10 ottobre 2026

I "piloti de mar" dell'Istria veneziana

Compito dei pedoti d'Istria era «dar l'acqua giusta alli remurchianti» nei secoli della vela, quando per arrivare a Venezia bisognava conoscere ogni metro delle sue infide acque basse.
Sul lato veneziano i piloti de mar facevano base alle tre bocche di ingresso in laguna (Lido, Malamocco e Chioggia), che erano le via d'accesso navali a Venezia. A San Nicolò al Lido i pedoti avevano la loro stazione con la sede della loro corporazione (Scuola dei Peota e dei Piloti de Mar).
Una galea grande cinquecentesca mentre approda a un molo istriano con
il mare grosso (immagine di fantasia creata con l'AI Gemini di Google).
Le grandi navi che risalivano l’Adriatico verso Venezia seguivano la rotta "sopravento", quella lungo la costa dalmata, ricca di isole, canali e ridossi, e raggiungevano l'Istria. Rovigno e Parenzo erano gli ultimi sicuri punti di riferimento prima di Venezia.
I due porti istriani erano la porta marittima di Venezia, quasi una antica-
mera ufficiale della laguna veneziana. I piloti salivano prevalentemente
a Rovigno nella stagione estiva e a Parenzo in quella invernale.
Per l'ultimo tratto del viaggio di ritorno non ci si poteva affidare soltanto all'esperienza del proprio capitano: per affrontare la traversata verso le acque basse della laguna serviva un pilota esperto di navigazione nelle acque basse.
👉A Rovigno e a Parenzo salivano a bordo i “pedoti d'Istria”, i piloti di mare che conoscevano tutto dei fondali bassi: secche, correnti, bocche portuali e canali lagunari, un ambiente mutevole nel quale sabbie e sedimenti modificavano continuamente la mappa dei passaggi navigabili.

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