12 giugno 2016

L'antica trattoria di Plomin, sulla strada da Pola a Fiume

Il breve spiazzo inclinato verso monte porta ai nove gradini del centro civico ma anche al ballatoio della "Dorina", storica konoba nazional-popolare cresciuta negli anni della orgogliosa Jugo di Tito, mentre di là dal nastro d'asfalto il nucleo storico dell'antica Fianona, abbandonata dalla popolazione italofona, lentamente sprofondava nell'oblio.
Fianona Plomin
Il terrazzo della "Dorina" sta sopra la litoranea che porta a Fiume e s'af-
faccia sull'antico nucleo abitato di Fianona (oggi Plomin), un paese-fan-
tasma interamente di pietra a vista, abbandonato dagli abitanti e coloniz-
zato dall'azzurro di una tenace campanula che mette radici fra i muri di-
roccati. Tra gli stretti vicoli, i porticati, gli stemmi e i passaggi della de-
caduta Fianona si aggirano i fantasmi del passato, che son tornati a far
danno durante le guerre jugoslave degli anni Novanta.
Ci siamo passati davanti chissà quante volte, senza notarla. Un tempo, appena entrati e sulla destra, cam-peggiava un grande meda-gliere, un rettangolo di panno verde dov'erano appuntati centinaia di stemmi e stem-mini della variegata realtà associativa della Jugoslavia titina, un universo di utopia e ideali che per qualche lustro - mentre da noi il Sessantotto scompaginava tutto - alimentò le speranze dei paesi "non allineati" sull'esistenza di una terza via fra USA e URSS.
Dorina Plomin
La vecchia trattoria"Dorina", affacciata sulla curva di Plomin, lungo la strada litoranea Fiume-Pola.

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