18 agosto 2023

Il circolo rionale di Borgomarina a Cantrida

Una architettura razionalista a Cantrida, lascito del ventennio fascista.
L'edificio, nato negli anni Trenta come circolo rionale di Borgomarina, é oggi la sede della comunità di quartiere di Kantrida intitolata al combattente partigiano Mirko Čurbeg, e si trova (toponomastica attuale) in via Lovranska 10.
Nel suo aspetto attuale. Oggi come allora, é ancora sede di un circolo ri-
creativo di quartiere. "Dom Kulture" ossia Casa della Cultura.

Alla periferia occidentale di Fiume, oltre il grande cantiere navale ma non ancora alla baia di Volosca, non sono sopravvissute solamente le villette residenziali affacciate sugli scogli di Costabella.
E' rimasto in piedi anche uno degli interventi "militanti" che il regime creava a livello di singolo quartiere: case del fascio, circoli ricreativi, eccetera....
Nel suo aspetto iniziale, quando si chiamava "Casa del Circolo Rionale
Fascista" ed aveva una valenza scopertamente politica.
Qui risulta meglio la iscrizione "circolo rionale fascista Stefano Caifessi".
Al legionario dannunziano Stefano Caifessi venne intitolato anche un ri-
fugio alpino
 ai piedi del Monte Aquila, ad Est del Carso triestino.
"A Borgomarina (oggi Cantrida), rione occidentale di Fiume che comprendeva il territorio tra i cantieri navali e la zona residenziale delle ville di Costabella, fu costruito il Circolo rionale Borgomarina (oggi sede della Comunità di quartiere di Cantrida, ubicata in via Laurana). L’edificio, non tanto grande, sebbene dal volume frazionato, dà un’impressione di grande compattezza, grazie soprattutto alle sue dimensioni e al modo nel quale è stato concepito. Sorge sulle scoscese falde di una collina, circondato da piccole case a pianoterra e a un piano, tra le quali si è inserito molto bene. La palazzina è formata da alcuni parallelepipedi di grandezza e altezza diversa, uniti da un semicilindro. Lo schema appare molto semplice mentre, a detta di Rotim Malvić, i locali interni si susseguono l’uno accanto all’altro. Tutta la composizione è dominata dalla torre in rilievo 
sul prospetto dell'edifi-
Nel suo aspetto attuale (2023).
cio, al cui pianoterra è situato l’atrio, mentre gli uffici si trovano al piano superiore. Perugini usava molto spesso la scalinata come elemento importante nel creare l’impressione visiva d’insieme e questa non è da meno: è larga e, intersecandosi ad angolo retto con la strada, porta all’entrata. Davanti all’ingresso semicircolare nell’edificio, però, il progetto prevedeva la costruzione di una doppia gradinata molto ampia, la quale, a mo’ di anello, avrebbe abbracciato tutti gli ambienti in un unico insieme. Nel sunnominato scritto si legge che, probabilmente, non è stata realizzata per intero a causa dello spazio limitato, cosicché è andata in parte perduta la drammaticità. In questo scenario calcolato, oltre alla scalinata, è importante anche il ruolo della torre all’ingresso: la vetrata al pianoterra, le due generose finestre al primo piano e la larga circonferenza del balcone che cinge e divide verticalmente il corpo della stessa evidenziano la carica drammatica con il simbolo stilizzato del fascismo, che come un timone esce dal balcone e si radica saldamente alla base delle scale.
L’abbondanza di chiarore, spiega ancora l’autrice, non entra nella palazzina soltanto attraverso la vetrata dell’atrio, bensì la sala sita nel parallelepipedo inferiore è illuminata da tre grandi finestre collegate, mentre il passaggio della luce è consentito anche dalle porte in vetro, poste su tutte le entrate. I simboli molto stilizzati dell’ideologia di regime si osservano anche sul pavimento dell’androne: tre strisce, di cui quella centrale è molto più larga, conducono fino al piedistallo sul quale si trovava il busto di Mussolini, un ritratto dalle linee esageratamente marcate realizzato dal noto pittore Romolo Venucci e, sulla parete dietro allo stesso, se ne trovava un altro in bassorilievo. Perugini incluse nei lavori anche i migliori artisti, artigiani e decoratori fiumani: l’impresa Mareschi per quelli in muratura, la Stanflin per i mobili, la Dorchich per le verniciature, il noto pittore fiumano Ladislao de Gauss per la tinteggiatura del muro più grande e rappresentativo della sala e molti altri. In quanto si trattava del Circolo, che in ogni rione era anche una specie di casa sociale (sebbene il suo ruolo principale fosse quello di propagare lo spirito dell’ideologia fascista dominante), tutto doveva essere della massima qualità. Dopo la guerra, la palazzina è diventata, con alcune piccole modifiche (è stato tolto il busto di Mussolini e riverniciato l’affresco di de Gauss), prima sede della Comunità locale di Cantrida e, in seguito, di quella di quartiere." (Melita Sciucca, in "La Voce del Popolo" del 3 luglio 2023)

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