9 aprile 2018

Quando i fascisti si presero Susak (che apparteneva al Regno di Jugoslavija)

Fu solo grazie all'invasione nazista dell'aprile 1941 che i fascisti fiumani riuscirono a mettere le mani sul quartiere di Susak, il popoloso quartiere croato dell'oltrefiume che col suo Port Baross faceva da contraltare al "molo longo" di Fiume italiana.
fiume susak
Nel ventennio italo-fascista la città era tagliata in due dal confine fra il
Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia: a sx Fiume, a dx Susak.
I fascisti in realtà avevano i giorni contati ma ancora non se ne rendevano conto. I conti da parte croata e slovena sarebbero arrivati a stretto giro di posta.
In quei giorni, una ”ragazza di oltreponte” così ricorda l'introduzione forzata del monolinguismo a Susak dopo l'invasione nazi-fascista della Jugoslavia del 1941: "Con malcelato nostro stupore constatammo che
Il confine risaliva il corso del fiume Eneo e si infilava tra le colline risa-
lendo la Val Scurigna.
appena invasa la nostra Città fu italianizzato il suo nome e la chiamarono Sussa.Venne emanato dal Prefetto di Fiume l’ordine che le insegne dei nostri negozi dovevano essere scritte in italiano, si misero nomi italiani a tutte le vie, con gran disappunto e confusione di tutti, anche dei fiumani che da sempre frequentavano Susak e conoscevano le vie col nome croato.
fiume susak
Nel centro città c'era un check-point al ponte (most) sul fiume.
Apparvero sui muri e all’ingresso degli edifici pubblici manifesti in lingua italiana che annunciavano frasi insensate:
“Questa è Terra Italiana".
“Qui si saluta romanamente“.
“Qui si parla solo Italiano”.
Il disagio era palese, l’umiliazione grande, pochi tra noi conoscevano bene l’italiano per esprimerci in modo completo, erano piuttosto i fiumani che sapevano il croato, al più si biascicava il dialetto fiumano. Mio fratello, ragazzo assai vivace e i suoi amici erano molto arrabbiati e papà lo rimproverò per la loro inutile e pericolosa contrarietà." (Furio Percovich, Gruppo Facebook "Un Fiume di Fiumani")
fiume susak
Il confine italo-jugoslavo nel periodo fra le due guerre. "Le trattative si conclusero l’11 Aprile nell’Ufficio di Commissariato di P.S. nel Ponte sull’Eneo con la resa incondizionata della Piazzaforte di Sussak.
Le truppe italiane varcarono il confine dal ponte sull’Eneo disinnescato dalle mine alle ore 17 dello stesso giorno senza sparare un colpo.
La Delegazione di Sussak era guidata dal Sindaco Mario Sarinich e quella italiana dal Ten Col. Fabio Besta, assistito dal Dr. Carlo Stupar e dal Dr. Vincenzo Genovese, rispettivamente Vice Podestà e Questore di Fiume. Cominciava così l'inizio della nostra fine."                                               (Rodolfo Decleva - Gruppo Facebook "Un fiume di fiumani")

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