...vennero accolti con tanti sospetti, ma in uno stato di sostanziale attesa, mentre tutti tiravano un sospiro per la fine della guerra.
Giacomo Scotti, che fu tra i primi a registrarlo, e in anni più recenti anche Paolo Rumiz).
👉Così, un esempio fra i tanti, mio zio Attilio, che lavorava al cantiere navale come tecnico elettricista, decise solo più tardi di andarsene e questo non per ostilità ideologica o etnica, ma per la rozzezza, la cafonaggine, la prepotenza ed i modi inutilmente sbrigativi dei funzionari titini, molti dei quali erano veramente ignoranti. Lo zio andò via nel 1946, quando ormai la faccenda si era dispiegata in tutta la sua piena interezza. Il casus belli fu una banale lite scaturita attorno alla qualità del cibo servito nella mensa del cantiere. Se ne andò come la maggioranza degli italiani: "Si stava preparando per noi Fiumani Italiani un periodo veramente infelice, che ci costrinse a lasciare la nostra amata terra, la terra dei nostri padri, nonni, bisnonni e indietro nel tempo, il nostro mare.
Dovemmo abbandonare tutto: casa, parenti, amici, abitudini. Fu un distacco molto doloroso, ma necessario, perché sarebbe stato impossibile sottostare a modi di essere tanto diversi di quelli a cui eravamo abituati per educazione morale, formazione culturale, sociale, religiosa e di tradizioni nonché alla nostra cittadinanza italiana." (Mariagrazia Poso, in "Un Fiume di Fiumani", gruppo Facebook)
👉Mia zia Adele, giovane e ingenua sportiva dei quartieri operai, aveva portato il gagliardetto fascista delle giovani fiumane nelle cerimonie del fascismo cittadino di Torretta confondendo sport e fascismo. Che dire? Poco sveglia? Troppo giovane per capire? Ingenua? Fatto sta che si meravigliò della determinazione mostrata dai combattenti slavi, e soprattutto non capiva com'essi potessero confonderla coi loro nemici...
👉Mio zio Pippo, che invece era stato un fascista convinto, se ne era andato già molto prima dell'arrivo dei partigiani, e questo é del tutto ovvio e perfettamente comprensibile.


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