Compito dei pedoti d'Istria era «dar l'acqua giusta alli remurchianti» nei secoli della vela, quando per arrivare a Venezia bisognava conoscere ogni metro delle sue infide acque basse.
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| Sul lato veneziano i piloti de mar facevano base alle tre bocche di ingresso in laguna (Lido, Malamocco e Chioggia), che erano le via d'accesso navali a Venezia. A San Nicolò al Lido i pedoti avevano la loro stazione con la sede della loro corporazione (Scuola dei Peota e dei Piloti de Mar). |
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Una galea grande cinquecentesca mentre approda a un molo istriano con il mare grosso (immagine di fantasia creata con l'AI Gemini di Google). |
Le grandi navi che risalivano l’Adriatico verso Venezia seguivano la rotta "sopravento", quella lungo la costa dalmata, ricca di isole, canali e ridossi, e raggiungevano l'Istria. Rovigno e Parenzo erano gli ultimi sicuri punti di riferimento prima di Venezia.
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I due porti istriani erano la porta marittima di Venezia, quasi una antica- mera ufficiale della laguna veneziana. I piloti salivano prevalentemente a Rovigno nella stagione estiva e a Parenzo in quella invernale. |
Per l'ultimo tratto del viaggio di ritorno non ci si poteva affidare soltanto all'esperienza del proprio capitano: per affrontare la traversata verso le acque basse della laguna serviva un pilota esperto di navigazione nelle acque basse.
👉A Rovigno e a Parenzo salivano a bordo i “pedoti d'Istria”, i piloti di mare che conoscevano tutto dei fondali bassi: secche, correnti, bocche portuali e canali lagunari, un ambiente mutevole nel quale sabbie e sedimenti modificavano continuamente la mappa dei passaggi navigabili.
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