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5 settembre 2012

I quattro di Basovizza

Il 6 settembre cade l’anniversario della fucilazione dei quattro nazionalisti sloveni del TIGR (Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Alojz Valenčič e Zvonimir Miloš) condannati a morte dal Tribunale Speciale fascista nel 1930.
Il Cippo commemorativo di Basovizza.
Vedi anche l'articolo del sito www.diecifebbraio.info.
«Il primo gennaio 1930 si aprì il cosiddetto Primo Processo di Trieste che condusse al martirio di Bidovec, Miloš, Marušič e Valenčič, fucilati fra le ginepraie di Basovizza. Il processo fu celebrato al palazzo di giustizia di Via del Coroneo, dove in seguito all'attentato a "Il popolo di Trieste", il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato si era trasferito da Roma. Il processo continuò a Roma nel 1931 e il Tribunale giudicò oltre trenta imputati in soli due giorni.»
(Boris Pahor, "Qui è proibito parlare")

22 giugno 2012

La satira politica di “Trst je naš!”

Con qualche ritardo registro qui l'uscita di un breve film di satira politica confezionato in Slovenia: “Trst je naš!” (Trieste è nostra).
Una scena del film.
Spassosa presa in giro della nostalgia di un padre sloveno per il maresciallo Tito e i bei tempi andati della resistenza partigiana. All'epoca (2009) la stampa locale aveva dato ampia notizia di questa parodia strapparisate e non era assolutamente possibile scambiare questo cortometraggio satirico per un'operazione di revanscismo sloveno: casomai, in terra slovena, era indirizzato (bonariamente) proprio verso chi allora e nel dopoguerra diceva "Trieste è nostra".
Nessuno, dicevo, tranne l'inarrivabile ministro degli esteri italiano allora in carica, Franco Frattini. Del tutto privo di senso del ridicolo ha dichiarato: “Sono stupefatto per la decisione dell’Accademia slovena per la cinematografia di finanziarlo e per la decisione della Rtv di diffonderlo” [...] non può scherzare sul dolore [...]". Cosa avrebbe detto di "La vita è bella" di Roberto Benigni?

5 aprile 2012

Le uova di Pasqua in Slovenia

uova di pasqua colorate
Anche nel mio Sudtirolo le uova sono
parte delle celebrazioni pasquali.
La mattina del sabato che precede la Pasqua cristiana i bambini dipingono le uova sode pasquali (in sloveno pirhi) che poi saranno nascoste fuori casa, all’aperto.
Si tratta di un rituale che si ripete con piccole varianti in tutta l'area tedescofona dell'arco alpino, come ad esempio in Sudtirolo e che da qui sconfina fino in area ortodossa. 
La tradizione vuole che sia l’Osterhase, il coniglio pasquale, a nasconderle nei dintorni e che i bambini debbano cercarle intorno a casa fino a trovarle. 
👉Nella parte orientale della Slovenia le uova remenke sono decorate a motivi floreali complessi decorati a graffito, ovvero lo sfondo viene colorato a colori vivaci e i disegni vengono poi realizzati graffiando via il colore. Al sud le pisanice vengono decorate con la cera creando bellissimi disegni. 
Tra i colori ricorrenti in questa particolare attività artistica troviamo il verde, il rosso e il giallo, molto utilizzati in quanto colori vivaci, legati alla natura e alla primavera. 
Tra i simboli, un cerchio con al centro un puntino è la rappresentazione del sole, mentre un rombo simbolizza fertilità e un’onda stilizzata è chiaramente la rappresentazione dell’elemento dell’acqua. 
👉Un altro rituale molto diffuso è la realizzazione delle butarice pasquali, mazzetti di fiori secchi o finti ma sempre coloratissimi; nella Galizia slovena e nelle zone orientali dell’Italia chiamate prait. Questo simbolo viene benedetto in chiesa proprio come avviene con le fronde d’ulivo durante la Domenica delle Palme.

