1 marzo 2014

Verità adriatiche: Point Lenana 475

Dopo il ventennio berlusconide perfino in Italia qualcuno rifiuta il revisionismo dei neofascisti mediatici.
«Il raffronto tra i campi italiani della Jugoslavia e quelli della
Libia, insomma, sembra avvalorare ulteriormente quell’im-
pronta "coloniale"  dell’aggressione fascista alla Jugoslavia…
Oltre alle tende dei campi, anche  i reticolati fatti erigere dal
generale Roatta attorno alle principali città slovene (trasfor-
mate esse stesse, di fatto, in enormi campi di  concentramen-
to)  ricordano quelli issati negli anni Trenta al confine libico-
egiziano. E vale la pena ricordare che, il 29 luglio 1932, Pie-
tro Badoglio invitava Graziani a non smobilitare l’ «intelaia-
tura della nostra azione di comando che ha come basi il reti-
colato e i campi di concentramento».
(Carlo Spartaco Capogreco, "I campi del duce",
Giulio Einaudi Editore, Torino 2004, pag.141)
Da un po' "Point Lenana" è diventato un caso letterario perchè cancella i confini fra i generi letterari. Sul libro in sè (e sul personaggio che l'ha ispirato) rimando a qualche mio post ma soprattutto a Giap, il blog curato da uno dei due coautori.
Qui voglio solo riportare in stralcio la rapida sintesi sulla questione degli esuli così come viene tratteggiata con leggerezza e nonchalance, tra un'incursione narrativa e l'altra. Un semplice, rapido, riassunto che si trova a pagina 475:
«Se fai l'apprendista stregone mille miglia lontano da casa, nessuno dei tuoi cari subirà eventuali conseguenze spaventose. Se lo fai sull'uscio
di casa (e i Balcani erano e tuttora sono l'uscio di casa), presto o tardi accadrà qualcosa di brutto in casa.
Di lì a poco, infatti, un doppio contrappasso ci avrebbe raggiunti e stretti in una manovra a tenaglia: a partire dall'autunno del '43, molti civili italiani avrebbero subito rastrellamenti, internamenti e massacri identici a quelli che i civili libici, somali e abissini avevano subito per mano italiana. Nel '45, gli spiriti a lungo tormentati nell'Adriatico Orientale si sarebbero vendicati travolgendo quel che irredentismo e fascismo avevano costruito, staccando Istria, Quarnaro e Dalmazia dai destini dell'Italia, causando un «esodo» italiano verso ovest dopo decenni di «esodi» sloveni e croati verso est [...] Anche in questo caso vale un discorso già fatto, quello sul colonizzatore che, vivendo come «naturale» il proprio dominio, trova inspiegabile la violenza del colonizzato.»

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