24 aprile 2026

Quando i partigiani di Tito entrarono in Fiume...

...vennero accolti con tanti sospetti, ma in uno stato di sostanziale attesa, mentre tutti tiravano un sospiro per la fine della guerra.
I partigiani di Tito giunsero in città scendendo dalla Valscurigna. Nel ricordo di mio zio Attilio: "Il giorno 3 maggio entrano in Fiume le truppe slave, scendono dalla val Scurina a cento metri da casa mia, sono partigiani, marciano a file di 3-4 quasi tutti armati di fucili mitragliatori, con bandoliere di cartucce per un verso, ed una bandoliera di orecchie umane per l’altro. Mettono paura alla gente che non si aspettava quella mostra. Forse era fatto apposta, comunque era gente che aveva combattuto 3-4 anni, nei boschi, al freddo, poco e male vestita, con ai piedi quelle “scarpe” con la punta all’ in su, chiamati “opanki”".
Alla fine, tra i miei parenti rimasero solo mia prozia Amelia (già nota alla questura fa-
scista in quanto compagna di un militante socialista) e una cugina Laura: entrambe non
compromesse col fascismo e non abbastanza a contatto, diciamo così, con lo spirito an-
tislavo robustamente presente nel centro città italiano.
Al netto della narrazione più diffusa fra gli esuli, tra la gente comune c'era stato all'inizio un atteggiamento di sostanziale sospensione del giudizio. Ma questo tesoretto di "pregiudizio positivo" non resse a lungo perchè, alla prova dei fatti, gli amministratori titini fecero clamorosamente fiasco: erano di un'altra pasta e furono molti - non solo italiani - a non reggere il loro stile prepotente e ignorante (di questa "inadeguatezza" hanno parlato anche Giacomo Scotti, che fu tra i primi a registrarlo, e in anni più recenti anche Paolo Rumiz).
👉Così, un esempio fra i tanti, mio zio Attilio, che lavorava al cantiere navale come tecnico elettricista, decise solo più tardi di andarsene e questo non per ostilità ideologica o etnica, ma per la rozzezza, la cafonaggine, la prepotenza ed i modi inutilmente sbrigativi dei funzionari titini, molti dei quali erano veramente ignoranti. Lo zio andò via nel 1946, quando ormai la faccenda si era dispiegata in tutta la sua piena interezza. Il casus belli fu una banale lite scaturita attorno alla qualità del cibo servito nella mensa del cantiere. Se ne andò come la maggioranza degli italiani: "Si stava preparando per noi Fiumani Italiani un periodo veramente infelice, che ci costrinse a lasciare la nostra amata terra, la terra dei nostri padri, nonni, bisnonni e indietro nel tempo, il nostro mare.
Dovemmo abbandonare tutto: casa, parenti, amici, abitudini. Fu un distacco molto doloroso, ma necessario, perché sarebbe stato impossibile sottostare a modi di essere tanto diversi di quelli a cui eravamo abituati per educazione morale, formazione culturale, sociale, religiosa e di tradizioni nonché alla nostra cittadinanza italiana." (Mariagrazia Poso, in "Un Fiume di Fiumani", gruppo Facebook)
👉Mia zia Adele, giovane e ingenua sportiva dei quartieri operai, aveva portato il gagliardetto fascista delle giovani fiumane nelle cerimonie del fascismo cittadino di Torretta confondendo sport e fascismo. Che dire? Poco sveglia? Troppo giovane per capire? Ingenua? Fatto sta che si meravigliò della determinazione mostrata dai combattenti slavi, e soprattutto non capiva com'essi potessero confonderla coi loro nemici...
👉Mio zio Pippo, che invece era stato un fascista convinto, se ne era andato già molto prima dell'arrivo dei partigiani, e questo é del tutto ovvio e perfettamente comprensibile.

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