12 febbraio 2012

Sul Monte Nanos, dove nasce la bora

Lungo l'antica via che dalle pianure interne portava all'Adriatico.
Monte Manos
La vetta del Nanos è a 1.310 metri ed é irta di antenne, ricorda un po' la cima
della Paganella, che è stata a lungo "la montagna di Trento".
rifugio Vojkosul Monte Nanos
Il rifugio Vojko Vojkova Koča na Nanosu che si trova proprio sulla cima più
alta di questa larga e lunga montagna da cui sembrra che nasca la bora, il
vento che flagella l'Adriatico.
E' meglio andarci d'inverno con le ciaspole, quando i 1.310 metri dellla sua cima più alta, il Suhi Vrh (ossia Monte Secco) offrono scorci e situazioni climatiche "nordici". Nelle altre stagioni si arriva in auto fino al rifugio Voiko, posto praticamente in cima. Ma nelle belle giornate ne vale la pena, per via del panorama. Il Monte Nanos, altresì detto Altopiano della Bora, è un rilievo della Slovenia sud-occidentale sito nel cuore del Carso poco lontano dal Castel Lueghi e dalle Grotte di Postumia ed è l'ultimo monte nella catena alpina.
Dalla sua sommità verso nord lo sguardo spazia su tutte le Alpi Giulie, mentre verso sud-est si percepisce la cima del Monte Nevoso, da cui nasce il fiume Timavo.
In auto vi si arriva da Vipava via Podnanos (sud) o Sanabor (nord).
Fra i pochi punti di appoggio abbiamo la Celedinova Koča, il rifugio Vojko che è praticamente raggiungibile in auto (il parcheggio è qualche decina di metri più in basso) nonchè l'agriturismo Abram.

10 febbraio 2012

I separatisti sloveni del TIGR

La propaganda della new-generation politica slovena li ha adottati, facendo loro più male che bene.
Il monumento accanto al rifugio del Monte Nanos pretende di rifarsi a
episodi fondanti della Repubblica Slovena ma trascura l'essenziale: le
battaglie di libertà su questo monte non furono combattute dal TIGR
ma dall'OF (Osbodilna Fronta).
La necessaria premessa storica è che il nazionalismo e l'indipendentismo panslavo avevano già dato vita a diverse organizzazioni politiche sotto l'Austria-Ungheria. Poi, nel corso della Prima Guerra Mondiale alcune di esse intrattennero contatti diretti con il governo italiano da cui ebbero incoraggiamento e sostegno semi-ufficiale. A puro titolo di cronaca cito il caso dell'irredentista sloveno Ljudevit Pivko, che ha lasciato un interessante libro di memorie.
Il Trattato di Rapallo del 1920 rese evidente che l'Istria e l'entroterra triestino non sarebbero mai entrati a far parte del neonato Regno di Jugoslavija. In quelle zone Mussolini avrebbe potuto applicare indisturbato la sua politica di snazionalizzazione antislava. E fu così che un gruppo di nazionalisti sloveni e croati diede origine ad una organizzazione anti-italiana a carattere irredentista e terrorista che chiamarono TIGR.
Nell'attuale Slovenia c'è chi definisce il TIGR "la prima organizzazione antifascista" ma è chiaro che si tratta di una forzatura. Il TIGR non aveva natura progressista e antifascista ma solo indipendentista e separatista, il suo orizzonte era il nazionalismo sloveno.
Era contro il fascismo solo perchè gli italiani che occupavano la terra slava erano fascisti. Con un gioco di parole potrei dire: più anti-fascista che antifascista.
Anche se tra i suoi militanti c'erano pure persone di orientamento socialista, la sua natura fu sempre dichiaratamente di destra.
E infatti durante la Seconda Guerra Mondiale il suo leader Albert Rejec rifiutò di aderire al fronte antifascista guidato dai comunisti di Tito.

4 febbraio 2012

La gostiona e la gostilna

"Slovèn xe gostìlna! 'Na volta capìvo che se passava el confìn quando che le gostìlne diventava gostiòne!"
gostiona gostilna konoba
La taverna "Slavonka" gestita a Buie dalla signora Mira Berić in una foto
del 1989. Sulla sinistra in blu la segnaletica ufficiale dell'epoca, prima del-
l'implosione della Jugoslavija di Tito. Sulla destra quella che vanta i piatti
arrosto della casa a base di maiale, agnello e tacchino.
Stabilito che la gostilna slovena è la gostiona croata, bisogna però ricordare le varianti.
La gostiona è un ristorante-bar, un locale più modesto del restoran, che già si pro-pone come ristorante.
Il diminutivo gostionica può essere tradotto con "trattoria".
👉Invece konoba potrebbe essere tradotto con "cantina", quindi qualcosa di più più modesto della gostiona.
👉Senonchè oggi i due termini vengono utilizzati in maniera alquanto elastica e gostiona e konoba si sovrappongono. Sicuramente meno diffuso è il termine  krčma. Nei paesi dell'est europeo krčma significava osteria, taverna, trattoria, come avviene oggi per il termine gostionica.

