie a rintanarsi nei casotti confinari.
La notte del 20 dicembre 2007 (ingresso della Slovenia nell'area Schen-
gen) a Bottazzo ci fu una grande festa, con la Maxmaber Orkestar a suo-
nare musica balcanica e Krleža e Rumiz presenti, venne simbolicamen-
te abbattuta la sbarra confinaria tra i boschi, trasformando un luogo di
divisione in una via di passaggio.
👉La val Rosandra è l'imbuto in cui si infila la bora prima di abbattersi sul golfo di Trieste. È una terra dura, "masticata" dal vento e dalla pietra, un'incredibile anomalia geografica, un vero canyon alpino, con ghiaioni e pareti verticali, a due passi dal mare Adriatico. Su quelle rocce è nata la grande scuola triestina di alpinismo (da Julius Kugy a Emilio Comici e ai Bruti della Val Rosandra). Per i triestini, la Val Rosandra comincia dal Rifugio Premuda, il più basso rifugio alpinistico d'Italia, e prosegue (a piedi lungo) il vecchio sentiero di fondovalle o anche lungo la vecchia ferrovia (oggi ciclabile Cottur).

Nota storica sui contrabbandieri della Val Rosandra: il contrabbando in Rosandra non è nato con il confine del 1947. La valle è stata la Via del Sale fin dal Medioevo. Quando i signori di Trieste o i duchi d'Austria imponevano gabelle sul sale estratto dalle vicine saline di Zaule, i contrabbandieri risalivano la gola a piedi per rivendere l'oro bianco nell'entroterra senza pagare il dazio. Nel Novecento, la vecchia ferrovia Trieste-Erpelle (oggi ciclabile "Giordano Cottur") offriva ulteriori anfratti e massicciate ideali per nascondere i sacchi prima di scendere in città.

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