La rivolta anti-italiana del contado slavo arrivò dopo l'8 settembre 1943, quando tutti capirono che il fascismo era finalmente finito.
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Fra le foto simbolo dell'esodo c'è quella che ritrae la piccola Egea Hafner nei giorni del viaggio senza ritorno nel dopoguerra. |
Vennero allora al pettine i nodi sociali, etnici, politici ed ideologici lasciati in eredità da d'Annunzio e Mussolini e dall'intero sistema economico, burocratico, amministrativo, militare e poliziesco che innervava la dominazione fascista nel litorale.
👉Il contadino slavo contro il possidente italiano, il proletario slavo contro gli spedizionieri italiani, l'entroterra slavo contro le città italiane, la resistenza di Tito contro l'occupazione nazifascista tedesca e italiana.
Fruttih avvelenati lasciati da noi italiani brava gente, cose che i professionisti del piagnisteo giuliano-dalmata non hanno mai riconosciuto. Ci si spinti fino al punto di usare i propri figli come testimonial del proprio strabismo storico.
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L'intervista rilasciata al quotidiano "La Repubblica" (11 febbraio 2025). |
Italianizzare! (nell'aprile del 1941 le forze dell'Asse italo-tedesco occuparono l'ex Regno di Jugoslavija. In Dalmazia le insegne scritte in croato vennero sostituite da scritte in italiano, proibiti giornali, manifesti, vessilli croati; sciolte le società culturali e sportive, imposto il saluto romano, ripristinati i cognomi italiani con lo stesso decreto emanato durante l'impresa fiumana di d'Annunzio).
Eliminare tutti! (così si esprimeva il generale Orlando: « ...è necessario eliminare: tutti i maestri elementari, tutti gli impiegati comunali e pubblici in genere (A.C., Questura, Tribunale, Finanza ecc.), tutti i medici, i farmacisti, gli avvocati, i giornalisti, ... i parroci, ... gli operai, ... gli ex-militari italiani, che si sono trasferiti dalla Venezia Giulia dopo la data suddetta»).
«Si ammazza troppo poco» (così scriveva nel 1942 il generale Mario Robotti, comandante dell'XI° Corpo d'Armata italiano in Slovenia e Croazia. Per lui i rastrellamenti, i villaggi incendiati, le esecuzioni sommarie, gli internamento dei civili non bastavano a piegare la resistenza slava. Il suo diretto superiore, generale Roatta raccomandava l'uso dell'aviazione e dei lanciafiamme per distruggere i paesi).
«Testa per dente» (così scriveva il generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia e Croazia (Supersloda) il quale nel marzo del 1942 aveva diramato una Circolare 3C nella quale si leggeva: "Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa per dente".
Gli internati nei campi italiani: (dalla relazione del generale Gambara, dicembre 1942: « Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d'ingrassamento. L'individuo malato sta tranquillo [...] Le condizioni da deperimento dei liberati di Arbe sono veramente notevoli - ma Supersloda da tempo sta migliorando le condizioni del campo. C'è da ritenere che l'inconveniente sia praticamente eliminato" ». Sui campi italiani in Jugoslavija nel 1941-43 vediil sito www.storia XXIsecolo.it.
Voglio essere chiaro: non negherò mai i gravi ed atroci crimini del fascismo, soprattutto in queste complesse terre.
RispondiEliminaMa soprattutto non li giustificherò.
Quella che viene descritta come una "legittima" reazione a tali ingiustizie, però, non solo è stata abilmente strumentalizzata dai nazionalisti slavi, ma ha un altro grave difetto: che si è posta sullo stesso piano dell'ingiustizia che dichiarava di combattere. E nonostante questo è spesso negata, sempre giustificata.
In materia di nazionalismo slavo c'è solo l'imbarazzo della scelta, i cetnici e gli ustascia non erano (e non sono) certo campioni di democrazia. Che gli slavi abbiano strumentalizzato l'operato del fascismo è automatico. In Alto Adige tutto si limitò all'obbligo della lingua e all'abolizione delle scuole tedesche, e ancor oggi non siamo particolarmente simpatici a quelle popolazioni. Quì il fascismo è stato ben altra cosa.
RispondiEliminaSe davvero la "rivolta" antifascista degli slavi fosse stata davvero giusta, e se davvero i titini fossero stati i liberatori portatori di giustizia come amano dipingersi...
RispondiEliminaa parte un primo sbandamento iniziale comprensibile, questi ultimi avrebbero placato, e non fomentato gli animi; avrebbero sottoposto a processi giusti ed equi i responsabili di crimini (e per processi giusti ed equi intendo: con giudice, con difesa, con possibilità di difendersi, con un verbale del processo), comminando (in caso di condanna) pene proporzionate al fatto; avrebbero impedito certe degenerazioni (dalle foibe all'imbrattamento con falce e martello del foro romano di Pola, dalle esecuzioni sommarie a quelle nei confronti di chi solo ammainava la bandiera iugoslava, ecc.); avrebbero punito quegli elementi a loro interni che si rendevano responsabili di scorrettezze più o meno efferate; non avrebbero modificato unilateralmente la toponomastica; insomma, non avrebbero commesso quelle piccole e grandi prepotenze tipiche dell'arroganza fascista.
Certo, magari così aver ragione di certe sacche nazifasciste avrebbe richiesto più tempo, ma il pregio della giustizia è anche il suo limite: essendo giusta, deve rispettare le regole.
La storia non si fa con i se e da quelle parti tutti hanno avuto le loro colpe. Io continuo a pensare che alla radice di queste cose ci sia stato il groviglio nazionalista di fine-inizio secolo. Contro l'aggressore nazi-fascista entrarono nell'esercito partigiano anche persone come Franjo Tuđman, un tipetto che più tardi (nel 1989)scrisse: «Il genocidio è un fenomeno naturale, in armonia con la natura mitologicamente divina della società. Il genocidio non è solo permesso, è raccomandato, perfino ordinato dalla parola dell'Onnipotente, tutte le volte che sia utile per la sopravvivenza o il ripristino del dominio della nazione prescelta, oppure per la conservazione o la diffusione della sua unica e giusta fede.»
RispondiEliminaBalle!I cattivi sono gli slavi che hanno sempre odiato gli italiani.
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