1 febbraio 2012

La jota, un piatto povero medioevale che tiene botta anche oggi (ma aggiornato)

Si tratta di una minestra a base di crauti che nelle odierne ricette triestine viene arricchita con fagioli e patate.
jota
Oltre alla jota di crauti, in Carnia troviamo anche i crauti di
rape, che vengono chiamati brovada e che oggi si accompa-
gnano con il cotechino (che qui è chiamato muset).
La troviamo in numerose varianti locali in un’ampia area che comprende il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, ma la capitale attuale è Trieste.
👉L'origine della jota risale al medioevo, quando non c'erano nè il mais, nè le patate (arrivati più tardi dall‘America) e non c'erano nemmeno i fagioli come li conosciamo noi.
La antica parola celtica è passata al latino ed è trasmigrata nel friulano, in alcuni dialetti italiani (zota nell'Italia settentrionale) e nel francese antico jotte.
👉La sua natura di pietanza rustica e popolare ne differenzia le ricette fra quelle nate nelle zone dove la terra era più generosa e quelle più povere, come il goriziano e il triestino, dove la jota era fatta solo di crauti e fagioli.

20 gennaio 2012

Kamniška gorčica (la senape di Kamnik)

La cittadina di Kamnik, che si trova in una zona montagnosa della Slovenia centrale, non ha dato il nome soltanto alla Kamniška domača klobasa, una rude salsiccia "da crauti" già presentata in questo blog.
Ho scoperto che c'è anche questa senape, niente di speciale, si trova nei supermercati ma è comunque una curiosità. E quindi l'ho acquistata come al solito nel market di confine per poi trasferirla nel reparto barbecue della baracca, dove attende serenamente che si compia il suo destino.

17 gennaio 2012

Prove tecniche di nazionalismo (con panorama)

Succede oggi a Gorizia-Nova Gorica, con una sgradevolezza che la comune appartenenza all'Unione Europea rende ancor più evidente.
L'opera slovena iniziata nel 2002  e quella italo-fascista
del 1934 si assomigliano molto, nonostante siano passati
quasi 80 anni. Due varianti di un unico modello?
Non ci sono soldi per completare il monumento “ai difensori della terra slovena” posto sul monte Cerje, una cimetta molto panoramica posta fra tra Monfalcone e Gorizia da cui l'occhio spazia dalla pianura friulana ai rilievi del Collio e alle Alpi Giulie, on vista del Canin-Kanin, del Triglav-Tricorno e di tutte le più importanti cime della catena. Da qui si gode anche della vista sull’altipiano di Trnovska Planota-Selva di Tarnova e della Valle del Vipacco-Vipavska Dolina, ma anche della costa dalla Laguna di Marano a Grado e all’Istria.
La torre in pietra che svetta per 21 metri sulle alture del Carso è costata finora 3,5 milioni di euro, in sette anni di lavori ed è incompiuta. La costruzione del discusso monumento, letto da molti come la risposta slovena all’italiano Ossario di Oslavia, è iniziata nel 2002.
La bandiera con il Tricorno e quella con il Tricolore si fronteggiano delle alture goriziane, ma lo fanno con tutte le ipocrisie dei tempi: è stata infatti creata una rete di percorsi, “Sentieri di pace sul Carso-Poti miru na Krasu”, che collegano il monte Cerje con il paese di Lokvica e quello di Kostanjevica. Per quando ci saranno i soldi sono previsti:
al primo piano la prima guerra mondiale,
al secondo piano l'attività dei nazionalisti del Tigr,
al terzo piano la seconda guerra mondiale,
al quarto piano la guerra dei dieci giorni de1991 contro la Jugoslavija.
Gli artefici della nuova Slovenia censurano invece i partigiani antifascisti dell'OF jugoslavo e tifano apertamente per i nazional-terroristi del TIGR. Forse il 2012 sarà l’anno dell’inaugurazione.
Comunque: la partenza è al parcheggio di Vrh Drage a quota 205 circa; vi si arriva in auto da Castagnevizza/Kostanjevica, presso Merna/Miren (e siamo veramente vicini a Monfalcone).

10 novembre 2011

La brovada friulana, ossia i crauti fatti con le rape

Tra la jota e la brovàda, in una geografia delle minestre contadine a base di cavoli e di rape e di cavoli.
La brovàda nel piatto con il musét, ovvero i crauti di rapa con il cotechino, un piatto ultra-tradizionale.

brovada brovade
Oggi la brovada si arricchisce di solito con il muset (cotechino preparato
bollendolo in acqua per almeno un'ora e mezza).
Anticamente il termine jota veniva usato anche per indicare genericamente una minestra.
Oggi, invece, è associato alla sola minestra a base di crauti i quali, si sa, derivano dal cavolo cappuccio.
👉Con il termine brovàda si indicano invece quei prodotti acidi (altrettanto rustici) che nella preparazione prevedevano l'impiego delle rape anzichè del cavolo. La brovada (brovade, broade, brovader, brovadin) viene oggi considerata dagli amministratori del Friuli-Venezia Giulia un prodotto agroalimentare tradizionale meritevole di riconoscimento e viene così descritto: "Rape macerate e fermentate a contatto con la vinaccia acidificata, commercializzate tal quali o tagliate in fettuccine e consumate crude o cotte".
👉La brovada è una specialità tutta friulana, ma presente anche, in misura minore, nella cucina carsolina. Si tratta dunque di rape fatte inacidire nella vinaccia (per cui abbiamo la brovada bianca, più nota, e la brovada rossa) per una quarantina di giorni che vengono poi affettate sottilmente, a strisce lunghe e sottili come quelle dei crauti. Rispetto a questi, è meno acida ed ha un forte potere diuretico. Un'approfondimento sulla differenza fra jota e brovaàda in Carnia lo trovate nel sito www.carnia.la a cura di Annamaria Bianchi. Già nel 1867 Ippolito Nievo citava la Brovada, nel suo “Confessioni di un italiano”.

2 settembre 2011

Gorenjska klobasa (la kranjska dell'Alta Carniola)

E' una variante locale della più nota kranjska klobasa.
gorenjska klobasa
Ingredienti: carne di maiale e pancetta, carne di manzo, lardo, sale, spezie,
destrosio, stabilizzanti E450 (difosfati) e E451(trifosfati), antiossidante
E316 (eritornato di sodio), conservante E250 (nitrito di sodio). E' in pratica
una specie di clone della più nota salsiccia di Kranj (Kranjska Klobasa).
L'Alta Carniola in sloveno viene detta Gorenjska, si trova nel nord-ovest della Slovenia ed è la sua regione sicuramente più alpina.
Da queste parti la salsiccia tradizionale viene conosciuta con il nome di gorenjska klobasa, ma sitratta in sostanza della nota e diffusa salsiccia di Kranj (Kranjska Klobasa).
Si tratta di una salsiccia affumicata a grana grossa, diffusa anche nella cucina triestina e che si mangia cotta.
E' documentata dal 1896.
Quella della foto, venduta col nome goreniska klobasa è una delle numerose varianti ed è venduta dalla catena slovena Tus.

28 ottobre 2010

La salsa Ajvar in Slovenia (e le sue varianti)

Il principale produttore sloveno di salsa ajvar è la ditta "Natureta" di Kamnik, presso Kranj.
La compro senza andare troppo per il sottile e comunque, anche volendo, non saprei proprio dove trovare qualcosa di meno industriale, per cui i supermercati della catena Tus vanno benone. Viene prodotta in tre versioni: leggera (mild), pungente o piccante (nepekoč) e "ardente" (pekoč).
ajvar
Naturalmente anche in Slovenia si trovano le varianti-base, le forse meno note ma certamente diffuse lutenica (addi-zionata con pomodori) e pindjur (addizionata con pomodori e melanzane).
kajzarska klobasa
La rossa ajvar con cipolle e salsiccia alla griglia, un classico. In questo caso la salsiccia è una kajzarska klobasa, salsiccia dell'imperatore, molto simile alla più conosciuta e diffusa kranjska klobasa, salsiccia di Kranj.